Fase due, gli adolescenti che alla vita preferiscono la quarantena
Natalia Aspesi , di NATALIA ASPESIUna lettera dalla rubrica Questioni di cuore
"Sono la mamma di un ragazzo di 14 anni che come i suoi coetanei ha vissuto le lunghe settimane di quarantena inizialmente scoraggiato ma che quasi subito ha accettato come uno spazio sicuro la casa rifugio dove 'finalmente' poter passare il suo tempo senza doversi giustificare. Mi riferisco alle ore di videogiochi, il luogo sociale dei ragazzi contemporanei dove oltre a combattere le sfide di Fortnite, parlano, ridono, litigano ma tutto in rete, connessi con cuffie e mouse. Il bellissimo articolo scritto da Concita De Gregorio qualche tempo fa sul quotidiano mi ha reso più indulgente sugli spazi virtuali di mio figlio: questo è il suo tempo e la sua realtà.
Ma poi succede che possiamo uscire di nuovo, con tutte le precauzioni e le regole necessarie, e mi aspettavo la gioia immensa degli incontri con gli amichetti, invece lui rimanda e come lui gli altri trovano scuse per non uscire, a che fare poi? Niente, meglio chiusi in casa, pallidi ma anche libe…
Ma poi succede che possiamo uscire di nuovo, con tutte le precauzioni e le regole necessarie, e mi aspettavo la gioia immensa degli incontri con gli amichetti, invece lui rimanda e come lui gli altri trovano scuse per non uscire, a che fare poi? Niente, meglio chiusi in casa, pallidi ma anche libe…
"Sono la mamma di un ragazzo di 14 anni che come i suoi coetanei ha vissuto le lunghe settimane di quarantena inizialmente scoraggiato ma che quasi subito ha accettato come uno spazio sicuro la casa rifugio dove 'finalmente' poter passare il suo tempo senza doversi giustificare. Mi riferisco alle ore di videogiochi, il luogo sociale dei ragazzi contemporanei dove oltre a combattere le sfide di Fortnite, parlano, ridono, litigano ma tutto in rete, connessi con cuffie e mouse. Il bellissimo articolo scritto da Concita De Gregorio qualche tempo fa sul quotidiano mi ha reso più indulgente sugli spazi virtuali di mio figlio: questo è il suo tempo e la sua realtà.
Ma poi succede che possiamo uscire di nuovo, con tutte le precauzioni e le regole necessarie, e mi aspettavo la gioia immensa degli incontri con gli amichetti, invece lui rimanda e come lui gli altri trovano scuse per non uscire, a che fare poi? Niente, meglio chiusi in casa, pallidi ma anche liberi e protetti dal confronto, dagli orari, dall’aula di scuola dove chissà quante volte ci si è sentiti inadeguati, da tutto quello che in adolescenza pesa, interferisce e agita. E noi genitori spaventati dal non sapere cosa fare, sperando nella voce di chi sa".
Una mamma preoccupata come tante
Da quel pochissimo che so, mi pare che l’isolamento soprattutto giovanile in tempi di normalità sia considerato una condizione patologica da affidare agli psicologi, e invece negli ultimi due mesi era diventato un obbligo per tutti, chiusi in famiglia, quindi in realtà non soli, ma comunque per gli adolescenti la separazione dal proprio mondo vitale, un mondo nuovo in attesa di essere capito esplorato, condiviso, conquistato: perché i ragazzi rimandano adesso le prove che li aspettano, la realtà, i corpi, le emozioni, gli odori, essere folla o in due, scontrarsi, baciarsi, desiderarsi, insomma la vita? Ripeto io non so nulla, ma anche l’homeschooling, certo necessario ma non risolutivo e non per tutti, contribuisce a difendersi dalla realtà: forse solo l’obbligo di tornare a scuola rimedierà a queste paure. Spero che chi si sta occupando di questo rifiuto adolescente a partecipare al mondo reale sentito come una incognita pericolosa, possa rispondere a questa e alle altre madri spaventate.
Sul Venerdì del 15 maggio 2020
Ma poi succede che possiamo uscire di nuovo, con tutte le precauzioni e le regole necessarie, e mi aspettavo la gioia immensa degli incontri con gli amichetti, invece lui rimanda e come lui gli altri trovano scuse per non uscire, a che fare poi? Niente, meglio chiusi in casa, pallidi ma anche liberi e protetti dal confronto, dagli orari, dall’aula di scuola dove chissà quante volte ci si è sentiti inadeguati, da tutto quello che in adolescenza pesa, interferisce e agita. E noi genitori spaventati dal non sapere cosa fare, sperando nella voce di chi sa".
Una mamma preoccupata come tante
Da quel pochissimo che so, mi pare che l’isolamento soprattutto giovanile in tempi di normalità sia considerato una condizione patologica da affidare agli psicologi, e invece negli ultimi due mesi era diventato un obbligo per tutti, chiusi in famiglia, quindi in realtà non soli, ma comunque per gli adolescenti la separazione dal proprio mondo vitale, un mondo nuovo in attesa di essere capito esplorato, condiviso, conquistato: perché i ragazzi rimandano adesso le prove che li aspettano, la realtà, i corpi, le emozioni, gli odori, essere folla o in due, scontrarsi, baciarsi, desiderarsi, insomma la vita? Ripeto io non so nulla, ma anche l’homeschooling, certo necessario ma non risolutivo e non per tutti, contribuisce a difendersi dalla realtà: forse solo l’obbligo di tornare a scuola rimedierà a queste paure. Spero che chi si sta occupando di questo rifiuto adolescente a partecipare al mondo reale sentito come una incognita pericolosa, possa rispondere a questa e alle altre madri spaventate.
Sul Venerdì del 15 maggio 2020