Ultime notizie da Sofocle e Ovidio
Vittorio Lingiardi , di VITTORIO LINGIARDICon l'Edipo re e le Metamorfosi si inaugura una collana di libri dedicati ai classici dell'antichità. Più moderni che mai
"C'è un solo libro antico che rivaleggi con l'Odissea quanto a fascino e potenza narrativa: le Metamorfosi di Ovidio". Parola di Piero Boitani, professore emerito e grande studioso di Ulisse che, inaugurando la nuova collana del Mulino La voce degli antichi ci introduce al grande poema latino. Un libro, dice, "concepito per sfidare il tempo e vincerlo". Ultimate poco prima del misterioso esilio sulle rive del Mar Nero, le Metamorfosi si aprono con l'origine del mondo e si chiudono con Giulio Cesare trasformato in cometa, Augusto in divinità e l'autoglorificazione dell'autore: "Sarò letto dalla gente, e per tutti i secoli, grazie alla fama, se c'è qualcosa di vero nelle profezie dei poeti, vivrò".
Ovidio aveva ragione, il suo capolavoro influenzerà la più grande letteratura, da Dante a Shakespeare, per non dire dei miti ovidiani come inesauribile fonte d'ispirazione per l'art…
Ovidio aveva ragione, il suo capolavoro influenzerà la più grande letteratura, da Dante a Shakespeare, per non dire dei miti ovidiani come inesauribile fonte d'ispirazione per l'art…
"C'è un solo libro antico che rivaleggi con l'Odissea quanto a fascino e potenza narrativa: le Metamorfosi di Ovidio". Parola di Piero Boitani, professore emerito e grande studioso di Ulisse che, inaugurando la nuova collana del Mulino La voce degli antichi ci introduce al grande poema latino. Un libro, dice, "concepito per sfidare il tempo e vincerlo". Ultimate poco prima del misterioso esilio sulle rive del Mar Nero, le Metamorfosi si aprono con l'origine del mondo e si chiudono con Giulio Cesare trasformato in cometa, Augusto in divinità e l'autoglorificazione dell'autore: "Sarò letto dalla gente, e per tutti i secoli, grazie alla fama, se c'è qualcosa di vero nelle profezie dei poeti, vivrò".
Ovidio aveva ragione, il suo capolavoro influenzerà la più grande letteratura, da Dante a Shakespeare, per non dire dei miti ovidiani come inesauribile fonte d'ispirazione per l'arte, basti pensare al Ratto di Proserpina di Bernini. Leggere le Metamorfosi è un rapinoso incontro con tutta la mitologia classica e le più belle storie dell'antichità: Deucalione e Pirra, Dafne e Io, Fetonte e Icaro, Eco e Narciso, Piramo e Tisbe, Salmacide ed Ermafrodito. E poi Arianna, Ganimede, Medusa, Aracne, Dedalo, Pigmalione, Orfeo. Un vortice di duecentocinquanta storie, una dentro l'altra "come matrioske", racconti di racconti, voci che, dall'essere narrate, diventano narranti.
Le Metamorfosi, ci spiega Boitani, sono l'opposto dell'Odissea: quanto quest'ultima è "un'ordinata sequenza dall'inizio alla fine", pur con flashback avvincenti e sorprese inaudite, tanto le Metamorfosi sembrano "una congerie caotica e anarchica" che inizialmente lascia il lettore disorientato e sbigottito, ma poi lo conquista in forme magiche di stupore, man mano che Ovidio con maestria gli indica "i nessi, le corrispondenze, i contrasti". Trasformazioni che intrecciano storia e mito, umano e divino, animale e vegetale. Visione del mondo in perenne divenire, opera trans, dove Dafne si tramuta in alloro, Narciso in fiore, Atteone in cervo. Ma sono soprattutto le metamorfosi delle passioni a rendere immortale il poema latino, dando ragione al politico e filosofo neoplatonico Sallustio che, riferendosi al mito, disse le parole definitive: "Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre".
Molto attuale, dunque, l'idea del Mulino di costruire una collana agile ma d'eccellenza, coinvolgendo vari autori a parlare di uno scrittore classico attraverso una delle sue opere. Ai primi due volumi di Piero Boitani e Giulio Guidorizzi seguiranno Luciano Canfora su Tucidide, Maurizio Ferraris su Le confessioni di Agostino, Carlo Galli sulla Repubblica di Platone, Enrico Testa sul Filottete di Sofocle. Un progetto semplice ma profondamente culturale: dar voce agli antichi con le parole di uno studioso contemporaneo che sceglie e commenta un testo o parti di un testo. Bello è anche l'approccio personale, la chiamata a raccontare le ragioni soggettive nella scelta e nel piacere del testo, che viene poi offerto in lettura. In alcuni casi traducendolo, come nel caso dell'Edipo di Sofocle, secondo volume di questa collana, che ci viene proposto da Giulio Guidorizzi.
Quando dico "ci viene proposto", mi riferisco all'ampio pubblico, me compreso, di lettori da tempo affezionati ai due grandi studiosi. Il pubblico che ha amato, per esempio, In viaggio con gli dei, la guida mitologica della Grecia scritta l'anno scorso da Guidorizzi per l'editore Cortina; oppure Il grande racconto delle stelle, affascinante storia umana degli astri scritta da Boitani per il Mulino. Ma penso anche ai tanti lettori di ogni età e cultura che, magari per la prima volta, si dispongono all'ascolto delle voci degli antichi, sentendosi rassicurati da professori che sanno insegnare senza intimidire.
Si intitola Sofocle. L'abisso di Edipo il volume con cui Guidorizzi ci introduce all'Edipo re, opera che ha rappresentato, da Aristotele a Freud, un punto di riferimento filosofico, letterario, psicologico. Esempio perfetto di come funziona il meccanismo della tragedia greca, Edipo è attraversato in modo inesorabile dal tema della conoscenza e del destino. La storia è nota: re di Tebe, Edipo deve trovare l'assassino del vecchio sovrano Laio, solo così la città sarà liberata dalla pestilenza. In un solo giorno la verità sarà rivelata, ma tale conoscenza emergerà in tutto il suo orrore: senza saperlo, è lui che ha ucciso suo padre e ha consumato le nozze con sua madre Giocasta. Sgomento per la scoperta e maledetto dagli dei, Edipo si acceca, perde il titolo di re e si avvia all'esilio. Nel suo prologo, Guidorizzi spiega di amare questa tragedia per gli stessi motivi per cui Voltaire la criticava: "Il silenzio, la rimozione, l'essere in bilico tra sapere e non sapere, tra dire e nascondere, la sotterranea e continua tensione che ce la rendono affascinante". E naturalmente il turbamento e l'ammirazione per il viaggio di Edipo al centro di sé stesso, "perché Edipo è un uomo che tra rabbie e angosce ha il coraggio di svelare il suo segreto fino in fondo". Precipitando così nell'abisso della sua psiche-destino.
Da lettore psicoanalista voglio concludere menzionando il piacere che ho provato nello stare così a contatto con la narrazione mitica, preso per mano da due grandi studiosi. Se le Metamorfosi ci aiutano a capire la complessità che abita e anima ogni trasformazione, ogni movimento nel divenire dei corpi e delle passioni, la tragedia di Edipo si staglia ancora una volta come punto di partenza per ogni conoscenza di sé e ricerca della propria origine. Non a caso la psicoanalisi ne ha fatto la pietra angolare del proprio edificio. Il mondo classico è all'origine di molti concetti psicoanalitici: il termine "narcisismo" deriva dall'infelice amore di Narciso per la propria immagine, narrato da Ovidio; il termine "edipico" testimonia l'indicibile matassa di forze che ci governano: per i Greci il destino, secondo Freud l'inconscio degli uomini. "I miti" diceva il grande viennese "non sono piovuti dal cielo; piuttosto nel cielo sono stati proiettati dopo esser sorti altrove in condizioni puramente umane. Ed è a questo contenuto umano che si rivolge il nostro interesse".
Sul Venerdì del 4 settembre 2020
Ovidio aveva ragione, il suo capolavoro influenzerà la più grande letteratura, da Dante a Shakespeare, per non dire dei miti ovidiani come inesauribile fonte d'ispirazione per l'arte, basti pensare al Ratto di Proserpina di Bernini. Leggere le Metamorfosi è un rapinoso incontro con tutta la mitologia classica e le più belle storie dell'antichità: Deucalione e Pirra, Dafne e Io, Fetonte e Icaro, Eco e Narciso, Piramo e Tisbe, Salmacide ed Ermafrodito. E poi Arianna, Ganimede, Medusa, Aracne, Dedalo, Pigmalione, Orfeo. Un vortice di duecentocinquanta storie, una dentro l'altra "come matrioske", racconti di racconti, voci che, dall'essere narrate, diventano narranti.
Le Metamorfosi, ci spiega Boitani, sono l'opposto dell'Odissea: quanto quest'ultima è "un'ordinata sequenza dall'inizio alla fine", pur con flashback avvincenti e sorprese inaudite, tanto le Metamorfosi sembrano "una congerie caotica e anarchica" che inizialmente lascia il lettore disorientato e sbigottito, ma poi lo conquista in forme magiche di stupore, man mano che Ovidio con maestria gli indica "i nessi, le corrispondenze, i contrasti". Trasformazioni che intrecciano storia e mito, umano e divino, animale e vegetale. Visione del mondo in perenne divenire, opera trans, dove Dafne si tramuta in alloro, Narciso in fiore, Atteone in cervo. Ma sono soprattutto le metamorfosi delle passioni a rendere immortale il poema latino, dando ragione al politico e filosofo neoplatonico Sallustio che, riferendosi al mito, disse le parole definitive: "Queste cose non avvennero mai, ma sono sempre".
Molto attuale, dunque, l'idea del Mulino di costruire una collana agile ma d'eccellenza, coinvolgendo vari autori a parlare di uno scrittore classico attraverso una delle sue opere. Ai primi due volumi di Piero Boitani e Giulio Guidorizzi seguiranno Luciano Canfora su Tucidide, Maurizio Ferraris su Le confessioni di Agostino, Carlo Galli sulla Repubblica di Platone, Enrico Testa sul Filottete di Sofocle. Un progetto semplice ma profondamente culturale: dar voce agli antichi con le parole di uno studioso contemporaneo che sceglie e commenta un testo o parti di un testo. Bello è anche l'approccio personale, la chiamata a raccontare le ragioni soggettive nella scelta e nel piacere del testo, che viene poi offerto in lettura. In alcuni casi traducendolo, come nel caso dell'Edipo di Sofocle, secondo volume di questa collana, che ci viene proposto da Giulio Guidorizzi.
Quando dico "ci viene proposto", mi riferisco all'ampio pubblico, me compreso, di lettori da tempo affezionati ai due grandi studiosi. Il pubblico che ha amato, per esempio, In viaggio con gli dei, la guida mitologica della Grecia scritta l'anno scorso da Guidorizzi per l'editore Cortina; oppure Il grande racconto delle stelle, affascinante storia umana degli astri scritta da Boitani per il Mulino. Ma penso anche ai tanti lettori di ogni età e cultura che, magari per la prima volta, si dispongono all'ascolto delle voci degli antichi, sentendosi rassicurati da professori che sanno insegnare senza intimidire.
Si intitola Sofocle. L'abisso di Edipo il volume con cui Guidorizzi ci introduce all'Edipo re, opera che ha rappresentato, da Aristotele a Freud, un punto di riferimento filosofico, letterario, psicologico. Esempio perfetto di come funziona il meccanismo della tragedia greca, Edipo è attraversato in modo inesorabile dal tema della conoscenza e del destino. La storia è nota: re di Tebe, Edipo deve trovare l'assassino del vecchio sovrano Laio, solo così la città sarà liberata dalla pestilenza. In un solo giorno la verità sarà rivelata, ma tale conoscenza emergerà in tutto il suo orrore: senza saperlo, è lui che ha ucciso suo padre e ha consumato le nozze con sua madre Giocasta. Sgomento per la scoperta e maledetto dagli dei, Edipo si acceca, perde il titolo di re e si avvia all'esilio. Nel suo prologo, Guidorizzi spiega di amare questa tragedia per gli stessi motivi per cui Voltaire la criticava: "Il silenzio, la rimozione, l'essere in bilico tra sapere e non sapere, tra dire e nascondere, la sotterranea e continua tensione che ce la rendono affascinante". E naturalmente il turbamento e l'ammirazione per il viaggio di Edipo al centro di sé stesso, "perché Edipo è un uomo che tra rabbie e angosce ha il coraggio di svelare il suo segreto fino in fondo". Precipitando così nell'abisso della sua psiche-destino.
Da lettore psicoanalista voglio concludere menzionando il piacere che ho provato nello stare così a contatto con la narrazione mitica, preso per mano da due grandi studiosi. Se le Metamorfosi ci aiutano a capire la complessità che abita e anima ogni trasformazione, ogni movimento nel divenire dei corpi e delle passioni, la tragedia di Edipo si staglia ancora una volta come punto di partenza per ogni conoscenza di sé e ricerca della propria origine. Non a caso la psicoanalisi ne ha fatto la pietra angolare del proprio edificio. Il mondo classico è all'origine di molti concetti psicoanalitici: il termine "narcisismo" deriva dall'infelice amore di Narciso per la propria immagine, narrato da Ovidio; il termine "edipico" testimonia l'indicibile matassa di forze che ci governano: per i Greci il destino, secondo Freud l'inconscio degli uomini. "I miti" diceva il grande viennese "non sono piovuti dal cielo; piuttosto nel cielo sono stati proiettati dopo esser sorti altrove in condizioni puramente umane. Ed è a questo contenuto umano che si rivolge il nostro interesse".
Sul Venerdì del 4 settembre 2020