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Piazza Mantegna, a Mantova, lo scorso settembre durante il Festival della letteratura (Alamy/ Ipa) 

Quest'anno il festival lo facciamo strano

Da Pordenone a Mantova, da Rimini a Taormina, ecco come amministratori e organizzatori stanno ripensando gli eventi culturali. Che per le piccole città sono un brand
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Torneranno, questo è certo. L’unico dubbio è come. Niente file fuori dai teatri, niente piazze gremite, niente conversazioni a notte fonda ai tavolini di un bar ancora aperto perché le norme di contenimento del virus lo impediranno. Quest’estate non ci sarà il popolo dei festival così come lo abbiamo conosciuto negli anni. Niente firmacopie e camminate frettolose da un palazzo storico all’altro per vedere se qualcuno ha rinunciato e magari si riesce a entrare. Si andrà all’appuntamento dopo aver prenotato online. Ci si siederà a distanza, all’aperto, e a volte si ascolteranno ospiti parlare in streaming. Sarà così a Mantova, a Pordenone, a Taormina, a Sarzana… Sarà così in tutte le piccole-grandi città dei festival perché nessuna vuole rinunciare. È una questione di immagine, reputazione e mercato – offerta e domanda si incontrano, le vendite dei…
Torneranno, questo è certo. L’unico dubbio è come. Niente file fuori dai teatri, niente piazze gremite, niente conversazioni a notte fonda ai tavolini di un bar ancora aperto perché le norme di contenimento del virus lo impediranno. Quest’estate non ci sarà il popolo dei festival così come lo abbiamo conosciuto negli anni. Niente firmacopie e camminate frettolose da un palazzo storico all’altro per vedere se qualcuno ha rinunciato e magari si riesce a entrare. Si andrà all’appuntamento dopo aver prenotato online. Ci si siederà a distanza, all’aperto, e a volte si ascolteranno ospiti parlare in streaming. Sarà così a Mantova, a Pordenone, a Taormina, a Sarzana… Sarà così in tutte le piccole-grandi città dei festival perché nessuna vuole rinunciare. È una questione di immagine, reputazione e mercato – offerta e domanda si incontrano, le vendite dei libri aumentano, gli organizzatori misurano il polso al consumatore colto, alberghi e ristoranti si riempiono – ma anche di comunità: decine di migliaia di persone che da anni si incontrano per ragionare di letteratura, filosofia, creatività, economia e politica non possono essere lasciate sole.

«Non saremo gli stessi di sempre, stiamo inventando formule nuove, estrose, che ci permettano di tornare in totale sicurezza». Marzia Corraini, editrice tra i fondatori del Festivaletteratura, spiega che esserci è fondamentale. «Torneremo a Mantova nelle date previste, dal 9 al 13 settembre. Per farlo stiamo lavorando a più cartelloni: solo digitale se dovesse esserci una nuova chiusura, totalmente dal vivo anche se con un cartellone meno affollato e un mix di entrambi. Ci prepariamo per ogni circostanza perché non riusciamo a immaginare di saltare un’edizione». Non questa, la prima senza Luca Nicolini, il libraio che nel ’97 trasformò l’amore per i libri in una festa. Non adesso, che il distanziamento sociale sembra mettere in crisi l’anima dei festival culturali: incontrarsi, discutere, condividere. L’anno scorso a Mantova erano 120 mila persone, a Pordenone 130 mila.

«Ma non è solo una questione di numeri», spiega Gian Mario Villalta, scrittore e direttore artistico di Pordenonelegge. «Certi appuntamenti fanno parte della città in cui sono nati, saltare il turno significa lasciare un vuoto». I suoi angeli in maglietta gialla, età media 21 anni, sono pronti ad accogliere gli autori e il pubblico, a garantire la festa pur rispettando le regole imposte dal coronavirus. «I più anziani» scherza Villalta «sono arrivati da noi adolescenti e adesso portano i figli». Sul sito della manifestazione il conto alla rovescia è iniziato: appuntamento dal 16 al 20 settembre.

Altre rassegne pur di esserci hanno cambiato data. Il Festival dell’Economia di Trento è stato rinviato a settembre, ma nel frattempo ha pensato a un’estate in streaming: appuntamenti giornalieri per affrontare le grandi questioni che la pandemia ha messo al centro del dibattito pubblico. Si chiama resistenza digitale e la stanno praticando in molti, dal festival della Comunicazione di Camogli a quello di Filosofia di Modena. Lo ha fatto anche il Salone del Libro di Torino, una edizione online in attesa di quella dal vivo che quando si farà sarà quella dei bogianen, dice il presidente del Circolo dei Lettori Giulio Biino, «l’appellativo dei torinesi che non si muovono, fermi, caparbi e determinati».

C’è poi Taobuk, rassegna ispirata alla tradizione culturale di Taormina, meta prediletta di scrittori e artisti, da Tennessee Williams a Truman Capote e Greta Garbo, era in programma dal 18 al 22 giugno. Non una edizione qualsiasi, ma quella del decennale. «Il virus ci ha costretto a cambiare programma. Alcuni appuntamenti slittano al 2021, altri occuperanno il Teatro Greco e diversi altri luoghi della città siciliana dall’1 al 4 ottobre. L’idea è quella di una edizione ponte».

Rimini dice: vietato fermarsi. E così non rinuncia all’UlisseFest, rassegna di Lonely Planet dedicata al viaggio: «Sembravano colpiti a morte sia i viaggi fisici che l’idea stessa di viaggio» commenta il sindaco Andrea Gnassi, «ma il mare aperto, la sfida alla certezza del già conosciuto, sono più forti perché fanno parte dell’anima delle persone». Appuntamento dal 28 al 30 agosto per guardare oltre i confini, non solo geografici, di questi giorni. Buon viaggio, si ricomincia dai festival.

Sul Venerdì del 12 giugno 2020