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C’è chi ha paragonato i soldi stanziati per la crisi da pandemia al Piano Marshall con cui gli Usa contribuirono alla ricostruzione dell’Europa dopo la Seconda guerra mondiale: nella foto, arrivo di sacchi di zucchero (Keystone/ Getty Images) 

I trucchi dei furbetti del Covid-19 per prendere i soldi anticrisi

I 300 miliardi di euro per le imprese piegate dalla pandemia sono un’occasione ghiotta. E c'è chi sa molto bene come muoversi. Parola di magistrati
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Trucchetto facile, rischio bassissimo. Poniamo che si punti ad ottenere il prestito di 25 mila euro per la crisi Covid-19 senza averne i requisiti. Nessun problema, la banca, anche sollecitata dalla pressione politica, paga (tanto c'è la garanzia dello Stato al 100 per cento) e basta solo un'autocertificazione che dica che non sei soggetto a misure antimafia, e com'è noto non capita spesso che un mafioso dichiari di esserlo. Si va sulla fiducia. Per maggior sicurezza, però, qualcuno ha inserito nel Decreto Rilancio del governo una precisazione. È infatti stabilito che se imbrogli, prendi i soldi e tagli la corda, si applicherà un preciso articolo del codice penale, il 316 ter. Questo articolo di legge punisce con un minimo di sei mesi di prigione (mano leggera) l'imbroglione, ma se incassa soldi "erogati dallo Stato". Non i fondi "garantiti dallo Stato". E in questo caso non è lo Stato che paga direttamente.…
Trucchetto facile, rischio bassissimo. Poniamo che si punti ad ottenere il prestito di 25 mila euro per la crisi Covid-19 senza averne i requisiti. Nessun problema, la banca, anche sollecitata dalla pressione politica, paga (tanto c'è la garanzia dello Stato al 100 per cento) e basta solo un'autocertificazione che dica che non sei soggetto a misure antimafia, e com'è noto non capita spesso che un mafioso dichiari di esserlo. Si va sulla fiducia. Per maggior sicurezza, però, qualcuno ha inserito nel Decreto Rilancio del governo una precisazione. È infatti stabilito che se imbrogli, prendi i soldi e tagli la corda, si applicherà un preciso articolo del codice penale, il 316 ter. Questo articolo di legge punisce con un minimo di sei mesi di prigione (mano leggera) l'imbroglione, ma se incassa soldi "erogati dallo Stato". Non i fondi "garantiti dallo Stato". E in questo caso non è lo Stato che paga direttamente. Lo Stato offre solo una garanzia. E poiché la lettera della legge è sacra, le possibilità di farla franca sono ottime.

FINANZIAMENTO DALLE BANCHE
Mentre il governo elaborava i suoi Stati Generali dell'economia, un esercito di delinquenti più o meno organizzati mobilitava avvocati e commercialisti per inserirsi nelle pieghe della più imponente distribuzione di soldi (circa 300 miliardi) mai vista in Italia dal Piano Marshall del dopoguerra (1 miliardo 204 milioni di dollari dal 1948 al 1950) dando vita a una sorta di "Stati Generali della depredazione di risorse pubbliche". Così, poco meno di un mese fa una settantina di magistrati specializzati in reati economici, un po' per scambiarsi esperienze e un po' per condividere qualche attimo di sconforto, si sono riuniti in un incontro telematico e semicarbonaro organizzato dalla corrente di Magistratura Democratica: che fare per porre un argine all'assalto alla diligenza? Gli squali sono animali fantasiosi e applicano modelli criminali in continua evoluzione. Ne esiste una bibliografia sconfinata, e poiché il governo ha deciso di privilegiare la velocità di distribuzione dei fondi al rigore dei controlli il banchetto si annuncia ricco e gustoso. Se poi dovessero arrivare, oltre agli stanziamenti caricati sul deficit italiano, i miliardi del Recovery Fund Next Generation dell'Unione Europea (170 miliardi) ci sarà davvero da leccarsi i baffi. I campanelli squillano. Basta dare un'occhiata alle richieste di finanziamento ricevute fino al 10 giugno dal Mediocredito Centrale. È complicato spiegare come sia possibile che a Salerno (al 12 giugno) siano state presentate circa 8.649 domande per il prestito da 25 mila euro e a Monza, area ad alta concentrazione di imprese, appena 195 in più (8.844). Torino, città industriale per eccellenza, registra 19.796 richieste e Napoli 18.644. Dalla Calabria sono arrivate 14.789 domande e dalla Liguria 13.242, oltre 1.500 in meno. Le stesse discrepanze si misurano sui finanziamenti del Fondo di Garanzia per gli importi oltre i 25 mila euro (a fondo perduto garantiti dallo Stato alle imprese ) e considerata la diversa intensità economica delle regioni i dati sono imbarazzanti.

CREDITO DI IMPOSTA
Nei decreti del governo brilla per la sua frequenza quella magica espressione che è "credito di imposta" (per le spese sostenute dalle aziende per adattare gli impianti di produzione all'emergenza Covid-19, crediti di imposta riconosciuti con l'ecobonus per ristrutturazioni edilizie e energetiche). "Le compensazioni fittizie con i crediti di imposta sono lo strumento più utilizzato per truffare lo Stato, più ancora dell'emissione di fatture false" spiega Emanuela Massenz, procuratrice aggiunta presso il tribunale di Monza. La stangata si tira così. Un'impresa deve allo Stato o all'Inps una certa somma, poniamo 100 mila euro di imposte o contributi previdenziali per i dipendenti. Una società di consulenza o uno studio professionale truffaldino dice all'imprenditore: "Ti vendo a 50 mila euro il mio credito di imposta che ne vale 100 mila". A quel punto, l'imprenditore, magari non del tutto consapevole (o consapevolissimo), è contento di essersela cavata con metà della somma e ha ristorato i suoi bilanci. Lo studio professionale cosa fa? Passa all'impresa un pezzo di carta, un modello F24 di quelli che tutti usano per pagare le tasse, del tutto fasullo, affermando di aver diritto a un credito di imposta e si gode i 50 mila euro che ha incassato dall'imprenditore. Chiude la sua società, ne apre un'altra e ricomincia. Naturalmente si tratta di professionisti di rango perché la truffetta del credito di imposta, per esempio con l'ecobonus del governo, si può fare anche su scala ridotta. Programmo lavori di miglioramento energetico a casa, vado in banca a farmi anticipare i soldi, ottengo un credito di imposta del 110 per cento come prevede il Decreto Rilancio, lo restituisco alla banca che ci guadagna qualcosa (il 10 per cento) incassandolo dallo Stato, e mi tengo i soldi cash senza fare i lavori. Nel febbraio 2019 il giudice milanese Roberto Arnaldi ha condannato una commercialista milanese, Michela Miorelli, in base alle indagini della pm Donata Costa. Piuttosto nota nell'ambiente professionale, Miorelli avrebbe messo su con un pugno di complici un giro di affari di crediti di imposta farlocchi per oltre 42 milioni di euro con una festicciola di società tra le quali spicca, se non altro per senso dell'umorismo, la Multipay s.r.l., nel senso che erano davvero in molti a pagarla. Ovviamente i milioni sono spariti. Però alla Miorelli (condannata) hanno confiscato la Smart.

CAMBIO DEI TITOLARI DELLE SOCIETÀ
Un'altra spia rossa che segnala pericolo è nell'improvviso cambio dei titolari di una società. Con l'emergenza Covid-19 molte aziende sono sull'orlo del precipizio pur possedendo ancora un marchio rispettato e rispettabile. Un truffatore occhiuto e con disponibilità finanziarie si fa avanti per rilevare le quote societarie, con le buone o, in qualche caso, con le cattive. Da qui, potendo sbandierare un marchio credibile, comincia a acquistare beni vari. Il meccanismo è ben spiegato in un'altra inchiesta curata dalla procuratrice aggiunta di Monza Manuela Massenz sulla Arno Autonoleggi e finita con una serie di sostanziose condanne. Cosa fa una società di autonoleggio? Ovviamente noleggia mezzi e quindi li compra anche. Così, appena conquistata la società, gli amministratori hanno cominciato ad acquistare vetture, enormi gru da cantiere, sistemi satellitari di navigazione stradale e tutto ciò che può essere attinente agli scopi sociali. Solo che qui lo scopo sociale era di: a) ricevere in consegna i beni ordinati; b) non pagarli mai; c) rivenderseli immediatamente al nero. Così sono finite in Libia otto autogru del valore medio di 150 mila euro ciascuna, 96 sistemi di navigazione satellitare Garmin, 12 mila euro di fotocopiatrici, 2 grandi gommoni motorizzati da 798 mila euro, 20 computer, 100 mila euro di benzina, 20 mila di buoni pasto, 270 mila euro di automobili (Mercedes, Bmw e Suzuki) e, ciliegina, un motorino. Un bel malloppo. "Se penso alla quantità di soldi che rischia di finire nelle mani sbagliate per l'emergenza mi sento male", ci dice Massenz. E aggiunge Stefano Musolino, pm della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, che tra i crediti di imposta fasulli e le truffe allo Stato ci vive tutti i giorni: "Dai crediti tributari e previdenziali incagliati, che lo Stato recupererà solo in minima parte, potrebbero uscire tre o quattro manovre finanziarie per il Paese. Alcune stime parlano di 120 miliardi di euro".

FINTE COOP
Come sempre piove sul bagnato perché le prime vittime di questi infernali meccanismi sono i più deboli: i lavoratori meno qualificati, quelli, come ha ricordato Donata Costa nel seminario di Magistratura Democratica, che hanno tenuto in piedi il Paese durante la  fase di emergenza della pandemia. Gli addetti alle pulizie, gli spazzini, i facchini, i commessi dei supermercati, i ragazzi che ti portano la spesa a casa, gli addetti alla logistica e alla distribuzione, i portantini degli ospedali. Nella generalità dei casi, questi lavoratori dipendono da cooperative che ottengono in subappalto il lavoro per conto di grandi gruppi. Con un po' di spregiudicatezza possono offrire i loro servizi a prezzi stracciati, per esempio i servizi di pulizia. Per qualche anno, e deliberatamente, non pagano tasse o contributi previdenziali e quando il debito nei confronti dello Stato ha superato un certo limite, falliscono. I dipendenti licenziati vengono riassunti da una neonata cooperativa e la danza truffaldina ricomincia. Così succede che un commesso di supermercato lavori per dieci anni per un grande marchio della distribuzione (quelli dove facciamo la spesa tutti i giorni) ma con cinque datori di lavoro diversi, e alla fine si ritrova senza contributi pensionistici. Oggi, il rischio più che concreto, in nome della distribuzione di aiuti economici, è che anche queste aziende ricevano sovvenzioni a fondo perduto e prestiti agevolati grazie ai decreti del governo per l'emergenza Covid. "Bisogna fare il possibile per impedirlo" dice Donata Costa.

LA DENUNCIA DEI MAGISTRATI
Ad aprile, quando apparirono i primi decreti del governo, i capi delle Procure della Repubblica di Napoli e Milano, Giovanni Melillo e Francesco Greco denunciarono con un articolo su Repubblica i pericoli di infiltrazione della criminalità nelle falle delle leggi. Nel mirino "il riciclaggio, l'insufficienza dei meccanismi di controllo, la rinuncia alla tracciabilità nell'uso dei finanziamenti, sostegni economici di fatto anche a evasori e truffatori seriali" e infine la "sostanziale rinuncia (da parte del governo ndr) ai tradizionali controlli prefettizi che sembra accettata con rassegnazione". Una denuncia grave che tuttavia sembra caduta nel vuoto. Parlando ai suoi colleghi nel corso del seminario di Md, di cui il Venerdì ha potuto leggere la trascrizione, il procuratore Francesco Greco è andato oltre paventando una pesante crisi sociale: "Se avremo una catena di fallimenti, lo Stato dovrà decidere quali aziende salvare e quali lasciar morire. I problemi di queste società si riverseranno sulle nostre scrivanie con gravi questioni occupazionali, piccoli imprenditori alla disperazione, famiglie sul lastrico. Dobbiamo sapere fin d'ora che ogni nostra decisione dovrà tener conto del pericolo di far saltare la Santa Barbara".

Sul Venerdì del 26 giugno 2020