La notizia, ormai stagionale, è che la Camorra ama investire nei ristoranti. Gira tanto contante, si ripuliscono fortune illegali. Roma è una piazza ricercata. Anni fa venne fuori che mezza ristorazione di via Veneto era cucina criminale. È di questi giorni la nuova puntata: sequestrati 14 ristoranti in centro, dal Pantheon a Trastevere, perché in mano al clan Moccia. Con uno spicciafaccende intercettato, senz'altro incline all'iperbole, che dice: «A Roma i ristoranti son tutti loro! Tutti!».
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Che c'entra col futuro e le cose digitali questa ancestrale vicenda di sbiancamento di denaro sporco? È che sono andato a controllare la reputazione dei primi due ristoranti trapelati nelle cronache. Panico, nell'omonima, incantevole via. E Varsi Bistrot, sulla via d'accesso al Vaticano. Il primo ha un punteggio di 1,5 pallini su 5 (con 361 recensioni, si piazza all'8.288simo posto su 8.313 ristoranti censiti nella capitale). La prima recensione si intitola «Masochismo allo stato puro»: «A dir poco disgustoso, carne congelata per di più bruciata, immangiabile». La seconda è «Orribile da evitare. Attenzione». Svolgimento: «Pizza surgelata, carne vecchia e riscaldata». La terza dice «Praticamente truffaldino». E via stroncando. Idem per Varsi Bistrot. Tripadvisor ne esce bene. Che ristoranti-lavanderia non si impegnino spasmodicamente sulla qualità del cibo non è esattamente uno scoop. Però fa risaltare come mosche bianche le sei persone che hanno, in maniera così controintuitiva, giudicato eccellente Panico. «Ottimi primi, pizza gustosissima e croccante, personale gentilissimo e prezzi modici» giura Giuseppe D. «Carbonara divina… che dire non potete mancare di provare» scrive Emanuela D. Per kiccac94 è «Favolosooo» («Pizza matta (bresaola, rucola e grana) è stata la pizza più buona che abbia mai mangiato»). Può trattarsi giusto di familiari o conoscenti. La malafede è conclamata, oggi anche giudiziariamente. Non si potrebbe fare una lista nera dei recensori mendaci?
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Che c'entra col futuro e le cose digitali questa ancestrale vicenda di sbiancamento di denaro sporco? È che sono andato a controllare la reputazione dei primi due ristoranti trapelati nelle cronache. Panico, nell'omonima, incantevole via. E Varsi Bistrot, sulla via d'accesso al Vaticano. Il primo ha un punteggio di 1,5 pallini su 5 (con 361 recensioni, si piazza all'8.288simo posto su 8.313 ristoranti censiti nella capitale). La prima recensione si intitola «Masochismo allo stato puro»: «A dir poco disgustoso, carne congelata per di più bruciata, immangiabile». La seconda è «Orribile da evitare. Attenzione». Svolgimento: «Pizza surgelata, carne vecchia e riscaldata». La terza dice «Praticamente truffaldino». E via stroncando. Idem per Varsi Bistrot. Tripadvisor ne esce bene. Che ristoranti-lavanderia non si impegnino spasmodicamente sulla qualità del cibo non è esattamente uno scoop. Però fa risaltare come mosche bianche le sei persone che hanno, in maniera così controintuitiva, giudicato eccellente Panico. «Ottimi primi, pizza gustosissima e croccante, personale gentilissimo e prezzi modici» giura Giuseppe D. «Carbonara divina… che dire non potete mancare di provare» scrive Emanuela D. Per kiccac94 è «Favolosooo» («Pizza matta (bresaola, rucola e grana) è stata la pizza più buona che abbia mai mangiato»). Può trattarsi giusto di familiari o conoscenti. La malafede è conclamata, oggi anche giudiziariamente. Non si potrebbe fare una lista nera dei recensori mendaci?