Un ponte da record. Siciliano
Enrico Del Mercato , di ENRICO DEL MERCATOAltro che Morandi: per rifare 200 metri sulla Palermo-Catania ci sono voluti 5 anni. Ma l’inaugurazione è stata in pompa magna. Perché per gli standard dell’isola poteva andare peggio
PALERMO. È una questione di prospettiva o di (cattive) abitudini, se preferite. In Sicilia, nella terra delle opere incompiute, può apparire normale perfino che si organizzi il taglio del nastro alla presenza del ministro, del suo vice - che è siciliano - e di tutte le autorità per inaugurare un viadotto dell'autostrada chiuso per cedimento cinque anni fa e per sostituire il quale sono serviti la bellezza di 2.880 giorni. Non esattamente un prodigio di efficienza burocratica da festeggiare con banda e pasticcini visto che, quasi contemporaneamente alla riapertura del viadotto Himera sull'autostrada che collega Palermo a Catania, un migliaio di chilometri più a nord veniva riconsegnato nel tempo record di due anni il viadotto Morandi che era venuto giù la vigilia di Ferragosto del 2018 travolgendo 43 vite e, di fatto, "isolando" un pezzo d'Italia. Insomma, 720 giorni - grazie a procedure veloci e drastica riduzione d…
PALERMO. È una questione di prospettiva o di (cattive) abitudini, se preferite. In Sicilia, nella terra delle opere incompiute, può apparire normale perfino che si organizzi il taglio del nastro alla presenza del ministro, del suo vice - che è siciliano - e di tutte le autorità per inaugurare un viadotto dell'autostrada chiuso per cedimento cinque anni fa e per sostituire il quale sono serviti la bellezza di 2.880 giorni. Non esattamente un prodigio di efficienza burocratica da festeggiare con banda e pasticcini visto che, quasi contemporaneamente alla riapertura del viadotto Himera sull'autostrada che collega Palermo a Catania, un migliaio di chilometri più a nord veniva riconsegnato nel tempo record di due anni il viadotto Morandi che era venuto giù la vigilia di Ferragosto del 2018 travolgendo 43 vite e, di fatto, "isolando" un pezzo d'Italia. Insomma, 720 giorni - grazie a procedure veloci e drastica riduzione dell'impatto delle burocrazie - per costruire ex novo un ponte di un chilometro e 882 metri e 5 anni per rimettere in piedi un viadotto di neppure 200 metri. Quei due ponti sono diventati il nuovo simbolo della vecchissima questione del gap tra le due Italie: quella dove le cose, sia pur tra tangentopoli, difetti di manutenzione e gestioni opache, procedono e l'altra dove, senza rinunciare alle magagne suddette, le cose si fermano. A lungo. Per sempre, a volte.
Proprio per questo il viceministro alle Infrastrutture, il grillino Giancarlo Cancelleri, che è nato a Caltanissetta a pochi chilometri dal viadotto che si è incrinato cinque anni fa, ha fatto di tutto per arrivare all'inaugurazione del nuovo Himera quasi in contemporanea con quella prevista per il nuovo ponte di Genova progettato da Renzo Piano. Un modo per provare ad appannare, se non a cancellare, quel fastidioso giochino che sui social aveva già preso a impazzare: si vedevano le foto dei due ponti, l'uno accanto all'altro. Quello progettato da Renzo Piano, svettante, nuovo, avveniristico a cucire i micidiali svincoli di Genova, e l'altro - il cui progetto è stato gestito e appaltato dall'Anas - un moncone triste perso nell'entroterra siciliano. Cancelleri, quando il viadotto sulla Palermo-Catania si incrinò e venne chiuso al traffico, da deputato regionale ebbe l'intuizione di fare costruire con i soldi delle indennità che i grillini restituiscono ogni mese, una "trazzera", scomoda e pericolosa ma populisticamente efficace, che consentiva di aggirare il blocco sull'autostrada. Diventato viceministro nel 2019 si è messo di buzzo buono e agli inizi di giugno 2020 si è sbilanciato: "Il nuovo viadotto sarà inaugurato il 31 luglio". Figurarsi le reazioni in una regione abituata agli spagnoleschi tempi della burocrazia e con negli occhi quei cinque anni passati dalla chiusura di un pezzo della più importante autostrada dell'isola senza che nessuno avesse trovato il modo di rimettere in piedi quel ponte. E, invece, il 31 luglio Cancelleri - che è un fedelissimo del ministro degli Esteri Luigi Di Maio - si è presentato al centro della campata del nuovo viadotto, sotto la canicola dell'estate siciliana, con in mano le forbici per il taglio del nastro. Accanto a lui la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, ma neppure un rappresentante della giunta regionale a guida destra-centro. Né il presidente Nello Musumeci né l'assessore competente Marco Falcone che per la verità si era sbilanciato con un "se inaugurano entro il 31 luglio mi dimetto" e che, a nastro tagliato e dopo avere formalmente presentato le sue dimissioni (ovviamente respinte dal governatore), ha dato voce ai sussurri di molti: "Questa inaugurazione è uno spettacolo surreale. Inaugurano in pompa magna una struttura che doveva essere pronta già tre anni fa".
In realtà basta spostarsi di qualche chilometro dal viadotto ritrovato per scoprire che i cinque anni per rimettere in piedi il ponte che si era incrinato, da queste parti, possono perfino rappresentare un record. Sull'autostrada che collega Catania a Messina, passando per la frequentatissima Taormina, per esempio, c'è una carreggiata chiusa dall'ottobre del 2015, quando dalla montagna che sovrasta Letojanni si staccò una frana. I detriti sono ancora lì e l'assessore Falcone (sì, proprio lui) qualche settimana fa ha assicurato: "I lavori per liberare la strada dalla frana cominceranno a settembre". E va ancora bene, dal momento che se uno volesse guardarsi intorno, dal viadotto appena inaugurato potrebbe facilmente intercettare con l'occhio i cantieri delle due strade statali che detengono il record del fine lavori mai. Una delle due l'hanno chiamata "la strada degli scrittori" perché collega Caltanissetta ad Agrigento, legando tra loro i luoghi dove sono nati Pirandello, Sciascia, Camilleri, Rosso di San Secondo. Il progetto che ne prevedeva la costruzione e l'ammodernamento delle strutture esistenti venne licenziato dal Cipe nel 2001quando il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi, sulla Sicilia "imperava" Salvatore "Totò" Cuffaro e Forza Italia festeggiava nell'isola il famoso "61 a zero" con la conquista di tutti i collegi uninominali nelle elezioni politiche. Da allora il costo stimato per la realizzazione dell'opera è salito da 618 milioni a 1,5 miliardi. Visto che si tratta di una strada lunga 70 chilometri, semmai verrà completata, ci sarà costata in media 20 milioni a chilometro.
Sempre nell'anno di grazia 2001 il Cipe approvò il progetto per l'ampliamento a quattro corsie della Palermo-Agrigento, l'altra grande incompiuta, tristemente ribattezzata "la statale della morte" per il gran numero di vittime che si contano ogni anno su quel percorso. I primi cantieri vennero aperti nel 2011 e i lavori si sarebbero dovuti concludere nel 2018. A oggi nessuno dei sette lotti è stato consegnato e la previsione di spesa è salita da 500 a 850 milioni. C'entrano, nei cinque anni necessari a riparare un pezzo di autostrada come nei quasi venti ancora non sufficienti a completare i lavori sulle due statali, i ritardi della burocrazia. Ma non solo. I cantieri sulla "strada degli scrittori" e sulla Palermo-Agrigento sono della Cmc, il colosso delle cooperative schiantatosi sotto il peso dei debiti. Un crac che ha costretto l'Anas a ricominciare daccapo. Fatalità siciliane che, spesso, conducono a magre figure. Un piccolissimo pezzetto della nuova statale Palermo-Agrigento, per esempio, aveva pure visto la luce sotto forma, neanche a dirlo, di un viadotto dal nome che sa di western all'italiana: "Scorciavacche", si chiama, e venne inaugurato alla fine del 2014. Peccato, però, che neppure 24 ore dopo il taglio del nastro il manto stradale abbia ceduto di schianto. Grandissimo rumore di calcinacci e di polemiche, imperioso intervento ammonitore dell'allora premier Matteo Renzi che minacciò la caduta di parecchie teste e l'asfalto venne ripristinato. Sei anni dopo, lo "Scorciavacche" resta un moncherino di cemento proteso nel nulla. E, soprattutto, è una delle prove regine che l'amministrazione regionale esibisce nella guerra intrapresa contro l'Anas. Ma è un po' come la storia del bue che dice cornuto all'asino, dal momento che dal disastroso bilancio della viabilità siciliana, l'amministrazione regionale non può certo chiamarsi fuori. Un recente rapporto ha rivelato che ben mille chilometri di strade secondarie nell'isola non sono percorribili perché interrotti da frane o lavori incompiuti. Per tacere del fatto che la vera incontrasta regina delle incompiute siciliane ricade sotto la gestione di Palazzo d'Orleans: si tratta della Siracusa-Gela, con i lavori ancora a metà nonostante siano partiti nel 1980. A quel tempo Giancarlo Cancelleri, il viceministro grillino che si è intestato la riapertura del viadotto Himera, aveva appena cinque anni. Magari è per questo che ha deciso di festeggiare. Malgrado tutto.
Sul Venerdì del 14 agosto
Proprio per questo il viceministro alle Infrastrutture, il grillino Giancarlo Cancelleri, che è nato a Caltanissetta a pochi chilometri dal viadotto che si è incrinato cinque anni fa, ha fatto di tutto per arrivare all'inaugurazione del nuovo Himera quasi in contemporanea con quella prevista per il nuovo ponte di Genova progettato da Renzo Piano. Un modo per provare ad appannare, se non a cancellare, quel fastidioso giochino che sui social aveva già preso a impazzare: si vedevano le foto dei due ponti, l'uno accanto all'altro. Quello progettato da Renzo Piano, svettante, nuovo, avveniristico a cucire i micidiali svincoli di Genova, e l'altro - il cui progetto è stato gestito e appaltato dall'Anas - un moncone triste perso nell'entroterra siciliano. Cancelleri, quando il viadotto sulla Palermo-Catania si incrinò e venne chiuso al traffico, da deputato regionale ebbe l'intuizione di fare costruire con i soldi delle indennità che i grillini restituiscono ogni mese, una "trazzera", scomoda e pericolosa ma populisticamente efficace, che consentiva di aggirare il blocco sull'autostrada. Diventato viceministro nel 2019 si è messo di buzzo buono e agli inizi di giugno 2020 si è sbilanciato: "Il nuovo viadotto sarà inaugurato il 31 luglio". Figurarsi le reazioni in una regione abituata agli spagnoleschi tempi della burocrazia e con negli occhi quei cinque anni passati dalla chiusura di un pezzo della più importante autostrada dell'isola senza che nessuno avesse trovato il modo di rimettere in piedi quel ponte. E, invece, il 31 luglio Cancelleri - che è un fedelissimo del ministro degli Esteri Luigi Di Maio - si è presentato al centro della campata del nuovo viadotto, sotto la canicola dell'estate siciliana, con in mano le forbici per il taglio del nastro. Accanto a lui la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, ma neppure un rappresentante della giunta regionale a guida destra-centro. Né il presidente Nello Musumeci né l'assessore competente Marco Falcone che per la verità si era sbilanciato con un "se inaugurano entro il 31 luglio mi dimetto" e che, a nastro tagliato e dopo avere formalmente presentato le sue dimissioni (ovviamente respinte dal governatore), ha dato voce ai sussurri di molti: "Questa inaugurazione è uno spettacolo surreale. Inaugurano in pompa magna una struttura che doveva essere pronta già tre anni fa".
In realtà basta spostarsi di qualche chilometro dal viadotto ritrovato per scoprire che i cinque anni per rimettere in piedi il ponte che si era incrinato, da queste parti, possono perfino rappresentare un record. Sull'autostrada che collega Catania a Messina, passando per la frequentatissima Taormina, per esempio, c'è una carreggiata chiusa dall'ottobre del 2015, quando dalla montagna che sovrasta Letojanni si staccò una frana. I detriti sono ancora lì e l'assessore Falcone (sì, proprio lui) qualche settimana fa ha assicurato: "I lavori per liberare la strada dalla frana cominceranno a settembre". E va ancora bene, dal momento che se uno volesse guardarsi intorno, dal viadotto appena inaugurato potrebbe facilmente intercettare con l'occhio i cantieri delle due strade statali che detengono il record del fine lavori mai. Una delle due l'hanno chiamata "la strada degli scrittori" perché collega Caltanissetta ad Agrigento, legando tra loro i luoghi dove sono nati Pirandello, Sciascia, Camilleri, Rosso di San Secondo. Il progetto che ne prevedeva la costruzione e l'ammodernamento delle strutture esistenti venne licenziato dal Cipe nel 2001quando il presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi, sulla Sicilia "imperava" Salvatore "Totò" Cuffaro e Forza Italia festeggiava nell'isola il famoso "61 a zero" con la conquista di tutti i collegi uninominali nelle elezioni politiche. Da allora il costo stimato per la realizzazione dell'opera è salito da 618 milioni a 1,5 miliardi. Visto che si tratta di una strada lunga 70 chilometri, semmai verrà completata, ci sarà costata in media 20 milioni a chilometro.
Sempre nell'anno di grazia 2001 il Cipe approvò il progetto per l'ampliamento a quattro corsie della Palermo-Agrigento, l'altra grande incompiuta, tristemente ribattezzata "la statale della morte" per il gran numero di vittime che si contano ogni anno su quel percorso. I primi cantieri vennero aperti nel 2011 e i lavori si sarebbero dovuti concludere nel 2018. A oggi nessuno dei sette lotti è stato consegnato e la previsione di spesa è salita da 500 a 850 milioni. C'entrano, nei cinque anni necessari a riparare un pezzo di autostrada come nei quasi venti ancora non sufficienti a completare i lavori sulle due statali, i ritardi della burocrazia. Ma non solo. I cantieri sulla "strada degli scrittori" e sulla Palermo-Agrigento sono della Cmc, il colosso delle cooperative schiantatosi sotto il peso dei debiti. Un crac che ha costretto l'Anas a ricominciare daccapo. Fatalità siciliane che, spesso, conducono a magre figure. Un piccolissimo pezzetto della nuova statale Palermo-Agrigento, per esempio, aveva pure visto la luce sotto forma, neanche a dirlo, di un viadotto dal nome che sa di western all'italiana: "Scorciavacche", si chiama, e venne inaugurato alla fine del 2014. Peccato, però, che neppure 24 ore dopo il taglio del nastro il manto stradale abbia ceduto di schianto. Grandissimo rumore di calcinacci e di polemiche, imperioso intervento ammonitore dell'allora premier Matteo Renzi che minacciò la caduta di parecchie teste e l'asfalto venne ripristinato. Sei anni dopo, lo "Scorciavacche" resta un moncherino di cemento proteso nel nulla. E, soprattutto, è una delle prove regine che l'amministrazione regionale esibisce nella guerra intrapresa contro l'Anas. Ma è un po' come la storia del bue che dice cornuto all'asino, dal momento che dal disastroso bilancio della viabilità siciliana, l'amministrazione regionale non può certo chiamarsi fuori. Un recente rapporto ha rivelato che ben mille chilometri di strade secondarie nell'isola non sono percorribili perché interrotti da frane o lavori incompiuti. Per tacere del fatto che la vera incontrasta regina delle incompiute siciliane ricade sotto la gestione di Palazzo d'Orleans: si tratta della Siracusa-Gela, con i lavori ancora a metà nonostante siano partiti nel 1980. A quel tempo Giancarlo Cancelleri, il viceministro grillino che si è intestato la riapertura del viadotto Himera, aveva appena cinque anni. Magari è per questo che ha deciso di festeggiare. Malgrado tutto.
Sul Venerdì del 14 agosto