Una biblioteca da viaggio di libri di storia: è tutto quello che Napoleone chiedeva, il 12 giugno 1809, al suo bibliotecario Barbier. L'Imperatore pensava a tremila volumi, piccoli in 18°, in carta velina. Trenta casse di storia universale, storia antica, il basso Impero, l'età contemporanea: testi originali e saggi moderni. I testi greci e latini in francese, "solo le opere italiane mai tradotte, da lasciare in italiano". Riporta la lettera - ritrovata nelle opere di Barbier - il grande latinista Luciano Canfora, nell'introduzione (per la Salerno editrice) alle stupende Guerre di Cesare di Napoleone.
Ben poco napoleonico, Robert Louis Stevenson viaggiava con un pezzo di sapone, una camicia di ricambio (non sempre) e un libro - e per questo unico volume nel 1875 stava per rimetterci la vita. Avvocato da un giorno, il ragazzo, deposti mantello e parrucca, era partito da Edimburgo per Barbizon, la più bella estate della sua vita in mezzo ai pittori en plein air. Il 6 luglio 1875 vide alla finestra Fanny, e se ne innamorò per sempre. Lei era un'americana, pioniera del Far West, sposata con figli a un prestante cowboy, ora in Francia a studiare pittura; conversò con quello sparuto scozzese di 11 anni più giovane, che tossiva, rideva e scoppiava a piangere senza preavviso.
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Era l'epoca vittoriana, Stevenson non si dichiarò e partì in canoa con un libro di poesie di Charles d'Orléans, il principe poeta. Per il viaggio aveva adottato uno zucchetto indù sfilacciato, una camicia blu scuro che le malelingue definivano nera, una giacca di tweed inglese di buon taglio e gambali di cuoio. Così magri non si era, all'epoca, distinti, ma poveri; i ricordi della guerra franco-prussiana erano ancora vivi; e a Châtillon-sur-Loing presero Stevenson per un venditore ambulante di foto pornografiche, e poi - senza documenti, e con un libro in francese! - per una spia tedesca poliglotta. Col suo petto cagionevole, misero Stevenson in una cella sottoterra, umida e gelata; e a salvarlo, ci volle l'arrivo di un amico baronetto.
Stevenson andò poi a riprendersi Fanny in America; lei si dedicò alla sua gloria e alla sua salute. Al caldo, alle Samoa, lo scrittore ebbe una vera biblioteca, ma era così umido che dovevano verniciare i libri. E così non furono i polmoni a ucciderlo, nel 1894. Col tempo, Fanny conobbe Ned, 23 anni, che alla sua morte avrebbe sposato sua figlia Belle (56 anni lei, lui 34). Furono miliardari, perché, con i diritti d'autore, Fanny e Ted avevano comperato dei terreni in Florida, da cui sgorgò il petrolio.
Sul Venerdì del 27 novembre 2020
Ben poco napoleonico, Robert Louis Stevenson viaggiava con un pezzo di sapone, una camicia di ricambio (non sempre) e un libro - e per questo unico volume nel 1875 stava per rimetterci la vita. Avvocato da un giorno, il ragazzo, deposti mantello e parrucca, era partito da Edimburgo per Barbizon, la più bella estate della sua vita in mezzo ai pittori en plein air. Il 6 luglio 1875 vide alla finestra Fanny, e se ne innamorò per sempre. Lei era un'americana, pioniera del Far West, sposata con figli a un prestante cowboy, ora in Francia a studiare pittura; conversò con quello sparuto scozzese di 11 anni più giovane, che tossiva, rideva e scoppiava a piangere senza preavviso.
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