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Disegno di Mojmir Jezek  

Andarsene senza un ultimo ballo

QUESTIONI DI CUORE Una lettera che comunica un dolore senza consolazione. Scrive un uomo che ha perso la moglie amata da sessant'anni per il Covid-19: "Il destino ha interrotto la nostra bellissima vita in un modo bruttissimo"
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«Io ho conosciuto mia moglie alla fine degli anni 50 in una sala da ballo. Il ballo è stata le nostra passione e il nostro collante per tutta la vita. Gli ultimi vent’anni, da pensionati, con le nostre moto, d’estate giravamo nelle sagre dei paesi del Basso Piemonte, d’inverno nelle sale del liscio della Riviera ligure di Ponente. Il 13 marzo il destino ha interrotto la nostra bellissima vita in un modo bruttissimo. Il Covid-19 me l’ha portata via. Io penso ai suoi ultimi momenti di vita, i suoi dolcissimi occhi verdi che cercavano i miei, la sua mano che aspettava di essere stretta dalla mia, l’ultima carezza. È andata via sola e l’ospedale l’ha consegnata a una nostra figlia, nuda dentro un sacco sigillato, che le pompe funebri hanno ritirato per ritornarci dopo due giorni una cassettina con le ceneri. Mi è rimasto un dolore che non riesco a cancellare».  
Camera Claudio

La sua lettera, così dire…
«Io ho conosciuto mia moglie alla fine degli anni 50 in una sala da ballo. Il ballo è stata le nostra passione e il nostro collante per tutta la vita. Gli ultimi vent’anni, da pensionati, con le nostre moto, d’estate giravamo nelle sagre dei paesi del Basso Piemonte, d’inverno nelle sale del liscio della Riviera ligure di Ponente. Il 13 marzo il destino ha interrotto la nostra bellissima vita in un modo bruttissimo. Il Covid-19 me l’ha portata via. Io penso ai suoi ultimi momenti di vita, i suoi dolcissimi occhi verdi che cercavano i miei, la sua mano che aspettava di essere stretta dalla mia, l’ultima carezza. È andata via sola e l’ospedale l’ha consegnata a una nostra figlia, nuda dentro un sacco sigillato, che le pompe funebri hanno ritirato per ritornarci dopo due giorni una cassettina con le ceneri. Mi è rimasto un dolore che non riesco a cancellare».  
Camera Claudio

La sua lettera, così diretta, così semplice, così vera, senza grida, persino senza lacrime, comunica il dolore che non ha consolazione, l’amputazione che non può essere riparata. Ogni giorno leggiamo i numeri dei contagi, dei guariti, dei morti, che ci comunicano incertezza e paura, e sono per noi estranei, dei numeri, delle ombre che appena immaginiamo. Ma gli occhi verdi di sua moglie persi nella solitudine della sofferenza, quella mano abbandonata, quella carezza non ricevuta, quel buio di una fine senza una consolazione, un’ultima condivisione, toccano nel profondo, obbligano a immaginare l’assurdità di questa separazione imposta dalla crudeltà di una infezione ancora misteriosa. Voglio pensare che in quel buio sua moglie si sia sentita nelle sue braccia, trasportata in una mazurka, in un tango, in un valzer lento, cullata dalla musica che ha accompagnato il vostro lungo amore, sfiorata dal vento che vi trascinava in moto, allacciati, stretti, fortunati e felici.   

Sul Venerdì del 16 ottobre

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