L'ultimo segreto di Maria Antonietta
Daria Galateria , di DARIA GALATERIADalle nozze, ancora bambina, con Luigi XVI, alla rivoluzione: le lettere inedite appena ritrovate svelano i lati meno frivoli della regina
Tutte le cancellerie d’Europa si informavano, al mattino: il re di Francia Luigi XVI era riuscito nella notte a congiungersi con Maria Antonietta? Cosa può fare una situazione simile, protrattasi per sette anni, all’io di un uomo? E quanta insoddisfazione può creare nella giovinetta arrivata a Versailles a neanche 15 anni, sottoposta quasi ogni sera ai goffi tentativi del marito? Se lo chiese già nel 1933 Stefan Zweig, nella sua classica biografia della regina. Il problema non era ovviamente sentimentale. Se tutti, a corte e in Europa, sorvegliavano l’intimità della coppia – il conte Aranda, ambasciatore di Spagna, faceva esaminare le lenzuola da domestici prezzolati – è perché ne dipendeva la riuscita del rovesciamento delle alleanze.
La coalizione di Francia e Impero contro Prussia e Inghilterra: è il progetto perseguito da Maria Teresa d’Austria fin dal 1756; sua figlia Maria Antonietta, già…
La coalizione di Francia e Impero contro Prussia e Inghilterra: è il progetto perseguito da Maria Teresa d’Austria fin dal 1756; sua figlia Maria Antonietta, già…
Tutte le cancellerie d’Europa si informavano, al mattino: il re di Francia Luigi XVI era riuscito nella notte a congiungersi con Maria Antonietta? Cosa può fare una situazione simile, protrattasi per sette anni, all’io di un uomo? E quanta insoddisfazione può creare nella giovinetta arrivata a Versailles a neanche 15 anni, sottoposta quasi ogni sera ai goffi tentativi del marito? Se lo chiese già nel 1933 Stefan Zweig, nella sua classica biografia della regina. Il problema non era ovviamente sentimentale. Se tutti, a corte e in Europa, sorvegliavano l’intimità della coppia – il conte Aranda, ambasciatore di Spagna, faceva esaminare le lenzuola da domestici prezzolati – è perché ne dipendeva la riuscita del rovesciamento delle alleanze.
La coalizione di Francia e Impero contro Prussia e Inghilterra: è il progetto perseguito da Maria Teresa d’Austria fin dal 1756; sua figlia Maria Antonietta, già a 11 anni, è destinata perciò a sposare il Delfino francese. Se la coppia è infeconda, lei potrebbe essere ripudiata: «Temo l’estrema goffaggine del signor Delfino» scrive nel 1770 il conte Florimond Claude di Mercy-Argenteau, ambasciatore d’Austria a Versailles, che Maria Teresa ha voluto accanto alla figlia, per farle quasi da padre, e addestrarla a indurre il marito, ove possibile, a favorire l’Impero.
La coalizione di Francia e Impero contro Prussia e Inghilterra: è il progetto perseguito da Maria Teresa d’Austria fin dal 1756; sua figlia Maria Antonietta, già a 11 anni, è destinata perciò a sposare il Delfino francese. Se la coppia è infeconda, lei potrebbe essere ripudiata: «Temo l’estrema goffaggine del signor Delfino» scrive nel 1770 il conte Florimond Claude di Mercy-Argenteau, ambasciatore d’Austria a Versailles, che Maria Teresa ha voluto accanto alla figlia, per farle quasi da padre, e addestrarla a indurre il marito, ove possibile, a favorire l’Impero.
Ora Catriona Seth, studiosa a Oxford, ha scoperto negli Archivi Imperiali di Vienna due cartoni con tutte le lettere di Maria Antonietta a Mercy; solo in parte erano conosciute, e ormai questi vent’anni di corrispondenza (le Lettere inedite prontamente tradotte da Alessandra Aricò per le edizioni Clichy) impongono di cambiare il ritratto della regina. L’icona pop della frivolezza, la maestosa martire della rivoluzione: tra le due immagini popolari di Maria Antonietta si inserisce ora quasi un nuovo personaggio: una regina “politica”.
Certo, all’arrivo a Versailles, Mercy stesso la definisce «scervellata»; ne lamenta la prodigalità, le «piccole sventatezze», e la negligenza: «si annoia appena si parla di politica». «Ascolta a malapena ciò che Le si dice e lo comprende ancor meno» scrive Mercy il 28 dicembre 1772 a Kaunitz, il potente cancelliere di Maria Teresa: eppure, lamenta, la sposa di un re senza amanti avrebbe tutte le carte necessarie per avere un vero ascendente sul marito. Ma dai primi biglietti alle grandi lettere della Rivoluzione – vergate sempre dalla regina su lussuose filigrane olandesi alla moda, ovvero su minuscole tessere, di 50-80 millimetri da nascondere nella mano – si assiste a una profonda metamorfosi.
Certo, all’arrivo a Versailles, Mercy stesso la definisce «scervellata»; ne lamenta la prodigalità, le «piccole sventatezze», e la negligenza: «si annoia appena si parla di politica». «Ascolta a malapena ciò che Le si dice e lo comprende ancor meno» scrive Mercy il 28 dicembre 1772 a Kaunitz, il potente cancelliere di Maria Teresa: eppure, lamenta, la sposa di un re senza amanti avrebbe tutte le carte necessarie per avere un vero ascendente sul marito. Ma dai primi biglietti alle grandi lettere della Rivoluzione – vergate sempre dalla regina su lussuose filigrane olandesi alla moda, ovvero su minuscole tessere, di 50-80 millimetri da nascondere nella mano – si assiste a una profonda metamorfosi.
La mutazione ha inizio nell’agosto 1788, in pieno deficit, col richiamo del geniale banchiere ginevrino Jacques Necker alle Finanze. Scrive Maria Antonietta a Mercy: «Il personaggio al di sopra di me non è in grado» (parla del re). Se il sovrano è «molto riluttante», lo è anche Necker: «Sarebbe necessario che io lo veda per farlo decidere del tutto». «Io tremo, perdonatemi questa debolezza» aggiunge, «per essere stata io a farlo tornare. La mia sorte è portare sfortuna... e mi si detesterà ancora di più». È l’“Austriaca”: accusata appunto di favorire il Paese d’origine.
Nel 1782, alla morte improvvisa dell’ambasciatore di Francia in Svezia, il conte d’Usson, la regina aveva avvisato Mercy prima ancora del re, per favorire la nomina di pedine di parte austriaca: «Monsieur d’Usson ha avuto un’apoplessia, e a quest’ora deve essere morto. Fatemi sapere di grazia quali sono le vostre idee sulla sede (diplomatica), può essere importante per l’Imperatore: ma tenete il segreto, perché lo stesso re non sa ancora della malattia di Monsieur d’Usson». E se il re è a caccia, sarà lei a ricevere lo zarevic e sua moglie negli intimi souper dans les cabinets, le cene nelle stanze private, senza servitori apparenti, inventate da Luigi XV. Ma per il disappunto di Mercy (l’ambasciatore è di Liegi, ma la sua fedeltà sarà tutta e sempre per l’Impero) Maria Antonietta mostra crescente lealtà alla Francia: «Quando si è madri, è questa la prima parentela».
Nel 1782, alla morte improvvisa dell’ambasciatore di Francia in Svezia, il conte d’Usson, la regina aveva avvisato Mercy prima ancora del re, per favorire la nomina di pedine di parte austriaca: «Monsieur d’Usson ha avuto un’apoplessia, e a quest’ora deve essere morto. Fatemi sapere di grazia quali sono le vostre idee sulla sede (diplomatica), può essere importante per l’Imperatore: ma tenete il segreto, perché lo stesso re non sa ancora della malattia di Monsieur d’Usson». E se il re è a caccia, sarà lei a ricevere lo zarevic e sua moglie negli intimi souper dans les cabinets, le cene nelle stanze private, senza servitori apparenti, inventate da Luigi XV. Ma per il disappunto di Mercy (l’ambasciatore è di Liegi, ma la sua fedeltà sarà tutta e sempre per l’Impero) Maria Antonietta mostra crescente lealtà alla Francia: «Quando si è madri, è questa la prima parentela».
Quello sulla fuga a Varennes durante la Rivoluzione è, tra i plichi esaminati e mirabilmente commentati da Catriona Seth, uno dei più appassionanti. I sovrani risiedono, sorvegliati, alle Tuileries; a Pasqua del 1791, non è loro consentito di recarsi a Saint-Cloud, devono seguire le funzioni nella parrocchia adiacente, lavando i piedi a dodici indigenti secondo il rituale del Giovedì santo. «La regina in convento!» grida la folla. Maria Antonietta si sente abbandonata; giustifica però l’imperatore: se viene in aiuto della sorella, l’Olanda e la Prussia lo attaccheranno nei Paesi Bassi, due agenti, Goltz e «l’Ebreo Ephraim», non le lasciano dubbi. Non c’è altra risorsa che la fuga: organizzata con l’aiuto del bel Fersen, «il più amato e il più amante degli uomini» – una lettera tarda del conte svedese, inedita, è illuminante sui suoi sentimenti, al di là della morte di Maria Antonietta.
Per fuggire, servono denari; la regina nomina a Mercy i finanzieri che potrebbero prestarli. Cosa deve pensare, gli chiede, dei deputati moderati che i banchieri le consigliano di contattare? Forse l’avvocato Duport, tra i fondatori del Giacobini, favorevole all’estensione dell’ordinamento giuridico agli ebrei? Ma è un altro deputato che la regina conquisterà, nel mesto viaggio di ritorno da Varennes: Barnave, il sanguinario detto “la Tigre”; ammaliato dalla sovrana, cercherà di aiutarla – sarà ghigliottinato quindici giorni dopo di lei.
Intanto Léonard, il parrucchiere della regina, lascia Parigi con i suoi gioielli, da recuperare quando sarà libera: «Il re avrebbe voluto aggiungere i suoi» scrive Maria Antonietta, «ma dato che sono gioielli della Corona... sono beni nazionali». Racconterà Mercy che un inviato della regina gli ha consegnato, senza lettera e senza chiedere ricevuta, una cassetta e vari sacchetti di luigi. Girandole, collane, spille a fiocco, parures di diamanti, rubini, smeraldi e perle, rotoli di monete: consegnati a Vienna, saranno restituiti, dopo la morte dei genitori, alla figlia Madame Royale.
Nella fuga, Maria Antonietta tiene ad avere il nécessaire: portacipria, posate, forbici, scaldavivande, tutti oggetti d’argento e porcellana di estremo lusso, da spedire a Bruxelles nel cofanetto col suo stemma. Madame Campan, prima cameriera della regina, teme che una perquisizione potrebbe svelare il progetto di fuga; Maria Antonietta allora ne fa fare una (costosissima) copia all’ebanista Palma e all’orefice Charpenat a nome di sua sorella. La consegna si fa attendere, e la regina si adatta a far raschiare lo stemma dal nécessaire. Questi traffici hanno incuriosito Madame Rochereuil, la sua porte-chaise d’affaires (con l’incarico prestigioso di ritirare i resti organici dalla seggetta reale), che la denuncerà: «Era troppo attaccata a quell’oggetto per privarsene».
Nella fuga, Maria Antonietta tiene ad avere il nécessaire: portacipria, posate, forbici, scaldavivande, tutti oggetti d’argento e porcellana di estremo lusso, da spedire a Bruxelles nel cofanetto col suo stemma. Madame Campan, prima cameriera della regina, teme che una perquisizione potrebbe svelare il progetto di fuga; Maria Antonietta allora ne fa fare una (costosissima) copia all’ebanista Palma e all’orefice Charpenat a nome di sua sorella. La consegna si fa attendere, e la regina si adatta a far raschiare lo stemma dal nécessaire. Questi traffici hanno incuriosito Madame Rochereuil, la sua porte-chaise d’affaires (con l’incarico prestigioso di ritirare i resti organici dalla seggetta reale), che la denuncerà: «Era troppo attaccata a quell’oggetto per privarsene».
Mercy è sempre più sfuggente, si occupa dei suoi mobili e dei suoi vini, e parte. Lei gli ha scritto, nel 1791: «È nella sventura che si sente meglio chi si è. Il mio sangue scorre nelle vene di mio figlio, e spero che un giorno egli si mostri degno nipote di Maria Teresa». Maria Antonietta non cita mai suo padre, commenta Seth, «fornendo un’immagine di potere al femminile».
Sul Venerdì del 31 luglio 2020
Sul Venerdì del 31 luglio 2020