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Un bozzetto preparatorio di Russell Spencer per una scena girata e poi distrutta (Cineteca di Bologna) 

Il grande dittatore va a Bologna con le scene inedite

Gli ottant'anni del capolavoro di Charlie Chaplin saranno celebrati con la proiezione della versione restaurata del film e una mostra di foto con sequenze distrutte dal regista. Che sulle pagine del "Venerdì" si vedono in anteprima
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Nel 1939 Adolf Hitler e Charlie Chaplin erano gli uomini più famosi al mondo. Due figure minuscole e nervose, entrambe con i baffetti a spazzolino. Probabile che proprio sfruttando quella somiglianza, Chaplin abbia inventato la satira nella quale un tiranno e un modesto barbiere ebreo, sosia di Charlot il Vagabondo, si scambiano i destini, in un pirotecnico ribaltamento dei ruoli. Il risultato, nel 1940, è Il grande dittatore, primo film sonoro di Chaplin e incasso top della sua produzione. Hynkel, il protagonista della vicenda, è un riconoscibile alter ego di Hitler e il plot è costruito sui collaudati meccanismi degli equivoci, degli scambi di persona e dei colpi di scena, disseminato di gag esilaranti, a cominciare dal celebre balletto di Hynkel/Hitler col pallone/mondo.

Ad affiancarlo, nel delirio del potere, c’è Benzino Napaloni, caricatura di un Mussolini angosciato dal timore di sfigurare al cospetto del Führer, fino all’esil…
Nel 1939 Adolf Hitler e Charlie Chaplin erano gli uomini più famosi al mondo. Due figure minuscole e nervose, entrambe con i baffetti a spazzolino. Probabile che proprio sfruttando quella somiglianza, Chaplin abbia inventato la satira nella quale un tiranno e un modesto barbiere ebreo, sosia di Charlot il Vagabondo, si scambiano i destini, in un pirotecnico ribaltamento dei ruoli. Il risultato, nel 1940, è Il grande dittatore, primo film sonoro di Chaplin e incasso top della sua produzione. Hynkel, il protagonista della vicenda, è un riconoscibile alter ego di Hitler e il plot è costruito sui collaudati meccanismi degli equivoci, degli scambi di persona e dei colpi di scena, disseminato di gag esilaranti, a cominciare dal celebre balletto di Hynkel/Hitler col pallone/mondo.

Ad affiancarlo, nel delirio del potere, c’è Benzino Napaloni, caricatura di un Mussolini angosciato dal timore di sfigurare al cospetto del Führer, fino all’esilarante scena delle poltrone da barbiere, nel frenetico su e giù di chi si piazza più in alto. Il climax del Grande dittatore vede i due protagonisti fondersi in un solo personaggio nel celebre monologo conclusivo, in cui è Chaplin in prima persona a denunciare le storture della dittatura, abbandonando i toni comici e lanciandosi in una predica che si impone come la motivazione principale dell’opera. Dopo la quale Chaplin non vestirà mai più i panni dell’omino coi baffi. Come a dire: il mio l’ho fatto.

Le riprese del film durano sei mesi. Mentre Chaplin è al montaggio, Hitler invade i Paesi Bassi e la Francia si arrende. Quando la pellicola esce negli States (ottobre 1940), Londra è sotto le bombe della Luftwaffe. In Spagna e Italia il film viene bandito, ma nel mondo anglosassone raggiunge degli effetti oggi difficilmente immaginabili e con un messaggio chiaro: il piccolo Vagabondo va a sfidare il clone di Hitler per spogliarlo delle sue menzogne, in quella che è prima una satira politica, che una favola comica. Il grande dittatore è soprattutto un film del suo tempo, non una burla, non una parodia, ma una violenta denuncia della tirannia e dei suoi prodotti: la xenofobia, l’intolleranza, l’antisemitismo.

La 34ª edizione del festival Il cinema ritrovato di Bologna dedica ora un omaggio a The Great Dictator, con la proiezione della versione originale restaurata della pellicola sul grande schermo di Piazza Maggiore (sabato 22 agosto) e con l’esposizione di foto inedite dal set, selezionate tra le immagini che dal 10 settembre andranno a far parte della mostra su Chaplin a Lille, in Francia. A presentare l’iniziativa è Cecilia Cenciarelli, la curatrice per la Cineteca di Bologna dell’Archivio Chaplin.

Cenciarelli, come nasce questa festa di compleanno per l’ottantesimo del Grande dittatore?
«La Cineteca di Bologna da 21 anni lavora a fianco alla famiglia Chaplin nel restauro dei suoi 80 film facendo nel contempo ricerca nei suoi sterminati archivi, parliamo di circa 200 mila pagine. Tutto comincia nel ’99 col restauro di Il monello, che versava in condizioni assai precarie. Il grande lascito artistico di Chaplin sostiene economicamente tutta la sua famiglia, ma fino ad allora nessuno si era posto il problema della conservazione. Così, quando hanno visionato il nostro recupero,  sono rimasti a bocca aperta e ci hanno incaricati di restaurare l’intera filmografia. Un lavoro che chiede di avvalersi di molti materiali extra-filmici, in grado di testimoniare sia la genesi che la sua vicenda produttiva. In Piazza Maggiore proietteremo l’ultimo restauro di The Great Dictator, scansionato in 4K, con risultati qualitativi sbalorditivi. E negli stessi giorni esporremo in Cineteca alcuni scatti inediti del set».

Come sono riaffiorate queste foto?
«La realizzazione del film fu sofferta e complessa. Abbiamo trovato 14 versioni della sceneggiatura e decine di pagine di soggetti, oltre ai magnifici bozzetti dello scenografo Russell Spencer. Poi la scoperta: l’assistente alla regia Dan James scattò una serie di foto sul set, a titolo privato, perché Chaplin detestava i fotografi di scena. I negativi sono rimasti in una cantina fino a poco tempo fa, quando il nipote di James li ha ritrovati e ci ha contattato. Magicamente è riapparsa la vita sul set di quel film: si intuisce l’allegria e l’energia che l’animava, nonostante fosse una produzione sottoposta a controlli. Queste foto ci hanno aiutato a capire se le scene rimaste escluse dalla versione finale fossero state girate o no, dal momento che Chaplin distruggeva tutti gli scarti. Oggi possiamo vedere coi nostri occhi che scene mitiche, come quella dei soldati-dirigibili, vennero effettivamente filmate».

Il grande dittatore è il primo film sonoro di Chaplin, 13 anni dopo che il cinema aveva cominciato a parlare. Perché lui aspettò tanto?
«Chaplin era convinto che dare voce al suo personaggio avrebbe danneggiato la sua universalità e la sua popolarità. Parlando, il Vagabondo avrebbe acquisito una personalità definita. Chaplin è un artista formatosi nel music hall e lo scalino del sonoro lo preoccupava. Ma poi, qui lo vediamo esplorare il potenziale del nuovo 'dispositivo' con grandissimo gusto. I discorsi di Hynkel sono puro genio, con quel finto tedesco disseminato di sibilanti, gutturali e sbuffi. Lui, figlio del cinema muto, nella scena conclusiva si concede un lunghissimo monologo, riscritto mille volte per raggiungere la massima efficacia».

In Italia il film ha avuto un’uscita sofferta…
«In Italia esce solo nel ’60, con 20 anni di ritardo, fatta salva una proiezione veneziana alla Mostra del Cinema del ’56. Sia l’edizione del ’60 che quella del ’72 presentano ancora tagli sostanziali di circa 25 minuti. Ad esempio non c’è la scena del ballo con madame Napaloni, che adombra la figura di Donna Rachele, all’epoca ancora viva. È poi stato doppiato più volte, l’ultima a cura di Oreste Lionello. A Piazza Maggiore presenteremo la versione originale sottotitolata».

Torniamo all’amato/odiato monologo finale. È invecchiato bene?
«È un segmento che da un punto di vista cinematografico dà fastidio, perché esula dal registro del film. I personaggi del dittatore e del barbiere ebreo spariscono e chi parla è il signor Chaplin. È uno strappo, che va collocato nel suo momento storico: Chaplin, dopo vent’anni d’idillio con gli States, sta diventando un personaggio scomodo, per le sue simpatie politiche. Gira il film in un momento in cui ancora non si sa nemmeno dell’esistenza dei campi di sterminio. Più tardi dirà: 'Se lo avessi saputo…'. Ma intanto l’America non si decide a prendere posizione nella guerra e quelle parole lui le pronuncia prima di tutto a livello personale. Quello che per noi oggi suona come un discorso retorico, all’epoca ebbe un effetto deflagrante. Lo strappo stilistico può anche non piacere ma l’averlo messo in atto è ancora qualcosa di assai potente».

Sul Venerdì del 21 agosto 2020