Guardate questa foto: non manca qualcuno?
Claudia Arletti , di CLAUDIA ARLETTIL'ultimo caso è stato il Festival della bellezza. Ma tra summit e convegni trovare una donna tra i relatori è quasi sempre un’impresa. E così c’è chi si organizza. Con il boicottaggio
ROMA. L’ultima task force voluta dal governo, con la missione non facile di progettare la riforma del fisco, è affidata a Carlo Cottarelli, più un gruppo di tributaristi e di esimi commercialisti. Una sfilza di nomi maschili, che fino a poco tempo fa forse sarebbe passata inosservata. Invece è montata la protesta e, in corsa, l’Ordine dei commercialisti ha “aggiunto” due esperte in Scienza delle finanze. Se mai il Covid-19 permetterà che si scatti una foto di gruppo, ci saranno anche Paola Profeta, docente della Bocconi, e Silvia Giannini, Università di Bologna, più la ricercatrice Paola Rossi. Una correzione che un po’ si deve a Patrizia Asproni, presidente di ConfCultura (un’associazione di imprese che ruotano intorno al mondo dei beni culturali e delle industrie creative), oggi accarezzata dal venticello della celebrità per via del grintosissimo gruppo che guida su Facebook: #boycottmanels. Ovvero,…
ROMA. L’ultima task force voluta dal governo, con la missione non facile di progettare la riforma del fisco, è affidata a Carlo Cottarelli, più un gruppo di tributaristi e di esimi commercialisti. Una sfilza di nomi maschili, che fino a poco tempo fa forse sarebbe passata inosservata. Invece è montata la protesta e, in corsa, l’Ordine dei commercialisti ha “aggiunto” due esperte in Scienza delle finanze. Se mai il Covid-19 permetterà che si scatti una foto di gruppo, ci saranno anche Paola Profeta, docente della Bocconi, e Silvia Giannini, Università di Bologna, più la ricercatrice Paola Rossi. Una correzione che un po’ si deve a Patrizia Asproni, presidente di ConfCultura (un’associazione di imprese che ruotano intorno al mondo dei beni culturali e delle industrie creative), oggi accarezzata dal venticello della celebrità per via del grintosissimo gruppo che guida su Facebook: #boycottmanels. Ovvero, boicottate i panel e gli eventi di soli maschi. Un movimento nato meno di un anno fa, che però a giugno ha convinto il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano a sfilarsi platealmente da un convegno di soli uomini sulla ripartenza dell’economia. Poi è arrivato il Festival della bellezza di Verona: 20 relatori, 1 relatrice, e una polemica incandescente.
Asproni, il boicottaggio non è mai una grande prova di fairplay. La rabbia potrebbe nuocere alla causa.
«Il gruppo su Fb ha quattromila iscritti, è qualificato e controllato, non ci sono troll, non ammettiamo volgarità, haters e liti. E l’interazione è molto alta. Certo, la missione è quella: denunciare, disertare e boicottare. Ma prima inviamo sempre una mail agli organizzatori in cui segnaliamo civilmente il problema, proponendo di risolverlo».
Risposte?
«Alcuni si giustificano in modo assurdo, dicono cose tipo “adoro le donne, ho due figlie femmine”. Altre volte sono sorpresi: oddio, non ci avevamo pensato. Qualcuno rimedia, qualcuno no».
Come vi è venuto in mente?
«Sa quando le cose sono nell’aria e d’improvviso le vedi chiaramente? Luglio 2019, i giornali mostrano le foto del G7 a Chantilly: è un incontro tra i ministri delle Finanze, i governatori delle Banche centrali e i membri del Fondo monetario e dell’Ocse. Uomini e solo uomini. E – so che sembra incredibile – si parlava delle disuglianze di genere».
“Il summit più misogino degli ultimi tempi”, scrisse Le Figaro.
«Poco tempo dopo, novembre 2019, il Washington Post riporta che un gruppo di donne, reclamando più spazi decisionali, ha coniato l’espressione manels, da all male panels, cioè convegni solo al maschile. Stesso periodo, mi invitano a una conferenza a Ravello sui Beni culturali, che è un settore a larga maggioranza femminile e, detto per inciso, anche per questo contrassegnato da un alto tasso di precarietà e pay gap. Noto che i relatori sono tutti uomini, e guardi che nel campo c’è una marea di donne competenti».
Però lei è stata chiamata.
«Scherza? Io vengo invitata solo come spettatrice. E infatti non ci vado. Ma suggerisco anche alle altre donne di disertare, ed è così che nasce su Twitter e su Fb #boycottmanels. È sul pubblico, soprattutto, che insistiamo. Se una relatrice si rifiuta, di solito non succede granché. Ma se manca il pubblico, sono guai. Tenga presente che a frequentare le presentazioni dei libri, i convegni e le conferenze sono soprattutto le donne».
In base alle vostre segnalazioni, quali sono i settori, diciamo così, più colpiti?
«Il mondo economico e quello Stem, le discipline scientifico-tecnologiche. Guardi i nomi che si fanno per le partecipate: tutti uomini. In generale, alle donne si affidano le presidenze, un ruolo spesso di immagine. Gli amministratori delegati, che decidono sul serio, sono in gran parte maschi. Gli iscritti al nostro gruppo – e sottolineo che ci sono anche uomini – ci segnalano di tutto. Prenda l’Italian Energy Summit che si è appena concluso. Ministri, manager, ceo: le uniche donne erano le sue colleghe chiamate a moderare le interviste e le tavole rotonde. Voi giornaliste dovreste pensarci su».
Lo facciamo, grazie. Altri esempi?
«Oggi un'iscritta ha postato un’iniziativa della Casa della Cultura di Milano che prevede fra ottobre e dicembre una serie di incontri filosofici. Dieci relatori su dieci...».
Capito. Però hanno il tempo per rimediare.
«Come le dicevo, succede. C’è chi, dopo le nostre o altre segnalazioni, aggiunge le donne».
Un’“aggiunta” non è un grande risultato.
«Concordo. Ma è un passo avanti».
Lei ha avuto un ruolo in Confindustria. Che aria tira da quelle parti?
«Riflette la situazione delle imprese italiane. L’unica presidente donna è stata Emma Marcegaglia, e c’era una crisi nera. Nel frattempo l’Europa ci ha richiamato più volte perché sulla gender equality siamo inerti».
Tanti pensano che le quote siano una forzatura e un artificio.
«Sbagliano. Il sistema di cooptazione, nelle imprese come in altri settori, è rigidamente maschile e lo si può spezzare solo per legge».
Tutto questo fervore rischia di restare chiuso nel recinto dei social.
«A fine ottobre faremo la prima uscita pubblica, al Teatro Parenti di Milano, grazie alla direttrice Andrée Ruth Shammah. Lanceremo la campagna per una donna alla presidenza della Repubblica. Proporremo nomi di tutto l’arco costituzionale, persone che eccellono in tutte le discipline. Non ci saranno più scuse».
Sul Venerdì del 2 ottobre 2020
Asproni, il boicottaggio non è mai una grande prova di fairplay. La rabbia potrebbe nuocere alla causa.
«Il gruppo su Fb ha quattromila iscritti, è qualificato e controllato, non ci sono troll, non ammettiamo volgarità, haters e liti. E l’interazione è molto alta. Certo, la missione è quella: denunciare, disertare e boicottare. Ma prima inviamo sempre una mail agli organizzatori in cui segnaliamo civilmente il problema, proponendo di risolverlo».
Risposte?
«Alcuni si giustificano in modo assurdo, dicono cose tipo “adoro le donne, ho due figlie femmine”. Altre volte sono sorpresi: oddio, non ci avevamo pensato. Qualcuno rimedia, qualcuno no».
Come vi è venuto in mente?
«Sa quando le cose sono nell’aria e d’improvviso le vedi chiaramente? Luglio 2019, i giornali mostrano le foto del G7 a Chantilly: è un incontro tra i ministri delle Finanze, i governatori delle Banche centrali e i membri del Fondo monetario e dell’Ocse. Uomini e solo uomini. E – so che sembra incredibile – si parlava delle disuglianze di genere».
“Il summit più misogino degli ultimi tempi”, scrisse Le Figaro.
«Poco tempo dopo, novembre 2019, il Washington Post riporta che un gruppo di donne, reclamando più spazi decisionali, ha coniato l’espressione manels, da all male panels, cioè convegni solo al maschile. Stesso periodo, mi invitano a una conferenza a Ravello sui Beni culturali, che è un settore a larga maggioranza femminile e, detto per inciso, anche per questo contrassegnato da un alto tasso di precarietà e pay gap. Noto che i relatori sono tutti uomini, e guardi che nel campo c’è una marea di donne competenti».
Però lei è stata chiamata.
«Scherza? Io vengo invitata solo come spettatrice. E infatti non ci vado. Ma suggerisco anche alle altre donne di disertare, ed è così che nasce su Twitter e su Fb #boycottmanels. È sul pubblico, soprattutto, che insistiamo. Se una relatrice si rifiuta, di solito non succede granché. Ma se manca il pubblico, sono guai. Tenga presente che a frequentare le presentazioni dei libri, i convegni e le conferenze sono soprattutto le donne».
In base alle vostre segnalazioni, quali sono i settori, diciamo così, più colpiti?
«Il mondo economico e quello Stem, le discipline scientifico-tecnologiche. Guardi i nomi che si fanno per le partecipate: tutti uomini. In generale, alle donne si affidano le presidenze, un ruolo spesso di immagine. Gli amministratori delegati, che decidono sul serio, sono in gran parte maschi. Gli iscritti al nostro gruppo – e sottolineo che ci sono anche uomini – ci segnalano di tutto. Prenda l’Italian Energy Summit che si è appena concluso. Ministri, manager, ceo: le uniche donne erano le sue colleghe chiamate a moderare le interviste e le tavole rotonde. Voi giornaliste dovreste pensarci su».
Lo facciamo, grazie. Altri esempi?
«Oggi un'iscritta ha postato un’iniziativa della Casa della Cultura di Milano che prevede fra ottobre e dicembre una serie di incontri filosofici. Dieci relatori su dieci...».
Capito. Però hanno il tempo per rimediare.
«Come le dicevo, succede. C’è chi, dopo le nostre o altre segnalazioni, aggiunge le donne».
Un’“aggiunta” non è un grande risultato.
«Concordo. Ma è un passo avanti».
Lei ha avuto un ruolo in Confindustria. Che aria tira da quelle parti?
«Riflette la situazione delle imprese italiane. L’unica presidente donna è stata Emma Marcegaglia, e c’era una crisi nera. Nel frattempo l’Europa ci ha richiamato più volte perché sulla gender equality siamo inerti».
Tanti pensano che le quote siano una forzatura e un artificio.
«Sbagliano. Il sistema di cooptazione, nelle imprese come in altri settori, è rigidamente maschile e lo si può spezzare solo per legge».
Tutto questo fervore rischia di restare chiuso nel recinto dei social.
«A fine ottobre faremo la prima uscita pubblica, al Teatro Parenti di Milano, grazie alla direttrice Andrée Ruth Shammah. Lanceremo la campagna per una donna alla presidenza della Repubblica. Proporremo nomi di tutto l’arco costituzionale, persone che eccellono in tutte le discipline. Non ci saranno più scuse».
Sul Venerdì del 2 ottobre 2020