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(Getty Images) 

Viaggio nella terra del niente

Vittime di violenza. Anziani smemorati. Bambini sottratti da uno dei genitori. Ma anche tanti che per mille ragioni hanno solo scelto di sparire. Sono quasi 62 mila le persone scomparse in Italia. E per ciascuna di loro c’è a casa qualcuno che ancora aspetta
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Nella stanza di ogni scomparso c'è sempre un mazzo di chiavi rimasto su un tavolo, un pacchetto di sigarette aperto, un romanzo sul comodino col segnalibro sull'ultima pagina letta. Il confine tra quotidianità e assenza oltre il quale esiste un mondo: la terra del niente. Così la chiama chi ha perduto una madre o un figlio, un marito o una sorella. Una città invisibile che cresce incessantemente e condanna all'attesa migliaia di famiglie. Ogni tanto qualcuno torna indietro, una denuncia scuote l'indifferenza e conquista spazio sui giornali, oppure un corpo viene ripescato in fondo a un lago. Allora una luce si accende e illumina la terra del niente. Questione di pochi giorni, poi il bagliore passa e il buio può ritornare lasciando senza risposte i vivi e senza pace i morti.

A inizio luglio, sotto i portici di Genova è stato ritrovato Fernando Vasile, un ragazzo scomparso da Monterotondo a sedici anni, nel 2012. "Un miraco…
Nella stanza di ogni scomparso c'è sempre un mazzo di chiavi rimasto su un tavolo, un pacchetto di sigarette aperto, un romanzo sul comodino col segnalibro sull'ultima pagina letta. Il confine tra quotidianità e assenza oltre il quale esiste un mondo: la terra del niente. Così la chiama chi ha perduto una madre o un figlio, un marito o una sorella. Una città invisibile che cresce incessantemente e condanna all'attesa migliaia di famiglie. Ogni tanto qualcuno torna indietro, una denuncia scuote l'indifferenza e conquista spazio sui giornali, oppure un corpo viene ripescato in fondo a un lago. Allora una luce si accende e illumina la terra del niente. Questione di pochi giorni, poi il bagliore passa e il buio può ritornare lasciando senza risposte i vivi e senza pace i morti.

A inizio luglio, sotto i portici di Genova è stato ritrovato Fernando Vasile, un ragazzo scomparso da Monterotondo a sedici anni, nel 2012. "Un miracolo...", hanno esultato le zie che avevano lanciato un appello in tv. Eccola, la luce. Pronta a cancellare un altro nome dalla lista degli scomparsi in Italia: 61 mila 826 dal 1974 al 30 giugno. Vite sospese in fondo a storie uguali e diverse allo stesso tempo. La motivazione principale resta la scelta volontaria e l'enorme banca dati raccoglie uomini e donne in fuga da qualcosa o da qualcuno, aspiranti suicidi decisi a togliersi la vita in solitudine. Ma anche vittime di violenza; anziani senza memoria, incapaci di tornare indietro dopo la colazione al bar. E poi i minorenni, la maggior parte (45 mila), quasi tutti stranieri (solo il 5 per cento sono italiani): un numero esploso con l'aumento del flusso dei migranti e il fenomeno dei giovani non accompagnati che abbandonano i centri di accoglienza per un destino a volte nelle mani della criminalità.

Sono passati più di ottant'anni da quando uno dei "ragazzi di via Panisperna", il fisico Ettore Majorana, uscì da un hotel di Napoli per imbarcarsi su un piroscafo diretto a Palermo. Trentatré dalla mattina in cui l'economista Federico Caffè sparì lasciando orologio e occhiali sul comodino. Eppure i misteri sono rimasti tali e alle ombre di Majorana e Caffè se ne sono aggiunte altre migliaia. Un clochard incrociato su un marciapiede, o un cadavere senza nome ritrovato in un burrone: per chi resta rappresentano un sussulto di ansie e miraggi. Il frutto tormentato dal peso di una vita assente fisicamente, ma presente psicologicamente. La "mancanza ambigua", come l'ha definita la psicoterapeuta Pauline Boss, studiando la sofferenza delle famiglie dei soldati americani dispersi in Vietnam.

"È questo il vero dramma" dice Nicodemo Gentile, presidente di Penelope Italia, associazione di familiari di persone scomparse. Gentile è un avvocato penalista, e nel 2010 venne chiamato in Puglia per una quindicenne sparita dal paese. La ragazza era Sarah Scazzi, strangolata e gettata in un pozzo nelle campagne di Avetrana. Da allora ha raccolto decine di casi e testimonianze, condividendo la fiducia e la disperazione dei parenti di altri scomparsi: "Le famiglie aspettano qualcuno che non è vivo né morto. Il tempo passa e il cerchio non può chiudersi. Così si svegliano in piena notte e corrono dietro alle segnalazioni più improbabili continuando a consumarsi".

"Senza il corpo, il lutto non si può celebrare e per i parenti diventa drammatico lo stop delle ricerche" conferma Giovanni Vaudo di Psicologi per i popoli, un'associazione di volontari che garantisce assistenza. Nell'autunno 2015, in Maremma, c'era anche l'avvocato Gentile insieme ai genitori di Carlos Sanchez, uno studente di medicina scomparso da Siviglia nel 1996 e in Andalusia dichiarato morto da un pezzo. Pochi giorni prima, nel bosco delle Bandite, sopra il golfo di Follonica, un cercatore di funghi era finito davanti a una tenda in fondo a un sentiero di pietre e rami spezzati. Nella tenda viveva uno spagnolo con un'aria da eremita. Era lui, Carlos. I genitori l'avevano riconosciuto dalle foto rimbalzate su internet, ed erano corsi in Italia per riabbracciarlo. Arrivati davanti alla tenda, non videro altro che dei secchi sporchi in mezzo a stracci e teli di nylon strappati: Carlos era sparito, un'altra volta. L'ennesima ombra. Così come Irene Cristinzio, professoressa sarda in pensione, 64 anni. "Ci vediamo alle 8.30", disse uscendo all'alba per la solita passeggiata vicino a casa, nella campagna di Orosei. Era la mattina dell'11 luglio di sette anni fa. Poche ore dopo, i due cellulari che aveva con sé risultavano spenti. "Il tempo che passa non aiuta a superare il dolore, lo aumenta: ciao mamma, ci manchi tantissimo" scrive la figlia sulla pagina Facebook dedicata alla madre.

Manca alla famiglia anche Italia Nelli, un'ottantenne dell'Isola d'Elba. Il 17 settembre 2016 era uscita a raccogliere more per le sue marmellate. Non è più tornata. Unica traccia: il carrello della spesa, accanto al quale la mattina era stata ripresa da una telecamera in paese, ritrovato ai margini del bosco di Sant'Ilario. E per un'anziana inghiottita in un bosco come in una favola gotica, c'è una bambina che sparisce davanti a casa, il peggiore degli incubi di ogni genitore: Denise Pipitone, quattro anni da compiere nel 2004, che giocava sul marciapiede mentre la nonna preparava il pranzo in cucina. Denise, Italia, Irene. Fotografie su volantini appesi in piazze, caserme, stazioni. Fortunatamente, le speranze non sempre vengono tradite. Secondo le cifre del Commissario straordinario del governo, nei primi sei mesi del 2020 su 4.833 persone scomparse, ne sono state ritrovate 3.052. Dati che confermano il trend: i casi risolti nel corso dello stesso anno della denuncia sono in aumento (dall'81 per cento del 2007 al 95 per cento del 2019) e alcuni ritornano a casa anche dieci anni dopo. A conferma che crederci può non essere un'ossessione da illusi.

Il Commissario straordinario per le persone scomparse è stato istituito nel 2007 e, da febbraio, l'ufficio è guidato dalla prefetta Silvana Riccio. "Il nostro" spiega "è un lavoro di coordinamento e di formazione del personale. La denuncia deve essere accurata, tempestiva. I dettagli possono arrivare dal mondo da cui la persona è fuggita e questo rivela quanto il fenomeno sia delicato. Delicato e in crescita costante. Però, nei mesi dell'emergenza Covid-19, tra mobilità limitata e maggiori controlli, i numeri sono scesi: ad aprile le denunce sono diminuite del 72 per cento". Effetti del lockdown a parte, in un mondo disseminato di telecamere, pedinato dal Gps e con le spese tracciate dai bancomat, gli italiani continuano a sparire. E le famiglie a lanciare appelli. Attraverso i social, ma soprattutto - come le zie di Fernando Vasile - tramite la tv e l'inossidabile Chi l'ha visto? Era la fine di aprile 1989, gli studenti cinesi protestavano in piazza Tienanmen, i Nirvana registravano il loro album d'esordio, e su Rai 3 andava in onda la prima delle 1.260 puntate che in tre decenni hanno attraversato i drammi e alimentato le speranze di centinaia di famiglie italiane.

Da 16 anni, a condurre la trasmissione è Federica Sciarelli: "Prima di noi, nessuno si occupava degli scomparsi" racconta "abbiamo riempito un vuoto enorme. Per fortuna, oggi possiamo contare su leggi speciali, regole più efficaci. Un tempo la denuncia doveva essere presentata 48 ore dopo la scomparsa. Un'assurdità, visto che i primi momenti sono decisivi". La redazione è aperta anche il sabato e la domenica, festivi compresi. "Vogliamo essere un punto di riferimento continuo", dice. Ma chi scompare in Italia? "I più fragili. Come gli anziani, che per la demenza senile perdono il senso dell'orientamento. I bambini sottratti da uno dei genitori, soprattutto nei matrimoni misti. Gli adolescenti, invece, di solito tornano indietro appena spesi i pochi soldi in tasca. Più drammatico il caso delle donne; io lo chiamo "lupara rosa", vittime di mariti che uccidono e nascondono il cadavere. Infine, c'è chi scappa per i debiti o chi ha perso il lavoro e non ha il coraggio di confessarlo alla moglie. Tempo fa abbiamo ritrovato un imprenditore scomparso da mesi: era in fila davanti a una mensa per poveri".

Ritorni. Abbracci liberatori. Altri lampi nel buio. "Non basta" avvisa Gentile di Penelope Italia, "mancano i professionisti del settore. Non ci sono squadre speciali di polizia e servirebbe continuità nelle ricerche. Di solito appena si intuisce che dietro a una scomparsa non si nasconde un reato, l'attività si affievolisce. Ma arrendersi lascia aperta una ferita. Per ogni persona sparita, esiste qualcuno che la sera torna a casa, chiude la porta. E resta solo con una vita che non c'è".

Sul Venerdì del 31 luglio