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Una manifestazione del gruppo Extinction Rebellion a Oxford Circus, a Londra, un anno fa (Vladimir Morozov/Akxmedia)
 

Ci meritiamo l'Extinction

Basta marce. Serve una rivoluzione per salvare l'ambiente. Con parlamenti di cittadini estratti a sorte. Parla Roger Hallam, leader del gruppo ambientalista più radicale del pianeta Terra
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LONDRA. "Dobbiamo farci arrestare a centinaia di migliaia. Basta marce, basta petizioni. Lo strumento più efficace è la disobbedienza civile nonviolenta, diffusa e reiterata. Dobbiamo lottare contro il genocidio ecologico delle future generazioni". E poi: "L'approccio riformista era destinato a fallire impietosamente per la massiccia influenza esercitata sulla politica da industriali miliardari come i fratelli Koch e altri pezzi grossi dei combustibili fossili". E ancora: "Serve una rivoluzione, come scrisse l'americano Thomas Paine nel 1776 per l'indipendenza dalla Corona". Infine: "Abbattimento della democrazia rappresentativa, per una nuova politica più giusta e liberale". Altrimenti? "Altrimenti siamo fottuti!", come dice il titolo del suo libro che ora esce in Italia per Chiarelettere.

Quelle di Roger Hallam, fondatore del gruppo ambientalista inglese Extinction Rebellion, celebre nel mondo per le…
LONDRA. "Dobbiamo farci arrestare a centinaia di migliaia. Basta marce, basta petizioni. Lo strumento più efficace è la disobbedienza civile nonviolenta, diffusa e reiterata. Dobbiamo lottare contro il genocidio ecologico delle future generazioni". E poi: "L'approccio riformista era destinato a fallire impietosamente per la massiccia influenza esercitata sulla politica da industriali miliardari come i fratelli Koch e altri pezzi grossi dei combustibili fossili". E ancora: "Serve una rivoluzione, come scrisse l'americano Thomas Paine nel 1776 per l'indipendenza dalla Corona". Infine: "Abbattimento della democrazia rappresentativa, per una nuova politica più giusta e liberale". Altrimenti? "Altrimenti siamo fottuti!", come dice il titolo del suo libro che ora esce in Italia per Chiarelettere.

Quelle di Roger Hallam, fondatore del gruppo ambientalista inglese Extinction Rebellion, celebre nel mondo per le resistenze di massa e le proteste radicali contro il cambiamento climatico e per l'energia pulita e zero emissioni entro il 2025, sembrano strampalate dichiarazioni di una guerra ideologica, oggi pure fuori luogo nell'era del coronavirus. In parte, lo sono. Poi però, dopo una conversazione di un'ora, sotto la scorza esageratamente bellica e antagonista, Hallam è anche pragmatico: "Il Covid-19 ora è l'emergenza più importante" dice: "Provo sgomento per la tragedia accaduta in Italia e ora purtroppo anche da noi oltremanica".

Le manifestazioni situazioniste di Extinction Rebellion, i cui attivisti in passato hanno occupato e bloccato per settimane Londra o si sono incollati ai cancelli dei ministeri, sono sospese causa virus. Ma il gruppo, nato in Inghilterra solo due anni fa in un paesino delle bucoliche Cotswolds (Stroud) con il sostegno di accademici e personalità come l'ex arcivescovo di Canterbury Rowan Williams, sta continuando online la sua campagna "per salvare il pianeta". "Il coronavirus è proprio il triste esempio per farci capire che c'è un limite alla nostra libertà di esseri umani. Lo stesso è accaduto per l'ambiente, per cui ora siamo di fronte all'ultima chiamata per evitare un disastro colossale per le prossime generazioni", spiega Hallam, 54 anni, sposato con figli pure loro ambientalisti, codino hippy, pizzetto sale e pepe, due o tre arresti nel cv (come quando ha occupato l'aeroporto di Heathrow) e un'irriducibile voglia di cambiare il mondo con Extinction Rebellion.

Hallam, come è diventato un attivista?
"Ho frequentato movimenti contro il nucleare, e poi ambientalisti, fin da ragazzino. La svolta è stata quando gestivo una fattoria bio in Galles. Era il 2005-2006 e piovve quasi tutti i giorni: il raccolto andò in rovina e dovetti licenziare venti persone. Allora sono andato a studiare tematiche ambientali al King's College di Londra e ho capito che, in un mondo estremamente precario per il clima impazzito e le forze della globalizzazione, non ci sarà speranza se non iniziamo a lottare seriamente per salvare il pianeta. È una questione di vita o di morte".

Intenti ammirevoli. Ma in Altrimenti siamo fottuti! le azioni sue e di Extinction Rebellion vengono descritte come moti rivoluzionari che rovesceranno lo status quo, anche quello politico rappresentativo. Non è troppo estremista?
"La disobbedienza civile è l'unico modo di ottenere dei risultati. Ho grande rispetto per i movimenti ecologisti degli ultimi decenni, come Greenpeace. Ma non hanno ottenuto mai nulla, stretti tra lobby mondiali e venefica connivenza con i partiti politici".

E voi come pensate di ottenere qualcosa?
"Ripeto, con la disobbedienza civile, sul modello di Gandhi, di Martin Luther King e degli scioperi degli operai inglesi alla fine del XX secolo. È l'unico modo per combattere "regimi" come quelli attuali, che per noi sono criminali e amorali perché non difendono intere generazioni di esseri umani dall'imminente catastrofe ambientale".

Non pensate che molti si spaventeranno con simili premesse?
"Per avere effetto, le proteste devono essere radicali. L'importante è porre la questione, restando sempre civili ed educati nei confronti di popolazione e forze dell'ordine. Lo abbiamo visto con Extinction Rebellion: dopo una o due settimane di resistenza civile cresce la mobilitazione, ancor più in caso di repressione. E anche chi non ci sopporta mi fa felice, perché in ogni caso aumenta la consapevolezza dei problemi che poniamo. Quando vengo arrestato, so che sempre più gente sarà colpita dal nostro appassionato impegno sui temi ambientali e si sensibilizzerà. Così i neri in America hanno conquistato i diritti civili. Le emissioni di gas serra fino a qualche tempo fa non erano un problema. Ora sì. È la base sociale della nostra rivoluzione".

Ma non rischiate di fare la fine di movimenti "orizzontali" come Occupy Wall Street?
"No, perché Occupy Wall Street e proteste come le Primavere arabe sono creature estemporanee, nate dalla bolla dei social network e senza un vero programma. Noi invece, da quando ci siamo riuniti in un caffè di Bristol due anni fa, siamo un movimento che va oltre partiti, etnie, estrazione sociale, età. Abbiamo un rapporto con il territorio strettissimo grazie a 250 gruppi locali e teorizziamo i nostri precetti da tempo. Non a caso, Extinction Rebellion è già presente in decine di Paesi".

Le sue invettive, nel libro, contro la democrazia rappresentativa e per la "rivoluzione" sono inquietanti.
"Io non sono contro il sistema rappresentativo in toto. Ma oggi quest'ultimo non rappresenta il popolo: è come quando si chiamavano socialisti i Paesi della Cortina di Ferro: non lo erano affatto! Io sono democratico, ma nel senso di Rousseau e Voltaire, e sono molto critico del modello democratico attuale per la corruzione del sistema rappresentativo. Per questo chiediamo "assemblee del popolo" al posto dei parlamenti, con i rappresentanti scelti per sorteggio".

Come teorizza in parte anche lo studioso belga David Van Reybrouck.
"Già. Solo in questo modo le élite, le multinazionali e i poteri forti del mondo non potranno interferire o corrompere i rappresentanti del popolo. Sarà una nuova democrazia liberale contro ogni dittatura o autocrazia".

Dice? Ricorda i soviet in Urss. Sappiamo come è andata a finire.
"No. La vecchia democrazia liberale non potrà resistere nei prossimi decenni sotto costanti crisi economiche e pandemiche e credo che le persone abbiano coscienza e maturità politica per creare un nuovo habitat politico, con gli anticorpi contro dittature e autoritarismi".

Ma per raggiungere obiettivi sul clima, non serve un coordinamento di leader mondiali? Come faranno "assemblee del popolo" a decidere su questioni così complesse?
"Sinora le istituzioni internazionali hanno fallito su tutta la linea, Onu inclusa. Bisogna cambiare radicalmente strategia. Solo i governi nazionali hanno il potere del cambiamento, e tutti dovranno singolarmente salvare l'ambiente. Greta Thunberg ne è l'esempio: una ragazzina ambientalista seguita ed emulata in tutto il mondo".

A proposito, cosa pensa di Greta?
"È straordinaria, venne pure quando fondammo Extinction Rebellion. Ma nulla potrà cambiare se anche le giovani generazioni non si convertiranno alla disobbedienza civile".

Sul Venerdì del 15 maggio 2020