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 Il presidente del Salone del Mobile (e di Kartell) Claudio Luti (foto Ansa) 

Il Salone del Mobile lo trovate qui

L'evento milanese è saltato, così noi lo abbiamo organizzato con gli arredi  (FOTO) che finora sono rimasti in quarantena nelle aziende. "Ma stiamo già immaginando le nuove case" ci dice il presidente Claudio Luti, "figlie del lockdown"
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Il collo che scrocchia, le formiche che s’arrampicano sul braccio, il nervo sciatico che manda segnali sinistri. Effetti collaterali dei forzati del divano durante i giorni del lockdown. Effetti che hanno colpito anche i designer che pure quei sofà li hanno progettati. «Durante le telefonate con i maggiori creativi del mondo» confessa Claudio Luti, presidente del Salone del mobile di Milano e della Kartell, «ridevamo dicendo che ora dovremmo fare arredi più comodi. Vedrete che il prossimo anno al Salone saranno parecchi i mobili nati dall’esperienza di questi mesi». Già, il prossimo anno. Perché questo, dopo un primo rinvio e la presa d’atto che era impossibile organizzare l’evento, il Salone è saltato e le novità 2020 (in fondo a questa intervista ne mostriamo alcune in anteprima) non hanno trovato finora una vetrina.

Presidente Luti quanto è costata da un punto di vista …
Il collo che scrocchia, le formiche che s’arrampicano sul braccio, il nervo sciatico che manda segnali sinistri. Effetti collaterali dei forzati del divano durante i giorni del lockdown. Effetti che hanno colpito anche i designer che pure quei sofà li hanno progettati. «Durante le telefonate con i maggiori creativi del mondo» confessa Claudio Luti, presidente del Salone del mobile di Milano e della Kartell, «ridevamo dicendo che ora dovremmo fare arredi più comodi. Vedrete che il prossimo anno al Salone saranno parecchi i mobili nati dall’esperienza di questi mesi». Già, il prossimo anno. Perché questo, dopo un primo rinvio e la presa d’atto che era impossibile organizzare l’evento, il Salone è saltato e le novità 2020 (in fondo a questa intervista ne mostriamo alcune in anteprima) non hanno trovato finora una vetrina.

Presidente Luti quanto è costata da un punto di vista economico, ma anche psicologico, la cancellazione del Salone di quest’anno per l’arredo made in Italy?
«Non so fare una cifra esatta ma è costato tanto. Il Salone del mobile è nel dna delle aziende, un momento, unico, per incontrare 450 mila persone e mostrare il lavoro di un anno. Averlo dovuto cancellare è stato scioccante. Siamo storditi, frastornati. Ora dobbiamo inventare un nuovo modo per andare sul mercato e non è facile contattare architetti, buyers, giornalisti sparsi nel mondo. Utilizzeremo al meglio le piattaforme digitali per inseguire i clienti, ma non è la stessa cosa».

Appuntamento direttamente al 2021?
«In questi giorni stiamo decidendo se partecipare ad altre fiere. Mosca, a fine ottobre, mi sembra improbabile mentre invece per Shanghai, prevista per l’ultima settimana di novembre, possiamo mettere in piedi un bell’evento. Lì abbiamo uno spazio grande con un buon numero di aziende che rappresentano il meglio del Made in Italy».

Non c’è il rischio di mettere in ombra Milano?
«Ma no... A Milano c’è innovazione, promozione, comunicazione. È, unica al mondo, il punto di sintesi delle tendenze e delle idee. Le altre fiere sono appuntamenti di consolidamento commerciale, per costruire e migliorare le relazioni e, tranne quest’anno, non andiamo mai con nuovi prodotti. Tutti ci invidiano il Salone del mobile perché solo da noi ci sono qualità, prodotti realizzati con i materiali migliori e creatività. Sono queste le nostre armi».

Su oltre 30 mila morti per coronavirus i deceduti nella fascia 0-50 anni (ovvero quella più produttiva) sono stati, al 7 maggio, 361. È stato giusto fermare l’intero settore industriale e commerciale per così tanto tempo?
«Non sono uno scienziato quindi non do un giudizio. Penso però che le aziende in grado di garantire gli standard di sicurezza sanitaria avrebbero potuto restare aperte o riaprire prima, magari con dei lavoratori da remoto».

Il settore del mobile in Italia è fatto di piccole e piccolissime aziende disseminate sul territorio. Ma se piccolo è bello è anche vero che piccolo è debole. Che rete di protezione chiedete per non far saltare il sistema?
«La mia paura più grande era che la filiera di artigiani che lavora con noi non avrebbe riaperto alla fine del lockdown. Sono realtà familiari, dinamiche ma senza grandi capitali alle spalle, che se falliscono non vengono ricomprate da nessuno. Noi li chiamiamo artigiani, ma sono realtà che lavorano su materiali innovativi e con macchine e tecnologie di ultima generazione. Per sostenerle serve liquidità. Meglio meno, ma subito. Senza perdere tempo».

Spesso si sente dire: come nel dopoguerra la ripresa sarà entusiasmante. Anche lei nutre tutto questo ottimismo?
«Il mercato italiano era già in crisi prima del lockdown, e ora l’autunno mi sembra assai problematico. Reggeranno solo le aziende che non perderanno quote di export. Se non mettiamo tutte le risorse sul lavoro e sulle aziende, e non sull’assistenzialismo dei soldi distribuiti a pioggia, non andiamo da nessuna parte. Non dobbiamo perdere nemmeno un posto di lavoro».

Molti in questo periodo hanno “scoperto” la loro casa, vivendola come mai prima. Come cambieranno gli arredi?
«La nuova centralità della casa per noi può essere un grande vantaggio. In collaborazione con i migliori designer del mondo siamo pronti a dare nuove risposte per avere collezioni fresche, sostenibili e a prezzi competitivi. Vedrete, troveremo nuovi compromessi tra il bello e il funzionale».

Ci sono degli arredi che sembravano superati e che in questo periodo sono tornati centrali nella vita delle persone?
«Lavorando da remoto, per esempio, abbiamo sentito il bisogno di avere piani d’appoggio. Per fortuna oggi computer e tablet hanno dimensioni e pesi ridotti quindi anche gli appoggi possono essere belli e non ingombranti. In questo periodo anch’io mi sono creato una postazione domestica per le call ma poi, quando leggo, preferisco una poltrona più comoda. La cucina è un altro ambiente su cui si rifletterà parecchio perché in tanti hanno scoperto il piacere di passarci tanto tempo, non solo ai fornelli. Starà ai creativi trovare le soluzioni migliori».

Il prossimo Salone del mobile arriva dopo un anno di fermo ed è quello che celebra il 60° anniversario. Come lo state immaginando?
«Sarà speciale, con tutte le biennali presenti contemporaneamente. Magari ci stringeremo un po’, ma torneremo a lavorare gomito a gomito. Almeno lo spero».

Sul Venerdì del 29 maggio 2020

ECCO IN ANTEPRIMA I MOBILI 2020
PARALLELO di Peter Marino (Venini) 

SENGU SOFA di Patricia Urquiola (Cassina) 
HYBRID di Antonio Citterio (B&B Italia Outdoor) 
WAVE di Nika Zupanc (Natuzzi) 
TABA di Alfredo Haberli ( Moroso) 

MEGHAN di Carlesi Tonelli studio (Riflessi)  
SMART WOOD COLLECTION di Philippe Starck (Kartell) 
ADELL di Lievore + Altherr Désile Park (Arper) 
MARTHA di Roberto Lazzeroni (Poltrona Frau) 

GAUDÍ di Matteo Nunziati (Flou)  
THE BROKEN SERIES di Snarkitecture (Gufram) 
HOST di Adam D. Tihany (Giorgetti) 
TAPE CORD OUTDOOR di Nendo (Minotti) 
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PREMIER CRYSTALART DRIVE di Paolo Cattelan e Andrea Lucatello (Cattelan Italia)  
GONG CIRCUS di Giulio Cappellini (Cappellini)