Scoprire le donne grazie a Valentina
Natalia Aspesi , di NATALIA ASPESIQUESTIONI DI CUORE Il fumetto degli anni Sessanta era un sogno erotico ma anche un modello di emancipazione
"Leggendo l'articolo di Laura Laurenzi Valentina quella vera sul Venerdì del 4 settembre ho appreso che lei trovava 'sommamente antipaticò il personaggio di Valentina, creatura a fumetti di Guido Crepax. Quando apparve su Linus io avevo 18 anni e un'idea molto romantica e idealizzata, ma anche molto maschilista, delle donne. D'altronde studi classici, libri di avventure, gialli alla Mickey Spillane e film americani mi avevano dotato di un substrato culturale piuttosto retrogrado, soprattutto per un giovane che andava incontro al '68 e a tutto quello che seguì. Forse fu per questo che grazie anche a una maturazione dovuta a nuove letture e al contatto con artisti di diversa caratura, il personaggio di Valentina mi colpì profondamente e contribuì a cambiarmi. Confesso che me ne innamorai, come si direbbe oggi, virtualmente. Mi piacque soprattutto il concetto che in una donna potessero coesistere una grazia, una eleganza, un gus…
"Leggendo l'articolo di Laura Laurenzi Valentina quella vera sul Venerdì del 4 settembre ho appreso che lei trovava 'sommamente antipaticò il personaggio di Valentina, creatura a fumetti di Guido Crepax. Quando apparve su Linus io avevo 18 anni e un'idea molto romantica e idealizzata, ma anche molto maschilista, delle donne. D'altronde studi classici, libri di avventure, gialli alla Mickey Spillane e film americani mi avevano dotato di un substrato culturale piuttosto retrogrado, soprattutto per un giovane che andava incontro al '68 e a tutto quello che seguì. Forse fu per questo che grazie anche a una maturazione dovuta a nuove letture e al contatto con artisti di diversa caratura, il personaggio di Valentina mi colpì profondamente e contribuì a cambiarmi. Confesso che me ne innamorai, come si direbbe oggi, virtualmente. Mi piacque soprattutto il concetto che in una donna potessero coesistere una grazia, una eleganza, un gusto e una capacità di amare tutte femminili, con un carattere deciso, autonomo, coraggioso e consapevole, anch'esso assolutamente e orgogliosamente femminile. Non mi turbavano gli stivali di pelle nera, le calze a rete e il suo corpo così generosamente e a volte sfacciatamente mostrato. Piuttosto mi conquistava la sua capacità di affrontare improbabili situazioni oniriche, a volte magiche, sempre assolutamente fuori dalla realtà, che lei risolveva con invenzioni geniali e azioni 'eroiche', ma sempre senza sentirsi mai una eroina. Magari mostrando le sue notevoli 'chiappe a vista', per dirla come Valentina quella vera, ma sempre, grazie alla sua normalità, con una dignità superiore a quella di qualunque impresa virile e 'supereroicà compiuta, peraltro grazie a misteriosi poteri paranormali, dal suo contraltare maschile, Neutro, ovvero Philip Rembrandt. Me ne innamorai al punto di cercare (e fortunatamente trovare, anche se molti anni dopo) una compagna di vita amorevole, capace di affetto e tenerezza, ma anche coraggiosa, anticonformista e testardamente piena di ideali di onestà, lealtà, tolleranza, uguaglianza e democrazia. Ideali che lei ha sempre trasfuso, oltre che nelle scelte politiche, anche nella vita quotidiana. Proprio come la Valentina di carta".
Lettera non firmata
Mi arrendo: così come lo dice, è lei ad avere (avuto) ragione, non io. Quelli erano gli anni in cui noi signore scoprivamo di avere diritti che ci erano stati negati e anche che gli uomini erano "cattivi". Per questo Valentina mi irritava, perché con tutte le sue doti umane era molto occupata a piacere agli uomini che invece bisognava tenere alla larga, noi ingenue alla scoperta del femminismo! Che stupidine, cominciammo a pretendere di essere amate per il nostro cervello o impegno politico e non per la nostra donnità. Avessimo cominciato allora a non disprezzare le giarrettiere, forse la nostra vita sarebbe stata più brillante, non so. Scusi le sciocchezze, voglio solo dire che maschi e femmine eravamo ugualmente impreparati, voi non sapevate niente di noi, noi di voi. A voler essere davvero sinceri, anche adesso manca qualcosa. Comunque mi fa piacere saperla felice con la persona giusta, ma anche in questo, è questione di meritarselo.
Lettera non firmata
Mi arrendo: così come lo dice, è lei ad avere (avuto) ragione, non io. Quelli erano gli anni in cui noi signore scoprivamo di avere diritti che ci erano stati negati e anche che gli uomini erano "cattivi". Per questo Valentina mi irritava, perché con tutte le sue doti umane era molto occupata a piacere agli uomini che invece bisognava tenere alla larga, noi ingenue alla scoperta del femminismo! Che stupidine, cominciammo a pretendere di essere amate per il nostro cervello o impegno politico e non per la nostra donnità. Avessimo cominciato allora a non disprezzare le giarrettiere, forse la nostra vita sarebbe stata più brillante, non so. Scusi le sciocchezze, voglio solo dire che maschi e femmine eravamo ugualmente impreparati, voi non sapevate niente di noi, noi di voi. A voler essere davvero sinceri, anche adesso manca qualcosa. Comunque mi fa piacere saperla felice con la persona giusta, ma anche in questo, è questione di meritarselo.