Matrimonio all’indiana
di CARLO PIZZATIUna serie tv riaccende il dibattito nel Paese delle caste: meglio sposarsi grazie a mamma a papà (e a internet) o per amore? La risposta non è affatto scontata
CHENNAI. Il tema dei matrimoni combinati in India è uscito di nuovo allo scoperto grazie alla serie Netflix Indian matchmaking. La protagonista è una sensale che viaggia tra metropoli americane, Delhi e Mumbai incontrando indiani in cerca di coniuge. Negli otto episodi vengono documentati impacci e frustrazioni di scapoloni viziati, ragazze plagiate dalle madri e ricchi giovanotti immaturi a caccia di una partner per la vita. Il tutto sotto l'occhio vigile di protervi genitori che, dominando gli incontri, verificano il contesto sociale della famiglia della promessa sposa, si studiano, si valutano e fanno pressioni sui figli.
In India la serie tv ha innescato reazioni controverse. C'è chi vi si è riconosciuto e chi ha visto l'utilità di attirare l'attenzione sul tema. "È uno specchio sulle nostre assurdità" ha detto il regista Piyush Jha. "È una fogna di castismo, colorismo, sessismo e classismo! Ma…
In India la serie tv ha innescato reazioni controverse. C'è chi vi si è riconosciuto e chi ha visto l'utilità di attirare l'attenzione sul tema. "È uno specchio sulle nostre assurdità" ha detto il regista Piyush Jha. "È una fogna di castismo, colorismo, sessismo e classismo! Ma…
CHENNAI. Il tema dei matrimoni combinati in India è uscito di nuovo allo scoperto grazie alla serie Netflix Indian matchmaking. La protagonista è una sensale che viaggia tra metropoli americane, Delhi e Mumbai incontrando indiani in cerca di coniuge. Negli otto episodi vengono documentati impacci e frustrazioni di scapoloni viziati, ragazze plagiate dalle madri e ricchi giovanotti immaturi a caccia di una partner per la vita. Il tutto sotto l'occhio vigile di protervi genitori che, dominando gli incontri, verificano il contesto sociale della famiglia della promessa sposa, si studiano, si valutano e fanno pressioni sui figli.
In India la serie tv ha innescato reazioni controverse. C'è chi vi si è riconosciuto e chi ha visto l'utilità di attirare l'attenzione sul tema. "È uno specchio sulle nostre assurdità" ha detto il regista Piyush Jha. "È una fogna di castismo, colorismo, sessismo e classismo! Ma siamo o no nel 21° secolo?" si è lamentata Riddhi, studentessa in Legge, su Twitter. "È un bene che abbia riaperto il dibattito" ha commentato l'accademico Suraj Yengde. La serie ha comunque avuto così tanto successo che è stata subito confermata per la seconda stagione.
Nel mondo il 55 per cento dei matrimoni è combinato dai genitori, secondo lo Statistic Brain Research Institute. Ma in India si arriva al 90 (indagine Taj). E, dato forse più sorprendente, secondo l'Ipsos al 74 per cento dei giovani indiani sta bene così. Solo il 18 per cento di loro crede nei matrimoni cosiddetti d'amore. Va comunque precisato che un conto sono i "matrimoni obbligati", più comuni nelle comunità rurali e ortodosse, e un altro i "matrimoni combinati" e "semi-combinati" più diffusi in città. Nel primo caso si parla di pura coercizione: la sposa non ha scelta e nel 27 per cento dei casi è minorenne (dati Unicef). Nei matrimoni combinati, invece, pur prevalendo la scelta dei genitori resta un margine di scelta per i figli, anche se non sempre ampio.
Oggi, nel 78 per cento dei casi per i maschi e nel 75 per le femmine, i matrimoni nelle zone urbane sono semi-combinati: lo sposalizio viene gestito dai genitori, ma i giovani, vittime comunque di manipolazioni del contesto familiare, entro un certo margine possono scegliere chi sposare. Questi matrimoni, secondo il Rapporto Onu Il progresso delle donne nel mondo nel 2019-2020, in confronto a quelli obbligati o combinati, generano meno episodi di violenza domestica, dandoalle mogli più potere decisionale. Sono unioni basate sulla sintonia di religione, lingua madre, casta, setta, dieta, valori personali, idee politiche, e persino compatibilità astrologica. Come pure sul colore della pelle, l'altezza, la corporatura, la professione e il desiderio della moglie di lavorare da sposata. È una scelta che discrimina per colorismo e maschilismo, un sistema contrario all'integrazione sociale tra classi e caste, teso a conservare le divisioni nella società.
Così, in India, si è creata una forte discrasia tra, da un lato, le stucchevoli rappresentazioni pubbliche dell'amore romantico, le popolarissime sdolcinate canzoni d'amore, i musical bollywoodiani melodrammatici, le cerimonie matrimoniali lunghe una settimana. E, dall'altro, l'obbligo di sposare qualcuno di cui non si è innamorati. In questo contesto, il matrimonio d'amore diffuso in Occidente viene visto da molti con un misto di invidia e sospetto. Chi ha una mentalità tradizionalista trova che gli italiani, per esempio, siano troppo innamorati dell'idea di essere innamorati. E che ciò produca molti matrimoni disastrosi frutto di emozioni impulsive. Questo spiegherebbe, dunque, il calo dei matrimoni e l'aumento dei divorzi in Italia (47,9 ogni 100 matrimoni, secondo Eurostat). Per la visione tradizionalista indiana, in Occidente non si vuole ammettere che razionalizzando il processo decisionale il legame è più longevo. Per essere aperti a questa osservazione, bisogna capire meglio come funzionano i matrimoni all'indiana.
Venticinque anni fa, Nitikshah Shah, analista di una società di investimenti a Mumbai, ha avuto un matrimonio combinato con il partner Pankaj. "Il matrimonio all'indiana non è così bizzarro come pensate in Occidente" spiega. "Nel matrimonio d'amore si viene comunque presentati da un amico in comune, ci si innamora e ci si sposa. In quello all'indiana, conosci il partner tramite la sua famiglia, un'amica o un sito di matrimoni, ma sai già che, se scatta la scintilla, sposerai quella persona. È probabile che ci sia addirittura più passione nel matrimonio combinato che in quello d'amore, perché ti devi impegnare per conoscere la persona, vuoi innamorarti di lei, quindi la seduzione continua anche dopo il matrimonio. E c'è il caso che ti innamori per davvero. E poi i matrimoni combinati si sono evoluti. Su Instagram o Facebook si può capire se si hanno amici in comune e com'è la vita sociale del futuro partner".
Il sito di incontri a scopo di matrimonio, Shaadi.com, con più di 35 milioni di iscritti, è nato prima di Tinder. E, visto che in questi anni il tasso di divorzi indiani è raddoppiato, rimanendo però a un bassissimo 1,1 per cento, è spuntato poi Secondshaadi.com per far incontrare i divorziati.
"L'idea è che se hai un contesto e valori simili il matrimonio andrà meglio" spiega Shah "nel matrimonio combinato sia il maschio che la femmina cercano di adattarsi l'uno all'altro e molto spesso ce la fanno. L'amore arriva dopo. Ma arriva. Difficile spiegare quando e come succede, ma è così. Anche nel matrimonio d'amore ci si deve adattare al partner, ma il procedimento è meno intenzionale. Tra i nostri amici ci sono state più separazioni tra chi si è sposato per amore. Quando ci si innamora con gli occhi che luccicano si è ancora ingenui e ci si scambiano tante promesse. Poi si scopre che a volte le personalità non combaciano, a parte l'attrazione fisica scambiata per amore. In un matrimonio combinato si prende invece una decisione bene informati. Il rischio è calcolato meglio. Voi sposate la persona che amate, noi amiamo la persona che sposiamo".
Non la pensa così Rosalyn D'Mello, scrittrice, editorialista e critica d'arte indiana. Secondo lei i matrimoni combinati non sono per niente popolari tra le donne. "Sono dati che vanno messi in relazione ai livelli di infanticidio femminile in India, il sistema della dote e il contesto patriarcale. Il rapporto di genere sbilanciato garantisce la facoltà di scelta solo per i maschi. Un sondaggio Icpsr ha rivelato che in cinque Stati la percentuale di donne indiane che possono decidere chi sposare varia tra lo 0 e il 20 per cento. E poi è la necessità stessa del matrimonio che è sbagliata. Convincere le donne che la maternità è il loro destino biologico e che sono incomplete senza un marito è dannoso per l'autostima. L'ossessione patriarcale di legare l'identità delle donne al concetto di proprietà di un padre o di un marito è disumanizzante. Per le indiane che non vogliono rientrare in questo modello, l'unica speranza è l'indipendenza economica. E poi è ora di insegnare agli uomini a contribuire in egual misura alla cura dei figli e al lavoro domestico. Si possono anche migliorare le leggi, ma è inutile senza un cambiamento nei valori della società. L'unica soluzione è distruggere il patriarcato braminico".
Nell'attesa, una possibile alternativa è emigrare a Traminer, vicino Bolzano, e sposarsi con un giovane sudtirolese. Cosa che Rosalyn D'Mello ha fatto: "Viviamo con i suoceri in una casa dove ci dividiamo equamente lavori e responsabilità. Qui ho molto più tempo per me di quanto ne abbia mai avuto in vita mia. E mi chiedo quali meraviglie le indiane potrebbero conquistare se solo vivessero in un contesto come quello nel quale vivo io adesso".
Sul Venerdì del 16 ottobre 2020
In India la serie tv ha innescato reazioni controverse. C'è chi vi si è riconosciuto e chi ha visto l'utilità di attirare l'attenzione sul tema. "È uno specchio sulle nostre assurdità" ha detto il regista Piyush Jha. "È una fogna di castismo, colorismo, sessismo e classismo! Ma siamo o no nel 21° secolo?" si è lamentata Riddhi, studentessa in Legge, su Twitter. "È un bene che abbia riaperto il dibattito" ha commentato l'accademico Suraj Yengde. La serie ha comunque avuto così tanto successo che è stata subito confermata per la seconda stagione.
Nel mondo il 55 per cento dei matrimoni è combinato dai genitori, secondo lo Statistic Brain Research Institute. Ma in India si arriva al 90 (indagine Taj). E, dato forse più sorprendente, secondo l'Ipsos al 74 per cento dei giovani indiani sta bene così. Solo il 18 per cento di loro crede nei matrimoni cosiddetti d'amore. Va comunque precisato che un conto sono i "matrimoni obbligati", più comuni nelle comunità rurali e ortodosse, e un altro i "matrimoni combinati" e "semi-combinati" più diffusi in città. Nel primo caso si parla di pura coercizione: la sposa non ha scelta e nel 27 per cento dei casi è minorenne (dati Unicef). Nei matrimoni combinati, invece, pur prevalendo la scelta dei genitori resta un margine di scelta per i figli, anche se non sempre ampio.
Oggi, nel 78 per cento dei casi per i maschi e nel 75 per le femmine, i matrimoni nelle zone urbane sono semi-combinati: lo sposalizio viene gestito dai genitori, ma i giovani, vittime comunque di manipolazioni del contesto familiare, entro un certo margine possono scegliere chi sposare. Questi matrimoni, secondo il Rapporto Onu Il progresso delle donne nel mondo nel 2019-2020, in confronto a quelli obbligati o combinati, generano meno episodi di violenza domestica, dandoalle mogli più potere decisionale. Sono unioni basate sulla sintonia di religione, lingua madre, casta, setta, dieta, valori personali, idee politiche, e persino compatibilità astrologica. Come pure sul colore della pelle, l'altezza, la corporatura, la professione e il desiderio della moglie di lavorare da sposata. È una scelta che discrimina per colorismo e maschilismo, un sistema contrario all'integrazione sociale tra classi e caste, teso a conservare le divisioni nella società.
Così, in India, si è creata una forte discrasia tra, da un lato, le stucchevoli rappresentazioni pubbliche dell'amore romantico, le popolarissime sdolcinate canzoni d'amore, i musical bollywoodiani melodrammatici, le cerimonie matrimoniali lunghe una settimana. E, dall'altro, l'obbligo di sposare qualcuno di cui non si è innamorati. In questo contesto, il matrimonio d'amore diffuso in Occidente viene visto da molti con un misto di invidia e sospetto. Chi ha una mentalità tradizionalista trova che gli italiani, per esempio, siano troppo innamorati dell'idea di essere innamorati. E che ciò produca molti matrimoni disastrosi frutto di emozioni impulsive. Questo spiegherebbe, dunque, il calo dei matrimoni e l'aumento dei divorzi in Italia (47,9 ogni 100 matrimoni, secondo Eurostat). Per la visione tradizionalista indiana, in Occidente non si vuole ammettere che razionalizzando il processo decisionale il legame è più longevo. Per essere aperti a questa osservazione, bisogna capire meglio come funzionano i matrimoni all'indiana.
Venticinque anni fa, Nitikshah Shah, analista di una società di investimenti a Mumbai, ha avuto un matrimonio combinato con il partner Pankaj. "Il matrimonio all'indiana non è così bizzarro come pensate in Occidente" spiega. "Nel matrimonio d'amore si viene comunque presentati da un amico in comune, ci si innamora e ci si sposa. In quello all'indiana, conosci il partner tramite la sua famiglia, un'amica o un sito di matrimoni, ma sai già che, se scatta la scintilla, sposerai quella persona. È probabile che ci sia addirittura più passione nel matrimonio combinato che in quello d'amore, perché ti devi impegnare per conoscere la persona, vuoi innamorarti di lei, quindi la seduzione continua anche dopo il matrimonio. E c'è il caso che ti innamori per davvero. E poi i matrimoni combinati si sono evoluti. Su Instagram o Facebook si può capire se si hanno amici in comune e com'è la vita sociale del futuro partner".
Il sito di incontri a scopo di matrimonio, Shaadi.com, con più di 35 milioni di iscritti, è nato prima di Tinder. E, visto che in questi anni il tasso di divorzi indiani è raddoppiato, rimanendo però a un bassissimo 1,1 per cento, è spuntato poi Secondshaadi.com per far incontrare i divorziati.
"L'idea è che se hai un contesto e valori simili il matrimonio andrà meglio" spiega Shah "nel matrimonio combinato sia il maschio che la femmina cercano di adattarsi l'uno all'altro e molto spesso ce la fanno. L'amore arriva dopo. Ma arriva. Difficile spiegare quando e come succede, ma è così. Anche nel matrimonio d'amore ci si deve adattare al partner, ma il procedimento è meno intenzionale. Tra i nostri amici ci sono state più separazioni tra chi si è sposato per amore. Quando ci si innamora con gli occhi che luccicano si è ancora ingenui e ci si scambiano tante promesse. Poi si scopre che a volte le personalità non combaciano, a parte l'attrazione fisica scambiata per amore. In un matrimonio combinato si prende invece una decisione bene informati. Il rischio è calcolato meglio. Voi sposate la persona che amate, noi amiamo la persona che sposiamo".
Non la pensa così Rosalyn D'Mello, scrittrice, editorialista e critica d'arte indiana. Secondo lei i matrimoni combinati non sono per niente popolari tra le donne. "Sono dati che vanno messi in relazione ai livelli di infanticidio femminile in India, il sistema della dote e il contesto patriarcale. Il rapporto di genere sbilanciato garantisce la facoltà di scelta solo per i maschi. Un sondaggio Icpsr ha rivelato che in cinque Stati la percentuale di donne indiane che possono decidere chi sposare varia tra lo 0 e il 20 per cento. E poi è la necessità stessa del matrimonio che è sbagliata. Convincere le donne che la maternità è il loro destino biologico e che sono incomplete senza un marito è dannoso per l'autostima. L'ossessione patriarcale di legare l'identità delle donne al concetto di proprietà di un padre o di un marito è disumanizzante. Per le indiane che non vogliono rientrare in questo modello, l'unica speranza è l'indipendenza economica. E poi è ora di insegnare agli uomini a contribuire in egual misura alla cura dei figli e al lavoro domestico. Si possono anche migliorare le leggi, ma è inutile senza un cambiamento nei valori della società. L'unica soluzione è distruggere il patriarcato braminico".
Nell'attesa, una possibile alternativa è emigrare a Traminer, vicino Bolzano, e sposarsi con un giovane sudtirolese. Cosa che Rosalyn D'Mello ha fatto: "Viviamo con i suoceri in una casa dove ci dividiamo equamente lavori e responsabilità. Qui ho molto più tempo per me di quanto ne abbia mai avuto in vita mia. E mi chiedo quali meraviglie le indiane potrebbero conquistare se solo vivessero in un contesto come quello nel quale vivo io adesso".
Sul Venerdì del 16 ottobre 2020