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(Gipi) 

Il raptus del carabiniere

BRUTTE STORIE Una strage inspiegabile nella Romagna del 1988
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Cosa pensava il carabiniere scelto Mantella, in piedi in mezzo all'ufficio del comandante della stazione dei carabinieri di Bagnara di Romagna, con la pistola in mano? Bagnara è un paesino tranquillo, in cui di solito non succede mai niente, ma all'improvviso, poco dopo mezzogiorno di un umido mercoledì di novembre del 1988, dalla caserma dei carabinieri esce un proiettile che spacca il lunotto della macchina del postino che stava girando sulla rotonda, tra la rocca di Caterina Sforza e la statua dell'umaràz, l'omone col pugno alzato, in onore di Andrea Costa, fondatore del socialismo. Il postino schiva il colpo per fortuna e salta fuori dalla macchina per correre a vedere assieme alla gente che stava in piazza, perché di spari ce ne sono tanti altri, raffiche di mitra, colpi singoli, una sparatoria. Che succede in caserma?
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Cosa pensava il carabiniere scelto Mantella, in piedi in mezzo all'ufficio del comandante della stazione dei carabinieri di Bagnara di Romagna, con la pistola in mano? Bagnara è un paesino tranquillo, in cui di solito non succede mai niente, ma all'improvviso, poco dopo mezzogiorno di un umido mercoledì di novembre del 1988, dalla caserma dei carabinieri esce un proiettile che spacca il lunotto della macchina del postino che stava girando sulla rotonda, tra la rocca di Caterina Sforza e la statua dell'umaràz, l'omone col pugno alzato, in onore di Andrea Costa, fondatore del socialismo. Il postino schiva il colpo per fortuna e salta fuori dalla macchina per correre a vedere assieme alla gente che stava in piazza, perché di spari ce ne sono tanti altri, raffiche di mitra, colpi singoli, una sparatoria. Che succede in caserma?
Un giornale racconta la strage di Bagnara di Romagna (16 novembre 1988) 
E dire che davvero fino ad un attimo prima era tutto a posto. Il carabiniere scelto Antonio Mantella, 31 anni, se ne stava in servizio davanti alla banca, assieme a Daniele Fabbri, carabiniere ausiliario, cioè uno che ha scelto di fare la leva nell'Arma, e infatti è giovanissimo, ha 20 anni. Sono lì, tranquilli, quando il brigadiere Luigi Chianese, 30 anni, che comanda la stazione, li chiama perché rientrino, e loro lo fanno, ma con calma, tranquilli, appunto, si fermano anche a chiacchierare con la gente. Dentro, col brigadiere Chianese, ci sono il carabiniere scelto Angelo Quaglia, 27 anni, e il carabiniere Paolo Camesasca, che ne ha 21. Manca solo il carabiniere scelto Alessandro Trombin, 25 anni, che è in licenza, ed è una fortuna perché pochi minuti dopo mezzogiorno, in quel tranquillo e umido mercoledì di novembre, nella caserma dei carabinieri di Bagnara si scatena l'inferno. Secondo le ricostruzioni Mantella scarica la mitraglietta sul comandante e sui colleghi, e continua, gli vuota addosso altri due M12 e pure la sua beretta d'ordinanza, 96 colpi di mitra e 15 di pistola, 111 in tutto. Perché?
 
Fino dalle prime ore se ne dicono tante: terrorismo - siamo ancora vicini ai cosiddetti Anni di piombo, soltanto qualche mese prima, a Forlì, le Brigate Rosse hanno ucciso il senatore Roberto Ruffilli - malavita più o meno organizzata, deviazioni istituzionali - da lì a poco scoppierà l'affare della Banda della Uno bianca, con i poliziotti assassini della Questura di Bologna - tante cose, appunto, tutto e il contrario di tutto. L'inchiesta, che si conclude un anno dopo, parla di un raptus, un colpo di follia di un carabiniere stressato e depresso, unico responsabile di quella strage, la più grave subita dall'Arma in tempo di pace. Per questo è così importante sapere a cosa pensava davvero il carabiniere scelto Antonio Mantella, che immaginiamo, pensiamo, fermo nell'ufficio del comandante, con in mano la pistola di Camesasca, perché la sua l'ha scaricata, un attimo prima di puntarsela alla tempia e spararsi un colpo in testa, quinta vittima della strage.

Sul Venerdì del 31 luglio 2020