Sette mari di distanziamento
di Michele Gravino , di Michele GravinoVIAGGI DA FERMO Tristan da Cunha, il luogo più isolato del mondo Dalla nostra newsletter: iscriviti qui
Un articolo di Daniele Mastrogiacomo su Repubblica Green&Blue annuncia che nelle acque di Tristan da Cunha è nata la quarta riserva marina più grande del mondo, la maggiore dell'Oceano Atlantico. Un'area protetta di 700 mila chilometri quadrati in cui saranno vietati lo sfruttamento minerario, la pesca commerciale e altre attività dannose alle numerose specie in pericolo della zona, tra cui i pinguini saltarocce e i rari squali manzo nasolargo.
Tristan da Cunha è quel puntino sulla mappa: un'isola nel bel mezzo dell'Atlantico. Dista 2.816 chilometri dalle coste africane, 3.360 da quelle sudamericane e più di 2.000 da Sant’Elena – quella di Napoleone – il possedimento britannico da cui in teoria dipenderebbe dal punto di vista amministrativo, e che è a sua volta poco più di uno scoglio nell’oceano. È l'insediamento umano più isolato del mondo, Antartide esclusa (e anche…
Tristan da Cunha è quel puntino sulla mappa: un'isola nel bel mezzo dell'Atlantico. Dista 2.816 chilometri dalle coste africane, 3.360 da quelle sudamericane e più di 2.000 da Sant’Elena – quella di Napoleone – il possedimento britannico da cui in teoria dipenderebbe dal punto di vista amministrativo, e che è a sua volta poco più di uno scoglio nell’oceano. È l'insediamento umano più isolato del mondo, Antartide esclusa (e anche…
Un articolo di Daniele Mastrogiacomo su Repubblica Green&Blue annuncia che nelle acque di Tristan da Cunha è nata la quarta riserva marina più grande del mondo, la maggiore dell'Oceano Atlantico. Un'area protetta di 700 mila chilometri quadrati in cui saranno vietati lo sfruttamento minerario, la pesca commerciale e altre attività dannose alle numerose specie in pericolo della zona, tra cui i pinguini saltarocce e i rari squali manzo nasolargo.
Tristan da Cunha è quel puntino sulla mappa: un'isola nel bel mezzo dell'Atlantico. Dista 2.816 chilometri dalle coste africane, 3.360 da quelle sudamericane e più di 2.000 da Sant’Elena – quella di Napoleone – il possedimento britannico da cui in teoria dipenderebbe dal punto di vista amministrativo, e che è a sua volta poco più di uno scoglio nell’oceano. È l'insediamento umano più isolato del mondo, Antartide esclusa (e anche lì bisogna vedere).
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Dice: sarà un meraviglioso paradiso tropicale. Niente di più sbagliato: stringendo l'inquadratura ci si accorge che Tristan è uno scosceso cono vulcanico, con una vetta che supera i 2.000 metri, pochissima terra pianeggiante coltivabile, un solo centro abitato, meravigliosamente chiamato Edinburgh of the Seven Seas, senza un aeroporto, senza nemmeno un’insenatura che possa servire da porto. L’isola è battuta da venti feroci e spesso avvolta dalla nebbia, tanto che le poche navi che la raggiungono – quasi solo pescherecci sudafricani – attraccano alla fonda, a volte per giorni, prima che una barca possa fare la spola dall’isola per scaricare posta, beni di prima necessità e rari passeggeri. Come se non bastasse il vulcano è attivo: in seguito all’eruzione del 1961 tutti gli abitanti furono trasferiti in Inghilterra. Il governo gli offrì incentivi per restare, ma invano: tornarono dopo un paio d’anni.
Oggi i tristanesi sono circa 250, tutti discendenti da una quindicina di ormai mitologici fondatori: ex militari, avventurieri, donne miracolosamente reclutate nel Regno Unito perché sposassero gli sparuti residenti, e naufraghi. Tra questi ultimi due italiani, i camoglini Andrea Repetto e Gaetano Lavarello, che trovarono rifugio sull’isola nel 1892 e decisero di restarci. I loro cognomi si sono perpetuati: qualche giorno fa il giovane Randal Repetto ha festeggiato il diciottesimo compleanno. Mentre scriviamo, è la notizia più recente sul sito tristandc.com. Auguri!
Dalla newsletter del 20 novembre 2020: iscriviti qui
Tristan da Cunha è quel puntino sulla mappa: un'isola nel bel mezzo dell'Atlantico. Dista 2.816 chilometri dalle coste africane, 3.360 da quelle sudamericane e più di 2.000 da Sant’Elena – quella di Napoleone – il possedimento britannico da cui in teoria dipenderebbe dal punto di vista amministrativo, e che è a sua volta poco più di uno scoglio nell’oceano. È l'insediamento umano più isolato del mondo, Antartide esclusa (e anche lì bisogna vedere).
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Dice: sarà un meraviglioso paradiso tropicale. Niente di più sbagliato: stringendo l'inquadratura ci si accorge che Tristan è uno scosceso cono vulcanico, con una vetta che supera i 2.000 metri, pochissima terra pianeggiante coltivabile, un solo centro abitato, meravigliosamente chiamato Edinburgh of the Seven Seas, senza un aeroporto, senza nemmeno un’insenatura che possa servire da porto. L’isola è battuta da venti feroci e spesso avvolta dalla nebbia, tanto che le poche navi che la raggiungono – quasi solo pescherecci sudafricani – attraccano alla fonda, a volte per giorni, prima che una barca possa fare la spola dall’isola per scaricare posta, beni di prima necessità e rari passeggeri. Come se non bastasse il vulcano è attivo: in seguito all’eruzione del 1961 tutti gli abitanti furono trasferiti in Inghilterra. Il governo gli offrì incentivi per restare, ma invano: tornarono dopo un paio d’anni.
Oggi i tristanesi sono circa 250, tutti discendenti da una quindicina di ormai mitologici fondatori: ex militari, avventurieri, donne miracolosamente reclutate nel Regno Unito perché sposassero gli sparuti residenti, e naufraghi. Tra questi ultimi due italiani, i camoglini Andrea Repetto e Gaetano Lavarello, che trovarono rifugio sull’isola nel 1892 e decisero di restarci. I loro cognomi si sono perpetuati: qualche giorno fa il giovane Randal Repetto ha festeggiato il diciottesimo compleanno. Mentre scriviamo, è la notizia più recente sul sito tristandc.com. Auguri!
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