Il Venerdì

Un titolo di giornale su uno stupro di gruppo a Roma
nel 1975 che seguì di poco il massacro del Circeo 

La legge del branco, da Cinecittà a Colleferro

BRUTTE STORIE. Un delitto "banale" di 45 anni fa che ricorda il drammatico caso del mese scorso

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C'è un ragazzino che si chiama Massimo, ha 15 anni, sta dalle parti di Cinecittà, a Roma, fa il primo anno dell’Istituto per l’avviamento professionale Duca D’Aosta, e una mattina trova la polizia che lo aspetta all’uscita di scuola. Gli agenti gli mettono le manette, lo caricano nella volante, una mano sulla testa ricciuta perché non la sbatta contro il montante della portiera, e se lo portano via con un’accusa pesante, anzi, più di una: rapina aggravata, sequestro di persona, lesioni aggravate. E violenza carnale.

La sera del 7 ottobre, una settimana prima, Massimo e altri sei ragazzi, tutti minorenni come lui tranne uno che di anni ne ha 18, se ne stavano a non far niente in un bar di piazza Don Bosco quando hanno visto due fidanzati andarsene su una bella Fiat 125. Così li hanno seguiti e quando hanno visto che si appartavano in un prato dalle parti di piazza Cavalieri del Lavoro hanno tirato fuori cric e spranghe di ferro. Dalla 125 li hanno visti arrivare, minacciosi come un branco di lupi, i fidanzati hanno cercato di scappare ma l’auto si è impantanata in un fosso. I ragazzi
hanno spaccato i vetri, e hanno tirato fuori lui dalla macchina, ululando proprio come lupi, poi l’hanno fracassato di botte e chiuso nel baule.
Lei l’hanno trascinata in un prato e violentata a turno. Per tre ore. Ti facciamo fare la fine di Rosaria Lopez, le dicevano, la ragazza violentata
e uccisa in una villa al Circeo, assieme a un’amica, che si era salvata per caso.

Ma hanno commesso un errore. Uno dei ragazzi ha chiamato un altro, «a Ste’», Stefano, come si dice a Roma, così la polizia ha setacciato la zona alla ricerca di un gruppo di ragazzi come quelli descritti dalle vittime con tra loro uno Stefano, lo trovano e li arrestano tutti, Er Faciolo,
Er Napoletano, fino a Massimo, davanti alla scuola. Confessano immediatamente e si prendono dai tre ai sette anni.

Potrebbe essere un racconto di Giorgio Scerbanenco, se fosse ambientato a Milano o, così com’è, una storia da Ragazzi di vita di Pasolini, che infatti ne scrive in un articolo sul Corriere della Sera per paragonare i borghesi di buona famiglia del Circeo ai sottoproletari di Cinecittà. Ne ha parlato Michele Serra in una sua Amaca di qualche settimana fa a proposito di quello che è successo a Colleferro ed ecco qui la brutta storia citata, casomai qualcuno si fosse incuriosito.

Una storia banale, quella dei sette di Cinecittà. Che proprio per questo fa ancora più paura.

Sul Venerdì del 25 settembre 2020
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