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22 gennaio 2019, l’allora ministro del Lavoro Luigi Di Maio presenta il Reddito di cittadinanza (Francesco Fotia/ Agf) 

Avanti popolo del reddito

Partono le verifiche per i primi beneficiari del provvedimento, tre milioni di persone. Una bomba sociale pronta a esplodere   
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"Stanno solo sul divano, non va bene", ha tuonato il governatore dell'Emilia Romagna, il dem Stefano Bonaccini. "Vergognati, il 10 per cento degli italiani non arriva a fine mese", gli ha risposto a muso duro l'ex ministro Fabrizio Barca. In questo botta e risposta c'è tutta la diatriba sul reddito di cittadinanza, arrivato proprio in questi giorni alla conclusione della prima fase: trascorsi 18 mesi dall'avvio per tutti coloro che l'hanno ricevuto è prevista una pausa di un mese per consentire delle verifiche. E migliaia di persone sono già in fibrillazione minacciando proteste eclatanti se non torneranno a riscuotere l'assegno subito. Da Milano a Palermo.

Un primo bilancio della misura manifesto del Movimento 5 Stelle vede gli esperti divisi. Perché se è vero che il reddito minimo c'è in moltissimi Paesi d'Europa e solo l'Italia tra i grandi mancava all'appello, è anche ver…
"Stanno solo sul divano, non va bene", ha tuonato il governatore dell'Emilia Romagna, il dem Stefano Bonaccini. "Vergognati, il 10 per cento degli italiani non arriva a fine mese", gli ha risposto a muso duro l'ex ministro Fabrizio Barca. In questo botta e risposta c'è tutta la diatriba sul reddito di cittadinanza, arrivato proprio in questi giorni alla conclusione della prima fase: trascorsi 18 mesi dall'avvio per tutti coloro che l'hanno ricevuto è prevista una pausa di un mese per consentire delle verifiche. E migliaia di persone sono già in fibrillazione minacciando proteste eclatanti se non torneranno a riscuotere l'assegno subito. Da Milano a Palermo.

Un primo bilancio della misura manifesto del Movimento 5 Stelle vede gli esperti divisi. Perché se è vero che il reddito minimo c'è in moltissimi Paesi d'Europa e solo l'Italia tra i grandi mancava all'appello, è anche vero che il secondo pilastro, quello dell'inserimento lavorativo, non funziona: per carenza di domanda da parte delle aziende, considerando tra l'altro che questo 2020 è stato travolto da una pandemia inimmaginabile con annessa crisi economica. Ma anche per una offerta inadeguata che le misure adottate non riescono a trasformare nonostante la macchina costosa pagata dallo Stato tra Centri per l'impiego, Navigator e formazione professionale.

I numeri del Reddito di cittadinanza sono imponenti: l'assegno minimo, che può arrivare anche a 1.100 euro nel caso di famiglie numerose e sostegno all'affitto, ha coinvolto un milione centomila nuclei familiari per un totale di 2,8 milioni di persone "sostenute". Campania e Sicilia guidano la classifica rispettivamente con 692 mila e 560 mila residenti coinvolti. Anche le regioni del Nord hanno numeri rilevanti, la Lombardia ha 208 mila cittadini coinvolti, il Piemonte 134 mila. Il costo totale dell'operazione per le casse dello Stato sfiora la cifra di 700 milioni di euro al mese, alla quale va aggiunto il costo dei contratti dei tremila Navigator assunti a tempo. Secondo uno studio di Unimpresa, tra il 2020 e il 2022  "la misura del Reddito costerà alle casse dello Stato 26 miliardi di euro: per l'Università nello stesso arco di tempo lo Stato spenderà 25 miliardi di euro".

Questi i numeri della prima gamba, quella del sostegno al reddito: "Un sostegno fondamentale, che esiste in tanti Paesi europei e che l'Italia non poteva non avere" dice Paolo La Carrubba, presidente di Itinerari per il lavoro. "Ma il tema delicato è quello del reinserimento nella società e nel lavoro di persone spesso ai margini per istruzione bassissima ed esperienze pregresse di lavoro. E su questo fronte le politiche messe in campo nel nostro Paese non sono delle migliori".

Dei 2,8 milioni interessati al Reddito di cittadinanza solo un milione è stato dichiarato idoneo al lavoro e quindi ha firmato il cosiddetto Patto: un impegno a frequentare corsi di formazione, a utilizzare incentivi per l'auto-imprenditorialità e ad accettare eventuali offerte che arrivano attraverso la rete dei Centri per l'impiego. Ad oggi quanti hanno trovato un lavoro? L'ultimo dato fornito dall'Anpal, l'Agenzia nazionale per il lavoro guidata da Domenico Parisi, esperto formatosi in America e voluto fortemente da Di Maio, a settembre ha annunciato che 190 mila percettori di reddito hanno ottenuto un contratto a tempo determinato e di questi 100 mila sono ancora sotto contratto, cioè al lavoro e quindi temporaneamente usciti dalla misura del reddito. In altre parole poco più del tre per cento del totale dei percettori ha ottenuto un impiego per più di qualche mese.

"Qui in Sicilia abbiamo 19 mila contratti attivi da percettori di reddito, un ottimo risultato considerando che siamo tra le regioni più povere del Paese, che siamo in piena crisi economica e che, con le norme Covid, non riusciamo spesso nemmeno a convocare tutti gli interessati in tempi brevi" sottolinea l'assessore regionale al Lavoro, Antonio Scavone. Ma di che lavori parliamo? "Impieghi stagionali nel settore del turismo o lavori da operaio non specializzato", continua Scavone.

Considerando che uno dei costi del Reddito ha riguardato l'assunzione dei tremila Navigator per rafforzare i Centri per l'impiego, quanti di questi incroci tra domanda e offerta di lavoro sono davvero passati da questi uffici? Alla domanda nessuno sa rispondere, né l'Anpal né il ministero del Lavoro. Quindi i Navigator cosa hanno fatto? "Poco, però il problema non sono i Navigator, ragazzi laureati che hanno comunque superato una selezione, ma come sono stati utilizzati e con quali criteri sono stati selezionati" spiega Francesco Pastore,  professore di Economia all'Università Napoli Due, che ha curato diverse ricerche su questa misura. "Diciamoci la verità, è stata fatta una operazione dal sapore clientelare perché in fretta e furia sono stati assunti a tempo i Navigator" dice Pastore, "salvo scoprire che per legge negli uffici pubblici i precari non possono avere contatti diretti con l'utenza. Risultato? Al massimo hanno fatto da 'assistentè ai dipendenti del Centro per l'impiego".

Resta sullo sfondo il tema di chi al lavoro preferisce il reddito e un divano, come direbbe Bonaccini. "Un tema vero perché l'assegno per come è strutturato disincentiva al lavoro" sostiene Pastore. "Il motivo? È troppo elevato. Per alcuni nuclei familiari può arrivare anche a 1.100 euro e non scende mai sotto i 550 euro. In Germania la quota minima è di 440. Le faccio un esempio del paradosso italiano: una famiglia con padre insegnante a scuola e figli disoccupati non ha un reddito molto più elevato rispetto ad alcune famiglie che ricevono il sussidio. In queste condizioni perché mai uno dovrebbe mollare l'assegno per andare a lavorare?".

Non a caso dall'avvio della misura sono state scoperte circa ventimila persone che non avevano diritto al reddito. In media su dieci posizioni controllate due sono irregolari. Il problema è che i controlli sono pochi: nel 2019 la Finanza ha scoperto 709 "furbetti" e all'inizio del 2020 il trend era molto simile, circa 200 i denunciati. Ma è una goccia nel mare. Inoltre è difficile verificare eventuali lavoratori in nero che percepiscono anche il  reddito. Per scoprirli servirebbero gli ispettori del Lavoro, figura sempre più rara in tutte le regioni d'Italia: basti pensare che in Sicilia se ne contano appena un centinaio per controllare 300 mila piccole imprese. Impossibile.

Di certo c'è che 2,8 milioni di persone oggi dipendono dal Reddito di cittadinanza. Da qui il panico quando hanno scoperto che dopo 18 mesi di assegni, la legge prevede un mese di stop per fare delle verifiche. I primi che hanno ottenuto il reddito si fermeranno a ottobre. E sono già in subbuglio, con tanto di "comitati di lotta" che da Napoli a Palermo bussano alle porte della politica. Anche qui un dato: solo in Sicilia, a ottobre, in centomila non riceveranno il sostegno. La promessa del ministero del Lavoro è di approvare in tempi brevi in Parlamento una norma che riduca l'attesa dando certezze sulla ripartenza dell'assegno.

Resta comunque drammaticamente vero quello che affermano i sostenitori della misura governativa: e cioè che senza il Reddito di cittadinanza ci sarebbero già state proteste e rivolte nelle periferie del Paese travolte dalla più grande crisi economica dal Dopoguerra.

Sul Venerdì del 2 ottobre 2020