Una vecchiaia di acciacchi e ottimismo
Natalia Aspesi , di NATALIA ASPESIDalla rubrica "Questioni di cuore"
"Non concordo con la sua verità: la vecchiaia non è orribile. Anche se più giovane di lei sono anche io in quella fase della vita, ed oggi, imbottito di farmaci e con molti acciacchi, valuto con curiosità l'eventualità di avere davanti ancora un tempo non breve. Sono vissuto da pessimista e mi scopro inaspettatamente ottimista e comunque realista. Con una prospettiva di sopravvivenza centenaria e oltre, piangerci addosso non serve. Accolgo con stizza i piccoli malanni che quotidianamente si aggiungono al fardello ma, reduce da patologie anche recenti per cui mi si dava spacciato, affronto con curiosità, questa la chiave, il futuro. La quarantena mi ha costretto visto il mio fortunato mestiere di contadino (mi piace questo termine che condivide l'etimologia con titoli nobiliari) a riprendere con prudenza che non era mia, attività abbandonate da anni. Insieme al lavoro manuale anche l'attività intellettuale ha pres…
"Non concordo con la sua verità: la vecchiaia non è orribile. Anche se più giovane di lei sono anche io in quella fase della vita, ed oggi, imbottito di farmaci e con molti acciacchi, valuto con curiosità l'eventualità di avere davanti ancora un tempo non breve. Sono vissuto da pessimista e mi scopro inaspettatamente ottimista e comunque realista. Con una prospettiva di sopravvivenza centenaria e oltre, piangerci addosso non serve. Accolgo con stizza i piccoli malanni che quotidianamente si aggiungono al fardello ma, reduce da patologie anche recenti per cui mi si dava spacciato, affronto con curiosità, questa la chiave, il futuro. La quarantena mi ha costretto visto il mio fortunato mestiere di contadino (mi piace questo termine che condivide l'etimologia con titoli nobiliari) a riprendere con prudenza che non era mia, attività abbandonate da anni. Insieme al lavoro manuale anche l'attività intellettuale ha preso nuovo stimolo. Faccio progetti di futuro per la mia azienda, accetto le distanze dai figli e la mancanza di nipoti, ma lavoro per chi mi succederà anche se non lo conosco. I nostri vecchi con arguzia dicevano "la vecchiaia la viene diciannove mancamenti e la gocciola al naso che fa venti".
Paolo
Le pare niente la goccia al naso? Per di più con la mascherina? Insomma lei mi ha preso troppo sul serio. Se ho definito orribile la vecchiaia, è proprio per piccoli fastidi comunque inevitabili, come appunto la goccia al naso. Per il resto anche io mi diverto, purché sia sola: con i libri e il pc, e nessuno che mi fissi con affetto e lo sguardo preoccupato. E copiando ricette di risottini con le noci e spaghetti al gorgonzola, da servire agli amici. Io non mi sono mai pianta addosso, anzi in vecchiaia ho trovato l'assoluta serenità dell'egoismo. Basta me. Ha ragione, la clausura, per chi non smania di star sempre fuori, è stato un modo per ritrovare sé stessi e pensare agli altri proprio perché lontani. Lei fa un mestiere bellissimo, più che il contadino, credo si occupi di un'azienda che produce quelle meraviglie che sono le basi del vivere bene, i prodotti della campagna e la loro lavorazione. Guardando certi programmi televisivi, i soli che ancora seguo avendo abbandonato del tutto politica, film e fiction, c'è il piacere di conoscere tanti giovani dall'aria molto informata, che allevano capre e fanno formaggi, riscoprono vecchi mulini e producono farine come cent'anni fa, orti perfetti per tornare a coltivare qualità di verdure abbandonate e squisite. Via appunto dalla pazza folla, in luoghi italiani di bellezza unica. E le assicuro, pur in un appartamento di Milano, mi godo il futuro del nostro Paese cui lei sta collaborando con molta serenità e impegno.
Sul Venerdì del 19 giugno 2020
Paolo
Le pare niente la goccia al naso? Per di più con la mascherina? Insomma lei mi ha preso troppo sul serio. Se ho definito orribile la vecchiaia, è proprio per piccoli fastidi comunque inevitabili, come appunto la goccia al naso. Per il resto anche io mi diverto, purché sia sola: con i libri e il pc, e nessuno che mi fissi con affetto e lo sguardo preoccupato. E copiando ricette di risottini con le noci e spaghetti al gorgonzola, da servire agli amici. Io non mi sono mai pianta addosso, anzi in vecchiaia ho trovato l'assoluta serenità dell'egoismo. Basta me. Ha ragione, la clausura, per chi non smania di star sempre fuori, è stato un modo per ritrovare sé stessi e pensare agli altri proprio perché lontani. Lei fa un mestiere bellissimo, più che il contadino, credo si occupi di un'azienda che produce quelle meraviglie che sono le basi del vivere bene, i prodotti della campagna e la loro lavorazione. Guardando certi programmi televisivi, i soli che ancora seguo avendo abbandonato del tutto politica, film e fiction, c'è il piacere di conoscere tanti giovani dall'aria molto informata, che allevano capre e fanno formaggi, riscoprono vecchi mulini e producono farine come cent'anni fa, orti perfetti per tornare a coltivare qualità di verdure abbandonate e squisite. Via appunto dalla pazza folla, in luoghi italiani di bellezza unica. E le assicuro, pur in un appartamento di Milano, mi godo il futuro del nostro Paese cui lei sta collaborando con molta serenità e impegno.
Sul Venerdì del 19 giugno 2020