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Ho 9 mesi, chiamatemi Alexa

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C'è una bimba di nove mesi (vedi foto), con le priorità di una bimba di quell'età. Stare il più possibile in braccio alla mamma. Mangiare. Farsi cambiare il pannolino. Ricominciare da capo. Alla lista si sono aggiunti, da poco, i denti che spuntano. Saranno quelli, immagino, a produrre improvvise, inspiegabili e lancinanti crisi di pianto. Questo almeno suggerisce una consolidata saggezza popolare. Non c'è niente da fare per interrompere quelle grida strazianti. Non risponde al nome (in generale risponde ancora molto poco al suo nome). Non reagisce ai cartoni di Peppa Pig, che invece spesso hanno un effetto sedativo. L'unica parola rispetto alla quale si mette sull'attenti, dimenticando la tortura interiore che a quanto pare la squassa, è Alexa. Che non ha niente a che fare col suo nome e tutto con quello dell'assistente vocale di Amazon, presente nelle due case che frequenta.
 
«Ogni parola che viene pronunciata spesso diventa una delle prime che i bambini apprendono» ha detto alla Cnn Kathy Hirsh-Pasek, presidente della International Society for Infant Studies. «Soprattutto quelle che generano una risposta, di qualsiasi genere». Tipo "mamma" che, quando impari a dirla, qualcosa di buono – sia latte o una mano per rialzarti – arriva quasi sempre.
 
La scoperta però genera un sacco di domande. Sugli adulti, che evidentemente pronunciano il termine Alexa troppo spesso. E sulla bambina, che già interagisce con un cilindro che è un microfono comandato dall'intelligenza artificiale. Tanto più ipnotizzante adesso che Echo Show ha anche un monitor, e quando ordini Peppa Pig si materializza subito lì dentro. Così succede che se hai in braccio la bimba e alle tue spalle c'è Alexa col monitor, la piccola guarda oltre la tua testa e cerca lei. Ma il rovello finale è: ora che hai questa spaventosa parola chiave in mano, che ricorda il "Costantinopoli" che in La maledizione dello scorpione di giada mandava in trance chi la ascoltava, come e quanto la usi? Perché è un trucco. Un colpo basso. Con un retrogusto perturbante.

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