Il supplente: intervista al capo della task force che deve reinventare la scuola
Claudia Arletti , Claudia ArlettiEcco che cosa ha in mente Patrizio Bianchi per il ritorno in classe dopo l'emergenza Covid-19: tra Pechino e "Matrix", Adam Smith e modello emiliano
BOLOGNA. A ripensare scuola nell'emergenza è stato chiamato un signore di 68 anni dalle innumerevoli e talora insospettabili passioni, fra le quali i videogame e i supercalcolatori, la musica bandistica e Matrix, film pluripremiato del 1999 che lui considera uno spartiacque. "Perché la mia generazione ne ha percepito la trama fantascientifica, mentre per i nostri figli disegnava uno scenario realistico". L'economista Patrizio Bianchi - ferrarese giramondo, due volte assessore all'Istruzione e Lavoro in Emilia-Romagna, amico di vecchia data di Romano Prodi, docente universitario esperto di rivoluzioni industriali, ex rettore - da quattro mesi guida la task force voluta dalla ministra Lucia Azzolina per rispondere alle domande imposte dal coronavirus, alcune urgentissime: come si farà a tenere insieme il distanziamento sociale e l'unità del gruppo classe? Quale spazio avrà ancora la didattica a distanza? Quanti insegnanti serv…
BOLOGNA. A ripensare scuola nell'emergenza è stato chiamato un signore di 68 anni dalle innumerevoli e talora insospettabili passioni, fra le quali i videogame e i supercalcolatori, la musica bandistica e Matrix, film pluripremiato del 1999 che lui considera uno spartiacque. "Perché la mia generazione ne ha percepito la trama fantascientifica, mentre per i nostri figli disegnava uno scenario realistico". L'economista Patrizio Bianchi - ferrarese giramondo, due volte assessore all'Istruzione e Lavoro in Emilia-Romagna, amico di vecchia data di Romano Prodi, docente universitario esperto di rivoluzioni industriali, ex rettore - da quattro mesi guida la task force voluta dalla ministra Lucia Azzolina per rispondere alle domande imposte dal coronavirus, alcune urgentissime: come si farà a tenere insieme il distanziamento sociale e l'unità del gruppo classe? Quale spazio avrà ancora la didattica a distanza? Quanti insegnanti serviranno? Scomodissima missione, per portare a termine la quale i 18 membri della task force hanno diviso in due parti il lavoro, targandole rispettivamente operation e vision, cioè "cosa fare subito" e "scenari futuri" - e sorvoliamo per una volta sull'uso stucchevole dell'inglese. Molti sono stati i litigi sul da farsi, ma Bianchi garbatamente parla di "confronto" e assicura che anche con la ministra Lucia Azzolina non ci sono mai state tensioni: "Abbiamo avuto un rapporto professionale, questo sì, dandoci sempre del lei". Sicuramente l'idea dello scenario, di una "costituente", lo ha da subito intrigato; e in questa intervista esorta tutti - anche i genitori con i capelli dritti all'idea di settembre - a "guardare oltre".
Ma intanto siamo qui a farci domande molto pratiche. Per esempio, il plexiglas in classe lei l'ha mai considerato un'ipotesi realistica?
"Se un preside bergamasco disperato, con tutto quello che è successo laggiù, scegliesse questa soluzione, non potrei biasimarlo. Ma certo il plexiglas non appartiene alla logica con la quale abbiamo lavorato, che è quella di una scuola aperta, coesa, inclusiva. E poi non rientra nemmeno nelle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico".
Che cosa pensa, invece, di questa maturità?
"Non era nel perimetro del mio lavoro".
Mini classi. Mensa sì. Anzi no. Lezioni nei boschi, forse. Plexiglas sì. Anzi no. Si poteva evitare questa gran confusione?
"La domanda è mal posta".
Dica lei allora.
"Gli strumenti che abbiamo suggerito sono due: autonomia scolastica e semplificazione. Sono i singoli istituti e le famiglie a dover decidere. Una scuolina della Valle D'Aosta, con magari 8 alunni, non avrà mai bisogno dei doppi turni. Stessa cosa nelle campagne, dove si registra in modo più marcato la caduta demografica. E comunque io ho studiato con i doppi turni perché a Ferrara c'era un solo liceo scientifico e le assicuro che non è per forza una tragedia. Poi, autonomia significa anche autonomia finanziaria. Oggi per qualsiasi spesa sopra i cinquemila euro le scuole devono fare le gare. Qui bisogna semplificare perché se un dirigente ha bisogno di comprare le mascherine, dico per dire, o di compiere un adeguamento edilizio, deve poterlo fare subito, adesso. Altrimenti a settembre non saremo pronti. Poi servono altri docenti: circa il 15 per cento in più secondo i nostri calcoli".
A giorni consegnerete la relazione finale. Sarà un progetto di riforma?
"No. Il nostro mandato è chiaro: fornire idee e proposte, stop".
E dunque?
"Ci sarà molto sul rapporto scuola-sviluppo. Sono un economista industriale e ho sempre presenti i capisaldi dell'economia classica. Adam Smith, Ricardo...".
La prendiamo alla lontana.
"Ho avuto la fortuna di essermi trovato in Cina nel 1984, quando ancora non era di moda, per studiarne il modello scolastico. Sa cosa mi colpì? Facevano investimenti massicci nella scuola di base e nella università. È questa la lezione: spingere sull'istruzione significa prepararsi allo sviluppo, è la formazione a produrre il cambiamento. Noi non abbiamo la percezione del rivolgimento epocale avvenuto in questi anni. Guardi questo grafico. Fino al 2000, l'economia è andata avanti con una certa linearità. Poi, ecco la Cina e la fase dei grandi scossoni. La crisi di Lehman Brothers... Da noi nel 2012 lo spread è altissimo. Ma il 2012 è soprattutto l'anno del passaggio dal 3G al 4G: il telefono si trasforma in un computer, che riceve e trasmette dati. Allo scoppio della pandemia, i nostri studenti erano già tutti in quel mondo lì. Ma gli insegnanti, loro, invece no...".
Ecco, torniamo alla scuola.
"In questi mesi abbiamo assistito a una digitalizzazione massiccia, del tutto imprevista, dei docenti. Per molti è stato uno stress inaudito, considerato che un terzo ha più di 50 anni e che tutti sono nati prima del 2000, esattamente come tutti i nostri studenti sono nati nel nuovo millennio. Ma la didattica a distanza non è fare lezione in streaming, anzi. Questo salto enorme, al quale siamo stati costretti tirati per i capelli, alla fine può farci uscire più forti. Solo che dobbiamo crederci. Insieme a un indispensabile supporto psicologico per gli insegnanti, serve un serio processo di formazione. Abbiamo un anno davanti che può cambiare tutto. Un anno di reskilling. Ecco perché insisto sulla necessità di non fermarci con la mente a quello che accadrà a settembre".
Reskilling, cioè riqualificazione. Per arrivare a che cosa?
"Per dirne una, al gaming. I videogame sono usati per l'educazione in tutte le scuole del mondo. Inoltre l'incrocio tra intelligenza artificiale e big data è cruciale, come bene sappiamo a Bologna che sul fronte dei supercalcolatori è all'avanguardia: per esempio puoi simulare un'auto e su quella testare le gomme, qui c'è un'impresa che lo fa davvero. La didattica a distanza, poi, serve per valutare lo stato di apprendimento dei ragazzi".
E la nostra vecchia scuola che fine farà? Perderemo il corsivo, e tutti si lagneranno.
"A parte che sui tablet si può scrivere in corsivo benissimo, siamo alluvionati di informazioni. La scuola deve diventare più scuola di prima. Insegnare la consapevolezza, fare crescere le capacità di critica, di judgment, come lo chiamava Adam Smith...".
Ancora.
"...Però deve essere calata nella realtà. Un conto è la Valle d'Aosta, un altro è il Sud".
Dove, detto per inciso, la connessione internet spesso fa piangere.
"Ma questo non può essere imputato alla scuola, né alla task force. È il sistema Paese a essere in grave ritardo. E mi preme dire che, per non restare impantanati in questa tragedia, abbiamo un solo modo: fare comunità. I ragazzi devono uscire dalle scuole, ritrovarsi nei luoghi della vita pubblica. Il distanziamento sociale ci sfida a inventare una nuova socialità, che passi attraverso Patti educativi di comunità. Funzionano, sa? Lo abbiamo già fatto".
Quando? Dove?
"Maggio 2012, terremoto dell'Emilia-Romagna. Gli esami di maturità si svolsero nelle tende, nei bar, perché un'intera comunità collaborò e si mise a disposizione. Le regalo questo video, La ricostruzione delle scuole dell'Emilia, e capirà. Gli edifici erano inagibili, ma non si perse un giorno e ora di dicembre erano già tutti in classe".
Il "modello Bologna" esportato in tutta Italia: questa è la sua idea.
"Si vede che siamo bravi. Ma non mi faccia dire... Gli amministratori emiliani sembrano sempre i primi della classe e sono mal sopportati".
Però lo scorso 8 giugno, all'audizione in Commissione cultura, i deputati presenti le hanno chiesto di avere più coraggio.
"Forse si aspettavano che parlassi di mascherine e di distanziamento. Ma non è il mio ruolo. Ho risposto dicendo: io sono semplicemente un tecnico, siete voi, governo e parlamento, a dovere avere coraggio e a prendervi la responsabilità di decidere. Il tempo è nelle vostre mani".
Un tecnico che, a quanto si dice, il Pd pare vorrebbe in viale Trastevere come ministro al prossimo giro. O forse lei pensa al Senato?
"Ho fatto l'assessore per dieci anni, ora questa esperienza della task force. Se te lo chiedono, devi metterti a disposizione. Come un medico che ogni tanto deve andare in corsia. Ma quando avrò finito qui, me ne tornerò al mio lavoro di docente. E poi non mi sembra che le elezioni siano alle porte".
Sul Venerdì del 19 giugno 2020
Ma intanto siamo qui a farci domande molto pratiche. Per esempio, il plexiglas in classe lei l'ha mai considerato un'ipotesi realistica?
"Se un preside bergamasco disperato, con tutto quello che è successo laggiù, scegliesse questa soluzione, non potrei biasimarlo. Ma certo il plexiglas non appartiene alla logica con la quale abbiamo lavorato, che è quella di una scuola aperta, coesa, inclusiva. E poi non rientra nemmeno nelle indicazioni del Comitato tecnico-scientifico".
Che cosa pensa, invece, di questa maturità?
"Non era nel perimetro del mio lavoro".
Mini classi. Mensa sì. Anzi no. Lezioni nei boschi, forse. Plexiglas sì. Anzi no. Si poteva evitare questa gran confusione?
"La domanda è mal posta".
Dica lei allora.
"Gli strumenti che abbiamo suggerito sono due: autonomia scolastica e semplificazione. Sono i singoli istituti e le famiglie a dover decidere. Una scuolina della Valle D'Aosta, con magari 8 alunni, non avrà mai bisogno dei doppi turni. Stessa cosa nelle campagne, dove si registra in modo più marcato la caduta demografica. E comunque io ho studiato con i doppi turni perché a Ferrara c'era un solo liceo scientifico e le assicuro che non è per forza una tragedia. Poi, autonomia significa anche autonomia finanziaria. Oggi per qualsiasi spesa sopra i cinquemila euro le scuole devono fare le gare. Qui bisogna semplificare perché se un dirigente ha bisogno di comprare le mascherine, dico per dire, o di compiere un adeguamento edilizio, deve poterlo fare subito, adesso. Altrimenti a settembre non saremo pronti. Poi servono altri docenti: circa il 15 per cento in più secondo i nostri calcoli".
A giorni consegnerete la relazione finale. Sarà un progetto di riforma?
"No. Il nostro mandato è chiaro: fornire idee e proposte, stop".
E dunque?
"Ci sarà molto sul rapporto scuola-sviluppo. Sono un economista industriale e ho sempre presenti i capisaldi dell'economia classica. Adam Smith, Ricardo...".
La prendiamo alla lontana.
"Ho avuto la fortuna di essermi trovato in Cina nel 1984, quando ancora non era di moda, per studiarne il modello scolastico. Sa cosa mi colpì? Facevano investimenti massicci nella scuola di base e nella università. È questa la lezione: spingere sull'istruzione significa prepararsi allo sviluppo, è la formazione a produrre il cambiamento. Noi non abbiamo la percezione del rivolgimento epocale avvenuto in questi anni. Guardi questo grafico. Fino al 2000, l'economia è andata avanti con una certa linearità. Poi, ecco la Cina e la fase dei grandi scossoni. La crisi di Lehman Brothers... Da noi nel 2012 lo spread è altissimo. Ma il 2012 è soprattutto l'anno del passaggio dal 3G al 4G: il telefono si trasforma in un computer, che riceve e trasmette dati. Allo scoppio della pandemia, i nostri studenti erano già tutti in quel mondo lì. Ma gli insegnanti, loro, invece no...".
Ecco, torniamo alla scuola.
"In questi mesi abbiamo assistito a una digitalizzazione massiccia, del tutto imprevista, dei docenti. Per molti è stato uno stress inaudito, considerato che un terzo ha più di 50 anni e che tutti sono nati prima del 2000, esattamente come tutti i nostri studenti sono nati nel nuovo millennio. Ma la didattica a distanza non è fare lezione in streaming, anzi. Questo salto enorme, al quale siamo stati costretti tirati per i capelli, alla fine può farci uscire più forti. Solo che dobbiamo crederci. Insieme a un indispensabile supporto psicologico per gli insegnanti, serve un serio processo di formazione. Abbiamo un anno davanti che può cambiare tutto. Un anno di reskilling. Ecco perché insisto sulla necessità di non fermarci con la mente a quello che accadrà a settembre".
Reskilling, cioè riqualificazione. Per arrivare a che cosa?
"Per dirne una, al gaming. I videogame sono usati per l'educazione in tutte le scuole del mondo. Inoltre l'incrocio tra intelligenza artificiale e big data è cruciale, come bene sappiamo a Bologna che sul fronte dei supercalcolatori è all'avanguardia: per esempio puoi simulare un'auto e su quella testare le gomme, qui c'è un'impresa che lo fa davvero. La didattica a distanza, poi, serve per valutare lo stato di apprendimento dei ragazzi".
E la nostra vecchia scuola che fine farà? Perderemo il corsivo, e tutti si lagneranno.
"A parte che sui tablet si può scrivere in corsivo benissimo, siamo alluvionati di informazioni. La scuola deve diventare più scuola di prima. Insegnare la consapevolezza, fare crescere le capacità di critica, di judgment, come lo chiamava Adam Smith...".
Ancora.
"...Però deve essere calata nella realtà. Un conto è la Valle d'Aosta, un altro è il Sud".
Dove, detto per inciso, la connessione internet spesso fa piangere.
"Ma questo non può essere imputato alla scuola, né alla task force. È il sistema Paese a essere in grave ritardo. E mi preme dire che, per non restare impantanati in questa tragedia, abbiamo un solo modo: fare comunità. I ragazzi devono uscire dalle scuole, ritrovarsi nei luoghi della vita pubblica. Il distanziamento sociale ci sfida a inventare una nuova socialità, che passi attraverso Patti educativi di comunità. Funzionano, sa? Lo abbiamo già fatto".
Quando? Dove?
"Maggio 2012, terremoto dell'Emilia-Romagna. Gli esami di maturità si svolsero nelle tende, nei bar, perché un'intera comunità collaborò e si mise a disposizione. Le regalo questo video, La ricostruzione delle scuole dell'Emilia, e capirà. Gli edifici erano inagibili, ma non si perse un giorno e ora di dicembre erano già tutti in classe".
Il "modello Bologna" esportato in tutta Italia: questa è la sua idea.
"Si vede che siamo bravi. Ma non mi faccia dire... Gli amministratori emiliani sembrano sempre i primi della classe e sono mal sopportati".
Però lo scorso 8 giugno, all'audizione in Commissione cultura, i deputati presenti le hanno chiesto di avere più coraggio.
"Forse si aspettavano che parlassi di mascherine e di distanziamento. Ma non è il mio ruolo. Ho risposto dicendo: io sono semplicemente un tecnico, siete voi, governo e parlamento, a dovere avere coraggio e a prendervi la responsabilità di decidere. Il tempo è nelle vostre mani".
Un tecnico che, a quanto si dice, il Pd pare vorrebbe in viale Trastevere come ministro al prossimo giro. O forse lei pensa al Senato?
"Ho fatto l'assessore per dieci anni, ora questa esperienza della task force. Se te lo chiedono, devi metterti a disposizione. Come un medico che ogni tanto deve andare in corsia. Ma quando avrò finito qui, me ne tornerò al mio lavoro di docente. E poi non mi sembra che le elezioni siano alle porte".
Sul Venerdì del 19 giugno 2020