Un ponte tra di noi
Curzio Maltese , di CURZIO MALTESELa rubrica CONTROMANO torna sul "Venerdì" dopo due anni. Parlando della tragedia di Genova del 14 agosto 2018 e dell'opera di Renzo Piano
Il 14 agosto del 2018 ero in ospedale. Ho dovuto sottopormi a un intervento complesso, dopo il quale ho impiegato quasi due anni per ritornare a scrivere. Ancora confuso, ho acceso la televisione per rientrare in qualche modo nel mondo e mi è apparsa davanti l’immagine del crollo del ponte Morandi e il sottofondo della voce disperata di un uomo «Oh Dio, oh Dio, oh Dio». Per giorni e giorni quella visione e quelle grida hanno risuonato nella mia testa. L’orrore, lo schianto incomprensibile di vite echeggiavano in me come un incubo. Fidanzati, genitori, bambini che andavano o tornavano dalle vacanze, lavoratori che viaggiavano sotto una pioggia battente, genovesi che passavano sul solito ponte di casa. Italiani, francesi, cileni, colombiani, in un secondo, tutto si è spezzato. E poi la gente che viveva intorno a quel ponte, persone ferite dalla vita, che hanno dovuto lasciare la loro casa come sotto un bombardamento, abbandonando i ricordi e la prop…
Il 14 agosto del 2018 ero in ospedale. Ho dovuto sottopormi a un intervento complesso, dopo il quale ho impiegato quasi due anni per ritornare a scrivere. Ancora confuso, ho acceso la televisione per rientrare in qualche modo nel mondo e mi è apparsa davanti l’immagine del crollo del ponte Morandi e il sottofondo della voce disperata di un uomo «Oh Dio, oh Dio, oh Dio». Per giorni e giorni quella visione e quelle grida hanno risuonato nella mia testa. L’orrore, lo schianto incomprensibile di vite echeggiavano in me come un incubo. Fidanzati, genitori, bambini che andavano o tornavano dalle vacanze, lavoratori che viaggiavano sotto una pioggia battente, genovesi che passavano sul solito ponte di casa. Italiani, francesi, cileni, colombiani, in un secondo, tutto si è spezzato. E poi la gente che viveva intorno a quel ponte, persone ferite dalla vita, che hanno dovuto lasciare la loro casa come sotto un bombardamento, abbandonando i ricordi e la propria storia. Altre vite spezzate. Renzo Piano ha accettato d’impeto e di cuore una sfida delicata, porgendo la mano alla sua città, alla sua gente, per aiutare a rialzarsi. Per più di mezzo secolo la sua architettura ha creato scambio, energia, entusiasmo, in poche parole, vita. Questo nuovo e magnifico ponte rappresenterà la modernità, la forza e l’eleganza di Genova, in onore e nel ricordo delle 43 vittime, grazie alle mille persone che hanno lavorato nei cantieri per quasi due anni, di giorno e di notte, con passione. La bellezza sublime delle opere di Renzo Piano è da sempre un vero e proprio inno al condividere, allo stare insieme. Mai come in questo periodo abbiamo bisogno di credere di poter essere presto di nuovo fisicamente vicini per procedere con coraggio verso l’elaborazione di un lutto collettivo.
Alla fine di luglio avrà luogo l’inaugurazione. I parenti delle vittime hanno fatto sapere che non saranno presenti alla cerimonia. Non possiamo che comprendere e rispettare la loro scelta. E con loro, chiedere a gran voce che per una volta si facciano i nomi e i cognomi dei responsabili di una tragedia così assurda.
Resteremo in pochi. Raccatteremo le pietre e ricominceremo.
(Giorgio Caproni)
Sul Venerdì del 10 luglio 2020
Alla fine di luglio avrà luogo l’inaugurazione. I parenti delle vittime hanno fatto sapere che non saranno presenti alla cerimonia. Non possiamo che comprendere e rispettare la loro scelta. E con loro, chiedere a gran voce che per una volta si facciano i nomi e i cognomi dei responsabili di una tragedia così assurda.
Resteremo in pochi. Raccatteremo le pietre e ricominceremo.
(Giorgio Caproni)
Sul Venerdì del 10 luglio 2020