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"Terra Alta", la nuova sfida di Javier Cercas

Il romanzo dello scrittore spagnolo raccontato dal suo traduttore: un ritorno alla fiction inatteso ma non troppo
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In fondo, non dovrebbe meravigliare troppo la “svolta” che, con Terra Alta, Javier Cercas ha impresso alla sua scrittura. Non è la prima nella sua carriera: i libri precedenti a Soldati di Salamina, infatti, sono opera di un autore postmoderno a tutti gli effetti, per nulla interessato alla storia e alla politica, con una visione ludica della letteratura, perfino metaletteraria. Poi, al ritorno in Spagna dopo i due anni passati all’università di Urbana, nell’Illinois, El País chiede a Cercas di scrivere una serie di articoli a metà tra il racconto e il reportage. E lui, costretto a uscire in strada e a parlare con i lustrascarpe delle Ramblas, costretto alla brevità e alla chiarezza del giornalismo, scopre due cose fondamentali che lo accompagnano ancora oggi. La prima è che, come aveva scritto Faulkner, il passato è una dimensione del presente, che il passato non smette mai di passare, che è impossibile c…
In fondo, non dovrebbe meravigliare troppo la “svolta” che, con Terra Alta, Javier Cercas ha impresso alla sua scrittura. Non è la prima nella sua carriera: i libri precedenti a Soldati di Salamina, infatti, sono opera di un autore postmoderno a tutti gli effetti, per nulla interessato alla storia e alla politica, con una visione ludica della letteratura, perfino metaletteraria. Poi, al ritorno in Spagna dopo i due anni passati all’università di Urbana, nell’Illinois, El País chiede a Cercas di scrivere una serie di articoli a metà tra il racconto e il reportage. E lui, costretto a uscire in strada e a parlare con i lustrascarpe delle Ramblas, costretto alla brevità e alla chiarezza del giornalismo, scopre due cose fondamentali che lo accompagnano ancora oggi. La prima è che, come aveva scritto Faulkner, il passato è una dimensione del presente, che il passato non smette mai di passare, che è impossibile capire il presente senza capire il passato. La seconda è che il collettivo è una dimensione del personale, che senza il Noi non si capisce nemmeno l’Io.

E allora, da Soldati di Salamina in avanti, la storia e la realtà entrano prepotentemente nei suoi romanzi, che diventano fiction basate su fatti reali, in cui fa spesso capolino un personaggio chiamato Javier Cercas. Autofiction? Non direi. Piuttosto, irruzione del vissuto nell’opera mediante tutti i trucchi e i travestimenti della letteratura. Di lì ad Anatomia di un istante o a L’impostore il passo è breve: raccontare fatti reali come se fossero fiction. Il lettore sa che ciò che viene raccontato è davvero accaduto, ma sa anche che la verità contenuta nel libro è dovuta all’abilità letteraria di Cercas, alla sua perspicacia e alla sua immaginazione da grande, grandissimo scrittore. Infine, completamente inaspettato, Terra Alta. Di nuovo la fiction pura, perfino con un epos da romanzo ottocentesco, perfino con l’imprinting del noir. Perché? Perché, come ogni bravo scrittore, Cercas è un autore curioso, desideroso di mettersi alla prova libro dopo libro, di sperimentare nuove strade. Ma a volte, o forse quasi sempre, per innovare bisogna guardare indietro, alla tradizione, anche se, come nel suo caso, con i libri precedenti aveva già impresso un’originalissima direzione al genere romanzo. Inoltre, stando a ciò che dice lui stesso, il forte impatto della crisi catalana lo ha trasformato come persona e gli ha inoculato l’urgenza di reiventarsi come scrittore. Perciò: signori, si cambia.

E tuttavia, a ben vedere, quella reinvenzione non è radicale, la “svolta” non è poi così profonda. In tutti i suoi libri, infatti, si accennava già a questioni come la giustizia, la vendetta, l’odio, che in Terra Alta diventano centrali. E Terra Alta, del resto, gira di nuovo intorno ai suoi temi di sempre: il «passato come dimensione del presente», le scelte morali e le molteplici sfaccettature dell’eroismo. Nessun essere umano, in fondo, può mai cambiare pelle del tutto. Neanche Cercas. Perciò godiamoci senza preconcetti il nuovo Javier e seguiamolo fiduciosi. È uno dei pochi scrittori europei in circolazione. E Terra Alta è, ancora una volta, una lezione magistrale su ciò che è e su ciò che potrà essere il romanzo nel corso di questo travagliatissimo secolo.

Sul Venerdì del 26 giugno 2020