Perché non facciamo largo ai giovani
Michele Serra , di MICHELE SERRADalla rubrica PER POSTA Ai ventenni di oggi, che ascoltano ancora i cantautori amati dai loro genitori, auguriamo un vero cambiamento, una società meno stagnante, e che il mondo germogli
"Caro Michele Serra, classe 1955, sono da qualche mese felicemente in pensione, nonno quasi a tempo pieno, mi occupo di giardinaggio, dell'orto, leggo libri, mi informo, riordino gli spazi dimenticati per anni e sto anche scrivendo un libro che non verrà mai pubblicato, insomma, giornate piene. Mi accorgo però che la nostra società è occupata a tutti i livelli da più o meno anziani brontosauri. Mi riferisco per esempio a lei, ai suoi colleghi (cito Natalia Aspesi, Massimo Bucchi, Corrado Augias ecc). Oppure a Prodi, Berlusconi, Cacciari, Arbore, Costanzo, Piero Angela, e la lista potrebbe proseguire quasi all'infinito in tutti i campi. Rivolgo un appello: una buona volta, con tutto il rispetto, toglietevi, togliamoci dalle scatole! Lasciamo spazio ai nostri figli, ai nostri nipoti! Ci rendiamo conto che stiamo rubando loro il presente ed anche il futuro?"
Franco Ramella
Caro Ramella, da quel brontosauro riflessivo che sono ci …
Franco Ramella
Caro Ramella, da quel brontosauro riflessivo che sono ci …
"Caro Michele Serra, classe 1955, sono da qualche mese felicemente in pensione, nonno quasi a tempo pieno, mi occupo di giardinaggio, dell'orto, leggo libri, mi informo, riordino gli spazi dimenticati per anni e sto anche scrivendo un libro che non verrà mai pubblicato, insomma, giornate piene. Mi accorgo però che la nostra società è occupata a tutti i livelli da più o meno anziani brontosauri. Mi riferisco per esempio a lei, ai suoi colleghi (cito Natalia Aspesi, Massimo Bucchi, Corrado Augias ecc). Oppure a Prodi, Berlusconi, Cacciari, Arbore, Costanzo, Piero Angela, e la lista potrebbe proseguire quasi all'infinito in tutti i campi. Rivolgo un appello: una buona volta, con tutto il rispetto, toglietevi, togliamoci dalle scatole! Lasciamo spazio ai nostri figli, ai nostri nipoti! Ci rendiamo conto che stiamo rubando loro il presente ed anche il futuro?"
Franco Ramella
Caro Ramella, da quel brontosauro riflessivo che sono ci penso spesso, a levarmi dai piedi. Da pensionato avrei pure io, come lei, una marea di belle cose da fare. Per esempio scrivere libri, anche perché negli scaffali delle librerie c'è posto per tutti, non importa se vegliardo o teen-ager. Il problema è che il meccanismo del ricambio non dipende (e non è mai dipeso) dalla buona volontà dei "vecchi" di schiodare, lasciando il posto ai giovani. Dipende da un cambiamento di clima, di cultura, di stile, di linguaggio, insomma d'epoca, che quelli della mia leva (anni Cinquanta) hanno avuto la grande fortuna di cavalcare, rovesciando il tavolo del vecchio ordine, inventando giornali (e cinema, letteratura, teatro, musica) mai visti e mai sentiti prima, e facendo apparire all'improvviso decaduto il mondo che li aveva preceduti. E tutto ci è stato facile, anche al di là dei nostri meriti, perché un mondo nuovo stava germogliando tutto attorno. Sì, noi baby-boomers abbiamo avuto, in termini tecnici, un gran culo. I molti e bravi giornalisti dell'ultima leva, trentenni e quarantenni, che spesso si barcamenano tra siti web precari e stipendi inconsistenti, non sono "meno bravi" di noi. Ce ne sono di bravissimi. Ma è capitato loro di crescere e di scrivere in un'epoca un poco reflua, stagnante, incerta sulla direzione da prendere.
I ventenni di oggi ascoltano Guccini e De André, la stessa musica dei padri e ormai quasi dei nonni; io, quando avevo vent'anni, non ascoltavo le canzoni di mezzo secolo prima. Quando qualcosa di nuovo e di importante accadrà, il ricambio sarà un fenomeno naturale, e irresistibile, per il semplice fatto che ci sarà chi avrà le parole giuste per raccontarle; facendo sembrare vecchi non noi "brontosauri", ma le nostre parole. L'urgenza di nuovi linguaggi sarà più forte, anche, dello stato molto malconcio dei giornali, che hanno perduto gran parte della loro centralità, e navigano tranquillamente verso la dissoluzione o verso una rinascita in altre forme. Nel frattempo, non posso sentirmi in colpa se leggo con sommo piacere Natalia Aspesi (novantenne) trovando nella sua scrittura una freschezza, una libertà e un vigore che non trovo nei compitini banali di certe influencer ventenni, che fanno di tutto per compiacere il loro esercito di "mi piace".
Sul Venerdì del 31 luglio 2020
Franco Ramella
Caro Ramella, da quel brontosauro riflessivo che sono ci penso spesso, a levarmi dai piedi. Da pensionato avrei pure io, come lei, una marea di belle cose da fare. Per esempio scrivere libri, anche perché negli scaffali delle librerie c'è posto per tutti, non importa se vegliardo o teen-ager. Il problema è che il meccanismo del ricambio non dipende (e non è mai dipeso) dalla buona volontà dei "vecchi" di schiodare, lasciando il posto ai giovani. Dipende da un cambiamento di clima, di cultura, di stile, di linguaggio, insomma d'epoca, che quelli della mia leva (anni Cinquanta) hanno avuto la grande fortuna di cavalcare, rovesciando il tavolo del vecchio ordine, inventando giornali (e cinema, letteratura, teatro, musica) mai visti e mai sentiti prima, e facendo apparire all'improvviso decaduto il mondo che li aveva preceduti. E tutto ci è stato facile, anche al di là dei nostri meriti, perché un mondo nuovo stava germogliando tutto attorno. Sì, noi baby-boomers abbiamo avuto, in termini tecnici, un gran culo. I molti e bravi giornalisti dell'ultima leva, trentenni e quarantenni, che spesso si barcamenano tra siti web precari e stipendi inconsistenti, non sono "meno bravi" di noi. Ce ne sono di bravissimi. Ma è capitato loro di crescere e di scrivere in un'epoca un poco reflua, stagnante, incerta sulla direzione da prendere.
I ventenni di oggi ascoltano Guccini e De André, la stessa musica dei padri e ormai quasi dei nonni; io, quando avevo vent'anni, non ascoltavo le canzoni di mezzo secolo prima. Quando qualcosa di nuovo e di importante accadrà, il ricambio sarà un fenomeno naturale, e irresistibile, per il semplice fatto che ci sarà chi avrà le parole giuste per raccontarle; facendo sembrare vecchi non noi "brontosauri", ma le nostre parole. L'urgenza di nuovi linguaggi sarà più forte, anche, dello stato molto malconcio dei giornali, che hanno perduto gran parte della loro centralità, e navigano tranquillamente verso la dissoluzione o verso una rinascita in altre forme. Nel frattempo, non posso sentirmi in colpa se leggo con sommo piacere Natalia Aspesi (novantenne) trovando nella sua scrittura una freschezza, una libertà e un vigore che non trovo nei compitini banali di certe influencer ventenni, che fanno di tutto per compiacere il loro esercito di "mi piace".
Sul Venerdì del 31 luglio 2020