Il Caucaso senza pace di Banine
Daria Galateria , di DARIA GALATERIAORA D'ARIA. La scrittrice azera tra rivoluzioni e storie di famiglia
Tra le memorie più divertenti del Novecento ci sono quelle di Banine (I miei giorni nel Caucaso, Neri Pozza); a 13 anni la futura scrittrice azera eredita dal nonno, pastore che il petrolio ha reso opulento, una fortuna colossale - ma solo per pochi giorni, a causa di "una di quelle bufere che fanno felici i professori e infelici i popoli" (la Rivoluzione d'Ottobre). A Baku si teme il massacro dei musulmani, operato, scrive Banine, dai patrioti Dashnak (socialisti) armeni.
Col palazzo invaso e crivellato, Banine e i suoi riparano nella casa di fronte, assistendo alla pioggia - dalle loro finestre su camion sottostanti - di forchette, corsetti e candelieri Luigi XIV. Tutta la famiglia va a rifugiarsi in Persia, su una ex nave cisterna; per l'ispezione dei Dashnak alla partenza, il padre si maschera da fuochista ("come quelli che in passato sfruttava"), e le donne di casa, velatissime, da mogli del capitano - compresa la governante tedesca, bionda, e …
Col palazzo invaso e crivellato, Banine e i suoi riparano nella casa di fronte, assistendo alla pioggia - dalle loro finestre su camion sottostanti - di forchette, corsetti e candelieri Luigi XIV. Tutta la famiglia va a rifugiarsi in Persia, su una ex nave cisterna; per l'ispezione dei Dashnak alla partenza, il padre si maschera da fuochista ("come quelli che in passato sfruttava"), e le donne di casa, velatissime, da mogli del capitano - compresa la governante tedesca, bionda, e …
Tra le memorie più divertenti del Novecento ci sono quelle di Banine (I miei giorni nel Caucaso, Neri Pozza); a 13 anni la futura scrittrice azera eredita dal nonno, pastore che il petrolio ha reso opulento, una fortuna colossale - ma solo per pochi giorni, a causa di "una di quelle bufere che fanno felici i professori e infelici i popoli" (la Rivoluzione d'Ottobre). A Baku si teme il massacro dei musulmani, operato, scrive Banine, dai patrioti Dashnak (socialisti) armeni.
Col palazzo invaso e crivellato, Banine e i suoi riparano nella casa di fronte, assistendo alla pioggia - dalle loro finestre su camion sottostanti - di forchette, corsetti e candelieri Luigi XIV. Tutta la famiglia va a rifugiarsi in Persia, su una ex nave cisterna; per l'ispezione dei Dashnak alla partenza, il padre si maschera da fuochista ("come quelli che in passato sfruttava"), e le donne di casa, velatissime, da mogli del capitano - compresa la governante tedesca, bionda, e la seconda moglie del padre, Amina, ebrea ("meglio di quei cani di cristiani", era stato, al matrimonio, il commento della nonna: ma "vent'anni, così vecchia!").
Banine e le sorelle, nelle frequenti foto (nonostante la proibizione per le immagini sancita dal Profeta) appaiono brune, pelose, con nasi arcuati e sopracciglia congiunte; in Persia dovevano mettere il maledetto velo ("non la migliore invenzione dell'Islam"); e così - appena gli inglesi si insediarono sui sempre agognati campi petroliferi, si tornò nella casa saccheggiata.
Le ragazze fumavano e si liberavano dai mariti ("nulla di più ingombrante, quando si vuole vivere la propria vita"), o al più spingevano quelli recalcitranti ("Eunuco! Rammollito!") alla poligamia, per stare in compagnia e magari fare l'amore in tre - così sognava la vivace cugina di Banine, sospettosa invece dei giovani che lanciavano occhiate assassine ai fidanzati: "Tutti praticavano la pederastia". I turchi ristabilirono una breve (pre-sovietica) Pace Azera, impiccando ogni giorno qualcuno, e si presero "la rivincita" massacrando - come già in passato - gli armeni.
Tra le testimonianze più commoventi dell'eterno genocidio armeno c'è Mia nonna d'Armenia di Anny Romand (in uscita da La Lepre edizioni). Nel quaderno ritrovato della nonna Hovaghian, Anny legge che già nel 1915 la donna, 35 anni, era in carovana con altre armene, ragazze che i soldati turchi "sposavano per due mesi e poi ributtavano" nella marcia mortale; vide scaraventare nel fiume carretti pieni di bambini, braccia e gambe che ancora si muovevano. Banine e Hovaghian si ritroveranno, nei primi anni Venti, a Parigi.
Sul Venerdì del 2 ottobre 2020
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Col palazzo invaso e crivellato, Banine e i suoi riparano nella casa di fronte, assistendo alla pioggia - dalle loro finestre su camion sottostanti - di forchette, corsetti e candelieri Luigi XIV. Tutta la famiglia va a rifugiarsi in Persia, su una ex nave cisterna; per l'ispezione dei Dashnak alla partenza, il padre si maschera da fuochista ("come quelli che in passato sfruttava"), e le donne di casa, velatissime, da mogli del capitano - compresa la governante tedesca, bionda, e la seconda moglie del padre, Amina, ebrea ("meglio di quei cani di cristiani", era stato, al matrimonio, il commento della nonna: ma "vent'anni, così vecchia!").
Banine e le sorelle, nelle frequenti foto (nonostante la proibizione per le immagini sancita dal Profeta) appaiono brune, pelose, con nasi arcuati e sopracciglia congiunte; in Persia dovevano mettere il maledetto velo ("non la migliore invenzione dell'Islam"); e così - appena gli inglesi si insediarono sui sempre agognati campi petroliferi, si tornò nella casa saccheggiata.
Le ragazze fumavano e si liberavano dai mariti ("nulla di più ingombrante, quando si vuole vivere la propria vita"), o al più spingevano quelli recalcitranti ("Eunuco! Rammollito!") alla poligamia, per stare in compagnia e magari fare l'amore in tre - così sognava la vivace cugina di Banine, sospettosa invece dei giovani che lanciavano occhiate assassine ai fidanzati: "Tutti praticavano la pederastia". I turchi ristabilirono una breve (pre-sovietica) Pace Azera, impiccando ogni giorno qualcuno, e si presero "la rivincita" massacrando - come già in passato - gli armeni.
Tra le testimonianze più commoventi dell'eterno genocidio armeno c'è Mia nonna d'Armenia di Anny Romand (in uscita da La Lepre edizioni). Nel quaderno ritrovato della nonna Hovaghian, Anny legge che già nel 1915 la donna, 35 anni, era in carovana con altre armene, ragazze che i soldati turchi "sposavano per due mesi e poi ributtavano" nella marcia mortale; vide scaraventare nel fiume carretti pieni di bambini, braccia e gambe che ancora si muovevano. Banine e Hovaghian si ritroveranno, nei primi anni Venti, a Parigi.
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