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Michele Serra in un disegno di Gipi 

A chi interessa veramente la scuola

PER POSTA. Una lettrice scrive: «Ho studiato, insegnato, accompagnato a scuola figli e nipoti, me ne sono occupata come amministratrice nel mio Comune. Ho visto solo tagli travestiti da risparmi, riforme inutili, indifferenza o giudizi sprezzanti sul suo valore e ruolo...». Michele Serra risponde...
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«Caro Serra, davvero non se ne può più di questi discorsi ipocriti e manipolatori su come vanno male le cose quest’anno nella scuola italiana. Quest’anno? Sono abbastanza vecchia per poterne parlare: ci sono andata per studiare, ci ho insegnato in vari modi e situazioni, ci ho accompagnato figli e nipoti, me ne sono occupata come amministratrice nel mio Comune. Bene, in tutti questi decenni ho visto solo saccheggi operati a suo danno, tagli travestiti da risparmi, riforme inutili, indifferenza totale o giudizi sprezzanti sul suo valore e ruolo. Come si può sentire l’on. Gelmini parlare male della scuola oggi dopo che, insieme alla signora Moratti, le ha sottratto in pochi anni 15 miliardi e soppresso 100.000 cattedre (guarda caso è il numero che continua a sbucare come mancante in questi  tempi)? Non condivido nulla del pensiero dei Cinquestelle né voglio difendere quella poveretta che si è trovata, da ministro, a …
«Caro Serra, davvero non se ne può più di questi discorsi ipocriti e manipolatori su come vanno male le cose quest’anno nella scuola italiana. Quest’anno? Sono abbastanza vecchia per poterne parlare: ci sono andata per studiare, ci ho insegnato in vari modi e situazioni, ci ho accompagnato figli e nipoti, me ne sono occupata come amministratrice nel mio Comune. Bene, in tutti questi decenni ho visto solo saccheggi operati a suo danno, tagli travestiti da risparmi, riforme inutili, indifferenza totale o giudizi sprezzanti sul suo valore e ruolo. Come si può sentire l’on. Gelmini parlare male della scuola oggi dopo che, insieme alla signora Moratti, le ha sottratto in pochi anni 15 miliardi e soppresso 100.000 cattedre (guarda caso è il numero che continua a sbucare come mancante in questi  tempi)? Non condivido nulla del pensiero dei Cinquestelle né voglio difendere quella poveretta che si è trovata, da ministro, a dover vivere e affrontare una situazione che avrebbe abbattuto i più robusti, ma per favore basta con le lamentazioni e le angosce per i nostri figli (è quasi l’unico momento in cui Salvini e i suoi amici hanno figli!). Certo che ci sono state ingenuità e incapacità, del resto sono i tratti identitari dei grillini, ma qualcuno dica che negli ultimi 75 anni a nessuno è mai importato niente della scuola. Non si è mai formato un pensiero culturale forte che ne riconoscesse la fondamentale importanza per poter cambiare davvero una società povera, malata, provinciale e retrograda come la nostra, operando attraverso il suo miglioramento, il suo innalzamento, cominciando a considerarla la nostra risorsa più importante».
Valeria Raimondi

Da un paio di settimane, in corrispondenza della travagliata riapertura dell’anno scolastico, arrivano molte lettere in difesa della scuola. Non c’è lettrice o lettore (in buona parte insegnanti, ma non tutti) che non ne riconosca le magagne, eppure prevale largamente una appassionata confutazione della facile propaganda politica e della superficialità mediatica in virtù delle quali si è parlato della scuola pubblica italiana come di un mucchio di inutili macerie. Scelgo tra le tante la sua lettera, gentile Valeria Raimondi, scusandomi per i tagli, perché mi sembra che individui il problema di fondo: la mancanza di quello che lei chiama “un pensiero culturale forte”, capace di credere per davvero, al di là delle parole rituali di qualche ministro, che la scuola pubblica sia il fondamentale bastione sul quale si regge l’intero edificio sociale. Nonostante il tanto parlare di formazione professionale e di osmosi con le aziende, la scuola serve a formare prima di tutto le persone, i cittadini. Se non si crede a questo, se cioè manca “un pensiero culturale forte”, manca la forza politica per imporre l’istruzione e la cultura non solo come beni primari - per garantire i quali conviene spendere risorse che non saranno mai sprecate – ma come motore di quello che lei chiama “innalzamento” della società. Negli ultimi decenni della nostra storia il pensiero culturale è stato molto debole. E si vede.

Sul Venerdì del 25 settembre 2020