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Il leader Yannick Jadot pedala con Anne Vignot, candidata sindaco a Besançon (Ilan Deutsch/ Paris Match via Getty Images) 

In Francia ai Verdi tocca ancora pedalare

In vantaggio dopo il primo turno, gli ecologisti rischiano nei ballottaggi delle municipali di domenica, rimandati causa virus: la crisi fa più paura del global warming. E la sinistra è divisa
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PARIGI. Era il vincitore annunciato delle municipali. Se non ci fosse stato il Covid-19, il partito ambientalista Europe Écologie Les Verts (Eelv) avrebbe probabilmente trionfato al secondo turno di quelle elezioni, con i suoi candidati che erano dati per favoriti in grandi città come Lione, Bordeaux, Strasburgo, Lille, Tours. Il primo turno, tenutosi il 15 marzo, due giorni prima del lockdown, tra le polemiche e con numeri record di astensionismo, aveva consegnato infatti dei risultati storici al partito nato nel 2010 tra scissioni e nuove alleanze. La star di Eelv è Yannick Jadot, 52 anni, ex dirigente di Greenpeace, in rampa di lancio per le presidenziali del 2022. Jadot aveva già incassato un ottimo risultato alle europee del 2019, oltre tre milioni di voti, e sperava di fare il bis, radicando il movimento sul territorio per la sfida finale all'Eliseo.

La svolta "tedesca"
Stile diretto e schietto, già eurodeputato nelle due precede…
PARIGI. Era il vincitore annunciato delle municipali. Se non ci fosse stato il Covid-19, il partito ambientalista Europe Écologie Les Verts (Eelv) avrebbe probabilmente trionfato al secondo turno di quelle elezioni, con i suoi candidati che erano dati per favoriti in grandi città come Lione, Bordeaux, Strasburgo, Lille, Tours. Il primo turno, tenutosi il 15 marzo, due giorni prima del lockdown, tra le polemiche e con numeri record di astensionismo, aveva consegnato infatti dei risultati storici al partito nato nel 2010 tra scissioni e nuove alleanze. La star di Eelv è Yannick Jadot, 52 anni, ex dirigente di Greenpeace, in rampa di lancio per le presidenziali del 2022. Jadot aveva già incassato un ottimo risultato alle europee del 2019, oltre tre milioni di voti, e sperava di fare il bis, radicando il movimento sul territorio per la sfida finale all'Eliseo.

La svolta "tedesca"
Stile diretto e schietto, già eurodeputato nelle due precedenti legislature, è un No Tav convinto. Alla guida di Eelv, ha dato una svolta "tedesca" al partito: lo ha cioè sottratto all'eterno ruolo di stampella della gauche per farlo diventare forza dialogante anche con i moderati di destra. "L'ecologia non può essere semplicemente un cerotto per curare i mali della sinistra" ripete Jadot, a cui brucia ancora essersi ritirato nel 2017 per allearsi con il candidato alle presidenziali socialista, lo sfortunato Benoît Hamon, che ha fatto precipitare la sinistra al suo minimo storico. Ma la terza via indicata da Eelv è piena di ostacoli. I buoni auspici di marzo rischiano di essere spazzati via dai postumi dell'epidemia nei ballottaggi previsti tra due giorni, domenica, in 4 mila Comuni. Le previsioni non sono facili in uno scenario così inedito. Per la prima volta dal dopoguerra un'elezione è stata sospesa per ragioni sanitarie. Tre mesi fa, la Francia era un Paese con prospettive di crescita del Pil e con una disoccupazione in calo. Oggi si parla di un crollo del Pil tra l'11 e il 14 per cento e di almeno 800 mila nuovi senzalavoro entro la fine dell'anno. I sondaggisti dicono che al primo posto delle preoccupazioni dei francesi c'è la crisi economica.  La paura del virus si è affievolita, e l'urgenza di lottare contro il riscaldamento climatico sembra a molti un lusso. E anche se Jadot continua a ripetere che bisogna immaginare un mondo post-Covid più sostenibile, non è sicuro che sarà ascoltato.

Alleanze difficili
A complicare le cose c'è anche il gioco politico, tornato in modo prepotente. L'idea del leader di Eelv di trattare alla pari con altre forze è stata ridimensionata. La destra de Les Républicains ha preferito scendere a patti con La République en Marche, il partito del presidente Emmanuel Macron. L'alleanza tra destra e macronisti a Lione e a Bordeaux rischia di vanificare i successi dei candidati sindaci di Eelv che pure erano arrivati in testa. In altri casi, a far danni è la lite con la sinistra. È così che a Strasburgo la verde Jeanne Barseghian non è riuscita a trovare un accordo di desistenza con la rivale socialista Catherine Trautman: restano entrambe al ballottaggio mentre il terzo candidato, il macronista Alain Fontanel, se la gode, visto che ha convinto il candidato di destra a ritirarsi. A Lille Stéphane Baly di Eelv insidia il regno di Martine Aubry. L'ex ministra socialista e figlia di Jacques Delors, famosa per la legge sulla settimana di 35 ore lavorative, si aspettava di trovarsi davanti un boulevard per un quarto mandato come sindaca. Ma non aveva previsto la dissidenza di Stéphane Baly, fino a poco fa alleato della sua giunta, che ha conquistato il 25 per cento delle preferenze a marzo. Una delle poche certezze è la rielezione di Éric Piolle, attuale sindaco di Grenoble, la più grande città governata da Eelv.

Prove di unità
A Parigi i Verdi dovranno invece accontentarsi di una vittoria come alleati di coalizione. Il giovane David Belliard ha rinunciato a partecipare al ballottaggio per lasciare spazio alla socialista Anne Hidalgo davanti alla rivale di destra, l'ex ministra Rachida Dati, e a quella macronista Agnès Buzyn. Nella capitale non ci sono molti dubbi sulla conferma di Hidalgo, prima donna eletta all'Hotel de Ville, nel 2014, che ha puntato molto sulla svolta verde, già presidente del gruppo C40, rete mondiale di città che lottano contro il cambiamento climatico. Hidalgo ha lanciato una crociata contro le macchine, pedonalizzando strade e creando chilometri di nuove ciclabili. In altre città contese, come Marsiglia e Tolosa, i dirigenti di Eelv hanno deciso di partecipare a liste unitarie con la sinistra - dal Partito socialista alla France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon - che funzionano come laboratorio di prove di unità. Del resto il partito di Jadot non ha il monopolio dei temi ambientalisti, anzi. Uno dei capisaldi della coscienza verde in Francia, ovvero l'ex sessantottino Daniel Cohn-Bendit, è ormai uno dei sostenitori di Macron. E si affacciano nuovi concorrenti.

L'ombra di Nicolas
Il più forte è Nicolas Hulot, 65 anni, bretone che ha sedotto i francesi quando viaggiava per il mondo nella trasmissione no-limits Ushuaïa. È da anni la personalità più amata dai francesi nei sondaggi, effimero ministro dell'Ecologia, fino a quando deluso da Macron ha polemicamente abbandonato il governo. Durante la pandemia, è ricomparso lanciando un manifesto programmatico dal titolo È arrivato il tempo di creare un orizzonte comune, per ripensare il sistema di produzione e consumo nel mondo post-Covid. Una ventina di deputati macronisti dissidenti all'Assemblée Nationale fanno riferimento a lui nel nuovo gruppo Écologie démocratie solidarité. Hulot per adesso dice di voler solo aprire una piattaforma di idee attraverso la sua fondazione, ma qualcuno lo vede già scaldarsi per le presidenziali. Non avere un partito alle spalle potrebbe essere una chance. Perché nel caos del sistema politico francese, orfano del bipolarismo, sarà forse proprio un outsider a emergere. Come tre anni fa è successo Macron.

Sul Venerdì del 26 giugno 2020