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Elsa Morante,1912-1985 (Fototeca Gilardi/ Agf) 

La vita segreta di Elsa Morante

Lei non voleva che si scrivesse la sua biografia. Ora il critico francese René de Ceccatty ha infranto quel "veto". Ma entrando in punta di piedi nei misteri di un'autrice di culto
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PARIGI. Ce la raccontano collerica, possessiva, ma anche coraggiosa, tenerissima, irresistibile di pietas. Di certo, gelosa quant'altri mai della propria intimità, Elsa Morante si augurava che nessuno scrivesse mai la sua biografia: "La vita privata di uno scrittore è pettegolezzo; e i pettegolezzi, chiunque riguardino, mi offendono".

Il critico e traduttore francese (di recente dell'intera Divina Commedia) René de Ceccatty ha ora violato quell'auspicio. Ma con una finezza che non dovrebbe far gridare al sacrilegio i tanti fan di un'autrice ancora tra le più amate. In uscita da Neri Pozza, Elsa Morante. Una vita per la letteratura è tra i rari libri a ripercorrerne per intero la traiettoria esistenziale e intellettuale. Indagando su una personalità tanto segreta e tortuosa, l'operazione si presentava d'emblée come un'impresa. "Una sfida che inizialmente ho raccolto con un certo imbarazzo"…
PARIGI. Ce la raccontano collerica, possessiva, ma anche coraggiosa, tenerissima, irresistibile di pietas. Di certo, gelosa quant'altri mai della propria intimità, Elsa Morante si augurava che nessuno scrivesse mai la sua biografia: "La vita privata di uno scrittore è pettegolezzo; e i pettegolezzi, chiunque riguardino, mi offendono".

Il critico e traduttore francese (di recente dell'intera Divina Commedia) René de Ceccatty ha ora violato quell'auspicio. Ma con una finezza che non dovrebbe far gridare al sacrilegio i tanti fan di un'autrice ancora tra le più amate. In uscita da Neri Pozza, Elsa Morante. Una vita per la letteratura è tra i rari libri a ripercorrerne per intero la traiettoria esistenziale e intellettuale. Indagando su una personalità tanto segreta e tortuosa, l'operazione si presentava d'emblée come un'impresa. "Una sfida che inizialmente ho raccolto con un certo imbarazzo" ammette De Ceccatty. "Nella vita di Elsa c'erano e ci sono punti oscuri sui quali lei non voleva che si facesse luce. Ma alla fine ho deciso di andare avanti soprattutto perché, da ammiratore di romanzi quali L'isola di Arturo o La Storia, volevo immergermi nell'immaginario di Morante cercando di risalirne alle fonti. Lavorando, avevo sempre in mente una frase che il marito Alberto Moravia mi disse quando lo conobbi nei primi anni Ottanta: "Vede, io sarò pure più famoso di lei, ma la vera grande scrittrice è Elsa" mi confessò in macchina mentre stava andando a trovarla nella clinica romana dove era ricoverata da tempo e nella quale sarebbe morta nell'85".

La vita di Morante si apre e si chiude con due misteri: quello della paternità e quello delle sue ceneri.
"Nel libro cerco di ricostruire la vicenda dei due padri, quello ufficiale e quello biologico. Una storia complicata nella quale è affiorata persino la figura di un "terzo uomo" candidato alla paternità. Quanto alle ceneri, l'amico Carlo Cecchi sostiene di averle trafugate per spargerle nel mare di Procida, che aveva ispirato le ambientazioni dell'Isola di Arturo. Non saprei dirle come sia andata veramente. Ma penso che quest'alone di mistero non sarebbe dispiaciuto a Elsa, che adorava le affabulazioni, le fiabe. La dimensione del mito per lei era fondamentale".

Lui ebreo per parte di padre, lei di madre, quindi "vera" ebrea, Moravia e Morante si sposano nel 1941 dentro la maestà barocca della chiesa romana del Gesù.
"A officiare la cerimonia fu padre Pietro Tacchi Venturi, consigliere di Mussolini in materia di questioni ecclesiastiche. In tempi di leggi razziali, Elsa e Alberto volevano mostrarsi cattolici. Speravano che il cattolicesimo li proteggesse".

Fino a quando, a partire dal '38, la "teoria della razza" non divenne pratica persecutoria, avevano entrambi vissuto abbastanza tranquilli sotto il fascismo.
"Più tranquilla Elsa che Alberto. Lei aveva continuato a scrivere su riviste pedagogiche o popolari. Lui, dopo Gli indifferenti, che nel '29 era stato un successo, aveva raggiunto col regime una specie di "patto di non belligeranza". Poteva continuare a pubblicare, ma a condizione che le sue opere non venissero recensite, pubblicizzate o ristampate. Inoltre Moravia restava "vigilato speciale" per via della parentela con gli antifascisti fratelli Rosselli, suoi cugini".

Ma la guerra travolgerà i coniugi. Elsa e Alberto finiscono nelle liste degli scrittori da eliminare. Scappano, si ritrovano sfollati tra i poveri contadini di Fondi, in Ciociaria...
"Fu un'esperienza decisiva. Moravia ne trarrà spunto per scrivere La ciociara, ma in quei giorni gli si manifesta anche il vero carattere di Elsa, il suo coraggio nelle avversità. In quel momento si salda tra i due un legame che durerà per sempre".

Rapporto conflittuale. Si allontaneranno, ma senza divorziare mai.
"Per Elsa il matrimonio era un vincolo sacro. Moravia rispettò fino alla fine quella sua convinzione".

Che tipo di cattolicesimo, o diciamo di cristianesimo, era quello di Elsa Morante?
"Molto simile a quello di Pasolini. Era un senso del sacro che includeva anche l'antichità pagana. Era la passione per la fede popolare. Per la pittura "primitiva" di Giotto, del Beato Angelico. Un cristianesimo di semplicità arcaica, antiborghese".

A Elsa, tuttavia, Moravia garantì sempre una vita esente da preoccupazioni economiche.
"Dei due, Moravia era "quello che lavorava". Interveniva, scriveva sui giornali... In una lettera di quando erano già separati protestava un po': "Ma perché devo sempre occuparmi da solo di pagare le tasse, le bollette? Dopotutto sono un scrittore anch'io!". Elsa aveva una mistica della letteratura, la metteva sopra ogni cosa. Ma se poteva permettersi di restare su un libro per anni era anche grazie alla totale libertà, alla protezione materiale che le veniva assicurata da Alberto".

Lei racconta un Moravia che, per quanto "guru", resta sempre attento ai giovani scrittori, intellettualmente generoso nei loro confronti. Mentre Elsa sembra più orgogliosa, meno capace di ammirazione esplicita verso i suoi contemporanei.
"Era anarchica, capace di grande seduzione come di grandi scatti d'ira. Più sulla difensiva rispetto al marito. Temeva la competizione, il giudizio, le classifiche di merito".

A ragione, detestava di essere considerata la "signora Moravia" che però inizialmente fu un bello sponsor per il suo successo.
"Nel '48, quello di Menzogna e sortilegio non approdò negli uffici Einaudi come un qualsiasi manoscritto inviato per posta. Dietro aveva a supporto un piccolo esercito di estimatori, da Pavese a Natalia Ginzburg a Calvino".

Ma su Morante Italo Calvino avrebbe avuto in seguito un atteggiamento più critico, ambiguo.
"Era impressionato dalla potenza immaginativa di Elsa. Però la sua idea di letteratura era del tutto diversa, più secca, intellettuale. Nei romanzi di Calvino lo scrittore si mostra subito, in quelli di Morante si nasconde, si fa dimenticare".

Per Elsa il vero trauma fu però la rottura con l'amico Pasolini che nel '74 stronca La Storia.
"Per Pasolini era come se con La Storia Morante avesse invaso i suoi territori: il popolo, l'uso del dialetto... Si erano conosciuti nel '54. Tra loro si era creato un legame molto stretto, ma problematico. A cominciare dalla questione dell'omosessualità. Elsa, da Luchino Visconti al pittore americano Bill Morrow, ebbe sempre una passione per gli omosessuali. Con la propria omosessualità, Pasolini mantenne invece, malgrado tutto, un rapporto difficile".

Ai funerali di Pier Paolo Elsa c'era o no?
"Qualcuno dice di averla intravista, ma non ce n'è prova. Di sicuro lei pensava che un'amicizia era finita e ne aveva molto sofferto. Ma con Pasolini c'erano stati contrasti anche a proposito di Ninetto Davoli".

Contrasti di che tipo?
"Quando Ninetto lo lascia per sposarsi, Pasolini ne fa un dramma, mentre Elsa prende le parti del ragazzo, dicendo che ha tutto il diritto di fondare una famiglia. Sono parole che in quel momento Pier Paolo non vuol sentirsi dire. Anche se poi accetterà la moglie e i figli di Ninetto".

Pasolini diffida dei giovani sessantottini, mentre Morante ne sposa le utopie. Ma rimarrà delusa.
"Vive la violenza, le derive terroristiche del '68 come una frattura interiore. Secondo me, psicologicamente, incideranno molto sulla malattia, il rifiuto, l'odio di sé degli ultimi anni".

Ultimi anni nei quali però si era creata intorno a lei una piccola "corte".
"Sì, anche se si fa un po' fatica a definirla così, tant'era singolare, eterogenea: raccoglieva militanti politici,  studenti, poeti gay, gente di teatro, perfino un netturbino napoletano...".

Invecchiano meglio i romanzi di Moravia o di Morante?
"Dopo la morte, Elsa Morante non ha subìto la damnatio memoriae alla quale è stato ingiustamente condannato il marito. Oggi all'estero è più letta e studiata di lui. Anche grazie ai gender studies che si sono affermati nelle università... La riflessione sulla condizione femminile, sull'omosessualità, l'emarginazione, le discriminazioni...".

Aveva avuto successo, vinto premi. Complice un enorme battage promozionale, con La Storia  era entrata sugli scaffali di tutte le famiglie del ceto medio italiano più o meno riflessivo. Però Elsa Morante sembra morire nell'amarezza di chi si sente incompiuta.
"È come se dentro di sé sentisse agitarsi qualcosa che riteneva di non poter mai esprimere del tutto sulla pagina. Un'ansia di assoluto che, a differenza di altri autori i quali possono sentirsi "realizzati" nei loro libri, le impediva sempre di riconoscersi totalmente in quello che aveva scritto".

Diceva che le popolazioni che le stavano più antipatiche erano i milanesi e i francesi. Però adorava Stendhal, francese che si considerava milanese. Cos'era, civetteria?
"O forse l'ennesima delle sue meravigliose contraddizioni".

Sul Venerdì del 2 ottobre 2020