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Un laboratorio di alchimia in un’acquaforte da Jan Van der Straet - Giovanni Stradano (1523-1605) (Getty Images) 

La storia è scritta col veleno

Dal re persiano Artaserse III al russo Alexei Navalnyj, oppositore di Putin, sono trascorsi più di 2.300 anni. Costellati di morti all’arsenico, cianuro, stricnina. E di molti misteri
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Tra Artaserse III e Navalnyj, ne è passato di veleno sotto i ponti. Il sovrano persiano è il primo personaggio storico noto per essere stato, nel 338 a.C., avvelenato per motivi politici, Alexei Navalnyj, principale oppositore del presidente russo Vladimir Putin, è, per ora, l'ultimo. "In realtà in una tavoletta sumera di 4.500 anni fa si cita una "dea dei veleni", Gula, il che fa pensare che già allora il loro uso fosse comune" ci racconta il celebre tossicologo americano John Trestrail, autore di un manuale classico sulla materia, Criminal Poisoning. La ragione è semplice: "I veleni possono essere nascosti in cibo, bevande e persino abiti, sono economici, non richiedono forza e non collegano assassino e vittima. I primi sintomi prodotti da quasi tutti sono poi comuni vomito e diarrea, con cui il corpo cerca di espellere le tossine. Il risultato è che in passato gli avvelenatori la facevano spesso franca: s…
Tra Artaserse III e Navalnyj, ne è passato di veleno sotto i ponti. Il sovrano persiano è il primo personaggio storico noto per essere stato, nel 338 a.C., avvelenato per motivi politici, Alexei Navalnyj, principale oppositore del presidente russo Vladimir Putin, è, per ora, l'ultimo. "In realtà in una tavoletta sumera di 4.500 anni fa si cita una "dea dei veleni", Gula, il che fa pensare che già allora il loro uso fosse comune" ci racconta il celebre tossicologo americano John Trestrail, autore di un manuale classico sulla materia, Criminal Poisoning. La ragione è semplice: "I veleni possono essere nascosti in cibo, bevande e persino abiti, sono economici, non richiedono forza e non collegano assassino e vittima. I primi sintomi prodotti da quasi tutti sono poi comuni vomito e diarrea, con cui il corpo cerca di espellere le tossine. Il risultato è che in passato gli avvelenatori la facevano spesso franca: senza analisi chimiche non si poteva provare il crimine. E ciò rende ancora oggi difficile capire se improvvise morti di uomini famosi siano state naturali" ricorda il farmacologo Gaetano Di Chiara, dell'Istituto di neuroscienze del Cnr.   

Esempio classico di incertezza è la morte a 33 anni di Alessandro Magno, avvenuta nel 323 a.C. a Babilonia, con sintomi che andavano dai dolori al ventre al delirio. "C'è anche chi l'ha spiegata con il veleno. Il principio attivo della noce vomica, la stricnina, che sua moglie Roxana aveva visto usare in India, produce sintomi simili a quelli riportati. La stricnina è un alcaloide che stimola il sistema nervoso, inducendo spasmi muscolari, agitazione  e convulsioni, fino a portare alla morte per blocco respiratorio o sfinimento" spiega la chimica Eugenie Nepovimova, dell'Università ceca di Hradec Králové, autrice di una storia dei veleni su Archives of Toxicology.

Con questi inquietanti precedenti non sorprende che nel mondo antico i sovrani cercassero di difendersi, magari imitando Mitridate, re del Ponto, morto nel 63 a.C., che si dice si fosse "immunizzato" assumendo piccole dosi di veleni ogni giorno. "Con alcune sostanze questa strategia potrebbe funzionare: chi usa oppiacei, per esempio, può assumerne dosi che per altri sono mortali" ricorda Di Chiara. Lo conferma anche il tossicologo John Emsley, autore della storia dei veleni The Elements of Murder (Oxford University Press): "Entro certi limiti ci si può abituare persino all'arsenico: in Stiria, fin dal Seicento, i contadini ne aggiungevano un po' al cibo tutti i giorni, pensando fosse salutare, con il risultato che potevano sopportarne quantità decisamente letali per noi" spiega. "Quell'elemento è stato il più usato dei tossici, essendo economico, facile da trovare e da usare. È contenuto in molti minerali, e restava come incrostazione nei forni per la fusione dei metalli. Gli avvelenatori hanno poi imparato a ottenerne sali come il triossido o gli arseniati, più solubili e concentrati, dosabili in modo da uccidere subito o lentamente, simulando una malattia. L'arsenico, essendo chimicamente simile al fosforo, lo sostituisce negli enzimi, ostacolando la respirazione cellulare e danneggiando sangue, intestino, fegato, reni e cervello".

Altra antica difesa dai veleni erano gli "assaggiatori", di cui a Roma esisteva addirittura un'accademia. "Non facevano da cavie" dice Di Chiara. "Un buon veleno deve infatti agire molto dopo l'assunzione, per allontanare i sospetti. Più probabile che fossero addestrati a percepire odori e sapori delle sostanze tossiche nei cibi: molti alcaloidi, per esempio, sono amari, il mercurio sa di metallo, sali di arsenico e piombo sono dolciastri, e così via". Neanche gli assaggiatori, però, salvarono l'imperatore Claudio, il cui ultimo piatto di funghi fu condito con varietà velenose o arsenico, pare dalla moglie Agrippina, così da far salire al trono il figlio Nerone, che poi, tramite la sua avvelenatrice di fiducia, Locusta, provvide a far fuori il fratellastro e rivale Britannico.

Ma l'epoca d'oro fu il periodo intorno al Rinascimento. "Per secoli in Europa fu facile procurarsi veleni da speziali e "streghe". E si potevano anche assumere avvelenatori professionisti" dice Nepovimova. Fra chi faceva da solo si dice ci fossero i Borgia, papa Alessandro VI e i suoi figli Cesare e Lucrezia, presunti inventori di anelli cavi da cui far cadere nelle coppe dei loro bersagli la cantarella, miscuglio di viscere di maiale e arsenico". Anche Caterina de' Medici, regina di Francia fra 1547 e 1563 e nemica degli Ugonotti, si dice fosse una spietata avvelenatrice: la più nota delle sue vittime sarebbe stata, ma oggi ci si crede poco, Jeanne d'Albret, regina di Navarra. "Vero o no, allora in Francia il veleno era chiamato poudre de succession, tanto era usato da eredi impazienti, e un'inchiesta del 1572 stima in 30 mila gli "avvelenatori professionisti" nel Paese. Famosa fu poi Giulia Tofana, fattucchiera di Palermo, che nel 1640 mise a punto un mix micidiale di arsenico, piombo, antimonio e belladonna, detto "acqua tofana", con cui, prima che nel 1659 decapitassero la sua creatrice, pare siano state uccise almeno 600 persone" dice Trestrail.

Dal Settecento i progressi in chimica e medicina hanno reso la vita sempre più difficile agli avvelenatori: il che non ha però impedito che la morte di Napoleone a Sant'Elena nel 1821, a soli 52 anni, sollevasse sospetti sull'uso di arsenico da parte dei suoi carcerieri inglesi."L'analisi dei capelli dell'Imperatore ha in effetti rivelato livelli di quell'elemento fra venti e cento volte sopra la media attuale, ma allora l'arsenico era usato per colorare di verde le tappezzerie, e molti ne assorbivano così quantità elevate" ricorda Emsley. "A mio parere furono le "cure" a base di mercurio e antimonio che Napoleone ricevette per i suoi sintomi gastrointestinali ad averlo stroncato: l'erosione della parete dello stomaco, attribuita a un cancro, è compatibile con i loro effetti. L'antimonio è chimicamente simile all'arsenico e produce danni simili. Il mercurio invece si lega agli amminoacidi contenenti zolfo, ostacolando i segnali nervosi e producendo formicolii, paralisi, cecità e demenza. In caso di forti dosi si ha anche blocco renale. Il primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang, quello dell'esercito di terracotta, morì nel 210 a. C. avvelenato dal mercurio, che assumeva credendo gli avrebbe dato l'immortalità".
Nel XX secolo l'arma dell'avvelenamento politico passa dai singoli agli Stati: la usano, fra gli altri, Israele, Cina e Corea del Nord per far fuori nemici e oppositori, ma i re del settore sono gli agenti dei servizi segreti sovietico-russi, che fin dagli anni Trenta dispongono di laboratori specializzati. La loro prima vittima illustre pare sia stata, nel 1936, lo scrittore Maksim Gor'kij, poi è stata la volta di decine di dissidenti, spie e politici scomodi.


Colpisce la varietà di veleni che hanno usato: dal cianuro, che agisce bloccando i mitocondri e quindi la respirazione cellulare,  con cui uccisero nel 1936 il leader abkhazo Nestor Lakoba, al tallio, che come il mercurio danneggia il sistema nervoso, ma è insapore, usato contro l'ex spia Nikolai Khokhlov nel 1957; dalla ricina, potente tossina dei semi di ricino che disattiva i ribosomi impedendo la riproduzione cellulare, con cui uccisero lo scrittore dissidente bulgaro Georgi Markov nel 1978, fino alla diossina, composto organico che danneggia pelle, fegato e sistemi immunitario ed endocrino, con cui intossicarono il politico ucraino Viktor Jušcenko nel 2004.Ultimamente sono diventati ancora più sofisticati: nel 2006 l'ex spia Alexander Litvinenko morì, per distruzione del midollo osseo, a causa di un milionesimo di grammo di radioattivo polonio-210 messo nel tè. Il collega Sergej Skripal e la figlia nel 2018, così come Navalnyj, sono stati invece esposti a un gas nervino, il Novichok, che blocca l'enzima acetilcolinesterasi, indispensabile alla trasmissione dei segnali nervosi, conducendo quindi a paralisi, coma e rischio di morte per blocco della respirazione. Uno sfoggio di sostanze che solo uno Stato può fornire. "Il loro scopo non è più solo quello di uccidere il bersaglio" conclude Trestrail, "ma terrorizzare chiunque sia tentato di imitarlo".

Sul Venerdì dell'11 settembre 2020