Dalla rubrica CONTROMANO Paolo Conte tra musica, poesia e cinema. Un film lo racconta alla Mostra di Venezia
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Credo che Paolo Conte sia il più contemporaneo fra i poeti italiani. Un poeta avvocato. Ha cominciato nel tribunale di Asti, a difendere uomini in causa con la vita, abbandonati o falliti, come il proprietario del Mocambo, ma con la dignità della sconfitta. Dalle aule allora è salito sul palco, con pianoforte e kazoo, e ha composto arringhe più difficili, le più belle canzoni del dopoguerra. Azzurro, Una giornata al mare, Sotto le stelle del jazz, Via con me. I suoi clienti, da Roma a New York, da Parigi a Berlino, gli sono grati. Li ha portati via da questo tempo grigio, difesi dalle mode, nella libertà provvisoria di un sogno. Le sue opere sono state la colonna sonora della mia infanzia. La straordinaria musica, naturalmente, ma anche la capacità onirica dei testi. Azzurro era perfetto per questo. In un pomeriggio fermo e deprimente potevo immaginarmi i colori del cielo e un viaggio in treno per andare altrove.
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Credo che Paolo Conte sia il più contemporaneo fra i poeti italiani. Un poeta avvocato. Ha cominciato nel tribunale di Asti, a difendere uomini in causa con la vita, abbandonati o falliti, come il proprietario del Mocambo, ma con la dignità della sconfitta. Dalle aule allora è salito sul palco, con pianoforte e kazoo, e ha composto arringhe più difficili, le più belle canzoni del dopoguerra. Azzurro, Una giornata al mare, Sotto le stelle del jazz, Via con me. I suoi clienti, da Roma a New York, da Parigi a Berlino, gli sono grati. Li ha portati via da questo tempo grigio, difesi dalle mode, nella libertà provvisoria di un sogno. Le sue opere sono state la colonna sonora della mia infanzia. La straordinaria musica, naturalmente, ma anche la capacità onirica dei testi. Azzurro era perfetto per questo. In un pomeriggio fermo e deprimente potevo immaginarmi i colori del cielo e un viaggio in treno per andare altrove. Paolo Conte durante un concerto al Barbican Centre di Londra (Getty Images)
Ricordo un pomeriggio, ero a Torino per intervistarlo. I suoi musicisti provavano Insieme a te non ci sto più e per gioco abbiamo cominciato a dire la nostra sul verso «chi se ne va, che male fa». Si crearono subito due fazioni. Chi sosteneva la tesi di quanto sia doloroso essere abbandonati, chi invece difendeva l’idea che a volte te ne devi andare, devi lasciare, e sopravvivere al senso di colpa. Scivoli dentro i testi di Conte grazie a questi doppi significati e ai suoi mondi fantastici. Come in Onda su onda cantata da Bruno Lauzi, invenzione geniale di un malcapitato con una fidanzata che lo tradisce, e invece di farsi abbattere dal dolore, si immagina di cadere in acqua e di finire su un’isola incantata, un mondo di gioia, di mare e di donne bellissime. «Ci sono palme e bambù/ è un luogo pieno di virtù. Steso al sole ad asciugarmi/ il corpo e il viso,/ guardo in faccia il paradiso».
I suoi testi sono porte che si spalancano verso il sogno e la fantasia, che spesso significa salvezza. All’inizio del 2000 sono stato in tournée da vero e proprio suiveur per l’album Razmataz. Un’opera completa, scritta in italiano, in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Un’opera importante per l’Europa. Siamo stati al Barbican Centre a Londra, all’Odéon a Parigi, e poi New York e Boston, che Paolo ama tantissimo per la sua bellezza settecentesca. I fan di Conte sono sempre dotti e intelligenti, ma conoscere i suoi fan americani è stata una grande sorpresa. Giovani intellettuali coltissimi che studiano l’italiano per lasciarsi trascinare da Paolo nell’universo degli anni 20 e 30. Alla 77ª Mostra del cinema di Venezia sarà presentato il film documentario Paolo Conte.Via con me, diretto da Giorgio Verdelli, per approdare poi nelle sale alla fine di settembre. Sarò tra i primi a comprare il biglietto. Per me ascoltare Conte è come entrare in paradiso.