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Lo scrittore tedesco Ernst Jünger (1895-1998), ex militare, raccontò le sue vacanze ad Antibes negli anni 50 (Getty Images) 

Ernst Jünger in sandali ad Antibes

Dalla rubrica ORA D'ARIA Lo scrittore (ed ex ufficiale tedesco) e gli altri intellettuali sedotti dalla Provenza
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Ernst Jünger negli anni Cinquanta è in vacanza ad Antibes. È contento di poter girare in pantaloncini e sandali («nessuno si scandalizza» precisa: è stato, in uniforme e lucidi stivali, ufficiale della Wehrmacht a Parigi durante l’Occupazione nazista). È incuriosito dai bikini, si portavano già a Creta, beninteso, e il grazioso nome con tante “i” evoca le ragazze di Samoa e le bombe sperimentate in quell’atollo. Ora le «gazzelle» usano pochissima stoffa; ma in Francia è così anche per le decorazioni: un filo rosso all’occhiello per esempio (è la Legion d’honneur; Jünger, ferito 14 volte sul fronte occidentale della Grande Guerra, già a 23 anni aveva sulla divisa la pesante Croce di ferro e la massima decorazione militare di Prussia). Da entomologo (ha dato il nome a alcuni coleotteri) è assiduo al mercato di Antibes; c’è una lavagna c…
Ernst Jünger negli anni Cinquanta è in vacanza ad Antibes. È contento di poter girare in pantaloncini e sandali («nessuno si scandalizza» precisa: è stato, in uniforme e lucidi stivali, ufficiale della Wehrmacht a Parigi durante l’Occupazione nazista). È incuriosito dai bikini, si portavano già a Creta, beninteso, e il grazioso nome con tante “i” evoca le ragazze di Samoa e le bombe sperimentate in quell’atollo. Ora le «gazzelle» usano pochissima stoffa; ma in Francia è così anche per le decorazioni: un filo rosso all’occhiello per esempio (è la Legion d’honneur; Jünger, ferito 14 volte sul fronte occidentale della Grande Guerra, già a 23 anni aveva sulla divisa la pesante Croce di ferro e la massima decorazione militare di Prussia). Da entomologo (ha dato il nome a alcuni coleotteri) è assiduo al mercato di Antibes; c’è una lavagna col prezzo del giorno dei pesci, e ci sono i nomi di cinquanta specie differenti. Il pescatore Riccardo, con cui Ernst ogni tanto si siede al Café du Bastion, ha una manciata di occhi di vetro per le bambole che l’estate, per i vacanzieri, mette ai pesci perché sembrino freschi; poi mentre li pulisce ritira gli occhi per la prossima volta.

Il Bastione è stato disegnato da Vauban, l’architetto, nel Seicento, delle fortezze a stella; Jünger sta a pensione proprio lì, sulla scogliera; quando mangia le ciliegie, riesce a buttare i noccioli nel mare. Al mattino, quando sente la compagna, Umm-el-Banine, recitare la prima sura del Corano, vuol dire che il caffè è pronto; la cuoca Madame Thérèse (un vero cordon bleu) parte con il panierino a comperare il pesce (il suo sarà vivo). Al mare, capita a Ernst di addormentarsi sulla battigia; sarebbe bello anche Juan-les-Pins, ma lì americane lucide di ambra solare usano la piscina; ci sono cabine a ranghi serrati, e snack bar; sul mare, pedalò e materassini “pneumatici”: «grottesco».

     Vagando tra le 1.350 pagine dei Voyages en Provence (Laffont) del coltissimo Frédéric d’Agay – dall’ascensione al Mont Ventoux di Petrarca alla Provenza di Jean Giono – non lontano da Jünger compare il testo di Walter Benjamin. È 1928, il filosofo vuole provare l’hashish: a Marsiglia, dove nessuno lo conosce. Lo prende e si stende, in albergo; gli effetti si fanno attendere, si alza e comincia a girare per bar e ristoranti. I clacson gli sembrano fanfare; al bistrot del Vieux Port, solo proletari – quelle facce, magari volgari e bestiali, sono «la cassaforte dell’umano». E prova la felicità d’amore, quella «particolare dissipazione dell’esistenza» (nel ’40, in fuga dal nazismo a Marsiglia e a Port-Vendres, Benjamin si suiciderà).  

Sul Venerdì del 4 settembre 2020