Tutti in bici. È qui la pista
Claudia Arletti , di CLAUDIA ARLETTIANTEPRIMA Tra Covid-19 e bonus, i sindaci ripensano la mobilità. Con pop-up, fioriere o vere ciclabili. E così da Milano a Cagliari è partita una (nobile) gara. Inchiesta
C'è una città, in Galizia, dove dal 2009 non si registra un solo morto su strada. Il fatto è che a Pontevedra le automobili sono scomparse, insieme ai parcheggi e ai semafori; e tutti i quartieri, 84 mila abitanti, sono felicemente pedonalizzati. Fino a ieri sembrava una scelta ai limiti della stravaganza, "oggi invece è il nostro orizzonte, il modello cui ambire" dice Domenico Gattuso, docente di Ingegneria dei Trasporti a Reggio Calabria.
L'orizzonte davvero vicino, però, è quello di settembre, e non è una bella attesa. Ci sono sindaci che temono la riapertura delle scuole come l'Apocalisse, il disastro dei disastri, essendo i nostri autobus mediamente scarsini, mediamente vecchiotti e ora pure costretti a girare semivuoti per via del distanziamento sociale; sicché chi potrà mai impedirci di catapultarci tutti quanti in strada a bordo di una delle nostre numerose automobili - 645 ogni mille abitant…
L'orizzonte davvero vicino, però, è quello di settembre, e non è una bella attesa. Ci sono sindaci che temono la riapertura delle scuole come l'Apocalisse, il disastro dei disastri, essendo i nostri autobus mediamente scarsini, mediamente vecchiotti e ora pure costretti a girare semivuoti per via del distanziamento sociale; sicché chi potrà mai impedirci di catapultarci tutti quanti in strada a bordo di una delle nostre numerose automobili - 645 ogni mille abitant…
C'è una città, in Galizia, dove dal 2009 non si registra un solo morto su strada. Il fatto è che a Pontevedra le automobili sono scomparse, insieme ai parcheggi e ai semafori; e tutti i quartieri, 84 mila abitanti, sono felicemente pedonalizzati. Fino a ieri sembrava una scelta ai limiti della stravaganza, "oggi invece è il nostro orizzonte, il modello cui ambire" dice Domenico Gattuso, docente di Ingegneria dei Trasporti a Reggio Calabria.
L'orizzonte davvero vicino, però, è quello di settembre, e non è una bella attesa. Ci sono sindaci che temono la riapertura delle scuole come l'Apocalisse, il disastro dei disastri, essendo i nostri autobus mediamente scarsini, mediamente vecchiotti e ora pure costretti a girare semivuoti per via del distanziamento sociale; sicché chi potrà mai impedirci di catapultarci tutti quanti in strada a bordo di una delle nostre numerose automobili - 645 ogni mille abitanti, in Europa siamo quasi al top - mandando in crisi tangenziali e città? Nel timore del peggio (c'è anche chi evoca il celebre maxi ingorgo di Los Angeles del 22 novembre 2016, con 300 chilometri di veicoli paralizzati, a dimostrazione della teoria secondo cui più strade si costruiscono maggiore è il traffico che si genera), un vento ambientalista per amore o per forza percorre le città e in queste settimane è tutto un mettere mano ai piani per la mobilità, seguendo l'invito dell'Oms: per evitare i contagi, pedalate!
Ma sì, è il tempo della rivincita delle biciclette, gioiscono i ciclisti, si rallegrano i rivenditori di cicli e monopattini e gli amministratori locali che avevano visto giusto. È la rivincita, per esempio, di Matteo Ricci, sindaco di Pesaro. Quindici anni fa tornò da un viaggio a Berlino con la mappa del metrò. La mise sul tavolo degli altri consiglieri: è così che dobbiamo fare, collegare i luoghi strategici come se costruissimo una metropolitana, solo che ci andranno le bici. All'inizio i bagnini denunciarono il Comune perché non volevano spostare gli ombrelloni. Oggi però la pedalata Fano-Pesaro fa tanto chic e la Bicipolitana è un marchio registrato: "È stato vincente abbandonare l'idea che le piste ciclabili siano arredo urbano" ci dice Ricci, "vanno pensate come vere infrastrutture".
Oggi che le dueruote elettriche ti conducono ovunque, per di più fresco come una rosa, il problema non sono più i dislivelli e le colline: sono i soldi e il tempo. Un chilometro di ciclabile tradizionale può costare 20-30 mila euro in un contesto urbanizzato e arrivare a 150-200 mila in una zona dove si deve partire da zero - con la fondazione, la canalizzazione per l'acqua piovana, la luce ecc. Tra bandi e lavori, poi, ci vogliono anni: tre, se tutto va bene (a Roma per la ciclabile della via Nomentana ce ne sono voluti dieci). Ma se la carreggiata esiste già ed è larga abbastanza, bastano la segnaletica e la pittura: "I costi si aggirano sui diecimila euro a chilometro e diventano sopportabili" dice Gattuso, "quasi irrilevanti per una città media o grande", e i tempi cessano di essere un problema.
Ecco perché in questi giorni si va forte di pennello. Bogotà, con la sua rete ciclabile d'emergenza disegnata in quattro e quattr'otto, ha fatto - è il caso di dire - da apripista. L'hanno subito seguita Auckland in Nuova Zelanda e New York, poi Berlino. In Italia la prima a realizzare una corsia pop-up (nome che ne sottolinea l'agilità e la leggerezza) è stata Milano e le foto di Corso Venezia - con i rider a pedalare veloci nel loro canale - hanno fatto una discreta impressione. Torino, Bologna, Roma, Bari, Firenze... Ovunque si va in questa direzione. Ma Milano, a detta di tutti, ha qualcosa in più: una visione strategica. Pierfrancesco Maran, già assessore al Traffico con Pisapia e oggi delegato all'Urbanistica (e ciclista), spiega: "Oltre metà dei milanesi non possiede l'auto e ha necessità di alternative reali. Negli ultimi dieci anni abbiamo ottenuto grandi risultati sul trasporto pubblico e discreti sulla bicicletta. Ora vogliamo creare percorsi ciclabili sovrapposti alle linee della metropolitana. La logistica legata ai rider è un fenomeno importante, inoltre molti cittadini stanno riscoprendo la bici. Se non vogliamo che sia solo una moda, è un momento da gestire bene".
È milanese anche Federico Delprete, presidente di LegamBici: dice che "il distanziamento sociale ci sta offrendo l'occasione di ripensare le città" e racconta di non avere mai visto così tanti ciclisti come ora. Ricorda però che Milano in molti quartieri tollera ancora le auto parcheggiate sui marciapiedi. Si può fare di più. "E poi la macchina è inefficiente, un mezzo costoso che trascorre fermo il 95 per cento della sua vita e, se sei in città, ti fa procedere alla velocità delle carrozze del 1700".
Roma sembra essersi svegliata di colpo. Ha un piano per realizzare 90 piste pop-up entro la fine dell'estate. Se si fosse fatto il famoso Grab (l'anello ciclabile all'interno della città di cui si favoleggia da anni) basterebbe poco. Anche il Sud, con i suoi ritardi, prova a pedalare. Prendete Lecce. Con il più alto numero di veicoli in rapporto alla popolazione, ha un sindaco ciclista che considera la mobilità dolce la sola via d'uscita. "Vareremo presto anche noi la Bicipolitana" sottolinea il sindaco Carlo Salvemini, "quando è esploso il Codiv-19 il programmato era già stato approvato. Ora aggiungeremo gli interventi leggeri". Attende settembre con "preoccupazione moderata. Non c'è il vaccino, non abbiamo l'immunità di gregge, camminiamo sulle uova. E quando riaprirà la scuola, non tutti potranno usare le gambe o le bici". A Bari Antonio Decaro - ciclista appassionato finché le minacce dei clan non lo hanno obbligato a muoversi con la scorta - da assessore al Traffico aveva introdotto lo sharing e adesso che è sindaco punta sulle ciclabili e sulle aree pedonalizzate: "Useremo l'urbanistica tattica, cioè fioriere e pitture, come fanno a Vancouver e a Barcellona".
Decaro è anche presidente dell'Associazione nazionale Comuni, l'Anci, che aveva chiesto al governo di incentivare lo sharing, prevedere il bonus per l'acquisto di bici e monopattini e - attenzione - modificare il codice della strada per consentire alle dueruote di utilizzare le corsie dei bus e di andare in senso contrario a quello di marcia (dove possibile). Per intanto è arrivato il bonus: 500 euro al massimo, nei Comuni al di sopra dei 50 mila abitanti, per comprare bici, monopattini, monoruota. La tormentata notte del 12 maggio, quando dalla bozza del decreto il bonus sembrava sparito (era stato sospeso per alcune ore perché alla Ragioneria non tornavano i conti), è già dimenticata e Alessandro Tursi, presidente della Federazione ambiente e bicicletta (Fiab), guarda avanti: ricorda che tocca anche alle aziende darsi una mossa, bisogna mettere rastrelliere e pensiline, e pensare anche a incentivi per chi va al lavoro con la bici.
A Cagliari per il nuovo sindaco Paolo Truzzu l'avvicinarsi di settembre è "un incubo: la città fa sistema con l'hinterland (430 mila persone), eppure non si è mai pensato di collegare il capoluogo per esempio a Quartu, che è lì attaccata". La società con cui è organizzato il car sharing è la stessa di Bogotà (Playcar) e Truzzu pensa, oltre che alle solite pop-up e al piano programmato, a parcheggi di scambio da aprire in fretta. Poi si segnalano iniziative estemporanee, come a Siracusa: il bike sharing è stato un fallimento e il Comune ora regala le dueruote alle famiglie disagiate.
Ma insomma, alla fine, sapremo coglierla l'occasione? L'urbanista Paolo Gandolfi - "padre" della legge 2/2018 con la quale la bicicletta è diventata anche per le istituzioni un mezzo di trasporto - fa notare che mai prima d'ora un governo si era messo a discutere di risorse per la mobilità sostenibile. A proposito: Vittorio Colao, l'uomo che guida la task force per la ricostruzione economica del Paese, è un fan della bicicletta.
Sul Venerdì del 22 maggio 2020
L'orizzonte davvero vicino, però, è quello di settembre, e non è una bella attesa. Ci sono sindaci che temono la riapertura delle scuole come l'Apocalisse, il disastro dei disastri, essendo i nostri autobus mediamente scarsini, mediamente vecchiotti e ora pure costretti a girare semivuoti per via del distanziamento sociale; sicché chi potrà mai impedirci di catapultarci tutti quanti in strada a bordo di una delle nostre numerose automobili - 645 ogni mille abitanti, in Europa siamo quasi al top - mandando in crisi tangenziali e città? Nel timore del peggio (c'è anche chi evoca il celebre maxi ingorgo di Los Angeles del 22 novembre 2016, con 300 chilometri di veicoli paralizzati, a dimostrazione della teoria secondo cui più strade si costruiscono maggiore è il traffico che si genera), un vento ambientalista per amore o per forza percorre le città e in queste settimane è tutto un mettere mano ai piani per la mobilità, seguendo l'invito dell'Oms: per evitare i contagi, pedalate!
Ma sì, è il tempo della rivincita delle biciclette, gioiscono i ciclisti, si rallegrano i rivenditori di cicli e monopattini e gli amministratori locali che avevano visto giusto. È la rivincita, per esempio, di Matteo Ricci, sindaco di Pesaro. Quindici anni fa tornò da un viaggio a Berlino con la mappa del metrò. La mise sul tavolo degli altri consiglieri: è così che dobbiamo fare, collegare i luoghi strategici come se costruissimo una metropolitana, solo che ci andranno le bici. All'inizio i bagnini denunciarono il Comune perché non volevano spostare gli ombrelloni. Oggi però la pedalata Fano-Pesaro fa tanto chic e la Bicipolitana è un marchio registrato: "È stato vincente abbandonare l'idea che le piste ciclabili siano arredo urbano" ci dice Ricci, "vanno pensate come vere infrastrutture".
Oggi che le dueruote elettriche ti conducono ovunque, per di più fresco come una rosa, il problema non sono più i dislivelli e le colline: sono i soldi e il tempo. Un chilometro di ciclabile tradizionale può costare 20-30 mila euro in un contesto urbanizzato e arrivare a 150-200 mila in una zona dove si deve partire da zero - con la fondazione, la canalizzazione per l'acqua piovana, la luce ecc. Tra bandi e lavori, poi, ci vogliono anni: tre, se tutto va bene (a Roma per la ciclabile della via Nomentana ce ne sono voluti dieci). Ma se la carreggiata esiste già ed è larga abbastanza, bastano la segnaletica e la pittura: "I costi si aggirano sui diecimila euro a chilometro e diventano sopportabili" dice Gattuso, "quasi irrilevanti per una città media o grande", e i tempi cessano di essere un problema.
Ecco perché in questi giorni si va forte di pennello. Bogotà, con la sua rete ciclabile d'emergenza disegnata in quattro e quattr'otto, ha fatto - è il caso di dire - da apripista. L'hanno subito seguita Auckland in Nuova Zelanda e New York, poi Berlino. In Italia la prima a realizzare una corsia pop-up (nome che ne sottolinea l'agilità e la leggerezza) è stata Milano e le foto di Corso Venezia - con i rider a pedalare veloci nel loro canale - hanno fatto una discreta impressione. Torino, Bologna, Roma, Bari, Firenze... Ovunque si va in questa direzione. Ma Milano, a detta di tutti, ha qualcosa in più: una visione strategica. Pierfrancesco Maran, già assessore al Traffico con Pisapia e oggi delegato all'Urbanistica (e ciclista), spiega: "Oltre metà dei milanesi non possiede l'auto e ha necessità di alternative reali. Negli ultimi dieci anni abbiamo ottenuto grandi risultati sul trasporto pubblico e discreti sulla bicicletta. Ora vogliamo creare percorsi ciclabili sovrapposti alle linee della metropolitana. La logistica legata ai rider è un fenomeno importante, inoltre molti cittadini stanno riscoprendo la bici. Se non vogliamo che sia solo una moda, è un momento da gestire bene".
È milanese anche Federico Delprete, presidente di LegamBici: dice che "il distanziamento sociale ci sta offrendo l'occasione di ripensare le città" e racconta di non avere mai visto così tanti ciclisti come ora. Ricorda però che Milano in molti quartieri tollera ancora le auto parcheggiate sui marciapiedi. Si può fare di più. "E poi la macchina è inefficiente, un mezzo costoso che trascorre fermo il 95 per cento della sua vita e, se sei in città, ti fa procedere alla velocità delle carrozze del 1700".
Roma sembra essersi svegliata di colpo. Ha un piano per realizzare 90 piste pop-up entro la fine dell'estate. Se si fosse fatto il famoso Grab (l'anello ciclabile all'interno della città di cui si favoleggia da anni) basterebbe poco. Anche il Sud, con i suoi ritardi, prova a pedalare. Prendete Lecce. Con il più alto numero di veicoli in rapporto alla popolazione, ha un sindaco ciclista che considera la mobilità dolce la sola via d'uscita. "Vareremo presto anche noi la Bicipolitana" sottolinea il sindaco Carlo Salvemini, "quando è esploso il Codiv-19 il programmato era già stato approvato. Ora aggiungeremo gli interventi leggeri". Attende settembre con "preoccupazione moderata. Non c'è il vaccino, non abbiamo l'immunità di gregge, camminiamo sulle uova. E quando riaprirà la scuola, non tutti potranno usare le gambe o le bici". A Bari Antonio Decaro - ciclista appassionato finché le minacce dei clan non lo hanno obbligato a muoversi con la scorta - da assessore al Traffico aveva introdotto lo sharing e adesso che è sindaco punta sulle ciclabili e sulle aree pedonalizzate: "Useremo l'urbanistica tattica, cioè fioriere e pitture, come fanno a Vancouver e a Barcellona".
Decaro è anche presidente dell'Associazione nazionale Comuni, l'Anci, che aveva chiesto al governo di incentivare lo sharing, prevedere il bonus per l'acquisto di bici e monopattini e - attenzione - modificare il codice della strada per consentire alle dueruote di utilizzare le corsie dei bus e di andare in senso contrario a quello di marcia (dove possibile). Per intanto è arrivato il bonus: 500 euro al massimo, nei Comuni al di sopra dei 50 mila abitanti, per comprare bici, monopattini, monoruota. La tormentata notte del 12 maggio, quando dalla bozza del decreto il bonus sembrava sparito (era stato sospeso per alcune ore perché alla Ragioneria non tornavano i conti), è già dimenticata e Alessandro Tursi, presidente della Federazione ambiente e bicicletta (Fiab), guarda avanti: ricorda che tocca anche alle aziende darsi una mossa, bisogna mettere rastrelliere e pensiline, e pensare anche a incentivi per chi va al lavoro con la bici.
A Cagliari per il nuovo sindaco Paolo Truzzu l'avvicinarsi di settembre è "un incubo: la città fa sistema con l'hinterland (430 mila persone), eppure non si è mai pensato di collegare il capoluogo per esempio a Quartu, che è lì attaccata". La società con cui è organizzato il car sharing è la stessa di Bogotà (Playcar) e Truzzu pensa, oltre che alle solite pop-up e al piano programmato, a parcheggi di scambio da aprire in fretta. Poi si segnalano iniziative estemporanee, come a Siracusa: il bike sharing è stato un fallimento e il Comune ora regala le dueruote alle famiglie disagiate.
Ma insomma, alla fine, sapremo coglierla l'occasione? L'urbanista Paolo Gandolfi - "padre" della legge 2/2018 con la quale la bicicletta è diventata anche per le istituzioni un mezzo di trasporto - fa notare che mai prima d'ora un governo si era messo a discutere di risorse per la mobilità sostenibile. A proposito: Vittorio Colao, l'uomo che guida la task force per la ricostruzione economica del Paese, è un fan della bicicletta.
Sul Venerdì del 22 maggio 2020