Salvate l'archivio del Male e Frigidaire
Valerio Millefoglie , di VALERIO MILLEFOGLIEIn Umbria Vincenzo Sparagna ha creato un centro dedicato alle riviste antisistema degli anni 70. Che ora è sotto sfratto
«Mi alimentava la voglia di fare una cosa straordinaria. Come minimo la rivoluzione, che altro puoi pensare di fare?» dice Vincenzo Sparagna attraversando gli ambienti di una grande casa immersa in un bosco di due ettari a Giano dell’Umbria, in provincia di Perugia, ribattezzato Frigolandia: la prima Repubblica Marinara di Montagna. Qui dimora con due cani, un pianoforte, una macchina da scrivere e una sagoma cartonata di Cicciolina, per cui in paese si vocifera che la pornostar sia ancora qui dopo una visita di tanti anni fa. Dimora soprattutto con l’archivio di tutto ciò che ha fatto, e continua a fare: la collezione completa di Frigidaire, mensile da lui diretto e fondato nel 1980 insieme a Stefano Tamburini e Filippo Scòzzari, tutti i numeri di Il Male, settimanale politico di satira, e Il Nuovo Male, e poi Cannibale, Vomito, «trimestrale di subletteratura», Casting, «la rivista dello Spot-tacolo», Frìzzer , cio&…
«Mi alimentava la voglia di fare una cosa straordinaria. Come minimo la rivoluzione, che altro puoi pensare di fare?» dice Vincenzo Sparagna attraversando gli ambienti di una grande casa immersa in un bosco di due ettari a Giano dell’Umbria, in provincia di Perugia, ribattezzato Frigolandia: la prima Repubblica Marinara di Montagna. Qui dimora con due cani, un pianoforte, una macchina da scrivere e una sagoma cartonata di Cicciolina, per cui in paese si vocifera che la pornostar sia ancora qui dopo una visita di tanti anni fa. Dimora soprattutto con l’archivio di tutto ciò che ha fatto, e continua a fare: la collezione completa di Frigidaire, mensile da lui diretto e fondato nel 1980 insieme a Stefano Tamburini e Filippo Scòzzari, tutti i numeri di Il Male, settimanale politico di satira, e Il Nuovo Male, e poi Cannibale, Vomito, «trimestrale di subletteratura», Casting, «la rivista dello Spot-tacolo», Frìzzer , cioé Tutto ciò che il buonsenso sconsiglia in una rivista formato famiglia («Fatta con Andrea Pazienza perché entrambi eravamo stati traditi dalle fidanzate», ricorda). Ben 4 mila tavole originali, i finti quotidiani che annunciavano la caduta dell’Unione Sovietica, Tognazzi capo delle Br o il Papa diventato Papà e le foto delle spedizioni in giro per il mondo per distribuirli clandestinamente.
Questa casa, che è una macchina del tempo – ai tempi della controcultura italiana – ora rischia di essere disabitata. «Certe volte non dormo al pensiero che bisogna trovare un posto dove andare e ricominciare», confessa. Infatti, nonostante un regolare contratto di convenzione stipulato con il comune nel 2005, con possibilità di tre rinnovi automatici di dieci anni ciascuno, lo scorso 12 marzo è arrivata un’ordinanza di sgombero che intima di “rilasciare il complesso libero di persone e/o cose entro il termine di sessanta giorni”. A causa dell’emergenza Covid i termini per lo sgombero si sono allungati, «ma se non facciamo ricorso dovremmo andar via entro la seconda settimana di ottobre», spiega Sparagna. Il telefono squilla più volte e più volte informa l’interlocutore che sta selezionando una serie di articoli usciti su Frigidaire nell’arco di quarant’anni, da allegare al fascicolo in consegna al Tar per spiegare il valore di questo luogo. «Il vero progetto di Frigidaire si può riassumere così: fare un’antropologia del presente. Esplorare le culture altre, che scompaiono dentro il massacro dell’attualità dominante. C’è una sorta di frenesia cinetica per cui possono dirti che il mondo sta crollando ma il giorno dopo non è più una notizia. Noi volevamo esplorare il presente con uno spirito da enciclopedia illuminista. Ne parlai con Tamburini e decidemmo che avremmo inserito due sistemi di racconto: la cronaca e la fiction, il reportage e il fumetto, la satira – quando capitava – e la fotografia».
In una foto ci sono proprio loro due, a Washington, dove parlarono del progetto, «Tamburini era lì per inseguire una fidanzata, io per far tappa prima di andare in Argentina». Riguardo alla scelta di inserire la fiction, spiega: «Ci sono realtà che puoi dire solo in maniera fantastica, altrimenti sono fatti giudiziari. La fiction serve a raccontare la realtà dal punto di vista della iper-realtà. Per capire la Russia dell’800 meglio leggersi Dostoevskij che gli annali dell’epoca. Poi raccontavamo anche il reale, siamo stati i primi a parlare in Europa dell’Aids».
Sfoglia i numeri nella sua testa e rievoca. «Barbara Alighieri, corrispondente Ansa da Pechino, intervistò il medico che imbalsamò Mao Zedong». Nell’intervista sul primo numero di Frigidaire, Vita di Roberto T, un ex marchettaro narra di quando si ritrovava a casa dei clienti: «dopo il sesso si dormiva, ma io invece mi svegliavo, rubavo e scappavo. Ora ho trovato lavoro su una nave e partirò per un viaggio abbastanza lungo. Poi si vedrà».
«Nel romanzo del singolo individuo – dice Sparagna – c’è il romanzo dell’umanità». Ricorda un viaggio a Parigi con il disegnatore Roberto Perini: «Portammo Italo Calvino in un bellissimo ristorante e ci diede il primo capitolo di Se una notte d’inverno un viaggiatore che pubblicammo su Il Male. Tutti lo presero per un falso e invece un anno dopo uscì il romanzo». Il telefono continua a squillare. Da Roma chiama una coppia con un bimbo piccolo per chiedere di poter visitare Frigolandia. Sul registro dei visitatori, alla voce “Professione”, si legge: docente, operaio metalmeccanico, falegname, impiegato Mibac, autotrasportatore, astronauta (da grande). In serata passano i fratelli Antonio e Alberto Brizioli di Edicola518, che hanno trasformato il chiosco di un’edicola di Perugia in rivendita di libri d’artista, magazine indipendenti e fanzine. «Questo luogo ha dato vita alla riscoperta di una coralità possibile» osserva Sparagna, «la generazione che oggi disegna su Frigidaire allora non era ancora nata. Ad esempio non esisteremmo se non fosse arrivata Maila Navarra, permettendoci di impaginare di nuovo». Quando parla usa il “noi”, nonostante sia l’unico abitante di Frigolandia, ma è un noi fatto di oltre quarantanni di incontri che qui rivivono aprendo i cassetti e scoprendo un testo autografo di Andrea Pazienza: «Neve sull’Italia! I telefoni dell’Italia sono tutti occupati. Le docce sono tutte rotte. Noi sbirciamo dalle serrature», o un fotoromanzo inedito di Pier Vittorio Tondelli e Toni Contiero, «un sogno che lambiva minaccioso i territori della mia vita».
Nel giardino, un’altalena con vista su un ciliegio. «Se dovessi andarmene – dice – sarebbe la cosa che più mi mancherebbe». Poi, un’ultima memoria, il Frigidaire Party al Piper di Roma nell’81: «Offrivo da bere vestito da manager. Scòzzari e Pazienza in uniforme da chirurghi operavano uno, tirando fuori interiora di animali. Da un frigorifero sul palco uscì Freak Antoni. Su un sottofondo di bombardamenti cantò “Goodbye, arrivederci Roma” – pam pam pam, “Au re-voir”». La visita continua sul magnifico sito www.frigolandia.eu.
Sul Venerdì del 17 luglio 2020
Questa casa, che è una macchina del tempo – ai tempi della controcultura italiana – ora rischia di essere disabitata. «Certe volte non dormo al pensiero che bisogna trovare un posto dove andare e ricominciare», confessa. Infatti, nonostante un regolare contratto di convenzione stipulato con il comune nel 2005, con possibilità di tre rinnovi automatici di dieci anni ciascuno, lo scorso 12 marzo è arrivata un’ordinanza di sgombero che intima di “rilasciare il complesso libero di persone e/o cose entro il termine di sessanta giorni”. A causa dell’emergenza Covid i termini per lo sgombero si sono allungati, «ma se non facciamo ricorso dovremmo andar via entro la seconda settimana di ottobre», spiega Sparagna. Il telefono squilla più volte e più volte informa l’interlocutore che sta selezionando una serie di articoli usciti su Frigidaire nell’arco di quarant’anni, da allegare al fascicolo in consegna al Tar per spiegare il valore di questo luogo. «Il vero progetto di Frigidaire si può riassumere così: fare un’antropologia del presente. Esplorare le culture altre, che scompaiono dentro il massacro dell’attualità dominante. C’è una sorta di frenesia cinetica per cui possono dirti che il mondo sta crollando ma il giorno dopo non è più una notizia. Noi volevamo esplorare il presente con uno spirito da enciclopedia illuminista. Ne parlai con Tamburini e decidemmo che avremmo inserito due sistemi di racconto: la cronaca e la fiction, il reportage e il fumetto, la satira – quando capitava – e la fotografia».
In una foto ci sono proprio loro due, a Washington, dove parlarono del progetto, «Tamburini era lì per inseguire una fidanzata, io per far tappa prima di andare in Argentina». Riguardo alla scelta di inserire la fiction, spiega: «Ci sono realtà che puoi dire solo in maniera fantastica, altrimenti sono fatti giudiziari. La fiction serve a raccontare la realtà dal punto di vista della iper-realtà. Per capire la Russia dell’800 meglio leggersi Dostoevskij che gli annali dell’epoca. Poi raccontavamo anche il reale, siamo stati i primi a parlare in Europa dell’Aids».
Sfoglia i numeri nella sua testa e rievoca. «Barbara Alighieri, corrispondente Ansa da Pechino, intervistò il medico che imbalsamò Mao Zedong». Nell’intervista sul primo numero di Frigidaire, Vita di Roberto T, un ex marchettaro narra di quando si ritrovava a casa dei clienti: «dopo il sesso si dormiva, ma io invece mi svegliavo, rubavo e scappavo. Ora ho trovato lavoro su una nave e partirò per un viaggio abbastanza lungo. Poi si vedrà».
«Nel romanzo del singolo individuo – dice Sparagna – c’è il romanzo dell’umanità». Ricorda un viaggio a Parigi con il disegnatore Roberto Perini: «Portammo Italo Calvino in un bellissimo ristorante e ci diede il primo capitolo di Se una notte d’inverno un viaggiatore che pubblicammo su Il Male. Tutti lo presero per un falso e invece un anno dopo uscì il romanzo». Il telefono continua a squillare. Da Roma chiama una coppia con un bimbo piccolo per chiedere di poter visitare Frigolandia. Sul registro dei visitatori, alla voce “Professione”, si legge: docente, operaio metalmeccanico, falegname, impiegato Mibac, autotrasportatore, astronauta (da grande). In serata passano i fratelli Antonio e Alberto Brizioli di Edicola518, che hanno trasformato il chiosco di un’edicola di Perugia in rivendita di libri d’artista, magazine indipendenti e fanzine. «Questo luogo ha dato vita alla riscoperta di una coralità possibile» osserva Sparagna, «la generazione che oggi disegna su Frigidaire allora non era ancora nata. Ad esempio non esisteremmo se non fosse arrivata Maila Navarra, permettendoci di impaginare di nuovo». Quando parla usa il “noi”, nonostante sia l’unico abitante di Frigolandia, ma è un noi fatto di oltre quarantanni di incontri che qui rivivono aprendo i cassetti e scoprendo un testo autografo di Andrea Pazienza: «Neve sull’Italia! I telefoni dell’Italia sono tutti occupati. Le docce sono tutte rotte. Noi sbirciamo dalle serrature», o un fotoromanzo inedito di Pier Vittorio Tondelli e Toni Contiero, «un sogno che lambiva minaccioso i territori della mia vita».
Nel giardino, un’altalena con vista su un ciliegio. «Se dovessi andarmene – dice – sarebbe la cosa che più mi mancherebbe». Poi, un’ultima memoria, il Frigidaire Party al Piper di Roma nell’81: «Offrivo da bere vestito da manager. Scòzzari e Pazienza in uniforme da chirurghi operavano uno, tirando fuori interiora di animali. Da un frigorifero sul palco uscì Freak Antoni. Su un sottofondo di bombardamenti cantò “Goodbye, arrivederci Roma” – pam pam pam, “Au re-voir”». La visita continua sul magnifico sito www.frigolandia.eu.
Sul Venerdì del 17 luglio 2020