Puškin avrebbe dato qualsiasi cosa per esserci. La cena offerta nel luglio 1812 dal conte Fëdor Rostopcin alla famosa Madame de Staël, scrittrice e salottiera di passaggio per Mosca, fu in realtà piuttosto noiosa; il governatore militare confidò bensì alla dama che avrebbero appiccato il fuoco alla città, ma lei non gli credette. Pensava anzi che Napoleone avrebbe sconfitto anche i russi, e visitò Mosca di corsa, perché la Grande Armée avanzava a poche verste (chilometri) dietro di lei, che era diretta a Londra per via di terra, i porti essendo sorvegliati: solo a Londra poteva pubblicare La Germania - Napoleone mandava al macero i suoi libri, che fondavano il Romanticismo e l'Europa.
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La cena si svolse dunque nel palazzo Rostopcin di Sokolniki - non nella tenuta di Voronovo, cui Rostopcin diede fuoco personalmente - e Puškin, che se la era fatta raccontare da un amico presente, il principe Wiasemsky, la narrò in una novelletta. I commensali trovarono i discorsi della Staël troppo lunghi, e le sue maniche troppo corte - lei esponeva volentieri quello che aveva di meglio, il seno. "Ognuno" diceva "mostra il viso dove ce l'ha"; ma questo era inadatto alla sua età, pensarono quella sera, ignari che ad aprile, a 46 anni, la Staël aveva avuto un bambino da un ussaro ventiquattrenne, un eroe di guerra che era pazzo di lei. I commensali si rianimarono solo quando lei fece una battuta un po' libera, e l'indomani la diffusero in giro. Partì di fretta, lasciando un figlio malato: che le raccontò poi che Rostopcin aveva frustato col knut il cuoco francese della serata, e lo aveva spedito in Siberia.
Insomma la Staël, che aveva descritto l'Italia e la Germania, non ebbe il tempo di scrivere un libro sulla Russia: ma qualcosa consegnò nelle splendide memorie di viaggio Dieci anni d'esilio (editore Dadò). Le sembrò, quello russo, un popolo meridionale, asiatico, indolente ma strenuo in guerra - un principe calmucco, nell'inverno di Kiev, preferiva accamparsi nel gelo della foresta, e non in città: ma ai balli regalava diamanti alle dame che gli piacevano; lo stratega Suvorov studiava le tattiche militari, ma lo nascondeva per sembrare ispirato ai suoi soldati.
Oggi Sylvain Tesson, il grande viaggiatore in sidecar sulle orme di Napoleone (Beresina, da Sellerio), cita la Staël: sì, i russi sono slavi impulsivi ma fatalisti, e flessi all'euroasismo contro quello che è oggi l'euroatlantismo, "puah!". Eppure, "sotto un sole simile alla plafoniera di una stanza da bagno kruscioviana", Tesson "ama i russi".
Sul Venerdì del 30 ottobre 2020
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La cena si svolse dunque nel palazzo Rostopcin di Sokolniki - non nella tenuta di Voronovo, cui Rostopcin diede fuoco personalmente - e Puškin, che se la era fatta raccontare da un amico presente, il principe Wiasemsky, la narrò in una novelletta. I commensali trovarono i discorsi della Staël troppo lunghi, e le sue maniche troppo corte - lei esponeva volentieri quello che aveva di meglio, il seno. "Ognuno" diceva "mostra il viso dove ce l'ha"; ma questo era inadatto alla sua età, pensarono quella sera, ignari che ad aprile, a 46 anni, la Staël aveva avuto un bambino da un ussaro ventiquattrenne, un eroe di guerra che era pazzo di lei. I commensali si rianimarono solo quando lei fece una battuta un po' libera, e l'indomani la diffusero in giro. Partì di fretta, lasciando un figlio malato: che le raccontò poi che Rostopcin aveva frustato col knut il cuoco francese della serata, e lo aveva spedito in Siberia.
Insomma la Staël, che aveva descritto l'Italia e la Germania, non ebbe il tempo di scrivere un libro sulla Russia: ma qualcosa consegnò nelle splendide memorie di viaggio Dieci anni d'esilio (editore Dadò). Le sembrò, quello russo, un popolo meridionale, asiatico, indolente ma strenuo in guerra - un principe calmucco, nell'inverno di Kiev, preferiva accamparsi nel gelo della foresta, e non in città: ma ai balli regalava diamanti alle dame che gli piacevano; lo stratega Suvorov studiava le tattiche militari, ma lo nascondeva per sembrare ispirato ai suoi soldati.
Oggi Sylvain Tesson, il grande viaggiatore in sidecar sulle orme di Napoleone (Beresina, da Sellerio), cita la Staël: sì, i russi sono slavi impulsivi ma fatalisti, e flessi all'euroasismo contro quello che è oggi l'euroatlantismo, "puah!". Eppure, "sotto un sole simile alla plafoniera di una stanza da bagno kruscioviana", Tesson "ama i russi".
Sul Venerdì del 30 ottobre 2020