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La giraffa del Circo Marina Orfei, fermo a Trani dal 5 marzo (Foto Arcieri) 

Sotto il tendone niente

Qui siamo a Trani, ma sono tanti i circhi bloccati dal Covid nelle città. Con animali da sfamare, tournée rinviate e zero soldi. "Resistiamo solo grazie alla solidarietà"
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TRANI. In un piazzale polveroso e secco - il termometro segna 31 gradi, il rumore delle auto che sfrecciano sulla statale sopra la nostra testa è continuo, alle volte sono accelerate, altre strepiti di frenate improvvise per imboccare lo svincolo - sono in coda due grossi camion: un furgone bianco, con il cassone aperto, carico di frutta e verdure; e una cisterna da almeno diecimila litri d'acqua. Marina fa segni con le mani per farli parcheggiare, dalle roulotte vengono fuori in quattro per indicare la strada giusta. Sorridono tutti.

Esiste qualcosa di più malinconico di un circo con il tendone abbassato, di un trapezista senza acrobazie, di un clown senza risate, di una macchina dei popcorn che non scoppietta e che non odora? Sì, esiste. "Un  circo che non si muove è la fotografia più triste di tutte. E non soltanto per noi, intendiamoci, o per il nostro lavoro. Ma per quello che rappresentiamo. Noi siamo in giro per portare uno spet…
TRANI. In un piazzale polveroso e secco - il termometro segna 31 gradi, il rumore delle auto che sfrecciano sulla statale sopra la nostra testa è continuo, alle volte sono accelerate, altre strepiti di frenate improvvise per imboccare lo svincolo - sono in coda due grossi camion: un furgone bianco, con il cassone aperto, carico di frutta e verdure; e una cisterna da almeno diecimila litri d'acqua. Marina fa segni con le mani per farli parcheggiare, dalle roulotte vengono fuori in quattro per indicare la strada giusta. Sorridono tutti.

Esiste qualcosa di più malinconico di un circo con il tendone abbassato, di un trapezista senza acrobazie, di un clown senza risate, di una macchina dei popcorn che non scoppietta e che non odora? Sì, esiste. "Un  circo che non si muove è la fotografia più triste di tutte. E non soltanto per noi, intendiamoci, o per il nostro lavoro. Ma per quello che rappresentiamo. Noi siamo in giro per portare uno spettacolo, un divertimento, una tradizione. Una cultura. Restare fermi è il contrario di quello per cui siamo nati". Marina Monti Condesnitt è una delle facce del Marina Orfei Circus, una delle 151 carovane che girano l'Italia. Ed è, insieme a tutto il suo mondo, una delle vittime più nascoste del Covid-19. I circhi, come ogni altro spettacolo dal vivo, come i teatri, come i cinema. Come è successo al Marina Orfei, in giro con una coproduzione Royal Circo Orfei. Così uno dei marchi più antichi d'Italia è parcheggiato qui nella zona industriale di Trani, in Puglia, sulla strada che porta ad Andria.

"Ogni attività si è interrotta all'improvviso, è vero. Hanno chiuso negozi e fabbriche. Scuole e divertimenti. Ma noi siamo diversi" racconta Marina, accanto uno degli attrezzisti, mentre poco più in là  uno degli addestratori di animali prova a fare manutenzione al grande telone rosso smontato. "Siamo diversi perché, tecnicamente, siamo dei senza fissa dimora. E non c'era mai capitato di fermarci così a lungo in un posto. Abbiamo bisogno di girare, viaggiare. È il nostro Dna. La nostra vita. Mettiamo in conto gli incidenti, sappiamo che c'è il rischio di fare lo spettacolo davanti a pochissimi spettatori. Ma non abbiamo mai pensato di poter stare fermi".

Gli effetti collaterali da Covid-19, per un circo, sono qualcosa di non esattamente convenzionale. Il Circo Royal è "medio grande" spiegano i ragazzi davanti alla vecchia cassa. Ci lavorano in 60. E ci sono 80 animali. Anzi 82: in questi giorni di fermo a Trani sono nati un piccolo dromedario, che hanno chiamato Fortis, vecchio nome della città che li sta ospitando, e una femmina di pony. Vanno a fare compagnia a un ippopotamo, una giraffa, zebre, lama, dromedari, cavalli e trentatré cani dalmata. "Tenere per mesi questi animali fermi, dare loro da mangiare, curarli  - perché noi li curiamo nonostante quello che dicono le persone che odiano il circo - costa, costa moltissimo. E  siamo in enorme difficoltà".

In molti, da quando il lockdown è finito, si presentano ai cancelli del circo e chiedono di poter vedere gli animali, come fosse uno zoo. "Ci stiamo pensando. Le difficoltà economiche sono importanti e c'è da inventarsi qualcosa: gli animali seguono diete rigidissime e non possiamo permetterci di farli stare male. A maggior ragione in una situazione come questa". Per aiutare il circo Marina Orfei sono arrivati i cittadini. "Si è creata una bellissima catena di solidarietà che ricorderemo per tutta la vita" racconta ancora Marina mentre lancia un occhio alla roulotte: ci sono i suoi figli impegnati nella didattica a distanza, lo fanno quasi sempre durante l'anno, ma ora lo fanno tutti, per qualcuno il Covid-19 ha portato normalità.  "Qui siamo su un suolo privato, la proprietaria ci ha detto che potevamo restare quanto volevamo, senza chiederci soldi in più. Il Centro Migrantes ha distribuito viveri, così come altre associazioni che hanno portato anche il cibo per gli animali, oltre che per noi".

Gli artisti circensi sono vittime dimenticate del Covid-19: non hanno diritto ai 600 euro, hanno presentato domanda di cassa integrazione ma, praticamente nessuno ha ancora ricevuto il denaro. Non si tratta di un problema soltanto del circo rimasto bloccato a Trani, ma di tutto un comparto che rischia di pagare uno dei prezzi più alti di tutta la crisi. La storia del Marina Orfei è quella di altre decine di carovane ferme in Italia: a Capannelle sono rimasti fermi 26 artisti con i loro trenta cani, sette tigri, tredici cavalli, quattro tra cammelli e dromedari  e due lama. E le tigri mangiano decine di chili di carne ogni giorno. A Lecce la Coldiretti ha organizzato una raccolta speciale di cibo per sfamare gli animali (leoni, capretti, cammelli) di un circo appena arrivato in città. In Sicilia, a Santa Teresa a Riva, sotto l'autostrada tra Messina e Catania, è dal 7 marzo che Juri, 12 anni, piccolo acrobata campione, si allena senza pubblico nei suoi salti mortali ai trapezi volanti, tra il suo amico elefante Baby Dumbo e Ramo, la tigre albina.

Questo perché, nonostante quello che in molti possono pensare,  il circo in Italia non è un settore in crisi. Nel 2018 - dati Siae, gli ultimi disponibili - ha registrato 821 mila ingressi, contro i 797 mila del 2017. Il giro di affari è stato di 8,7 milioni, di cui 1,6 soltanto nel mese di dicembre. Ogni anno vengono prodotti 15.598 spettacoli, sono 42 al giorno, l'11 per cento degli interi spettacoli teatrali che si svolgono in Italia. "Vogliamo solo ripartire" spiega ancora Marina Monti Condesnitt. "Però abbiamo bisogno dell'aiuto delle istituzioni. Chiediamo solo che ci permettano di fare il nostro mestiere". Le Regioni hanno consentito gli spostamenti alle carovane. Ma le singole autorizzazioni devono essere concesse dai Comuni che, un po' ovunque, le stanno rigettando: ritengono pericoloso per la salute avere gruppi di persone che si spostano da una città all'altra. "Abbiamo rigidissime regole sanitarie interne. Dobbiamo però tener conto delle tournée stabilite da mesi. Oltre al problema del distanziamento all'interno dei tendoni: dimezzeremo i nostri quattrocento posti,  ma per stare nei costi dovremo aumentare i prezzi  di dieci euro per un adulto e otto per i bambini, e non sarebbe giusto. Mio marito è un clown e da giorni gira per uffici comunali per ottenere le autorizzazioni e spiegare la situazione nella quale ci troviamo".

Anesv, l'Associazione nazionale dello spettacolo viaggiante, e l'Enc, l'Ente nazionale circhi, hanno chiesto al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, lo stato di crisi. "Si tratta", raccontano Maurizio Crisanti, segretario nazionale Anesv-Agis, e Antonio Buccioni, presidente Enc-Agis, "di circa 20 mila cittadini che in questo momento non hanno altre forme di reddito. Per sopravvivere all'emergenza occorrerebbero dieci milioni di euro di aiuti a imprese, lavoratori e  famiglie dello spettacolo viaggiante". Il decreto Cura Italia ha messo sul piatto cinque milioni di euro mentre i circhi chiedono soprattutto di ripartire.

Lo chiedono anche qui a Trani dove i camion hanno scaricato quello che dovevano e sono pronti a uscire. La frutta e la verdura serviranno alla giraffa e al lama. La giraffa, in fondo, è bellissima: è alta cinque metri, il suo collo si vede dalla statale.  L'acqua della cisterna invece è quasi tutta per l'ippopotamo che ha bisogno di migliaia di litri al giorno per  il bagno: uno dei ragazzi del circo comincia a bagnarlo con un sifone e lui tiene la bocca aperta. È calato il sole quando ai cancelli del circo si ferma un'auto. A bordo ci sono anche due bambini. "Dalla strada abbiamo visto la giraffa. È possibile fare una fotografia?".

Sul Venerdì del 12 giugno 2020