Il Venerdì

John e Yoko, l'ultima intervista

Yoko Ono e John Lennon nel 1969 con il primo figlio di lui, Julian, e la figlia di lei Kyoko. Dalla loro unione nascerà nel ‘75 Sean (Getty Images) 
SPECIALE LIBRI Esce per Einaudi l'intervista rilasciata poco prima della morte di Lennon, 40 anni fa. «Mi aspettavo due leggende, mi ritrovai in famiglia» dice oggi l’autore
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Lennon: "Ho fatto il pane". Playboy: "Il pane?". Lennon: "E sono stato dietro al bimbo. Perché, come tutte le casalinghe sanno, il pane e i bambini sono lavori a tempo pieno. Non c'è tempo per nessun altro progetto. Dopo aver fatto il pane, mi sembrava di essere riuscito a conquistare qualcosa. Ma quando ho visto che il pane era cotto, ho pensato: "O Gesù, ma non mi danno un disco d'oro, non mi fanno baronetto, niente?".

Ripensandoci, David Sheff non riesce ancora a credere di aver intervistato John Lennon e Yoko Ono per Playboy quando aveva 24 anni. Faceva il giornalista da tre, ma non gli avevano mai assegnato un compito così delicato. All'epoca anche a un reporter importante le star concedevano non più di due ore (ora al massimo venti minuti): "John e Yoko invece mi accolsero nelle loro vite e trascorsi con loro tre settimane, ogni giorno dall'ora di colazione a tarda notte" racconta al telefono da San Francisco Sheff, che da quell'incontro ha tratto un libro, All We are Saying. L'ultima grande intervista, uscito negli Usa nel 2000 e ora tradotto in italiano da Einaudi (sarà in libreria il 1° dicembre). "Sono passati quarant'anni; l'intervista, che avevo concluso a metà settembre, era programmata per uscire a metà dicembre", scrive Sheff nell'introduzione all'edizione italiana, aggiungendo che la morte di Lennon, assassinato a Central Park l'8 dicembre del 1980, è ancora un dolore che neanche la sua intensa vita di padre di famiglia, giornalista e scrittore è riuscita ad alleviare.

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Sheff ebbe il privilegio di assistere alle registrazioni degli album Double Fantasy e Milk and Honey; era dai Lennon quando il piccolo Sean, che allora aveva cinque anni, veniva riportato a casa dalla governante e saltava sulle ginocchia del padre. "Aperti, cordiali, le loro risposte erano oneste, intense, commoventi, radicali, a volte divertenti. Ero sbalordito dal fatto che si potesse parlare di tutto, vita privata e professionale" racconta. "Ero andato con l'idea di intervistare due leggende, mi ritrovai in famiglia. Un'esperienza incredibile, per un ragazzo della mia età, confrontarsi con tanta saggezza. Ovviamente non mi rendevo conto che quell'intervista sarebbe diventata storia, che sarebbe stata la più lunga e dettagliata dell'intera carriera di John, Beatles compresi. Per tanti anni, da Strawberry Fields Forever, quando ero ancora un ragazzo infelice, taciturno, solitario, la sua musica mi aveva parlato".

All'epoca Sheff viveva a Los Angeles. Quell'8 dicembre era lunedì, Yoko lo chiamò per comunicargli che l'editore le aveva inviato una copia dell'intervista da revisionare, le era piaciuta moltissimo. "Inaspettatamente John afferrò la cornetta e si congratulò, mi disse anche che (Just Like) Starting Over sarebbe stato il primo singolo del nuovo album, e sicuramente sarebbe volato al primo posto. Erano entrambi assai ottimisti". La stessa sera Sheff era davanti alla tv quando il famoso giornalista sportivo Howard Cossel interruppe la diretta della partita per comunicare all'America che John era morto. "Ero scioccato, non riuscivo a crederci. D'istinto cercai di chiamare Yoko, ovviamente senza successo. Così presi un aereo e andai a New York. Trovai migliaia di persone che cantavano le canzoni di John davanti al Dakota. John avrebbe 80 anni oggi, non riesco ancora a credere che non ci sia più".

Affascinante e drammatico come il reporter "adottato" dai Lennon sia rimasto segnato da quell'incontro, e come le loro storie si siano intrecciate; quando nasce il primo figlio, Sheff non lo chiama quasi mai Nic, ma Beautiful boy, come la canzone che John aveva scritto per Sean (pubblicata postuma su Double Fantasy). Più in là con gli anni, il giornalista, che ha lavorato anche per il New York Times e Rolling Stone, avrebbe avuto una storia ben più devastante da raccontare, la dipendenza del suo primogenito dalla metanfetamina. Il libro, prevedibilmente intitolato Beautiful Boy, è diventato nel 2018 un film affettuoso e terribile interpretato da Thimotée Chalamet e Steve Carell (ora su Amazon Prime).

"Quella canzone significa molto per me", conclude Sheff, che ha voluto il brano di Lennon al centro della magnifica colonna sonora insieme a Sigur Rós, Henryk Górecki, David Bowie, Tim Buckley, Neil Young e molti altri. "Ero in studio quando John la registrò. Mentre la cantava pensavo alla bellissima, tenera relazione che aveva con il piccolo Sean. Quando durante l'adolescenza Nic sprofondò in situazioni orribili e pericolose, ascoltare quella canzone mi spezzava il cuore. Beautiful boy era un modo per dirgli che anche quando la droga l'aveva reso irriconoscibile, non aveva mai smesso di essere il mio ragazzo bellissimo - e lo sarebbe stato per sempre. Dopo l'uscita del film, centinaia di persone mi hanno fatto sapere di aver cantato quella canzone ai loro bambini; per molti Beautiful Boy era stata la colonna sonora di quei momenti terribili in cui un genitore non riesce più a proteggere suo figlio".

Sul Venerdì del 27 novembre 2020