L’Oriente sexy del Milione
Federico Rampini , di FEDERICO RAMPINIIL LIBRO IN UNA STANZA Riletture d'autore
Sette secoli fa il resoconto del viaggio di Marco Polo fece scoprire agli occidentali le meraviglie della Cina, costumi sessuali compresi. E resta fondamentale per capire il nostro rapporto con l’Asia
Ogni venerdì un autore ci racconta cosa legge o rilegge in questi giorni
Nei momenti di difficoltà è prezioso ritrovare un vecchio amico. Il Milione di Marco Polo l’ho riletto e riscoperto in una luce nuova. Il racconto di viaggio del mercante veneziano in Cina lo avevo aggiunto alle decine di libri da consultare per scrivere il mio nuovo saggio Oriente Occidente. Massa e individuo (appena uscito per Einaudi, pp. 288, euro 17, ndr) su duemila anni di storia dei rapporti tra noi e l’Asia. La pandemia me lo ha reso ancora più accattivante. Oggi Il Milione ci fa sognare quasi quanto stupiva i suoi lettori nell’anno 1298 e nei secoli successivi: anche per noi quel viaggiare su distanze enormi è diventato di colpo il frutto proibito. Al tempo stesso è evidente che la percezione del pericolo e la disponibilità a rischiare la vita erano diverse. Infine e soprattutto: IlMilione aprì una fase nuova nei rapporti tra Occ…
Nei momenti di difficoltà è prezioso ritrovare un vecchio amico. Il Milione di Marco Polo l’ho riletto e riscoperto in una luce nuova. Il racconto di viaggio del mercante veneziano in Cina lo avevo aggiunto alle decine di libri da consultare per scrivere il mio nuovo saggio Oriente Occidente. Massa e individuo (appena uscito per Einaudi, pp. 288, euro 17, ndr) su duemila anni di storia dei rapporti tra noi e l’Asia. La pandemia me lo ha reso ancora più accattivante. Oggi Il Milione ci fa sognare quasi quanto stupiva i suoi lettori nell’anno 1298 e nei secoli successivi: anche per noi quel viaggiare su distanze enormi è diventato di colpo il frutto proibito. Al tempo stesso è evidente che la percezione del pericolo e la disponibilità a rischiare la vita erano diverse. Infine e soprattutto: IlMilione aprì una fase nuova nei rapporti tra Occ…
Ogni venerdì un autore ci racconta cosa legge o rilegge in questi giorni
Nei momenti di difficoltà è prezioso ritrovare un vecchio amico. Il Milione di Marco Polo l’ho riletto e riscoperto in una luce nuova. Il racconto di viaggio del mercante veneziano in Cina lo avevo aggiunto alle decine di libri da consultare per scrivere il mio nuovo saggio Oriente Occidente. Massa e individuo (appena uscito per Einaudi, pp. 288, euro 17, ndr) su duemila anni di storia dei rapporti tra noi e l’Asia. La pandemia me lo ha reso ancora più accattivante. Oggi Il Milione ci fa sognare quasi quanto stupiva i suoi lettori nell’anno 1298 e nei secoli successivi: anche per noi quel viaggiare su distanze enormi è diventato di colpo il frutto proibito. Al tempo stesso è evidente che la percezione del pericolo e la disponibilità a rischiare la vita erano diverse. Infine e soprattutto: IlMilione aprì una fase nuova nei rapporti tra Occidente e Oriente; nel lungo termine esercitò un’influenza mondiale superiore a quella della Divina Commedia.
Le divisament dou monde (questo il vero titolo nell’originaria redazione franco-italiana) non viene scritto per lusingare l’autostima degli europei. Anche se il veneziano evita di offendere i suoi simili, dai suoi racconti trapela l’evidente superiorità dell’Impero celeste. Viene trattato da molti suoi contemporanei come l’opera di uno sbruffone contaballe, donde il titolo “attribuito”, che allude all’esagerazione. Esagerato, inverosimile, perché l’Occidente non poteva concepire che esistesse una civiltà talmente più avanzata. Ma via via che passarono i secoli, a rileggere Marco Polo si aveva conferma che l’autore – assecondato dalla penna brillante del suo compagno di carcere Rustichello da Pisa – era tutt’altro che bugiardo. Le sue descrizioni vennero confermate, man mano che nuovi viaggiatori riportavano notizie dalla Cina. Tra le superiorità tecnologiche, economiche, istituzionali, Il Milione descrive la diffusione del carbone come combustibile; la carta moneta fiduciaria emessa dall’imperatore, in un’epoca in cui da noi esistevano solo le monete metalliche oppure le lettere di credito dei mercanti-banchieri. Idem per l’esistenza di libri stampati, che Marco Polo menziona, due secoli prima che Gutenberg inventasse la tipografia in Germania.
Nonostante la sua superiorità la dinastia mongola che governava la Cina era avida di scoperte scientifiche. Il padre e lo zio di Marco, Niccolò e Maffeo Polo, nel viaggio antecedente si erano visti affidare la seguente missione: chiedere al papa l’invio di «cento dottori sapienti nelle sette arti dell’Occidente». Il pontefice non diede seguito. Però di quella curiosità scientifica mostrata dai cinesi fece tesoro, quasi due secoli dopo, il gesuita padre Matteo Ricci.
È memorabile il primo contatto del Polo con i costumi sessuali cinesi. Lo colpiscono le donne di Kamul, oggi Hami, che praticano una variazione speciale della poligamia: la poliandria, quella in cui è la donna ad avere molti partner. Le Kamul praticano una poliandria temporanea ma frequente: si offrono al forestiero di passaggio, allontanando i propri mariti da casa. «Lo straniero» racconta Marco Polo, «sta con la donna nella casa e va a letto con lei proprio come se fosse sua moglie, e continuano con grande piacere. Tutti gli uomini di questa città e provincia vengono così traditi dalle proprie mogli; ma non provano vergogna. Le donne sono belle e vivaci e sempre pronte a soddisfare». Per il giovane viaggiatore veneziano, appena entrato nell’età adulta, questa iniziazione sessuale è una delle prime meraviglie nel contatto con la Cina. Si aggiunge a quell’altro “shock dionisiaco” che è stata la scoperta dell’oppio, per lui divenuto essenziale, probabilmente per attenuare i sintomi di una tubercolosi presa durante il viaggio sulle montagne afghane.
Il costume delle donne sino-tibetane venne poi confermato da esploratori e antropologi. La poliandria delle donne ha una spiegazione rigorosa, è finalizzata alla conservazione della specie. Quelle popolazioni nomadiche praticavano l’endogamia di clan, tribù o villaggio: cioè si sposavano tra consanguinei, anche parenti stretti. Non conoscevano il tabù dell’incesto. Questo li esponeva a un degrado del patrimonio genetico, tare ereditarie, difetti alla nascita. Avere rapporti sessuali con ogni straniero di passaggio era un modo razionale per arricchire e rimescolare il Dna. I figli naturali avuti dopo essere state fecondate dallo straniero sarebbero stati più sani e forti. Il clan li accettava, anzi li desiderava.
Quella descrizione nel Milione contribuisce a risvegliare la curiosità degli europei verso i costumi sessuali dell’Asia. Marco Polo attira l’attenzione su queste scoperte anche nel seguito del suo viaggio quando arriva alla corte imperiale del Kublai Khan; e vi incontra la poligamia maschile. Appare così un altro tema che da quel momento ossessiona la cultura occidentale: l’harem, il serraglio, le concubine. Ancora prima del Milione, fin dalla Grecia antica il ruolo della donna, e la sessualità, hanno sempre incrociato la dialettica Oriente-Occidente. L’Asia è femmina, l’Occidente è maschio? Laggiù a Oriente regnò a lungo una naturale sensualità, che da noi è stata repressa in nome della razionalità, oppure dei tabù e divieti imposti dalle religioni? Se ne sarebbero occupati i missionari gesuiti, poi i filosofi dell’Illuminismo francese, infine l’Inghilterra vittoriana e puritana davanti allo shock della scoperta del Kamasutra indiano. Il Milione aveva acceso le curiosità che ci accompagnano ancora oggi.
Sul Venerdì del 22 maggio 2020
Nei momenti di difficoltà è prezioso ritrovare un vecchio amico. Il Milione di Marco Polo l’ho riletto e riscoperto in una luce nuova. Il racconto di viaggio del mercante veneziano in Cina lo avevo aggiunto alle decine di libri da consultare per scrivere il mio nuovo saggio Oriente Occidente. Massa e individuo (appena uscito per Einaudi, pp. 288, euro 17, ndr) su duemila anni di storia dei rapporti tra noi e l’Asia. La pandemia me lo ha reso ancora più accattivante. Oggi Il Milione ci fa sognare quasi quanto stupiva i suoi lettori nell’anno 1298 e nei secoli successivi: anche per noi quel viaggiare su distanze enormi è diventato di colpo il frutto proibito. Al tempo stesso è evidente che la percezione del pericolo e la disponibilità a rischiare la vita erano diverse. Infine e soprattutto: IlMilione aprì una fase nuova nei rapporti tra Occidente e Oriente; nel lungo termine esercitò un’influenza mondiale superiore a quella della Divina Commedia.
Le divisament dou monde (questo il vero titolo nell’originaria redazione franco-italiana) non viene scritto per lusingare l’autostima degli europei. Anche se il veneziano evita di offendere i suoi simili, dai suoi racconti trapela l’evidente superiorità dell’Impero celeste. Viene trattato da molti suoi contemporanei come l’opera di uno sbruffone contaballe, donde il titolo “attribuito”, che allude all’esagerazione. Esagerato, inverosimile, perché l’Occidente non poteva concepire che esistesse una civiltà talmente più avanzata. Ma via via che passarono i secoli, a rileggere Marco Polo si aveva conferma che l’autore – assecondato dalla penna brillante del suo compagno di carcere Rustichello da Pisa – era tutt’altro che bugiardo. Le sue descrizioni vennero confermate, man mano che nuovi viaggiatori riportavano notizie dalla Cina. Tra le superiorità tecnologiche, economiche, istituzionali, Il Milione descrive la diffusione del carbone come combustibile; la carta moneta fiduciaria emessa dall’imperatore, in un’epoca in cui da noi esistevano solo le monete metalliche oppure le lettere di credito dei mercanti-banchieri. Idem per l’esistenza di libri stampati, che Marco Polo menziona, due secoli prima che Gutenberg inventasse la tipografia in Germania.
Nonostante la sua superiorità la dinastia mongola che governava la Cina era avida di scoperte scientifiche. Il padre e lo zio di Marco, Niccolò e Maffeo Polo, nel viaggio antecedente si erano visti affidare la seguente missione: chiedere al papa l’invio di «cento dottori sapienti nelle sette arti dell’Occidente». Il pontefice non diede seguito. Però di quella curiosità scientifica mostrata dai cinesi fece tesoro, quasi due secoli dopo, il gesuita padre Matteo Ricci.
È memorabile il primo contatto del Polo con i costumi sessuali cinesi. Lo colpiscono le donne di Kamul, oggi Hami, che praticano una variazione speciale della poligamia: la poliandria, quella in cui è la donna ad avere molti partner. Le Kamul praticano una poliandria temporanea ma frequente: si offrono al forestiero di passaggio, allontanando i propri mariti da casa. «Lo straniero» racconta Marco Polo, «sta con la donna nella casa e va a letto con lei proprio come se fosse sua moglie, e continuano con grande piacere. Tutti gli uomini di questa città e provincia vengono così traditi dalle proprie mogli; ma non provano vergogna. Le donne sono belle e vivaci e sempre pronte a soddisfare». Per il giovane viaggiatore veneziano, appena entrato nell’età adulta, questa iniziazione sessuale è una delle prime meraviglie nel contatto con la Cina. Si aggiunge a quell’altro “shock dionisiaco” che è stata la scoperta dell’oppio, per lui divenuto essenziale, probabilmente per attenuare i sintomi di una tubercolosi presa durante il viaggio sulle montagne afghane.
Il costume delle donne sino-tibetane venne poi confermato da esploratori e antropologi. La poliandria delle donne ha una spiegazione rigorosa, è finalizzata alla conservazione della specie. Quelle popolazioni nomadiche praticavano l’endogamia di clan, tribù o villaggio: cioè si sposavano tra consanguinei, anche parenti stretti. Non conoscevano il tabù dell’incesto. Questo li esponeva a un degrado del patrimonio genetico, tare ereditarie, difetti alla nascita. Avere rapporti sessuali con ogni straniero di passaggio era un modo razionale per arricchire e rimescolare il Dna. I figli naturali avuti dopo essere state fecondate dallo straniero sarebbero stati più sani e forti. Il clan li accettava, anzi li desiderava.
Quella descrizione nel Milione contribuisce a risvegliare la curiosità degli europei verso i costumi sessuali dell’Asia. Marco Polo attira l’attenzione su queste scoperte anche nel seguito del suo viaggio quando arriva alla corte imperiale del Kublai Khan; e vi incontra la poligamia maschile. Appare così un altro tema che da quel momento ossessiona la cultura occidentale: l’harem, il serraglio, le concubine. Ancora prima del Milione, fin dalla Grecia antica il ruolo della donna, e la sessualità, hanno sempre incrociato la dialettica Oriente-Occidente. L’Asia è femmina, l’Occidente è maschio? Laggiù a Oriente regnò a lungo una naturale sensualità, che da noi è stata repressa in nome della razionalità, oppure dei tabù e divieti imposti dalle religioni? Se ne sarebbero occupati i missionari gesuiti, poi i filosofi dell’Illuminismo francese, infine l’Inghilterra vittoriana e puritana davanti allo shock della scoperta del Kamasutra indiano. Il Milione aveva acceso le curiosità che ci accompagnano ancora oggi.
Sul Venerdì del 22 maggio 2020