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(Getty Images) 

La vendetta della plastica

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Su tutti noi noi incombe la profezia del Laureato. La scena è arcinota: l’amico di famiglia chiama in disparte un Dustin Hoffman giovinetto, lo guarda negli occhi e gli dice: «Una sola parola, figliolo: plastica. C’è il futuro, nella plastica». Era il 1967. Il più famoso derivato del petrolio regnava sul suo mondo colorato, infrangibile, infinitamente più economico del precedente e persino democratico. Pazienza se all’orizzonte si alzavano montagne di oggetti non riciclati. La plastica era la superstar della modernità. Solo dopo, praticamente ieri, è arrivato il pentimento globale, i pesci che sanno di polistirolo e le borracce metalliche distribuite ai bimbi nelle scuole – figliolo, c’è il passato nella plastica. Ci avevamo quasi creduto. Sembrava l’inizio della fine. Invece, si scatena la pandemia. E la plastica si prende una rivincita che cambia la storia. Perlomeno la sua. Eccoci, in c…
Su tutti noi noi incombe la profezia del Laureato. La scena è arcinota: l’amico di famiglia chiama in disparte un Dustin Hoffman giovinetto, lo guarda negli occhi e gli dice: «Una sola parola, figliolo: plastica. C’è il futuro, nella plastica». Era il 1967. Il più famoso derivato del petrolio regnava sul suo mondo colorato, infrangibile, infinitamente più economico del precedente e persino democratico. Pazienza se all’orizzonte si alzavano montagne di oggetti non riciclati. La plastica era la superstar della modernità. Solo dopo, praticamente ieri, è arrivato il pentimento globale, i pesci che sanno di polistirolo e le borracce metalliche distribuite ai bimbi nelle scuole – figliolo, c’è il passato nella plastica. Ci avevamo quasi creduto. Sembrava l’inizio della fine. Invece, si scatena la pandemia. E la plastica si prende una rivincita che cambia la storia. Perlomeno la sua. Eccoci, in cerca di sicurezze, mentre indossiamo mascherine in poliestere e guanti di lattice per comprare verdure nel cellophane, surgelati nel polipropilene, bevande nel PET. Dati Nielsen, solo un esempio: in marzo, durante il lockdown, i detersivi sono cresciuti del 37,8 per cento e l’ammoniaca ha raddoppiato le vendite. Flaconi, flaconi, flaconi. Ma il suo trionfo è arrivato con la Fase 2, quando la vita sociale si è avvolta di materiali trasparenti, lavabili, flessibili che, arrendiamoci, sono quasi sempre ancora plastica. Solo che ora le chiediamo protezione, distanza, salute. E lei, come sempre, si adatta. Assume nuove forme.

Regola fondamentale: mai dare per sconfitte le merci. Baudrillard scrisse che davanti alla loro capacità di riprodursi «l’uomo appare come una specie particolarmente stabile». Perché gli oggetti reagiscono, non accettano di essere messi da parte. Accusavamo la plastica di essere nociva, indifferente all’ambiente, simbolo dell’odiato consumismo? Ma come la mettiamo se invece diventa utile, se si dà una funzione, se si trasforma in “parafiato”? Contro tutte le previsioni il polimero entra in una nuova era e ci complica quell’addio che sembrava definitivo. La profezia è ancora in piedi. Al British Museum dicono che quasi tutta la storia umana, il novantacinque per cento, può essere raccontata dagli oggetti in pietra. Da lì in poi, abbiamo una seria candidata.

Sul Venerdì del 29 maggio 2109