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La prima volta che ho incontrato Zoom

GALAPAGOS Indizi di futuro dalla nostra newsletter
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Galápagos è il titolo dell'undicesimo romanzo di quel genio assoluto che è stato Kurt Vonnegut. C'entrano le isole omonime, dove il variegato carico umano di una nave da crociera fa naufragio per ragioni che hanno a che fare con una tremenda crisi finanziaria globale. E c'entra Darwin, che in quelle isole trafficò, qui usato per mettere in dubbio il vantaggio evoluzionistico di avere, noi come specie, un cervello troppo grande. Gli eredi di quei superstiti, strani esseri pelosi che assomigliano a leoni di mare, hanno il dono di conoscere come va a finire la storia di un milione di anni sulla terra. Parlano dal futuro, per così dire. In questa rubrica, più modestamente, ci basterebbe aiutare i lettori a farsi un'idea di dove potrebbe andare il mondo tra un anno o due. Che è l'unico intervallo operativamente utile perché, come insegnava il vecchio Keynes (se avesse preteso una sterlina per ogni citazione di ques…
Galápagos è il titolo dell'undicesimo romanzo di quel genio assoluto che è stato Kurt Vonnegut. C'entrano le isole omonime, dove il variegato carico umano di una nave da crociera fa naufragio per ragioni che hanno a che fare con una tremenda crisi finanziaria globale. E c'entra Darwin, che in quelle isole trafficò, qui usato per mettere in dubbio il vantaggio evoluzionistico di avere, noi come specie, un cervello troppo grande. Gli eredi di quei superstiti, strani esseri pelosi che assomigliano a leoni di mare, hanno il dono di conoscere come va a finire la storia di un milione di anni sulla terra. Parlano dal futuro, per così dire. In questa rubrica, più modestamente, ci basterebbe aiutare i lettori a farsi un'idea di dove potrebbe andare il mondo tra un anno o due. Che è l'unico intervallo operativamente utile perché, come insegnava il vecchio Keynes (se avesse preteso una sterlina per ogni citazione di questa frase sarebbe diventato miliardario anziché soltanto milionario), "nel lungo periodo..." finisce come finisce. 

E allora, siccome per lavoro vado in giro, vedo cose e cerco di capire cosa significano, mi capita di avere incontri ravvicinati con indizi di futuri possibili. Cinque anni fa, per dire, a Mountain View, in California, mi ritrovai nella reception apparentemente vuota di Elance, una piattaforma (ora si chiama Upwork) che faceva incontrare domanda e offerta di legioni di freelance. La porta era aperta ma non c'era nessuno, tranne un ipad montato su un trespolo con la scritta Zoom. A un certo punto il tablet si accende e appare Faith, una sessantenne in collegamento da Boston che faceva l'ospitalità virtuale in entrambi gli uffici dell'azienda. Perché pagare due stipendi quando si può fare con uno, mi spiegò l'imperturbabile l'amministratore delegato. Già, perché. All'epoca Zoom era una roba per intenditori, ma già si capiva che prometteva bene. Poi è arrivata la pandemia, tutti hanno cominciato a lavorare a distanza, e le azioni di Zoom sono andate in orbita. Sapere le cose con un po' di anticipo è sempre vantaggioso, per tutta una serie di motivi. Può essere la segnalazione di un libro. Una frase luminosa estrapolata da qualche articolo. La trascrizione di una chiacchiera con un esperto. L'occasionale connessione home-made tra punti sparsi. Tutto quel che merita di essere raccontato in anteprima a un amico lo dirò a voi. Se poi diventate miliardari avendo preso per tempo l'onda del prossimo Zoom invitatemi a cena. E in ogni caso abbonatevi alla newsletter del Venerdì: nell'ultimo milione di anni nessuno se n’è mai pentito.