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Un rendering in 3D del Sars-CoV-2: è il settimo coronavirus scoperto in grado di infettare esseri umani (Getty Images) 

Cosa sappiamo sul Covid-19

A sei mesi dalla prima segnalazione del Sars-CoV-2, a dicembre, nel mercato cinese di Wuhan, ecco quello che la ricerca ha scoperto. O ancora si domanda
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Una straordinaria potenza di fuoco. In sei mesi di epidemia buona parte della scienza, dalla medicina in tutte le sue branche alla fisica, fino all'intelligenza artificiale, si  è concentrata su di lui: il coronavirus Sars-CoV-2. Da perfetto sconosciuto è diventato oggetto di ricerca ossessiva, con centinaia di migliaia di pubblicazioni scientifiche, più o meno valide. Molti tratti del suo volto abbiamo così imparato a conoscerli, ma tanti dubbi restano, e gli scienziati, almeno i più onesti, su molte questioni non faticano a dire "non sappiamo". Vi proponiamo in sintesi alcuni degli interrogativi e delle risposte date finora. Sicuri che da qui a poche settimane le cose saranno cambiate ancora.

Quanto dura la malattia?
Tanto. Man mano che passa il tempo dall'inizio dell'epidemia, si accumulano i pazienti che restano positivi anche per 70 giorni. Una stima dei medici impegnati nella cura dei malati suggerisce che uno su cin…
Una straordinaria potenza di fuoco. In sei mesi di epidemia buona parte della scienza, dalla medicina in tutte le sue branche alla fisica, fino all'intelligenza artificiale, si  è concentrata su di lui: il coronavirus Sars-CoV-2. Da perfetto sconosciuto è diventato oggetto di ricerca ossessiva, con centinaia di migliaia di pubblicazioni scientifiche, più o meno valide. Molti tratti del suo volto abbiamo così imparato a conoscerli, ma tanti dubbi restano, e gli scienziati, almeno i più onesti, su molte questioni non faticano a dire "non sappiamo". Vi proponiamo in sintesi alcuni degli interrogativi e delle risposte date finora. Sicuri che da qui a poche settimane le cose saranno cambiate ancora.

Quanto dura la malattia?
Tanto. Man mano che passa il tempo dall'inizio dell'epidemia, si accumulano i pazienti che restano positivi anche per 70 giorni. Una stima dei medici impegnati nella cura dei malati suggerisce che uno su cinque si porti il virus in gola per più di un mese. Non sempre però i sintomi sono altrettanto persistenti. Spesso i lungo-virulenti ricominciano a sentirsi bene dopo pochi giorni, anche se, sottoposti al tampone, continuano a essere positivi. Mentre le linee guida americane sono più morbide, permettendo di uscire dopo dieci giorni dalla fine dei sintomi, in Italia è obbligatorio ottenere almeno due tamponi consecutivi negativi prima di lasciare l'isolamento. Perché la coda della malattia sia così lunga è uno dei tanti misteri di questo coronavirus. Sfiancati, confinati spesso nel salotto di casa, costretti a trafile di sei-sette tamponi a intervalli di una settimana, molti lungo-pazienti si sono ritrovati sui social. Su Slack per esempio è stato creato il gruppo #60plus-days.

Chi sono i superdiffusori?
Ci viene spiegato che il numero R indica quante persone contagia ciascun infettato, e che per contenere l'epidemia bisogna tenere il suo valore sotto a 1. In realtà la capacità di contagio è molto variabile e si ritiene che pochi individui, chiamati "superdiffusori", abbiano la capacità di trasmettere il virus a un enorme numero di altri individui. Per Mattia Maestri, il paziente 1 di Codogno, si è riusciti per esempio a risalire a tredici contagi diretti. Secondo un'équipe di ricercatori dell'Università di Hong Kong, il 20 per cento delle persone positive sarebbe responsabile dell'80 per cento dei contagi della pandemia. Oltre agli individui, ci sono anche gli "eventi superdiffusori", quasi tutti con caratteri simili. Si tratta di grossi assembramenti, soprattutto al chiuso, con gente che usa molto la voce e quindi emette goccioline di respiro con impeto. Le prove di un coro nello Stato di Washington, pur nel rispetto delle distanze, hanno causato il contagio di 52 cantanti. Alla partita Atalanta-Valencia del 19 febbraio è stata attribuitala diffusione su vasta scala del coronavirus in Spagna e Italia. In Corea del Sud la setta della chiesa di Daegu ha provocato migliaia di infezioni. Un seminario di zumba ha causato un focolaio, mentre un parallelo corso di pilates è rimasto "pulito" , vista la diversa intensità del respiro nelle due attività, nonostante la presenza di un istruttore infetto. Per tracciare i supercontagi si usa l'indice k. Il fenomeno non è stato scoperto con questo virus. Nel caso della Sars, nel 2003, a un medico che pernottò all'Hotel Metropole di Hong Kong sono stati attribuiti 16 contagi diretti, 4 mila casi e 550 decessi. Quasi tre quarti dell'intera epidemia.

Il cibo può essere contagioso?
Si ritiene di no. Sars-CoV-2 non è un virus alimentare, ma respiratorio e si trasmette quasi esclusivamente stando vicino a una persona infetta. Per frutta e verdura fresche, basta un lavaggio con l'acqua. Nei cibi congelati il coronavirus può resistere alcune settimane, perché ama le temperature basse (in laboratorio viene conservato a meno 80 gradi). Ma qui le informazioni di cui disponiamo diventano scivolose. La scoperta del focolaio del mercato di Pechino, a metà giugno, ha spinto le autorità cinesi a incolpare una partita di salmone surgelato proveniente dalla Norvegia (per ragioni politiche,  nella fase due del Paese asiatico, ogni nuovo focolaio tende a essere attribuito all'import). Il capo degli epidemiologi del China's Center for Disease Prevention and Control, Wu Zunyou, si è affrettato a spiegare che nel pesce congelato il virus sopravvive fino a tre mesi. Zunyou è stato smentito da tutti i suoi colleghi stranieri, che ritengono molto improbabile la via alimentare del contagio. Nel dubbio, un passaggio in padella o nel microonde cancella ogni rischio. Ci sono molte altre malattie, oltre al coronavirus, che possono essere trasmesse da carne o pesce crudi.

Quanto sopravvive nell'acqua o sulle superfici?
Il virus prospera solo all'interno di un organismo. Sulle superfici esterne, però, ha un certo margine di sopravvivenza. All'inizio si riteneva che fosse solo di pochi minuti, ma un esperimento americano ha allungato questo periodo. Il coronavirus resta vivo fino a un giorno sul cartone, tre su plastica e acciaio, a meno che non sia esposto al sole: in questo caso muore dopo pochi minuti. Toccando un oggetto contaminato e poi portandosi le mani alla bocca, al naso o agli occhi si potrebbe restare infettati. Questo è il motivo per cui ci viene consigliato di lavarci spesso le mani. Tuttavia, rispetto al contagio diretto (quello che avviene stando vicino a un malato e inalando le sue goccioline respiratorie), toccare gli oggetti non è considerato molto rischioso. All'Università di Bonn, per esempio, hanno studiato le abitazioni di alcune persone infette. Hanno trovato tracce di virus solo nel 3 per cento degli oggetti toccati di frequente, come le maniglie. In nessun caso i virus erano tanto numerosi da poter essere coltivati in laboratorio. Rischio basso anche per l'acqua, dove le particelle virali si diluiscono fino quasi ad azzerarsi. Nel caso del mare, a ucciderle ci pensa il sale. Nel caso della piscina, il cloro. Gli esperti sono concordi nel considerare le situazioni più a rischio quelle in cui si permane a stretto contatto con persone infette in spazi chiusi e senza ricambio d'aria: mezzi di trasporto, sale riunioni, ascensori.

 Il virus sopravvive nell'aria?
"Ni". Sappiamo che negli ospedali, dove ci sono molti pazienti infetti e si eseguono procedure invasive come l'intubazione, il coronavirus effettivamente "galleggia" nell'aria e può contagiare anche a distanze superiori a uno-due metri. Si ipotizza che nella nave messa in quarantena a febbraio in Giappone, la Diamond Princess, il virus abbia viaggiato anche nelle condotte di aerazione. E varie osservazioni, sia degli epidemiologi cinesi che di quelli tedeschi, provano che la stragrande maggioranza dei contagi avviene in ambienti chiusi e poco aerati. La conclusione è che il virus "galleggia" nell'aria soprattutto in situazioni particolari, dove è molto concentrato: gli ospedali sono un caso estremo. Altrove, con un minimo di aerazione, si dovrebbe essere al sicuro con distanze e mascherine chirurgiche. Un ultimo allarme, anche se di portata limitata, è stato sollevato a proposito dei bagni pubblici. Sappia mo infatti che un po' di virus è presente anche nelle feci e che scaricare l'acqua genera gocce e aerosol capaci di diffondersi a 2-3 metri. Si tratterà di un rischio minimo, ma ora si chiede di stare attenti anche a questo.

Gli animali lo trasmettono?
Non possiamo escluderlo. Abbiamo scoperto che cani e gatti possono essere contagiati, e manifestano tosse e sintomi respiratori. Allo zoo di New York si è perfino sviluppato un piccolo focolaio fra tigri e leoni, nato da un guardiano ammalato. I Centers of Disease Control americani (Cdc) ritengono che sia difficile essere infettati dal proprio animale domestico, ma ammettono che il rischio in via teorica non può essere escluso. Meglio non stare troppo a contatto con cani e gatti che sembrano raffreddati. Quel che invece è apparso con chiarezza è che i visoni possono contagiare gli uomini. Dodici focolai sono scoppiati negli allevamenti olandesi e un paio di operatori si sono ammalati. Per contenere l'epidemia, a metà giugno è iniziato l'abbattimento di circa 10 mila esemplari.

Come e quando finirà l'epidemia?
Ci sono diversi scenari. Senza misure di precauzione, il virus si riproporrà a ondate, colpendo fette successive di popolazione fino a quando non avremo raggiunto un'immunità di gregge. Questa è la condizione in cui i guariti sono il 70-80 per cento della popolazione, il virus trova pochi canali di diffusione e viene confinato. È stato calcolato che potrebbero servire almeno tre anni, con un numero di vittime molto alto. Può darsi poi che il virus muti nel suo genoma, si adatti al suo ospite (cioè a noi) e capisca che è meglio farci ammalare lievemente, per darci modo di andare in giro e contagiare meglio gli altri. Quanto al vaccino, se le cose andassero molto, ma molto bene, avremo la soluzione per schiacciare la pandemia già a fine 2020-inizio 2021. Se invece andassero molto, ma molto male, non raggiungeremo mai un vaccino efficace, come per l'Hiv. Lo scenario intermedio, più probabile, prevede che troveremo dei vaccini efficaci, ma non al cento per cento. Come avviene per l'immunizzazione contro l'influenza, potremmo tenere a bada i sintomi più gravi, ma senza contenere del tutto la circolazione del coronavirus. È quello che suggeriscono i dati preliminari dei primi test sugli uomini e sugli animali. Ma si tratta di uno scenario in evoluzione.

Sul Venerdì del 3 luglio 2020