Che Forte, qui in Versilia, dopo il Covid-19, siamo cambiati
Gianluca Monastra , dal nostro inviato GIANLUCA MONASTRAI primi lombardi, veneti e piemontesi sono arrivati a febbraio, in fuga dal virus. La spiaggia dei vip ora li accoglie con lo slogan “padano friendly”. Senza russi e con una strana sobrietà
FORTE DEI MARMI (Lucca). Se la nostalgia avesse un prezzo, su queste spiagge sarebbe più alto che altrove. Un po’ perché sotto il sole del Forte ogni cosa sembra acquistare una caratura differente, un po’ perché qui, in fondo, il passato non è mai passato veramente. Stavolta però la nostalgia non riguarda la Versilia ruggente, le stra-celebrate notti di lenti e champagne, i baci al sapore di mare diventati film. I tempi da rimpiangere sono vicini anche se appaiono irrimediabilmente lontani, come osservati da un binocolo rovesciato: appena pochi mesi fa, i primi del 2020, quando il Covid-19 era “un’influenza come le altre” e in rete viaggiavano beffardi meme per prendersi gioco del virus e dei prudenti. La storia ha raccontato qualcosa di molto diverso e oggi, a Forte dei Marmi, le ferite le porta addosso chi ci vive, ma soprattutto chi ci viene in vacanza.
Lombardi e veneti, emiliani e piemontesi, sono loro gli ospiti, …
Lombardi e veneti, emiliani e piemontesi, sono loro gli ospiti, …
FORTE DEI MARMI (Lucca). Se la nostalgia avesse un prezzo, su queste spiagge sarebbe più alto che altrove. Un po’ perché sotto il sole del Forte ogni cosa sembra acquistare una caratura differente, un po’ perché qui, in fondo, il passato non è mai passato veramente. Stavolta però la nostalgia non riguarda la Versilia ruggente, le stra-celebrate notti di lenti e champagne, i baci al sapore di mare diventati film. I tempi da rimpiangere sono vicini anche se appaiono irrimediabilmente lontani, come osservati da un binocolo rovesciato: appena pochi mesi fa, i primi del 2020, quando il Covid-19 era “un’influenza come le altre” e in rete viaggiavano beffardi meme per prendersi gioco del virus e dei prudenti. La storia ha raccontato qualcosa di molto diverso e oggi, a Forte dei Marmi, le ferite le porta addosso chi ci vive, ma soprattutto chi ci viene in vacanza.
Lombardi e veneti, emiliani e piemontesi, sono loro gli ospiti, e a scorrere i nomi delle città di provenienza sui documenti rilasciati alle reception per l’autocertificazione, si potrebbe tracciare la mappa dei territori dove il coronavirus è stato più feroce. I primi sono arrivati tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo. Il premier chiudeva l’Italia e loro aprivano le ville di famiglia. Adesso, li stanno raggiungendo in tanti per quella che – sperano in Versilia – sarà ricordata come “una grande estate italiana”. Inevitabile. Fuori causa gli stranieri, anche se qualche olandese o tedesco è comparso, con i voli dalla Russia sospesi fino al primo agosto, il turismo interno rappresenta l’unica carta per salvare una stagione iniziata in ritardo. «Confidiamo sugli italiani» dice Paolo Corchia dell’Hotel President e vicepresidente nazionale di Federalberghi «e sulla voglia di leggerezza che si respira in giro. Il Covid-19 ci ha costretto a cambiare abitudini: la bicicletta al posto della macchina, i pranzi sotto l’ombrellone, le vacanze vicino a casa. In un certo senso, sono tornati gli anni Sessanta, e se parliamo di quel periodo, non esiste al mondo un posto più evocativo di Forte dei Marmi».
La Capannina di Franceschi, tempio di un’epoca irripetibile, è laggiù, proprio di fronte alle finestre del President. Solo che, adesso, il locale dei concerti di Ray Charles e delle irruzioni di un giovane Kennedy non ancora Jfk, è chiuso «con grande rammarico e nella speranza che questa situazione si possa risolvere nel più breve tempo possibile», si legge sul cartello all’ingresso. Di conseguenza, la nostalgia imbocca altre strade, perde di vista la consueta aneddotica – i brindisi della Bardot in riva al mare, le discussioni di Carmelo Bene ed Eugenio Montale sui divani di imprenditori in villeggiatura – e riconduce un’altra volta lì, alla buia eredità lasciata dal Covid-19.
Proseguendo sul lungomare, qualche centinaio di metri più avanti, è aperto invece il Bagno Piero. Centodue metri fronte mare per cento metri di profondità che hanno visto passare generazioni di grandi industriali e ospitato sotto la stessa ombra il primo degli interisti, Massimo Moratti e la dinastia rossonera dei Maldini. Affittare una tenda per l’intera stagione costa novemila euro e le cabine hanno sul tetto i mattoni che le coprivano già quasi un secolo fa. Roberto Santini in autunno pedala sul Cammino di Santiago e d’estate gestisce il Bagno messo in piedi dai nonni al confine del paese, tra una guerra mondiale e l’altra. A fine maggio, nel primo weekend di rinascita, ha aperto un ombrellone su dieci ma ora la situazione è molto migliorata e le prenotazioni sono incoraggianti. Sempre grazie agli italiani dell’epicentro della pandemia. Dice Santini: «Si riconoscono i clienti che arrivano da lassù. Sono accorti, attenti a ogni cosa oppure mostrano una tranquillità esagerata, come se vivessero condizionati dagli eccessi. Per tutti è stata dura, ma lì in modo particolare. Pensateci: figli di una delle zone più ricche d’Europa, eppure stavolta si sono sentiti discriminati, con la paura addosso di non essere accettati. Noi invece vogliamo trasmettere l’arte dell’accoglienza: siamo padano friendly».
Spazi più larghi in spiagge dove il distanziamento è da sempre un vanto locale, meno tende e ombrelloni, un piano di evacuazione in caso di maltempo dalle modalità ribaltate rispetto al passato: prima esistevano punti di aggregazione dentro la struttura, oggi percorsi che conducono ognuno alla propria cabina. Sono i simboli dell’estate post Covid-19, così come le mascherine sui volti dei bagnini e i segnaposto disegnati davanti alle docce separate, una dall’altra, da larghi pannelli opachi. «Saremo giudicati dall’attenzione ai particolari» spiega Santini «il tempo dell’effimero è finito. Credo che in tutti si sia spento qualcosa. Ma noi vogliamo offrire opportunità e nuovi servizi. Soprattutto ai ragazzi che quest’anno non potranno andare all’estero. Canoe, scuole di surf; ai giovani non puoi solo negare, devi concedere».
La doppia faccia della medaglia. Le angosce da metabolizzare e l’esigenza di riconquistare una vita per alcuni mesi impossibile e perduta. «Dobbiamo affrontare il momento con tranquillità, ma senza leggerezze», avverte Bruno Murzi, sindaco da tre anni, da quando a capo di una lista civica ha strappato per settanta voti il Comune al centrosinistra. «Nei nostri cento stabilimenti balneari la stagione è ripartita» continua, «abbiamo applaudito il primo concerto in piazza con le Quattro stagioni di Vivaldi, però un po’ d’apprensione resiste. Soprattutto registrando il movimento nei fine settimana».
Murzi è un cardiochirurgo, e il lockdown l’ha vissuto con gli occhi del medico e dell’amministratore: «Giorni drammatici, temevamo che il sistema sanitario potesse implodere. La gente chiusa in casa con la febbre mi telefonava chiedendo aiuto e fuori vedevo soltanto strade deserte. Alla fine abbiamo contato quarantacinque casi e quattro vittime». Tra queste, Daniela Luchetti, 79 anni. Al Forte tutti, almeno una volta, sono entrati nel suo negozio d’ottica: bottega centenaria capace di resistere ai ricchi investitori stranieri come un guerrigliero nella giungla. Un altro pezzo di storia locale che se ne va, immiserendo l’identità che qui ha cominciato a dissiparsi all’inizio del nuovo millennio, quando un ex generale dell’Armata rossa comprò, per otto milioni di euro, una villa affacciata sui crinali delle Apuane. Il primo lampo di un’invasione esageratamente ricca alla quale in pochi hanno saputo resistere, vendendo – seppur a peso d’oro – case, alberghi e anima compresa. Da allora molte cose sono cambiate e molte altre potrebbero cambiare adesso.
«Abbiamo l’occasione di ripensare il sistema intorno al turismo e rendere i paesi della nostra costa più vivibili, come delle piccole Copenaghen» dice Giampaolo Simi, scrittore che in Versilia è nato ed ha scelto di restare. «Ma ci vorrebbe una visione più lunga delle prossime sei ore, e non credo che politici e imprenditori abbiano il coraggio necessario». Incognite, dubbi. La gente del posto continua a riservare alle celebrità, più o meno di casa, il distacco e l’indifferenza che li ha resi inconsapevolmente accoglienti, e aspetta il passaggio di un’altra estate rincuorata dal sole finalmente caldo. Il futuro è un’onda complicata da cavalcare, non resta che la nostalgia. E il conto da pagare.
Sul Venerdì del 3 luglio 2020
Lombardi e veneti, emiliani e piemontesi, sono loro gli ospiti, e a scorrere i nomi delle città di provenienza sui documenti rilasciati alle reception per l’autocertificazione, si potrebbe tracciare la mappa dei territori dove il coronavirus è stato più feroce. I primi sono arrivati tra la fine di febbraio e gli inizi di marzo. Il premier chiudeva l’Italia e loro aprivano le ville di famiglia. Adesso, li stanno raggiungendo in tanti per quella che – sperano in Versilia – sarà ricordata come “una grande estate italiana”. Inevitabile. Fuori causa gli stranieri, anche se qualche olandese o tedesco è comparso, con i voli dalla Russia sospesi fino al primo agosto, il turismo interno rappresenta l’unica carta per salvare una stagione iniziata in ritardo. «Confidiamo sugli italiani» dice Paolo Corchia dell’Hotel President e vicepresidente nazionale di Federalberghi «e sulla voglia di leggerezza che si respira in giro. Il Covid-19 ci ha costretto a cambiare abitudini: la bicicletta al posto della macchina, i pranzi sotto l’ombrellone, le vacanze vicino a casa. In un certo senso, sono tornati gli anni Sessanta, e se parliamo di quel periodo, non esiste al mondo un posto più evocativo di Forte dei Marmi».
La Capannina di Franceschi, tempio di un’epoca irripetibile, è laggiù, proprio di fronte alle finestre del President. Solo che, adesso, il locale dei concerti di Ray Charles e delle irruzioni di un giovane Kennedy non ancora Jfk, è chiuso «con grande rammarico e nella speranza che questa situazione si possa risolvere nel più breve tempo possibile», si legge sul cartello all’ingresso. Di conseguenza, la nostalgia imbocca altre strade, perde di vista la consueta aneddotica – i brindisi della Bardot in riva al mare, le discussioni di Carmelo Bene ed Eugenio Montale sui divani di imprenditori in villeggiatura – e riconduce un’altra volta lì, alla buia eredità lasciata dal Covid-19.
Proseguendo sul lungomare, qualche centinaio di metri più avanti, è aperto invece il Bagno Piero. Centodue metri fronte mare per cento metri di profondità che hanno visto passare generazioni di grandi industriali e ospitato sotto la stessa ombra il primo degli interisti, Massimo Moratti e la dinastia rossonera dei Maldini. Affittare una tenda per l’intera stagione costa novemila euro e le cabine hanno sul tetto i mattoni che le coprivano già quasi un secolo fa. Roberto Santini in autunno pedala sul Cammino di Santiago e d’estate gestisce il Bagno messo in piedi dai nonni al confine del paese, tra una guerra mondiale e l’altra. A fine maggio, nel primo weekend di rinascita, ha aperto un ombrellone su dieci ma ora la situazione è molto migliorata e le prenotazioni sono incoraggianti. Sempre grazie agli italiani dell’epicentro della pandemia. Dice Santini: «Si riconoscono i clienti che arrivano da lassù. Sono accorti, attenti a ogni cosa oppure mostrano una tranquillità esagerata, come se vivessero condizionati dagli eccessi. Per tutti è stata dura, ma lì in modo particolare. Pensateci: figli di una delle zone più ricche d’Europa, eppure stavolta si sono sentiti discriminati, con la paura addosso di non essere accettati. Noi invece vogliamo trasmettere l’arte dell’accoglienza: siamo padano friendly».
Spazi più larghi in spiagge dove il distanziamento è da sempre un vanto locale, meno tende e ombrelloni, un piano di evacuazione in caso di maltempo dalle modalità ribaltate rispetto al passato: prima esistevano punti di aggregazione dentro la struttura, oggi percorsi che conducono ognuno alla propria cabina. Sono i simboli dell’estate post Covid-19, così come le mascherine sui volti dei bagnini e i segnaposto disegnati davanti alle docce separate, una dall’altra, da larghi pannelli opachi. «Saremo giudicati dall’attenzione ai particolari» spiega Santini «il tempo dell’effimero è finito. Credo che in tutti si sia spento qualcosa. Ma noi vogliamo offrire opportunità e nuovi servizi. Soprattutto ai ragazzi che quest’anno non potranno andare all’estero. Canoe, scuole di surf; ai giovani non puoi solo negare, devi concedere».
La doppia faccia della medaglia. Le angosce da metabolizzare e l’esigenza di riconquistare una vita per alcuni mesi impossibile e perduta. «Dobbiamo affrontare il momento con tranquillità, ma senza leggerezze», avverte Bruno Murzi, sindaco da tre anni, da quando a capo di una lista civica ha strappato per settanta voti il Comune al centrosinistra. «Nei nostri cento stabilimenti balneari la stagione è ripartita» continua, «abbiamo applaudito il primo concerto in piazza con le Quattro stagioni di Vivaldi, però un po’ d’apprensione resiste. Soprattutto registrando il movimento nei fine settimana».
Murzi è un cardiochirurgo, e il lockdown l’ha vissuto con gli occhi del medico e dell’amministratore: «Giorni drammatici, temevamo che il sistema sanitario potesse implodere. La gente chiusa in casa con la febbre mi telefonava chiedendo aiuto e fuori vedevo soltanto strade deserte. Alla fine abbiamo contato quarantacinque casi e quattro vittime». Tra queste, Daniela Luchetti, 79 anni. Al Forte tutti, almeno una volta, sono entrati nel suo negozio d’ottica: bottega centenaria capace di resistere ai ricchi investitori stranieri come un guerrigliero nella giungla. Un altro pezzo di storia locale che se ne va, immiserendo l’identità che qui ha cominciato a dissiparsi all’inizio del nuovo millennio, quando un ex generale dell’Armata rossa comprò, per otto milioni di euro, una villa affacciata sui crinali delle Apuane. Il primo lampo di un’invasione esageratamente ricca alla quale in pochi hanno saputo resistere, vendendo – seppur a peso d’oro – case, alberghi e anima compresa. Da allora molte cose sono cambiate e molte altre potrebbero cambiare adesso.
«Abbiamo l’occasione di ripensare il sistema intorno al turismo e rendere i paesi della nostra costa più vivibili, come delle piccole Copenaghen» dice Giampaolo Simi, scrittore che in Versilia è nato ed ha scelto di restare. «Ma ci vorrebbe una visione più lunga delle prossime sei ore, e non credo che politici e imprenditori abbiano il coraggio necessario». Incognite, dubbi. La gente del posto continua a riservare alle celebrità, più o meno di casa, il distacco e l’indifferenza che li ha resi inconsapevolmente accoglienti, e aspetta il passaggio di un’altra estate rincuorata dal sole finalmente caldo. Il futuro è un’onda complicata da cavalcare, non resta che la nostalgia. E il conto da pagare.
Sul Venerdì del 3 luglio 2020