Contro i No Vax non c'è vaccino
Riccardo Staglianò , di RICCARDO STAGLIANÒChi immaginava che la pandemia li avesse indeboliti o magari fatti ricredere si sbagliava. Il movimento è più vivo che mai. E rilancia le teorie complottiste, soprattutto online. Inchiesta
Tra le pochissime certezze sul vagheggiato quanto elusivo «ritorno alla normalità» c’è la prospettiva del vaccino. Solo allora, ripetono in coro virologi per il resto spesso in disaccordo, potremo ricominciare a fare più o meno quello che facevamo prima. Tempi duri per i No Vax, si pensava, dal momento che il loro nemico è oggi universalmente atteso come il Messia. Poveri illusi.
La vasta nebulosa che dietro a ogni punturina per immunizzare qualcuno da qualcosa vede soprattutto l’ennesima iniezione nelle casse di Big Pharma non è mai stata più pimpante. La Grande Cospirazione, ai loro occhi, è diventata gigantesca. Prima hanno minimizzato i pericoli del Covid-19. Poi hanno criticato la quarantena. Infine si sono concentrati sulla loro ragione sociale, al grido di «preferisco morire per la malattia che per il vaccino». Ingigantendone i rischi e delegittimandolo preventivamente con svariati fanta-argome…
La vasta nebulosa che dietro a ogni punturina per immunizzare qualcuno da qualcosa vede soprattutto l’ennesima iniezione nelle casse di Big Pharma non è mai stata più pimpante. La Grande Cospirazione, ai loro occhi, è diventata gigantesca. Prima hanno minimizzato i pericoli del Covid-19. Poi hanno criticato la quarantena. Infine si sono concentrati sulla loro ragione sociale, al grido di «preferisco morire per la malattia che per il vaccino». Ingigantendone i rischi e delegittimandolo preventivamente con svariati fanta-argome…
Tra le pochissime certezze sul vagheggiato quanto elusivo «ritorno alla normalità» c’è la prospettiva del vaccino. Solo allora, ripetono in coro virologi per il resto spesso in disaccordo, potremo ricominciare a fare più o meno quello che facevamo prima. Tempi duri per i No Vax, si pensava, dal momento che il loro nemico è oggi universalmente atteso come il Messia. Poveri illusi.
La vasta nebulosa che dietro a ogni punturina per immunizzare qualcuno da qualcosa vede soprattutto l’ennesima iniezione nelle casse di Big Pharma non è mai stata più pimpante. La Grande Cospirazione, ai loro occhi, è diventata gigantesca. Prima hanno minimizzato i pericoli del Covid-19. Poi hanno criticato la quarantena. Infine si sono concentrati sulla loro ragione sociale, al grido di «preferisco morire per la malattia che per il vaccino». Ingigantendone i rischi e delegittimandolo preventivamente con svariati fanta-argomenti. Siamo andati a cercarli.
Vaccini Basta è un gruppo Facebook dal titolo autoesplicativo. Ha oltre 28 mila follower. Il piatto forte, quando lo visito, è un post che smaschererebbe la presunta («presunto» è un totem linguistico nell’universo complottista) letalità del virus. Citando molto liberamente un’intervista al presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, Stefano Scoglio, titolare di un’azienda nutraceutica specializzata in «microalghe ciano-batteriche del lago Klamat», rivela: «La verità è che qui c’è un fenomeno limitato a Bergamo e Brescia, che non ha nulla a che fare col virus cinese, e probabilmente ha a che fare con quello che emerge anche dall’intervista dell’Avvenire che allego: i malati erano tutti vaccinati!!!».
Ah, ecco. Non sono morti di coronavirus ma di vaccino. A scanso di equivoci, nell’articolo menzionato di vaccini non si parla affatto. Scrivo agli amministratori del gruppo. Il primo risponde subito, gentile. Quindi: aspettate anche voi il vaccino per la pandemia? «Ma che domanda è?», obietta, dopo lunga riflessione, «È proprio sicuro che tutto il mondo lo attenda con ansia?». Replico che l’antico e rodato format delle interviste prevede che uno faccia le domande e l’altro dia le risposte. Segue inutile confronto metodologico sin quando nella messaggistica non irrompe un secondo attivista, più volitivo: «Egregio provocatore, ha sbagliato indirizzo! Ne usciremo come il mondo è sempre uscito da altre epidemie in cui non esisteva e non esiste un vaccino immondizia!! Ignora forse un furbone come lei che x la Sars non si è mai potuto fare un vaccino e che la peste nera non si fa quasi più vedere nonostante l’inesistenza di vaccini?? Finto giornalista studentello??».
Chiedo sommessamente quale sia la sua formazione per avere idee così chiare al riguardo. La risposta arriva in un baleno: «Certamente, mi chiamano il castigadementi». E poi vai di «lacché», «fenomeno foraggiato» e consigli di rivolgermi al «somaro massone»: Roberto Burioni, il loro nemico giurato.
Il primo amministratore, eclissato dall’irruenza del secondo, riprende la parola rispondendo al come torneremo a uscire di casa: «In qualche modo si troverà una soluzione, ma un vaccino per un virus mutageno la vedo dura, se non impossibile, da realizzare». In qualche modo tipo? (Mutageno, per inciso, vuol dire che trasforma le cellule attaccate in tumorali, e non è il caso del Sars-COV2). «Non ho risposte a questa domanda. Però potrei consigliarle di girarla a Giulio Tarro, dell’Università di Stanford».
Questo nome l’ho già incrociato. Una sua intervista recente (titolo:Coronavirus non è Ebola, il vaccino non serve) campeggiava sul sito di Corvelva, che sta per Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni ed è un punto di riferimento per i No Vax. Lo stesso Coordinamento che, a una mia richiesta di commenti, spiega: «Non abbiamo molto da raccontare sull’attualità visto che non siamo né politici in grado di dare risposte sulla gestione dell’emergenza, né uomini delle istituzioni che possono muovere una virgola rispetto ad essa». Salvo fare presente che «sarebbe stato apprezzabile, in qualità di giornalisti, averci contattati prima, mentre dei bambini sani venivano discriminati per un’ipotetica tutela della salute pubblica che proprio ora si rivela evidentemente fallace nei suoi presupposti».
Tarro, dicevamo. Messinese ottantaduenne, è stato un virologo di successo. Il momento che definisce la sua carriera è una borsa di studio vinta nel 1965 che lo porterà a studiare a Cincinnati con Albert Sabin, inventore del vaccino per la poliomielite. Tra le cose indubitabili di un cv meticolosamente documentato c’è che è stato a lungo primario di Virologia dell’ospedale Cotugno di Napoli. Tra quelle più sospette c’è la candidatura del 2015 al Nobel per la Medicina e un altro riconoscimento magniloquente ma dall’attendibilità ballerina, di «miglior virologo dell’anno 2018» secondo l’International Association of Top Professionals, una sorta di agenzia di pr newyorchese che seleziona professionisti ambiziosi da premiare in una serata di gala immortalata su YouTube dai suoi stessi videomaker.
Il professore in pensione, che non ha mai insegnato a Stanford a dispetto dell’indicazione di Vaccini Basta, è diventato un idolo dei No Vax anche grazie a 10 cose da sapere sui vaccini, un saggio pubblicato due anni fa sull’onda della resistenza verso l’obbligo vaccinale imposto dal governo. Viene spesso interpellato da Gioia Locati, titolare di un blog sul sito del Giornale e punto di riferimento degli scettici della medicina ufficiale, compreso un innamoramento per il metodo Di Bella che le valse una sanzione da parte dell’Ordine dei giornalisti. «Far ammalare per testare i vaccini. È etico?» si chiede nel post del 12 aprile (il 5 febbraio aveva sorprendentemente trovato un epidemiologo della Sapienza, Stefano Petti, le cui dichiarazioni reggevano il titolo Coronavirus: vi spiego perché l’isolamento è inutile).
Locati, che racconta nella biografia online di aver superato un tumore al seno che l’ha «cambiata profondamente, ma non in peggio», è il volto rassicurante del movimento. Ha una laurea in Filosofia. Non inveisce. Cita degli studi. Ma alla fine arriva, con molta più grazia, al solito punto: non fidatevi di quel che vi raccontano. Al professor Petti, la cui produzione scientifica si incentra principalmente sulle malattie del cavo orale, parlando di Covid-19, aveva chiesto: «Quindi non è rischioso per le persone sane?». Risposta: «No». E poi: «Ma allora: tutto questo allarmismo?». «È allarmismo, infatti». Infatti, vallo a dire in Val Seriana. Per arrivare al gran finale per cui «la vaccinazione, che si basa sul controllo di un singolo o al massimo tre o quattro microrganismi è un metodo primitivo di prevenzione delle malattie infettive».
Alla fine quello dei No Vax è un piccolo mondo dove tutti si conoscono. Scrivo alla riminese Comilve, il Coordinamento del movimento italiano per la libertà delle vaccinazioni, ma non mi rispondono. Nella sezione Ultime notizie del sito c’è però un articolo che segnala i rischi della corsa al vaccino («Non mancano i punti interrogativi, tra i quali emerge il fenomeno noto come Ade - Antibody Dependent Enhancement - il rischio di potenziamento della malattia indotto dal vaccino».
Scrivo a Roberto Gava, medico padovano radiato dall’Ordine per le sue posizioni No Vax ma che a quanto pare continua a lavorare: niente. Aggiorna però il suo sito mettendo in guardia dal preoccuparsi troppo: «Siamo sommersi da messaggi di grande allarme sanitario che, nelle persone carenti di competenze specifiche, diventa essenzialmente paura. La paura è origine di molti mali: diffidenze, divisioni, fughe, rinunce, reazioni emotive, contrasti, spese irrazionali. Alla fine, la paura della malattia può essa stessa creare malattia». E «con la strategia del terrore faranno la fila tutti per vaccinarsi» è la risposta blasé di Movimento N.O. Vax.
Scrivo anche a Eugenio Serravalle, pediatra pisano che i No Vax tengono in gran considerazione. Nessuna risposta. Su AssiS però, altro presidio telematico d’area scettica, assicura: «Nessun virus che si trasmette per via aerea ha un alto grado di letalità, così come nessun virus con un alto grado di letalità si diffonde per via aerea o ha facilità a diffondersi».
Solo Tarro, alla fine, risponde puntualmente. Per dire che in Cina il virus è andato via da solo, che anche Sabin metteva in guardia dai danni dei vaccini e che «i premi c’è chi li compra e chi li riceve». Per lui parla la sua storia mentre esclude che al Nobel l’abbia candidato il Lions di Pompei di cui sarebbe membro, allegando querela già presentata per chi l’ha sostenuto (anche Scoglio, l’esperto di alghe, avrebbe una candidatura al Nobel. Che non è niente male per uno che nel curriculum cita Giurisprudenza a Urbino, Scienze politiche a Miami, Ricerca medica alla Middlesex di Londra e un dottorato a Toronto in Filosofia politica).
Volevamo parlare, ci è toccato leggere. Compresa un’istruttiva cronaca di Fanpage su un popolare gruppo Facebook di No Vax campani. Con la mamma di una ragazza «ex autistica» che ha paura del coronavirus ma ancor di più del fatto che il futuro vaccino le faccia tornare l’autismo. E giù un coro di no, non lo fare, «preferisco restare due mesi reclusa in casa fino a che l’ultimo caso scompaia dalla faccia della Terra, e non portarla a inoculare un vaccino che nel 99 per cento dei casi provoca effetti indesiderati».
Ognuno ha diritto alle proprie convinzioni, ci mancherebbe. Quanto al mantra che la pandemia ci sta già cambiando, per il meglio, forse è il caso di frenare gli entusiasmi.
Sul Venerdì del 1° maggio 2020
La vasta nebulosa che dietro a ogni punturina per immunizzare qualcuno da qualcosa vede soprattutto l’ennesima iniezione nelle casse di Big Pharma non è mai stata più pimpante. La Grande Cospirazione, ai loro occhi, è diventata gigantesca. Prima hanno minimizzato i pericoli del Covid-19. Poi hanno criticato la quarantena. Infine si sono concentrati sulla loro ragione sociale, al grido di «preferisco morire per la malattia che per il vaccino». Ingigantendone i rischi e delegittimandolo preventivamente con svariati fanta-argomenti. Siamo andati a cercarli.
Vaccini Basta è un gruppo Facebook dal titolo autoesplicativo. Ha oltre 28 mila follower. Il piatto forte, quando lo visito, è un post che smaschererebbe la presunta («presunto» è un totem linguistico nell’universo complottista) letalità del virus. Citando molto liberamente un’intervista al presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo, Stefano Scoglio, titolare di un’azienda nutraceutica specializzata in «microalghe ciano-batteriche del lago Klamat», rivela: «La verità è che qui c’è un fenomeno limitato a Bergamo e Brescia, che non ha nulla a che fare col virus cinese, e probabilmente ha a che fare con quello che emerge anche dall’intervista dell’Avvenire che allego: i malati erano tutti vaccinati!!!».
Ah, ecco. Non sono morti di coronavirus ma di vaccino. A scanso di equivoci, nell’articolo menzionato di vaccini non si parla affatto. Scrivo agli amministratori del gruppo. Il primo risponde subito, gentile. Quindi: aspettate anche voi il vaccino per la pandemia? «Ma che domanda è?», obietta, dopo lunga riflessione, «È proprio sicuro che tutto il mondo lo attenda con ansia?». Replico che l’antico e rodato format delle interviste prevede che uno faccia le domande e l’altro dia le risposte. Segue inutile confronto metodologico sin quando nella messaggistica non irrompe un secondo attivista, più volitivo: «Egregio provocatore, ha sbagliato indirizzo! Ne usciremo come il mondo è sempre uscito da altre epidemie in cui non esisteva e non esiste un vaccino immondizia!! Ignora forse un furbone come lei che x la Sars non si è mai potuto fare un vaccino e che la peste nera non si fa quasi più vedere nonostante l’inesistenza di vaccini?? Finto giornalista studentello??».
Chiedo sommessamente quale sia la sua formazione per avere idee così chiare al riguardo. La risposta arriva in un baleno: «Certamente, mi chiamano il castigadementi». E poi vai di «lacché», «fenomeno foraggiato» e consigli di rivolgermi al «somaro massone»: Roberto Burioni, il loro nemico giurato.
Il primo amministratore, eclissato dall’irruenza del secondo, riprende la parola rispondendo al come torneremo a uscire di casa: «In qualche modo si troverà una soluzione, ma un vaccino per un virus mutageno la vedo dura, se non impossibile, da realizzare». In qualche modo tipo? (Mutageno, per inciso, vuol dire che trasforma le cellule attaccate in tumorali, e non è il caso del Sars-COV2). «Non ho risposte a questa domanda. Però potrei consigliarle di girarla a Giulio Tarro, dell’Università di Stanford».
Questo nome l’ho già incrociato. Una sua intervista recente (titolo:Coronavirus non è Ebola, il vaccino non serve) campeggiava sul sito di Corvelva, che sta per Coordinamento Regionale Veneto per la Libertà delle Vaccinazioni ed è un punto di riferimento per i No Vax. Lo stesso Coordinamento che, a una mia richiesta di commenti, spiega: «Non abbiamo molto da raccontare sull’attualità visto che non siamo né politici in grado di dare risposte sulla gestione dell’emergenza, né uomini delle istituzioni che possono muovere una virgola rispetto ad essa». Salvo fare presente che «sarebbe stato apprezzabile, in qualità di giornalisti, averci contattati prima, mentre dei bambini sani venivano discriminati per un’ipotetica tutela della salute pubblica che proprio ora si rivela evidentemente fallace nei suoi presupposti».
Tarro, dicevamo. Messinese ottantaduenne, è stato un virologo di successo. Il momento che definisce la sua carriera è una borsa di studio vinta nel 1965 che lo porterà a studiare a Cincinnati con Albert Sabin, inventore del vaccino per la poliomielite. Tra le cose indubitabili di un cv meticolosamente documentato c’è che è stato a lungo primario di Virologia dell’ospedale Cotugno di Napoli. Tra quelle più sospette c’è la candidatura del 2015 al Nobel per la Medicina e un altro riconoscimento magniloquente ma dall’attendibilità ballerina, di «miglior virologo dell’anno 2018» secondo l’International Association of Top Professionals, una sorta di agenzia di pr newyorchese che seleziona professionisti ambiziosi da premiare in una serata di gala immortalata su YouTube dai suoi stessi videomaker.
Il professore in pensione, che non ha mai insegnato a Stanford a dispetto dell’indicazione di Vaccini Basta, è diventato un idolo dei No Vax anche grazie a 10 cose da sapere sui vaccini, un saggio pubblicato due anni fa sull’onda della resistenza verso l’obbligo vaccinale imposto dal governo. Viene spesso interpellato da Gioia Locati, titolare di un blog sul sito del Giornale e punto di riferimento degli scettici della medicina ufficiale, compreso un innamoramento per il metodo Di Bella che le valse una sanzione da parte dell’Ordine dei giornalisti. «Far ammalare per testare i vaccini. È etico?» si chiede nel post del 12 aprile (il 5 febbraio aveva sorprendentemente trovato un epidemiologo della Sapienza, Stefano Petti, le cui dichiarazioni reggevano il titolo Coronavirus: vi spiego perché l’isolamento è inutile).
Locati, che racconta nella biografia online di aver superato un tumore al seno che l’ha «cambiata profondamente, ma non in peggio», è il volto rassicurante del movimento. Ha una laurea in Filosofia. Non inveisce. Cita degli studi. Ma alla fine arriva, con molta più grazia, al solito punto: non fidatevi di quel che vi raccontano. Al professor Petti, la cui produzione scientifica si incentra principalmente sulle malattie del cavo orale, parlando di Covid-19, aveva chiesto: «Quindi non è rischioso per le persone sane?». Risposta: «No». E poi: «Ma allora: tutto questo allarmismo?». «È allarmismo, infatti». Infatti, vallo a dire in Val Seriana. Per arrivare al gran finale per cui «la vaccinazione, che si basa sul controllo di un singolo o al massimo tre o quattro microrganismi è un metodo primitivo di prevenzione delle malattie infettive».
Alla fine quello dei No Vax è un piccolo mondo dove tutti si conoscono. Scrivo alla riminese Comilve, il Coordinamento del movimento italiano per la libertà delle vaccinazioni, ma non mi rispondono. Nella sezione Ultime notizie del sito c’è però un articolo che segnala i rischi della corsa al vaccino («Non mancano i punti interrogativi, tra i quali emerge il fenomeno noto come Ade - Antibody Dependent Enhancement - il rischio di potenziamento della malattia indotto dal vaccino».
Scrivo a Roberto Gava, medico padovano radiato dall’Ordine per le sue posizioni No Vax ma che a quanto pare continua a lavorare: niente. Aggiorna però il suo sito mettendo in guardia dal preoccuparsi troppo: «Siamo sommersi da messaggi di grande allarme sanitario che, nelle persone carenti di competenze specifiche, diventa essenzialmente paura. La paura è origine di molti mali: diffidenze, divisioni, fughe, rinunce, reazioni emotive, contrasti, spese irrazionali. Alla fine, la paura della malattia può essa stessa creare malattia». E «con la strategia del terrore faranno la fila tutti per vaccinarsi» è la risposta blasé di Movimento N.O. Vax.
Scrivo anche a Eugenio Serravalle, pediatra pisano che i No Vax tengono in gran considerazione. Nessuna risposta. Su AssiS però, altro presidio telematico d’area scettica, assicura: «Nessun virus che si trasmette per via aerea ha un alto grado di letalità, così come nessun virus con un alto grado di letalità si diffonde per via aerea o ha facilità a diffondersi».
Solo Tarro, alla fine, risponde puntualmente. Per dire che in Cina il virus è andato via da solo, che anche Sabin metteva in guardia dai danni dei vaccini e che «i premi c’è chi li compra e chi li riceve». Per lui parla la sua storia mentre esclude che al Nobel l’abbia candidato il Lions di Pompei di cui sarebbe membro, allegando querela già presentata per chi l’ha sostenuto (anche Scoglio, l’esperto di alghe, avrebbe una candidatura al Nobel. Che non è niente male per uno che nel curriculum cita Giurisprudenza a Urbino, Scienze politiche a Miami, Ricerca medica alla Middlesex di Londra e un dottorato a Toronto in Filosofia politica).
Volevamo parlare, ci è toccato leggere. Compresa un’istruttiva cronaca di Fanpage su un popolare gruppo Facebook di No Vax campani. Con la mamma di una ragazza «ex autistica» che ha paura del coronavirus ma ancor di più del fatto che il futuro vaccino le faccia tornare l’autismo. E giù un coro di no, non lo fare, «preferisco restare due mesi reclusa in casa fino a che l’ultimo caso scompaia dalla faccia della Terra, e non portarla a inoculare un vaccino che nel 99 per cento dei casi provoca effetti indesiderati».
Ognuno ha diritto alle proprie convinzioni, ci mancherebbe. Quanto al mantra che la pandemia ci sta già cambiando, per il meglio, forse è il caso di frenare gli entusiasmi.
Sul Venerdì del 1° maggio 2020