Il Venerdì

L'invasione dei "gemelli digitali"

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La prima volta che ho sentito parlare del concetto di digital twin, gemello digitale, è intervistando Andrea Pugliese, il decano italiano dei modellatori delle epidemie. Per capire come il virus poteva comportarsi era importante costruire prima una replica digital-statistica della popolazione, per capire cosa sarebbe successo se si fosse intervenuto sull'apertura delle scuole piuttosto che dei bar.
 
La seconda volta invece me ne ha parlato specificamente Giorgio Metta, direttore scientifico dell'Iit di Genova, che immaginava che qualunque infrastruttura, mettiamo un ospedale, avrebbe presto avuto un doppio digitale per simulare cosa sarebbe cambiato modificando i flussi interni o la disposizione dei reparti. Poi, magicamente (ovvero per l'algoritmo di Google che conosce ogni parola che scrivo in Gmail e su Drive) ho cominciato a ricevere varie email sul tema. A partire da una che pubblicizzava un recente rapporto stando al quale il mercato del digital twin sarebbe cresciuto dai 3,8 miliardi di dollari del 2019 ai 35,8 miliardi nel 2025, «rivoluzionando settori come sanità, architettura, aerospaziale, difesa, automotive e trasporti» e individuando in Siemens, Cityzenith e Black & Veatch i principali protagonisti. Al di là dei numeri, probabilmente dopati dall'ottimismo della volontà dell'ufficio stampa, ne sentiremo sempre più parlare. Perché una cosa è simulare in digitale il comportamento di un sistema di trasporto e trattamento dell'acqua, altra cosa è costruirlo ed eventualmente accorgersi dopo che c'è un problema. Idem per studiare il comportamento di una macchina elettrica (vedi foto).
 
Sebbene il termine sia stato coniato nel 2002 da Michael Grieves, dell'Università del Michigan, il motivo per cui se ne parla tanto ora è che il 5G connetterà una quantità di sensori incastonati nei prodotti più disparati, negli edifici e nelle città. E a quel punto fare modelli verosimili di come si comportano i gemelli digitali di vari ecosistemi sarà molto più facile. Ho fatto una ricerchina nel mio archivio personale e di frigoriferi che segnalavano da soli quando il latte scarseggiava ne ho scritto venti anni fa. Stavolta l'ambizione è più grande. Magari anche l'esecuzione sarà più rapida.

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