Splendori e miserie dell'intellò francese
di GIUSEPPE SCARAFFIAMichel Onfray è tra gli ultimi pensatori militanti nel Paese che li ha inventati, ma ormai li riduce a gossip. Come un libro-scandalo che sta scuotendo Saint-Germain-des-Prés. O quel che ne resta
Le temps gagné di Raphaël Enthoven, appena pubblicato in Francia dalle Éditions de l'Observatoire, sembra una campana a morto per la gloriosa figura dell'intellettuale engagé. Quasi tutti i pensatori francesi hanno scritto dei romanzi, però l'autofiction di Enthoven non è un libro a tesi con una lontana eco autobiografica, ma un ritratto evidente, a volte spietato, della società culturale cui appartiene per nascita.
Già la sua prima moglie, Justine, figlia di Bernard-Henri Lévy, aveva raccontato in Rien de grave la fine del loro matrimonio, sconvolto da Carla Bruni, compagna prima del padre Jean-Paul e poi di Raphaël, cui ha dato un figlio. Ma Enthoven ritorna a modo suo su quel fatto, sulla sua triste infanzia e sul gruppo radical chic parigino. "Non è un regolamento di conti" si schermisce, ma la trasparenza dei nomi dei personaggi sembra quasi una sfida all'omertà di un ambien…
Già la sua prima moglie, Justine, figlia di Bernard-Henri Lévy, aveva raccontato in Rien de grave la fine del loro matrimonio, sconvolto da Carla Bruni, compagna prima del padre Jean-Paul e poi di Raphaël, cui ha dato un figlio. Ma Enthoven ritorna a modo suo su quel fatto, sulla sua triste infanzia e sul gruppo radical chic parigino. "Non è un regolamento di conti" si schermisce, ma la trasparenza dei nomi dei personaggi sembra quasi una sfida all'omertà di un ambien…
Le temps gagné di Raphaël Enthoven, appena pubblicato in Francia dalle Éditions de l'Observatoire, sembra una campana a morto per la gloriosa figura dell'intellettuale engagé. Quasi tutti i pensatori francesi hanno scritto dei romanzi, però l'autofiction di Enthoven non è un libro a tesi con una lontana eco autobiografica, ma un ritratto evidente, a volte spietato, della società culturale cui appartiene per nascita.
Già la sua prima moglie, Justine, figlia di Bernard-Henri Lévy, aveva raccontato in Rien de grave la fine del loro matrimonio, sconvolto da Carla Bruni, compagna prima del padre Jean-Paul e poi di Raphaël, cui ha dato un figlio. Ma Enthoven ritorna a modo suo su quel fatto, sulla sua triste infanzia e sul gruppo radical chic parigino. "Non è un regolamento di conti" si schermisce, ma la trasparenza dei nomi dei personaggi sembra quasi una sfida all'omertà di un ambiente spregiudicato quanto discreto. Se Carla Bruni, alias Béatrice Luca, ne esce bene come "donna immutabile e sublime", non si può dire lo stesso per molti altri personaggi. Che dire del "sorriso cavallino" di Justine alias Faustine? E dell'ossessione per i media di BHL alias Elie? Riconoscere tutti gli altri è diventato un gioco di società nei caffè di Saint-Germain-des-Prés. Dalla carneficina sembra salvarsi soltanto il padre scrittore: d'altronde sono stati entrambi vittime della stessa "Beatrice", così poco dantesca.
Siamo distanti anni luce dalla figura dell'intellettuale inaugurata da Émile Zola, che non aveva esitato a difendere il capitano ebreo Dreyfus, ingiustamente accusato di spionaggio, rischiando il carcere. O dalla sterminata cultura di André Malraux, sempre impegnato nella sua giovinezza a denunciare ingiustizie sociali e soprusi coloniali. Durante la guerra civile spagnola, il "Saint-Just dell'antifascismo" aveva creato e comandato una squadriglia internazionale e volava con una divisa su misura di Lanvin. Benché scettico sull'importanza delle lotte partigiane, aveva combattuto in Dordogna e, malgrado la durezza dello scontro, era rimasto fedele agli amici del campo opposto come Pierre Drieu La Rochelle. Dopo la guerra era diventato ministro di De Gaulle, restaurando Parigi e l'arte francese, dirigendo collane editoriali e scrivendo scintillanti saggi sull'arte.
Sembra ormai inarrivabile un dandy riservato, fiero della propria solitudine, come Drieu la Rochelle. Romanziere e saggista, amico dei surrealisti, prima di sinistra poi di destra, ora povero e ora ricco del denaro delle donne cui si legava, aveva ceduto alla sirena dal fascismo. Ma non aveva mai cercato di abbellire la realtà e non esitava a dichiarare che, se il fascismo avesse vinto, sarebbe passato all'opposizione. Non aveva mai denunciato gli avversari; quando incrociava i resistenti, si limitava a fissarli silenziosamente. E non aveva esitato a ricorrere all'ambasciatore tedesco per salvare molte persone. Dopo la guerra, invece di cambiare campo, come Malraux gli aveva offerto, si era suicidato. "Abbiamo giocato, ho perso. Reclamo la morte".
E che dire di Louis Aragon, geniale dandy passato dal surrealismo allo stalinismo diventando il simbolo dell'intellettuale comunista? Il grande poeta si era interamente identificato con la politica sovietica. A chi gli rinfacciava di avere accettato la condanna comunista dello scrittore Paul Nizan, ostile al patto Hitler-Stalin, aveva replicato: "Il Partito mi ha fatto sapere che Nizan era un traditore. Ebbene, gli ho creduto... Io credo sempre a quel che mi dice il Partito". Solo all'invasione della Cecoslovacchia, Aragon condannò l'Urss e solo alla morte della moglie, Elsa Triolet, rivelò la propria omosessualità.
Anche Jean-Paul Sartre, dopo un'iniziale incertezza, si era schierato a sinistra, senza però partecipare attivamente alla resistenza contro i nazisti. A lungo a fianco degli ostici comunisti francesi, si era poi inserito nel turbine del '68, sposando cause estreme malgrado la fragile salute. Con Il secondo sesso e lo scandalo immediatamente innestato dall'asserzione della parità tra i sessi, Simone de Beauvoir aveva segnato un importante passo per l'emancipazione femminile. Nella loro coppia, votata a una trasparente libertà nella vita amorosa, il lato seduttivo, già così presente tra gli intellettuali engagé, era arrivato al suo apice. Sartre e Beauvoir, Aragon e Triolet avevano a lungo dominato la vita culturale francese. La battuta "Meglio aver torto con Sartre che ragione con Camus" dà l'idea dell'influenza del filosofo.
Scomparso troppo presto, il più grande, Albert Camus, aveva scritto tragedie, romanzi e saggi, alla ricerca di una difficile soluzione all'antinomia tra rivolta e tirannide. Appassionato e disincantato aveva sostenuto le ribellioni antisovietiche nei regimi dell'Est e combattuto invano per la pace in Algeria. "Ogni generazione si crede votata a rifare il mondo. La mia sa con certezza che non lo rifarà. Ma il suo compito forse è più grande. Consiste nell'impedire che il mondo si disfi". Bello e affascinante, incapace di opportunismi, alla fine aveva rotto con Sartre creandosi un isolamento che nemmeno il Nobel era riuscito a infrangere.
Il tramonto di Sartre è coinciso con la nascita di un gruppo, quello dei Nouveaux philosophes, determinato a combattere il totalitarismo marxista. Da Bernard-Henri Lévy ad André Glucksmann, queste nuove figure hanno saputo usare i media per diffondere le loro idee, ottenendo un largo ascolto. Ma solo Michel Onfray, che compare con il suo nome nel romanzo di Enthoven, ha avuto il coraggio di realizzare una libera università e di spostarsi, a torto o a ragione, da una posizione all'altra seguendo la sua coscienza fino all'ultimo, azzardato progetto di riunire i sovranisti di ogni sponda politica. La libertà è il più grande degli impegni, anche a costo dello scandalo.
Sul Venerdì del 18 settembre 2020
Già la sua prima moglie, Justine, figlia di Bernard-Henri Lévy, aveva raccontato in Rien de grave la fine del loro matrimonio, sconvolto da Carla Bruni, compagna prima del padre Jean-Paul e poi di Raphaël, cui ha dato un figlio. Ma Enthoven ritorna a modo suo su quel fatto, sulla sua triste infanzia e sul gruppo radical chic parigino. "Non è un regolamento di conti" si schermisce, ma la trasparenza dei nomi dei personaggi sembra quasi una sfida all'omertà di un ambiente spregiudicato quanto discreto. Se Carla Bruni, alias Béatrice Luca, ne esce bene come "donna immutabile e sublime", non si può dire lo stesso per molti altri personaggi. Che dire del "sorriso cavallino" di Justine alias Faustine? E dell'ossessione per i media di BHL alias Elie? Riconoscere tutti gli altri è diventato un gioco di società nei caffè di Saint-Germain-des-Prés. Dalla carneficina sembra salvarsi soltanto il padre scrittore: d'altronde sono stati entrambi vittime della stessa "Beatrice", così poco dantesca.
Siamo distanti anni luce dalla figura dell'intellettuale inaugurata da Émile Zola, che non aveva esitato a difendere il capitano ebreo Dreyfus, ingiustamente accusato di spionaggio, rischiando il carcere. O dalla sterminata cultura di André Malraux, sempre impegnato nella sua giovinezza a denunciare ingiustizie sociali e soprusi coloniali. Durante la guerra civile spagnola, il "Saint-Just dell'antifascismo" aveva creato e comandato una squadriglia internazionale e volava con una divisa su misura di Lanvin. Benché scettico sull'importanza delle lotte partigiane, aveva combattuto in Dordogna e, malgrado la durezza dello scontro, era rimasto fedele agli amici del campo opposto come Pierre Drieu La Rochelle. Dopo la guerra era diventato ministro di De Gaulle, restaurando Parigi e l'arte francese, dirigendo collane editoriali e scrivendo scintillanti saggi sull'arte.
Sembra ormai inarrivabile un dandy riservato, fiero della propria solitudine, come Drieu la Rochelle. Romanziere e saggista, amico dei surrealisti, prima di sinistra poi di destra, ora povero e ora ricco del denaro delle donne cui si legava, aveva ceduto alla sirena dal fascismo. Ma non aveva mai cercato di abbellire la realtà e non esitava a dichiarare che, se il fascismo avesse vinto, sarebbe passato all'opposizione. Non aveva mai denunciato gli avversari; quando incrociava i resistenti, si limitava a fissarli silenziosamente. E non aveva esitato a ricorrere all'ambasciatore tedesco per salvare molte persone. Dopo la guerra, invece di cambiare campo, come Malraux gli aveva offerto, si era suicidato. "Abbiamo giocato, ho perso. Reclamo la morte".
E che dire di Louis Aragon, geniale dandy passato dal surrealismo allo stalinismo diventando il simbolo dell'intellettuale comunista? Il grande poeta si era interamente identificato con la politica sovietica. A chi gli rinfacciava di avere accettato la condanna comunista dello scrittore Paul Nizan, ostile al patto Hitler-Stalin, aveva replicato: "Il Partito mi ha fatto sapere che Nizan era un traditore. Ebbene, gli ho creduto... Io credo sempre a quel che mi dice il Partito". Solo all'invasione della Cecoslovacchia, Aragon condannò l'Urss e solo alla morte della moglie, Elsa Triolet, rivelò la propria omosessualità.
Anche Jean-Paul Sartre, dopo un'iniziale incertezza, si era schierato a sinistra, senza però partecipare attivamente alla resistenza contro i nazisti. A lungo a fianco degli ostici comunisti francesi, si era poi inserito nel turbine del '68, sposando cause estreme malgrado la fragile salute. Con Il secondo sesso e lo scandalo immediatamente innestato dall'asserzione della parità tra i sessi, Simone de Beauvoir aveva segnato un importante passo per l'emancipazione femminile. Nella loro coppia, votata a una trasparente libertà nella vita amorosa, il lato seduttivo, già così presente tra gli intellettuali engagé, era arrivato al suo apice. Sartre e Beauvoir, Aragon e Triolet avevano a lungo dominato la vita culturale francese. La battuta "Meglio aver torto con Sartre che ragione con Camus" dà l'idea dell'influenza del filosofo.
Scomparso troppo presto, il più grande, Albert Camus, aveva scritto tragedie, romanzi e saggi, alla ricerca di una difficile soluzione all'antinomia tra rivolta e tirannide. Appassionato e disincantato aveva sostenuto le ribellioni antisovietiche nei regimi dell'Est e combattuto invano per la pace in Algeria. "Ogni generazione si crede votata a rifare il mondo. La mia sa con certezza che non lo rifarà. Ma il suo compito forse è più grande. Consiste nell'impedire che il mondo si disfi". Bello e affascinante, incapace di opportunismi, alla fine aveva rotto con Sartre creandosi un isolamento che nemmeno il Nobel era riuscito a infrangere.
Il tramonto di Sartre è coinciso con la nascita di un gruppo, quello dei Nouveaux philosophes, determinato a combattere il totalitarismo marxista. Da Bernard-Henri Lévy ad André Glucksmann, queste nuove figure hanno saputo usare i media per diffondere le loro idee, ottenendo un largo ascolto. Ma solo Michel Onfray, che compare con il suo nome nel romanzo di Enthoven, ha avuto il coraggio di realizzare una libera università e di spostarsi, a torto o a ragione, da una posizione all'altra seguendo la sua coscienza fino all'ultimo, azzardato progetto di riunire i sovranisti di ogni sponda politica. La libertà è il più grande degli impegni, anche a costo dello scandalo.
Sul Venerdì del 18 settembre 2020