Henning Mankell: prima dei gialli venne la dinamite
di Alberto Riva , di Alberto RivaSPECIALE LIBRI Celebre per le storie del commissario Wallander, l'autore svedese aveva scritto di tutto e viaggiato dappertutto. Oggi arriva in Italia il suo romanzo d'esordio
Vai allo SPECIALE LIBRIQuanti Henning Mankell sono esistiti? C'era l'autore di romanzi polizieschi da quaranta milioni di copie, creatore del celebre commissario Wallander. C'era lo scrittore di libri per l'infanzia e il regista teatrale. C'era il pamphlettista impegnato contro il flagello dell'Aids in Africa. C'era l'attivista politico che a sessantadue anni, nel 2010, si era fatto arrestare su una barca della Freedom Flotilla mentre cercava, insieme ad altri, di forzare il blocco intorno alla striscia di Gaza.
In quell'occasione, pubblicando sui giornali internazionali un durissimo j'accuse, aveva concluso il racconto con un dettaglio: prima d'imbarcarlo sull'aereo che lo avrebbe deportato in Svezia, un soldato israeliano gli aveva regalato un paio di calze. Si erano scambiati uno sguardo, e il militare aveva visto che quel tizio svedese - non più giovanissimo - era a piedi nudi. Ecco il fattore umano che potrebbe essere uscito…
In quell'occasione, pubblicando sui giornali internazionali un durissimo j'accuse, aveva concluso il racconto con un dettaglio: prima d'imbarcarlo sull'aereo che lo avrebbe deportato in Svezia, un soldato israeliano gli aveva regalato un paio di calze. Si erano scambiati uno sguardo, e il militare aveva visto che quel tizio svedese - non più giovanissimo - era a piedi nudi. Ecco il fattore umano che potrebbe essere uscito…
Vai allo SPECIALE LIBRIQuanti Henning Mankell sono esistiti? C'era l'autore di romanzi polizieschi da quaranta milioni di copie, creatore del celebre commissario Wallander. C'era lo scrittore di libri per l'infanzia e il regista teatrale. C'era il pamphlettista impegnato contro il flagello dell'Aids in Africa. C'era l'attivista politico che a sessantadue anni, nel 2010, si era fatto arrestare su una barca della Freedom Flotilla mentre cercava, insieme ad altri, di forzare il blocco intorno alla striscia di Gaza.
In quell'occasione, pubblicando sui giornali internazionali un durissimo j'accuse, aveva concluso il racconto con un dettaglio: prima d'imbarcarlo sull'aereo che lo avrebbe deportato in Svezia, un soldato israeliano gli aveva regalato un paio di calze. Si erano scambiati uno sguardo, e il militare aveva visto che quel tizio svedese - non più giovanissimo - era a piedi nudi. Ecco il fattore umano che potrebbe essere uscito da una delle sue tante storie.
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Adesso, a cinque anni dalla scomparsa, arriva un altro Mankell: L'uomo della dinamite, il suo debutto letterario datato 1973 che esce per la prima volta in italiano per Marsilio. È la storia di un "brillatore", Oskar Johansson, che lavora nella costruzione delle gallerie. Nel 1911 rimane mutilato da un'esplosione e dato per morto. Invece sopravvive per quasi tutto il secolo, continua a lavorare, si sposa, ha tre figli, rimane vedovo, trascorre la vecchiaia in un capanno su un'isola e nel 1969 muore. La storia di un uomo qualunque.
Viene da chiedersi perché quello che è senza dubbio uno dei suoi libri più belli, più originali, giunga a noi con quasi cinquant'anni di ritardo. Chi ha amato Mankell per le fluviali indagini di Wallander nella nebbiosa provincia svedese stenterà a riconoscerlo, a prima vista. Chi ha letto invece romanzi come Nel cuore profondo e Scarpe italiane ritroverà alcune coordinate precise: la natura, l'uomo solo, un'isola, il silenzio, il non detto che in una vita supera di gran lunga ciò che viene detto.
Quando Mankell scrisse L'uomo della dinamite aveva ventiquattro anni. Era un ragazzo cresciuto molto in fretta che, dopo aver letto Robinson Crusoe, aveva deciso di fare lo scrittore e a vent'anni aveva già avuto successo con lo spettacolo teatrale Il luna park, una metafora della società svedese in cui interagivano il ministro delle Finanze, un contadino sudamericano e la Pantera Rosa. Molti anni dopo, in Africa, metterà in scena una Lisistrata interpretata da una capra e da una venditrice ambulante. Farà anche un Amleto dove l'irrompere di Fortebraccio rappresenta l'arrivo del colonizzatore bianco. Guardava il mondo dal basso.
I libri e il successo arriveranno dopo, perché il giovane Mankell è impegnato soprattutto a viaggiare senza soldi. Passa un periodo a Parigi dove per mantenersi ripara sassofoni. Nel 1972 viene a Milano per conoscere Dario Fo, ma viene picchiato da un gruppo di teppisti e ripara a Vienna. L'anno prima era giunto in Africa, in Guinea-Bissau, ancora colonia portoghese, e da lì in Zambia. I movimenti indipendentisti africani lo elettrizzano: "Volevo vedere il mondo senza il filtro dell'egocentrismo europeo" dirà. Il resto del tempo lo passa in Norvegia dalla sua compagna di allora, in due stanze "piene di spifferi", mentre nella piazza sotto casa sfilano i cortei contro la guerra in Vietnam (ai quali si unisce anche lui). Scrive L'uomo della dinamite in pochi mesi. "Pensavo che la storia del minatore fosse più interessante di qualunque cosa potessi raccontare di me stesso". È un autore impegnato e un globetrotter instancabile.
Alla fine del decennio lo incontriamo a Creta sulle tracce di Minosse, poi torna in Africa e nel 1986 per un volo cancellato sulla linea Luanda-Lusaka-Maputo, non ripartirà più dal Mozambico, dove prende sulle sue spalle il Teatro Avenida, dividendo da allora e per sempre la sua esistenza in due, il grande nord e il grande sud.
Quando nel 1991 esce Assassino senza volto, la prima indagine di Kurt Wallander, l'autore dice di essere stato spinto a scrivere un poliziesco a causa del razzismo montante in Svezia, il crollo della socialdemocrazia. In fondo, è la stessa identica mano, inquieta e profetica, che aveva scritto la storia del minatore e che scriverà Il cinese e Il cervello di Kennedy.
Kenneth Branagh, che ha interpretato Wallander per la BBC, lo ha descritto come "un filosofo mancato che attraversa il mondo oscuro dell'esistenza umana accompagnato dal pesante fardello delle sue capacità". Se qualcuno cercava la formula di ogni storia universale, eccola servita. Come i calzini del soldato.
Sul Venerdì del 27 novembre 2020
In quell'occasione, pubblicando sui giornali internazionali un durissimo j'accuse, aveva concluso il racconto con un dettaglio: prima d'imbarcarlo sull'aereo che lo avrebbe deportato in Svezia, un soldato israeliano gli aveva regalato un paio di calze. Si erano scambiati uno sguardo, e il militare aveva visto che quel tizio svedese - non più giovanissimo - era a piedi nudi. Ecco il fattore umano che potrebbe essere uscito da una delle sue tante storie.
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Adesso, a cinque anni dalla scomparsa, arriva un altro Mankell: L'uomo della dinamite, il suo debutto letterario datato 1973 che esce per la prima volta in italiano per Marsilio. È la storia di un "brillatore", Oskar Johansson, che lavora nella costruzione delle gallerie. Nel 1911 rimane mutilato da un'esplosione e dato per morto. Invece sopravvive per quasi tutto il secolo, continua a lavorare, si sposa, ha tre figli, rimane vedovo, trascorre la vecchiaia in un capanno su un'isola e nel 1969 muore. La storia di un uomo qualunque.
Viene da chiedersi perché quello che è senza dubbio uno dei suoi libri più belli, più originali, giunga a noi con quasi cinquant'anni di ritardo. Chi ha amato Mankell per le fluviali indagini di Wallander nella nebbiosa provincia svedese stenterà a riconoscerlo, a prima vista. Chi ha letto invece romanzi come Nel cuore profondo e Scarpe italiane ritroverà alcune coordinate precise: la natura, l'uomo solo, un'isola, il silenzio, il non detto che in una vita supera di gran lunga ciò che viene detto.
Quando Mankell scrisse L'uomo della dinamite aveva ventiquattro anni. Era un ragazzo cresciuto molto in fretta che, dopo aver letto Robinson Crusoe, aveva deciso di fare lo scrittore e a vent'anni aveva già avuto successo con lo spettacolo teatrale Il luna park, una metafora della società svedese in cui interagivano il ministro delle Finanze, un contadino sudamericano e la Pantera Rosa. Molti anni dopo, in Africa, metterà in scena una Lisistrata interpretata da una capra e da una venditrice ambulante. Farà anche un Amleto dove l'irrompere di Fortebraccio rappresenta l'arrivo del colonizzatore bianco. Guardava il mondo dal basso.
I libri e il successo arriveranno dopo, perché il giovane Mankell è impegnato soprattutto a viaggiare senza soldi. Passa un periodo a Parigi dove per mantenersi ripara sassofoni. Nel 1972 viene a Milano per conoscere Dario Fo, ma viene picchiato da un gruppo di teppisti e ripara a Vienna. L'anno prima era giunto in Africa, in Guinea-Bissau, ancora colonia portoghese, e da lì in Zambia. I movimenti indipendentisti africani lo elettrizzano: "Volevo vedere il mondo senza il filtro dell'egocentrismo europeo" dirà. Il resto del tempo lo passa in Norvegia dalla sua compagna di allora, in due stanze "piene di spifferi", mentre nella piazza sotto casa sfilano i cortei contro la guerra in Vietnam (ai quali si unisce anche lui). Scrive L'uomo della dinamite in pochi mesi. "Pensavo che la storia del minatore fosse più interessante di qualunque cosa potessi raccontare di me stesso". È un autore impegnato e un globetrotter instancabile.
Alla fine del decennio lo incontriamo a Creta sulle tracce di Minosse, poi torna in Africa e nel 1986 per un volo cancellato sulla linea Luanda-Lusaka-Maputo, non ripartirà più dal Mozambico, dove prende sulle sue spalle il Teatro Avenida, dividendo da allora e per sempre la sua esistenza in due, il grande nord e il grande sud.
Quando nel 1991 esce Assassino senza volto, la prima indagine di Kurt Wallander, l'autore dice di essere stato spinto a scrivere un poliziesco a causa del razzismo montante in Svezia, il crollo della socialdemocrazia. In fondo, è la stessa identica mano, inquieta e profetica, che aveva scritto la storia del minatore e che scriverà Il cinese e Il cervello di Kennedy.
Kenneth Branagh, che ha interpretato Wallander per la BBC, lo ha descritto come "un filosofo mancato che attraversa il mondo oscuro dell'esistenza umana accompagnato dal pesante fardello delle sue capacità". Se qualcuno cercava la formula di ogni storia universale, eccola servita. Come i calzini del soldato.
Sul Venerdì del 27 novembre 2020