Il Portogallo arruola le capre pompiere
di FABIAN FEDERLOgni estate il Paese è devastato dagli incendi (anche per colpa dell’ex dittatore Salazar). E per combatterli studia metodi innovativi. Intanto però chiede aiuto ai pastori
GOIS (Portogallo). Luis Fontinha, 39 anni e la pelle bruciata dal sole, se ne sta in piedi su una collina dell‘entroterra portoghese. Intorno a lui, 180 capre sono intente a brucare l‘erba. Fa un respiro profondo, si volta nervosamente e tira fuori il cellulare. «Non dimenticherò mai quell’odore» dice. Fontinha controlla Fogos.pt, un‘applicazione che segnala gli incendi boschivi. Al momento, ce ne sono 120, metà dei quali nella sua regione. Con un fischio, ordina al suo gregge di tornare nella stalla, sale sul suo pick-up e si dirige verso una collina; si arrampica su una struttura di acciaio traballante, la torre di controllo 41. La radio gracchia: «Gli abitanti di tutti i paesi evacuati possono tornare a casa. L’incendio è sotto controllo».
«BRUCIAVANO ANCHE LE PIETRE»
Luis non dimentica quell’odore perché è stato un incendio a mandarlo in rovina. Nell’ottobre del 2017 s…
«BRUCIAVANO ANCHE LE PIETRE»
Luis non dimentica quell’odore perché è stato un incendio a mandarlo in rovina. Nell’ottobre del 2017 s…
GOIS (Portogallo). Luis Fontinha, 39 anni e la pelle bruciata dal sole, se ne sta in piedi su una collina dell‘entroterra portoghese. Intorno a lui, 180 capre sono intente a brucare l‘erba. Fa un respiro profondo, si volta nervosamente e tira fuori il cellulare. «Non dimenticherò mai quell’odore» dice. Fontinha controlla Fogos.pt, un‘applicazione che segnala gli incendi boschivi. Al momento, ce ne sono 120, metà dei quali nella sua regione. Con un fischio, ordina al suo gregge di tornare nella stalla, sale sul suo pick-up e si dirige verso una collina; si arrampica su una struttura di acciaio traballante, la torre di controllo 41. La radio gracchia: «Gli abitanti di tutti i paesi evacuati possono tornare a casa. L’incendio è sotto controllo».
«BRUCIAVANO ANCHE LE PIETRE»
Luis non dimentica quell’odore perché è stato un incendio a mandarlo in rovina. Nell’ottobre del 2017 sul Portogallo ha infuriato il più grande incendio boschivo della storia recente dell’Europa. Luis si era barricato nella casa di sua madre e la difendeva con secchi d’acqua e coperte. La rete di telefonia mobile era saltata, non sapeva dove fossero sua moglie e i suoi figli. Quando i vigili del fuoco riuscirono a domare le fiamme, verso le dieci del mattino, il fuoco aveva distrutto la sua officina, parte della casa e metà del villaggio. Morirono in 66 in quell’incendio. Il fuoco correva a una velocità mai vista. «I pascoli hanno preso fuoco così in fretta che vedevamo solo un bagliore blu che li inghiottiva» racconta. «Perfino le pietre bruciavano». Il Portogallo bruciò per cinque giorni, il fumo sopra la penisola iberica si poteva vedere dallo spazio. Per qualche settimana dopo l’incendio, Luis vide i segni delle auto bruciate nelle strade, le carcasse carbonizzate di mucche, asini e capre. Vide case distrutte e scheletri di eucalipti. La sua casa era andata in fumo e lui era in bancarotta. Per un attimo, pensò di emigrare, come fanno molti dalle sue parti. Ma poi cambiò idea. Se vieni dalle aspre e remote montagne del Portogallo centrale, spiega Luis, sei abituato a cavartela da solo. «Lo sai già che dovrai essere tu a trovare una soluzione».
MANGIATRICI DI COMBUSTIBILE
Il nonno era un pastore di capre. Ma formaggio, latte e cabritos non bastano per tirare avanti. Però Fontinha sapeva come aveva fatto suo nonno a fare soldi con il suo gregge. E allora decise di rischiare: comprò una dozzina di capre e una stalla. Si svegliava ogni mattina alle sei e mezza, andava in montagna a far pascolare le capre per quattro ore, poi riprendeva la macchina, tornava in città, prendeva i figli a scuola e riprendeva di nuovo la macchina per tornare alla stalla e far brucare le capre un altro paio d’ore prima del tramonto. Nel giro di poche settimane, accadde quello che Fontinha sperava: all’inizio furono i vicini a farsi avanti, poi i proprietari di case di campagna e la gente del paese. Volevano affittare le sue capre, per proteggere dal fuoco le loro case e le loro strutture. Le capre eliminano il sottobosco infiammabile, creando barriere antincendio, e i loro escrementi rendono umido e fertile il terreno. Mangiano combustível, come lo chiama Luis, il combustibile. Combustibile per il fuoco. Di contratto in contratto, il suo gregge è cresciuto, da 12 a 180 capi. Oggi Luis gestisce 127 ettari, che creano un anello protettivo intorno alla cittadina di Góis.
TECNOLOGIA E TRADIZIONE
Nessun altro Paese in Europa registra più incendi del Portogallo. Ci sono stati anni (come appunto il 2017) in cui il Portogallo è stato il Paese al mondo più colpito dai roghi. Sono all’ordine del giorno: nei notiziari vengono subito dopo le previsioni del tempo. In alcuni paesi ci sono cartelloni che indicano il livello di rischio di incendi, da moderado a risco máximo. Le università sviluppano droni e sensori antincendio, i vigili del fuoco sperimentano costantemente nuove tecniche. Le innovazioni del Portogallo vengono utilizzate in tutto il mondo nella lotta contro gli incendi boschivi. Nonostante tutto questo, gli incendi provocano sempre più morti e distruzioni. Per invertire la tendenza, negli ultimi anni ricercatori, imprenditori e Stato hanno cambiato strategia, integrando tecnologia e tradizione: si affidano ai pastori di capre.
L'ARRIVO DELL'EUCALIPTO
Anche ai tempi del nonno di Fontinha i campi e le foreste andavano a fuoco, ma non si trasformavano in megaincendi che uccidono decine di persone. Una cosa è cambiata, fra allora e adesso: è stata introdotta una specie invasiva. E oggi questa specie invasiva è la principale causa delle devastazioni. Ottant’anni fa l‘eucalipto era una pianta ornamentale rara usata per ville e palazzi; oggi il Portogallo ha il maggior numero di eucalipti al mondo, più dell‘Australia. Il dittatore portoghese António Salazar, che governò dal 1932 al 1968, era affascinato dalle foreste coltivate dell‘Europa centrale. Aveva piantato querce da sughero e boschi di conifere, promosso l‘industria del legno e della carta, la produzione di sughero e resina. Aveva letto libri di Ferdinand von Mueller, il botanico australiano di origine tedesca che parlava dell‘eucalipto come di una pianta miracolosa e lo introdusse in Europa.
LE FORESTE ABBANDONATE
Oggi il Portogallo è il secondo esportatore mondiale di carta naturale, il primo in rapporto alla popolazione. Il 5 per cento di tutte le esportazioni portoghesi è costituito da prodotti cartacei. Prima di Salazar, il Portogallo aveva un‘area boschiva del 10 per cento: nel 2017 era il 50 per cento, e un terzo era costituito da boschi di eucalipto.
Gran parte di queste foreste è lasciata a sé stessa, non c’è una gestione attiva: migliaia di chilometri quadrati di boschi di eucalipti incolti e abbandonati. «Un’esplosione di biomassa» la definisce Fontinha. In uno dei posti più ventosi e secchi d’Europa. «Basta una scintilla» dice «un cavo rotto, e si incendia tutto a perdita d’occhio».
COME SI ALIMENTANO I MEGAINCENDI
Venti chilometri a sud della collina di Fontinha, Domingos Xavier Viegas, professore all‘Università di Coimbra, ci guida nel suo centro di ricerca. Viegas è uno dei principali studiosi di incendi boschivi in Europa. Secondo lui, l‘incendio del 2017 non è stato che l‘inizio. Ci spiega perché l‘eucalipto in sé non è un problema. Lo diventa quando viene lasciato senza controllo. Nella calura dei mesi estivi, dalle cime di questi alberi si sprigiona una sostanza oleosa e bluastra che odora di mentolo; di goccia in goccia, ricopre il suolo della foresta con uno strato combustibile. La corteccia dell‘albero si stacca come scaglie di pelle secca. Lunghi fili di carta penzolano dal tronco. Nel sottobosco crescono mimose e altre piante infiammabili, e non c‘è nessuno incaricato di rimuoverle. Se scoppia un incendio, questi fili iniziano a bruciare e volano finché non atterrano da qualche altra parte, innescando un nuovo incendio. Gli incendi crescono in modo esponenziale: nel 1970 erano bruciati 20 chilometri quadrati, nel 2010 2.400, nel 2017 4.400. Oggi, in Europa, un incendio su due scoppia in Portogallo. Da maggio a ottobre ce ne sono circa 200 al giorno. Soltanto nel rogo che colpì il paese di Luis morirono 200 persone.
IL PROGRAMMA ANTI-ROGHI
L’eucalipto continua a essere piantato, in quantità che sfuggono a ogni controllo. Dopo gli incendi, il suo sottobosco è cresciuto fino a raggiungere una dimensione uniformemente infiammabile. «Il prossimo incendio sarà il più grande mai visto in Europa nell’arco di una generazione» ipotizza Domingos Xavier Viegas. Secondo lui, l’area di fuoco potrebbe addirittura coprire il 10 per cento dell’intera superficie del Portogallo. Una speranza per scongiurare tutto questo sono i pastori di capre, come Fontinha. Fino a qualche anno fa, nella gerarchia sociale il pastore occupava un gradino intermedio fra lo scemo del villaggio e l’ubriacone. Non possedeva terra e spesso non aveva frequentato la scuola. Ma gli incendi hanno trasformato la professione e anche la sua percezione sociale. Oggi in Portogallo ci sono un centinaio di progetti per allevare capre. Lo Stato sovvenziona i pastori con un totale di 11 mila capi attraverso il programma “Capre pompiere”. Due regioni particolarmente colpite dagli incendi hanno fondato scuole che insegnano ad allevare capre. Nelle zone rurali, giovani portoghesi istruiti si lanciano nella pastorizia. Non per un desiderio di fuga dalla città, ma per motivi molto concreti: salvare il loro Paese dal prossimo grande incendio.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Sul Venerdì del 7 agosto 2020
«BRUCIAVANO ANCHE LE PIETRE»
Luis non dimentica quell’odore perché è stato un incendio a mandarlo in rovina. Nell’ottobre del 2017 sul Portogallo ha infuriato il più grande incendio boschivo della storia recente dell’Europa. Luis si era barricato nella casa di sua madre e la difendeva con secchi d’acqua e coperte. La rete di telefonia mobile era saltata, non sapeva dove fossero sua moglie e i suoi figli. Quando i vigili del fuoco riuscirono a domare le fiamme, verso le dieci del mattino, il fuoco aveva distrutto la sua officina, parte della casa e metà del villaggio. Morirono in 66 in quell’incendio. Il fuoco correva a una velocità mai vista. «I pascoli hanno preso fuoco così in fretta che vedevamo solo un bagliore blu che li inghiottiva» racconta. «Perfino le pietre bruciavano». Il Portogallo bruciò per cinque giorni, il fumo sopra la penisola iberica si poteva vedere dallo spazio. Per qualche settimana dopo l’incendio, Luis vide i segni delle auto bruciate nelle strade, le carcasse carbonizzate di mucche, asini e capre. Vide case distrutte e scheletri di eucalipti. La sua casa era andata in fumo e lui era in bancarotta. Per un attimo, pensò di emigrare, come fanno molti dalle sue parti. Ma poi cambiò idea. Se vieni dalle aspre e remote montagne del Portogallo centrale, spiega Luis, sei abituato a cavartela da solo. «Lo sai già che dovrai essere tu a trovare una soluzione».
MANGIATRICI DI COMBUSTIBILE
Il nonno era un pastore di capre. Ma formaggio, latte e cabritos non bastano per tirare avanti. Però Fontinha sapeva come aveva fatto suo nonno a fare soldi con il suo gregge. E allora decise di rischiare: comprò una dozzina di capre e una stalla. Si svegliava ogni mattina alle sei e mezza, andava in montagna a far pascolare le capre per quattro ore, poi riprendeva la macchina, tornava in città, prendeva i figli a scuola e riprendeva di nuovo la macchina per tornare alla stalla e far brucare le capre un altro paio d’ore prima del tramonto. Nel giro di poche settimane, accadde quello che Fontinha sperava: all’inizio furono i vicini a farsi avanti, poi i proprietari di case di campagna e la gente del paese. Volevano affittare le sue capre, per proteggere dal fuoco le loro case e le loro strutture. Le capre eliminano il sottobosco infiammabile, creando barriere antincendio, e i loro escrementi rendono umido e fertile il terreno. Mangiano combustível, come lo chiama Luis, il combustibile. Combustibile per il fuoco. Di contratto in contratto, il suo gregge è cresciuto, da 12 a 180 capi. Oggi Luis gestisce 127 ettari, che creano un anello protettivo intorno alla cittadina di Góis.
TECNOLOGIA E TRADIZIONE
Nessun altro Paese in Europa registra più incendi del Portogallo. Ci sono stati anni (come appunto il 2017) in cui il Portogallo è stato il Paese al mondo più colpito dai roghi. Sono all’ordine del giorno: nei notiziari vengono subito dopo le previsioni del tempo. In alcuni paesi ci sono cartelloni che indicano il livello di rischio di incendi, da moderado a risco máximo. Le università sviluppano droni e sensori antincendio, i vigili del fuoco sperimentano costantemente nuove tecniche. Le innovazioni del Portogallo vengono utilizzate in tutto il mondo nella lotta contro gli incendi boschivi. Nonostante tutto questo, gli incendi provocano sempre più morti e distruzioni. Per invertire la tendenza, negli ultimi anni ricercatori, imprenditori e Stato hanno cambiato strategia, integrando tecnologia e tradizione: si affidano ai pastori di capre.
L'ARRIVO DELL'EUCALIPTO
Anche ai tempi del nonno di Fontinha i campi e le foreste andavano a fuoco, ma non si trasformavano in megaincendi che uccidono decine di persone. Una cosa è cambiata, fra allora e adesso: è stata introdotta una specie invasiva. E oggi questa specie invasiva è la principale causa delle devastazioni. Ottant’anni fa l‘eucalipto era una pianta ornamentale rara usata per ville e palazzi; oggi il Portogallo ha il maggior numero di eucalipti al mondo, più dell‘Australia. Il dittatore portoghese António Salazar, che governò dal 1932 al 1968, era affascinato dalle foreste coltivate dell‘Europa centrale. Aveva piantato querce da sughero e boschi di conifere, promosso l‘industria del legno e della carta, la produzione di sughero e resina. Aveva letto libri di Ferdinand von Mueller, il botanico australiano di origine tedesca che parlava dell‘eucalipto come di una pianta miracolosa e lo introdusse in Europa.
LE FORESTE ABBANDONATE
Oggi il Portogallo è il secondo esportatore mondiale di carta naturale, il primo in rapporto alla popolazione. Il 5 per cento di tutte le esportazioni portoghesi è costituito da prodotti cartacei. Prima di Salazar, il Portogallo aveva un‘area boschiva del 10 per cento: nel 2017 era il 50 per cento, e un terzo era costituito da boschi di eucalipto.
Gran parte di queste foreste è lasciata a sé stessa, non c’è una gestione attiva: migliaia di chilometri quadrati di boschi di eucalipti incolti e abbandonati. «Un’esplosione di biomassa» la definisce Fontinha. In uno dei posti più ventosi e secchi d’Europa. «Basta una scintilla» dice «un cavo rotto, e si incendia tutto a perdita d’occhio».
COME SI ALIMENTANO I MEGAINCENDI
Venti chilometri a sud della collina di Fontinha, Domingos Xavier Viegas, professore all‘Università di Coimbra, ci guida nel suo centro di ricerca. Viegas è uno dei principali studiosi di incendi boschivi in Europa. Secondo lui, l‘incendio del 2017 non è stato che l‘inizio. Ci spiega perché l‘eucalipto in sé non è un problema. Lo diventa quando viene lasciato senza controllo. Nella calura dei mesi estivi, dalle cime di questi alberi si sprigiona una sostanza oleosa e bluastra che odora di mentolo; di goccia in goccia, ricopre il suolo della foresta con uno strato combustibile. La corteccia dell‘albero si stacca come scaglie di pelle secca. Lunghi fili di carta penzolano dal tronco. Nel sottobosco crescono mimose e altre piante infiammabili, e non c‘è nessuno incaricato di rimuoverle. Se scoppia un incendio, questi fili iniziano a bruciare e volano finché non atterrano da qualche altra parte, innescando un nuovo incendio. Gli incendi crescono in modo esponenziale: nel 1970 erano bruciati 20 chilometri quadrati, nel 2010 2.400, nel 2017 4.400. Oggi, in Europa, un incendio su due scoppia in Portogallo. Da maggio a ottobre ce ne sono circa 200 al giorno. Soltanto nel rogo che colpì il paese di Luis morirono 200 persone.
IL PROGRAMMA ANTI-ROGHI
L’eucalipto continua a essere piantato, in quantità che sfuggono a ogni controllo. Dopo gli incendi, il suo sottobosco è cresciuto fino a raggiungere una dimensione uniformemente infiammabile. «Il prossimo incendio sarà il più grande mai visto in Europa nell’arco di una generazione» ipotizza Domingos Xavier Viegas. Secondo lui, l’area di fuoco potrebbe addirittura coprire il 10 per cento dell’intera superficie del Portogallo. Una speranza per scongiurare tutto questo sono i pastori di capre, come Fontinha. Fino a qualche anno fa, nella gerarchia sociale il pastore occupava un gradino intermedio fra lo scemo del villaggio e l’ubriacone. Non possedeva terra e spesso non aveva frequentato la scuola. Ma gli incendi hanno trasformato la professione e anche la sua percezione sociale. Oggi in Portogallo ci sono un centinaio di progetti per allevare capre. Lo Stato sovvenziona i pastori con un totale di 11 mila capi attraverso il programma “Capre pompiere”. Due regioni particolarmente colpite dagli incendi hanno fondato scuole che insegnano ad allevare capre. Nelle zone rurali, giovani portoghesi istruiti si lanciano nella pastorizia. Non per un desiderio di fuga dalla città, ma per motivi molto concreti: salvare il loro Paese dal prossimo grande incendio.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Sul Venerdì del 7 agosto 2020