Ora d'aria: i piaceri sovietici di André Gide
Daria GalateriaDebutta la nuova rubrica di Daria Galateria dedicata ai grandi viaggi
Lo scrittore Il’ja Ehrenburg, corrispondente sovietico a Parigi delle Izvestija, nel 1936 fu aggredito dall’eminenza grigia della cultura francese André Gide, che era, quell’anno, comunista. Il Paese del Sol dell’avvenire, fare una legge contro gli omosessuali? Punirli con otto anni di galera? A marcia indietro sulla via del progresso! Ne avrebbe parlato a Stalin. Gide infatti era stato invitato in Urss; le autorità sovietiche contavano molto sul patrocinio del massimo intellettuale di Francia, e prepararono accuratamente l’accoglienza. A giugno, prima ancora dell’arrivo, 300 mila cartoline erano pronte; e una mostra su di lui all’Università di Mosca.
«Ho conosciuto la gloria», disse poi Gide ridendo: se entrava in un teatro, lo spettacolo si fermava e l’orchestra suonava la Marsigliese; a Sebastopoli i bambini sparsero rose sulla macchina al suo passaggio. Gide aveva preteso di portare con sé l&r…
«Ho conosciuto la gloria», disse poi Gide ridendo: se entrava in un teatro, lo spettacolo si fermava e l’orchestra suonava la Marsigliese; a Sebastopoli i bambini sparsero rose sulla macchina al suo passaggio. Gide aveva preteso di portare con sé l&r…
Lo scrittore Il’ja Ehrenburg, corrispondente sovietico a Parigi delle Izvestija, nel 1936 fu aggredito dall’eminenza grigia della cultura francese André Gide, che era, quell’anno, comunista. Il Paese del Sol dell’avvenire, fare una legge contro gli omosessuali? Punirli con otto anni di galera? A marcia indietro sulla via del progresso! Ne avrebbe parlato a Stalin. Gide infatti era stato invitato in Urss; le autorità sovietiche contavano molto sul patrocinio del massimo intellettuale di Francia, e prepararono accuratamente l’accoglienza. A giugno, prima ancora dell’arrivo, 300 mila cartoline erano pronte; e una mostra su di lui all’Università di Mosca.
«Ho conosciuto la gloria», disse poi Gide ridendo: se entrava in un teatro, lo spettacolo si fermava e l’orchestra suonava la Marsigliese; a Sebastopoli i bambini sparsero rose sulla macchina al suo passaggio. Gide aveva preteso di portare con sé l’amico Jacques Schiffrin, grande figura dell’editoria, perché parlava russo: suscitando nei sovietici un certo disappunto. C’era bisogno di un traduttore? Gide non si fidava forse? (in realtà non si apprezzava neanche che Schiffrin fosse ebreo). Inoltre Gide aveva voluto con sé Jef Last, un «marinaio olandese, scrittore, affascinante» (fu poi eroe antifascista nella guerra di Spagna e nella resistenza olandese); parlava un «francese impossibile», e raccontò in olandese di quando Gide volle provare i bagni di zolfo di Tbilisi. Ogni vasca conteneva una decina di bei giovani dal viso immobile, appoggiati ai bordi (non erano georgiani, notarono, ma russi); niente costume da bagno; l’acqua opaca per lo zolfo; impossibile dire cosa avvenisse al di sotto.
Gide si ferma poco; Last si trattiene, sente un fischietto, e i giovani vanno a rivestire, negli spogliatoi, l’uniforme russa! Ma se era una squadra dell’Armata rossa, erano troppo vecchi, maligna Last, per i gusti di Gide. «Mi porgevano i piaceri su un piatto d’argento», scrisse poi Gide; ma si commosse, ospite d’onore sul Mausoleo di Lenin, alla manifestazione di giovani sulla Piazza Rossa.
Alla cena d’addio levò il brindisi Aleksej Tolstoj; quell’anno aveva guadagnato, in diritti d’autore, un milione di rubli; in quale Paese gli scrittori erano trattati meglio? Gli operai invece erano sembrati a Gide in condizioni miserevoli, e lo scrisse in Ritorno dall’Urss. Con stupore, a Parigi gli arrivò in casa Ehrenburg, che sembrava conoscere perfettamente il contenuto del manoscritto: lui era d’accordo, disse, ma con la guerra in corso in Spagna, a Gide sembrava quello il momento di pubblicare un libro simile?
Sul Venerdì del 24 luglio 2020
«Ho conosciuto la gloria», disse poi Gide ridendo: se entrava in un teatro, lo spettacolo si fermava e l’orchestra suonava la Marsigliese; a Sebastopoli i bambini sparsero rose sulla macchina al suo passaggio. Gide aveva preteso di portare con sé l’amico Jacques Schiffrin, grande figura dell’editoria, perché parlava russo: suscitando nei sovietici un certo disappunto. C’era bisogno di un traduttore? Gide non si fidava forse? (in realtà non si apprezzava neanche che Schiffrin fosse ebreo). Inoltre Gide aveva voluto con sé Jef Last, un «marinaio olandese, scrittore, affascinante» (fu poi eroe antifascista nella guerra di Spagna e nella resistenza olandese); parlava un «francese impossibile», e raccontò in olandese di quando Gide volle provare i bagni di zolfo di Tbilisi. Ogni vasca conteneva una decina di bei giovani dal viso immobile, appoggiati ai bordi (non erano georgiani, notarono, ma russi); niente costume da bagno; l’acqua opaca per lo zolfo; impossibile dire cosa avvenisse al di sotto.
Gide si ferma poco; Last si trattiene, sente un fischietto, e i giovani vanno a rivestire, negli spogliatoi, l’uniforme russa! Ma se era una squadra dell’Armata rossa, erano troppo vecchi, maligna Last, per i gusti di Gide. «Mi porgevano i piaceri su un piatto d’argento», scrisse poi Gide; ma si commosse, ospite d’onore sul Mausoleo di Lenin, alla manifestazione di giovani sulla Piazza Rossa.
Alla cena d’addio levò il brindisi Aleksej Tolstoj; quell’anno aveva guadagnato, in diritti d’autore, un milione di rubli; in quale Paese gli scrittori erano trattati meglio? Gli operai invece erano sembrati a Gide in condizioni miserevoli, e lo scrisse in Ritorno dall’Urss. Con stupore, a Parigi gli arrivò in casa Ehrenburg, che sembrava conoscere perfettamente il contenuto del manoscritto: lui era d’accordo, disse, ma con la guerra in corso in Spagna, a Gide sembrava quello il momento di pubblicare un libro simile?
Sul Venerdì del 24 luglio 2020