Black power. Parla Robert Johnson, il primo miliardario nero americano
Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni , di MANUELA CAVALIERI E DONATELLA MULVONIAmico di Spike Lee, critica Biden, dà consigli a Trump. E chiede 14 trilioni di risarcimento per gli afroamericani. Intervista
WASHINGTON. È tempo che l'America saldi il debito con la comunità nera. Non parliamo della "cambiale" di giustizia e uguaglianza di cui chiedeva conto Martin Luther King nel suo celebre I have a dream. Il magnate afroamericano Robert Johnson è più pratico. È convinto che il governo federale debba sborsare 14 trilioni di dollari per riparare al danno fatto agli afroamericani durante gli oltre 200 anni di schiavitù, seguiti poi dall'era buia della segregazione e della discriminazione sociale, economica e legislativa. "Questo è il momento giusto" ci dice, entrando in un dibattito ricorrente negli Stati Uniti, rilanciato puntualmente a sinistra ad ogni tornata elettorale: "Non si tratta solo di espiare il peccato originale di questa nazione. Una riparazione è necessaria perché il nostro Paese sia all'altezza di quello che un tempo si chiamava eccezionalismo americano". Un sasso intenzi…
WASHINGTON. È tempo che l'America saldi il debito con la comunità nera. Non parliamo della "cambiale" di giustizia e uguaglianza di cui chiedeva conto Martin Luther King nel suo celebre I have a dream. Il magnate afroamericano Robert Johnson è più pratico. È convinto che il governo federale debba sborsare 14 trilioni di dollari per riparare al danno fatto agli afroamericani durante gli oltre 200 anni di schiavitù, seguiti poi dall'era buia della segregazione e della discriminazione sociale, economica e legislativa. "Questo è il momento giusto" ci dice, entrando in un dibattito ricorrente negli Stati Uniti, rilanciato puntualmente a sinistra ad ogni tornata elettorale: "Non si tratta solo di espiare il peccato originale di questa nazione. Una riparazione è necessaria perché il nostro Paese sia all'altezza di quello che un tempo si chiamava eccezionalismo americano". Un sasso intenzionalmente lanciato in acque agitatissime. La nazione è infiammata dalle proteste scoppiate a seguito della morte a Minneapolis di George Floyd, il quarantaseienne afroamericano ucciso da un agente nonostante non avesse opposto resistenza all'arresto; l'ennesimo caso di violenza della polizia ai danni di un nero disarmato.
A 74 anni, Johnson può permettersi il lusso di cantare fuori dal coro. Di umili origini, è nato in Mississippi da padre agricoltore e madre maestra e si è specializzato in affari pubblici a Princeton. Nel 2001 è stato il primo afroamericano a conquistare il titolo di miliardario nella classifica di Forbes. Imprenditore visionario, nel 1980 fonda la Bet, Black Entertainment Television, dopo aver chiesto un prestito di 15 mila dollari. La rete televisiva di cultura e intrattenimento, dedicata al pubblico nero, arriva nelle case di quasi 90 milioni di telespettatori. La sua vendita nel 2001 al colosso Viacom lo consacra nell'olimpo dei paperoni d'America. Oggi l'imprenditore è a capo della holding RLJ Companies e si gode il successo tra California, Florida e Maryland. Quando non lavora, segue le gesta dei Dallas Cowboys. Al cinema, invece, preferisce Quentin Tarantino e Morgan Freeman. O il suo caro amico Spike Lee, "regista con una causa". Democratico centrista, pur apprezzando Donald Trump nel 2016 appoggiò Hillary Clinton.
Signor Johnson, lei incarna il sogno americano. Si sente un esempio per la comunità nera?
"C'è sempre stato e ci sarà sempre un gruppo di afroamericani che raggiungerà una grande ricchezza. Un benessere legato però a un talento innato, straordinario, non ad una modalità tradizionale di accumulo di capitale. Per raggiungere pari opportunità si deve prima sanare il gap economico che divide le due società americane, quella bianca e quella nera. Per questo io propongo un trasferimento di ricchezza, un investimento che si tramuterà in un cambio radicale. Il risarcimento è un concetto storicamente accettato. Pensate a quanto accadde nella Germania postbellica: si stabilì una forma di riparazione per gli ebrei".
Basterebbero davvero questi soldi a eliminare il gap?
"Perché non provare, visto che le strade tentate fino ad ora non hanno dato risultati? Il benessere economico è stato praticamente rubato. L'America ha costruito la sua ricchezza sul lavoro gratuito degli schiavi. Chiunque poteva avere una piantagione e produrre cotone, mais, senza preoccuparsi dei costi della manodopera. Dopo la guerra civile, la discriminazione ha impedito agli afroamericani di studiare. E l'istruzione prepara la strada alla prosperità, anche economica. Se non hai sufficiente ricchezza, non puoi permetterti di avere risparmi o una casa, ovvero la principale risorsa di benessere della classe media".
Quattordici trilioni. Come li ha conteggiati? E chi dovrebbe sborsarli?
"Il patrimonio medio di una famiglia americana bianca si aggira intorno ai 170 mila dollari (circa 150 mila euro), quello di una nera si ferma a 17 mila. Secondo i nostri calcoli, per colmare il gap, livellare il grado di benessere e di istruzione e il potere di acquisto dei 40 milioni di cittadini afroamericani, occorrono circa 350 mila dollari pro capite, spalmati in 20 o 30 anni. Pagheranno i contribuenti che già finanziano programmi sociali di assistenza, buoni pasto, sanità pubblica. Non è un problema di fondi, ma di mentalità".
Eppure Donald Trump ha detto di aver fatto per la comunità nera più di qualsiasi altro presidente.
"Ed è vero, ma non serviva fare molto perché accadesse. Un luminare come Cornel West ci ha ricordato che il movimento Black Lives Matter è nato negli anni in cui c'erano tre afroamericani in posizioni cruciali: il Presidente e i ministri della Giustizia e della Sicurezza nazionale. Sotto Trump, prima della pandemia, la disoccupazione dei neri era ai minimi record".
In passato ha avuto parole di apprezzamento per Trump. Come giudica la gestione delle proteste di queste settimane?
"L'ho elogiato per i risultati delle politiche economiche e quando ha fatto bene per la comunità afroamericana. Per quanto riguarda quello che sta succedendo ora, ho l'impressione che Trump stia mostrando i muscoli, che senta la necessità di prendere una posizione di forza. Se volesse davvero abbracciare la comunità dovrebbe garantirle più accesso al benessere. Quando l'ho incontrato, appena eletto, gli feci presente che aveva sbagliato a rivolgersi ai neri chiedendo loro cosa avessero da perdere dandogli una chance. Avrebbe dovuto spiegare cosa gli afroamericani avrebbero avuto da guadagnarci".
Ha invece duramente criticato per le sue affermazioni Joe Biden, l'ex vicepresidente e ora candidato democratico alle presidenziali.
"Ha dichiarato che chi vota per Trump non è davvero nero. Un esempio di paternalismo e superiorità bianca. È come se avesse detto: 'Io vi possiedo, mi dovete il vostro voto, decido io se siete neri o no'".
Lei voterà per Trump a novembre?
"Non rivelo il mio voto. Sceglierò il candidato che farà gli interessi dei neri".
Un pronostico?
"Trump rischia di perdere le elezioni, a meno che non accetti qualche consiglio. Gli darei volentieri i miei. Mi ha già dato ascolto su alcune idee. Ad esempio ha accolto una proposta, poi presa in carico dal ministero del Lavoro, volta ad aiutare gli afroamericani a risparmiare miliardi di dollari proteggendo i fondi pensionistici".
Dopo il lockdown, gli Stati Uniti fanno i conti anche con il coprifuoco. Che lettura ne dà?
"Le proteste non sono uno strumento nuovo. Ricordiamo i moti di Detroit nel '67 o quelli che seguirono l'assassinio di King nel '68. La morte tragica di Floyd è stata il fiammifero che ha innescato questo incendio. Sono partite le proteste e alcune persone, letteralmente perse emotivamente, approfittano delle manifestazioni. Si dicono: "Prendiamoci una rivincita, impossessiamoci delle cose materiali a cui ci è stato negato l'accesso". Esprimono la loro amarezza verso un sistema che preclude l'uguaglianza economica".
Violenze che rischiano di oscurare le proteste.
"La violenza è da condannare, ma bisogna andare alle motivazioni profonde. Ai giovani dico di continuare ad esprimere le proprie emozioni, a chiedere giustizia e uguaglianza. Ma, ragazzi, fatelo nel modo in cui lo fece Martin Luther King, in pace. Se usate la violenza non fate bene né a voi, né all'America nera. E neppure onorate la memoria di George Floyd. State solo dando credibilità a quell'America bianca che pensa di essere migliore di voi".
Sul Venerdì del 19 giugno 2020
A 74 anni, Johnson può permettersi il lusso di cantare fuori dal coro. Di umili origini, è nato in Mississippi da padre agricoltore e madre maestra e si è specializzato in affari pubblici a Princeton. Nel 2001 è stato il primo afroamericano a conquistare il titolo di miliardario nella classifica di Forbes. Imprenditore visionario, nel 1980 fonda la Bet, Black Entertainment Television, dopo aver chiesto un prestito di 15 mila dollari. La rete televisiva di cultura e intrattenimento, dedicata al pubblico nero, arriva nelle case di quasi 90 milioni di telespettatori. La sua vendita nel 2001 al colosso Viacom lo consacra nell'olimpo dei paperoni d'America. Oggi l'imprenditore è a capo della holding RLJ Companies e si gode il successo tra California, Florida e Maryland. Quando non lavora, segue le gesta dei Dallas Cowboys. Al cinema, invece, preferisce Quentin Tarantino e Morgan Freeman. O il suo caro amico Spike Lee, "regista con una causa". Democratico centrista, pur apprezzando Donald Trump nel 2016 appoggiò Hillary Clinton.
Signor Johnson, lei incarna il sogno americano. Si sente un esempio per la comunità nera?
"C'è sempre stato e ci sarà sempre un gruppo di afroamericani che raggiungerà una grande ricchezza. Un benessere legato però a un talento innato, straordinario, non ad una modalità tradizionale di accumulo di capitale. Per raggiungere pari opportunità si deve prima sanare il gap economico che divide le due società americane, quella bianca e quella nera. Per questo io propongo un trasferimento di ricchezza, un investimento che si tramuterà in un cambio radicale. Il risarcimento è un concetto storicamente accettato. Pensate a quanto accadde nella Germania postbellica: si stabilì una forma di riparazione per gli ebrei".
Basterebbero davvero questi soldi a eliminare il gap?
"Perché non provare, visto che le strade tentate fino ad ora non hanno dato risultati? Il benessere economico è stato praticamente rubato. L'America ha costruito la sua ricchezza sul lavoro gratuito degli schiavi. Chiunque poteva avere una piantagione e produrre cotone, mais, senza preoccuparsi dei costi della manodopera. Dopo la guerra civile, la discriminazione ha impedito agli afroamericani di studiare. E l'istruzione prepara la strada alla prosperità, anche economica. Se non hai sufficiente ricchezza, non puoi permetterti di avere risparmi o una casa, ovvero la principale risorsa di benessere della classe media".
Quattordici trilioni. Come li ha conteggiati? E chi dovrebbe sborsarli?
"Il patrimonio medio di una famiglia americana bianca si aggira intorno ai 170 mila dollari (circa 150 mila euro), quello di una nera si ferma a 17 mila. Secondo i nostri calcoli, per colmare il gap, livellare il grado di benessere e di istruzione e il potere di acquisto dei 40 milioni di cittadini afroamericani, occorrono circa 350 mila dollari pro capite, spalmati in 20 o 30 anni. Pagheranno i contribuenti che già finanziano programmi sociali di assistenza, buoni pasto, sanità pubblica. Non è un problema di fondi, ma di mentalità".
Eppure Donald Trump ha detto di aver fatto per la comunità nera più di qualsiasi altro presidente.
"Ed è vero, ma non serviva fare molto perché accadesse. Un luminare come Cornel West ci ha ricordato che il movimento Black Lives Matter è nato negli anni in cui c'erano tre afroamericani in posizioni cruciali: il Presidente e i ministri della Giustizia e della Sicurezza nazionale. Sotto Trump, prima della pandemia, la disoccupazione dei neri era ai minimi record".
In passato ha avuto parole di apprezzamento per Trump. Come giudica la gestione delle proteste di queste settimane?
"L'ho elogiato per i risultati delle politiche economiche e quando ha fatto bene per la comunità afroamericana. Per quanto riguarda quello che sta succedendo ora, ho l'impressione che Trump stia mostrando i muscoli, che senta la necessità di prendere una posizione di forza. Se volesse davvero abbracciare la comunità dovrebbe garantirle più accesso al benessere. Quando l'ho incontrato, appena eletto, gli feci presente che aveva sbagliato a rivolgersi ai neri chiedendo loro cosa avessero da perdere dandogli una chance. Avrebbe dovuto spiegare cosa gli afroamericani avrebbero avuto da guadagnarci".
Ha invece duramente criticato per le sue affermazioni Joe Biden, l'ex vicepresidente e ora candidato democratico alle presidenziali.
"Ha dichiarato che chi vota per Trump non è davvero nero. Un esempio di paternalismo e superiorità bianca. È come se avesse detto: 'Io vi possiedo, mi dovete il vostro voto, decido io se siete neri o no'".
Lei voterà per Trump a novembre?
"Non rivelo il mio voto. Sceglierò il candidato che farà gli interessi dei neri".
Un pronostico?
"Trump rischia di perdere le elezioni, a meno che non accetti qualche consiglio. Gli darei volentieri i miei. Mi ha già dato ascolto su alcune idee. Ad esempio ha accolto una proposta, poi presa in carico dal ministero del Lavoro, volta ad aiutare gli afroamericani a risparmiare miliardi di dollari proteggendo i fondi pensionistici".
Dopo il lockdown, gli Stati Uniti fanno i conti anche con il coprifuoco. Che lettura ne dà?
"Le proteste non sono uno strumento nuovo. Ricordiamo i moti di Detroit nel '67 o quelli che seguirono l'assassinio di King nel '68. La morte tragica di Floyd è stata il fiammifero che ha innescato questo incendio. Sono partite le proteste e alcune persone, letteralmente perse emotivamente, approfittano delle manifestazioni. Si dicono: "Prendiamoci una rivincita, impossessiamoci delle cose materiali a cui ci è stato negato l'accesso". Esprimono la loro amarezza verso un sistema che preclude l'uguaglianza economica".
Violenze che rischiano di oscurare le proteste.
"La violenza è da condannare, ma bisogna andare alle motivazioni profonde. Ai giovani dico di continuare ad esprimere le proprie emozioni, a chiedere giustizia e uguaglianza. Ma, ragazzi, fatelo nel modo in cui lo fece Martin Luther King, in pace. Se usate la violenza non fate bene né a voi, né all'America nera. E neppure onorate la memoria di George Floyd. State solo dando credibilità a quell'America bianca che pensa di essere migliore di voi".
Sul Venerdì del 19 giugno 2020